Libano: elezioni democratiche o su basi etniche?
Il sinodo dei cristiano-maroniti pretende che gli elettori e gli eletti siano etnicamente puliti
La mossa del patriarca maronita Nasrallah Sfeir spacca la opposizione: dopo il ritiro siriano la «rivoluzione dei cedri» si squaglia

di STEFANO CHIARINI
 
dal Manifesto del 13.5.2005

I candidati cristiani devono essere eletti da elettori cristiani e non da altri cittadini musulmani, altrimenti ciò vorrebbe dire violare gli accordi di Taif che hanno posto fine alla guerra civile e se le prossime elezioni dovessero tenersi con l'attuale legge elettorale ciò avrebbe conseguenze negative che i vescovi non auspicano e non si augurano. Questo il cuore del comunicato del sinodo dei vescovi cristiano-maroniti riunitosi d'urgenza giovedì sera sotto l'autorità del patriarca Nasrallah Boutros Sfeir, e del successivo invito del generale Michel Aoun, per una mobilitazione della comunità cristiana, che hanno gelato, a poco più di due settimane dalle elezioni politiche, una Beirut già scossa dal devastante attentato sul lungomare del 14 febbraio scorso nel quale è stato ucciso l'ex premier Rafiq Hariri. Da quel giorno la città non è più stata la stessa. I turisti l'hanno di nuovo disertata, il suo sogno di non essere più in Medioriente ma in un'altra parte del mondo, al sicuro dalle convulsioni regionali è andato in frantumi. Non ci sono più neppure i venditori di noci siriani cacciati a bastonate in veri e propri pogrom anti-immigrati. Il succedersi tumultuoso degli eventi di questi mesi, il ritiro siriano, le dimissioni del governo Karame e dei tre capi dei servizi segreti, la convocazione delle elezioni, un'inchiesta internazionale sull'uccisione di Hariri, tutte richieste dell'opposizione, ha come fatto venir meno molte delle ragioni che tenevano insieme quel movimento variegato dall'ultradestra ai socialisti drusi di Walid Jumblatt. E subito sono riemersi i vari blocchi tradizionali, confessionali, del paese. L'opposizione si è divisa sui nodi di fondo del Libano, la sua collocazione regionale, la sua identità e gli equilibri tra le varie comunità confessionali usciti dagli accordi di Taif che nel 1989, dopo 150.000 morti e distruzioni inenarrabili, sancirono la sconfitta dei cristiano-maroniti con il ridimensionamento dello strapotere lasciato loro dalla potenza coloniale francese: i cristiani, che rappresentano circa il 35% della popolazione non ebbero più la maggioranza dei deputati ma «solo» il 50% dei seggi mentre il presidente cristiano maronita perse parte del suo poter a beneficio del premier sunnita e del presidente del parlamento sciita. Ora sembra quasi che le elite cristiano-maronite, sentendosi forti per il sostegno di Usa e Francia, siano decise ad alzare ulteriormente il tiro per ricuperare parte del potere perso a Taif. Di qui l'improvvisa frenata, a ritiro siriano completato, del leader druso Walid Jumblatt e dello stesso Saad Hariri, erede dell'impero paterno, che hanno cercato un'intesa con l'altra parte del paese restata fuori del movimento anti-siriano, la comunità sciita (Amal e Hezbollah), che teme i progetti di Usa e Israele e soprattutto di essere nuovamente emarginata come lo è stata fino agli anni ottanta. L'intesa tra i due campi è avvenuta sulla base della legge elettorale del 2000, destinata a favorire i quattro blocchi che sostengono gli accordi di Taif, e ad emarginare sia i cristiani maroniti più radicali delle Forze libanesi, ancora fuori legge, sia, soprattutto nella zona di Tripoli, i settori islamisti sunniti più estremi. La legge elettorale del 2000 si basa su circoscrizioni miste cristiano-musulmane che costringono le varie liste ad avere al loro interno i candidati delle comunità religiose di minoranza in quella circoscrizione ai quali andranno i seggi loro riservati. In tal modo i musulmani possono contribuire ad eleggere candidati cristiani e questi quelli sunniti o sciiti. Una legge che molti dicono di voler cambiare ma in direzioni opposte. L'intervento dei vescovi e del generale Aoun - con la relativa richiesta di circoscrizioni elettorali confessionalmente omogenee - ha finito ora per dividere ulteriormente l'opposizione tanto che alla riunione convocata ieri mattina all'hotel Bristol, per elaborare una linea comune non si sono presentati né leader druso Walid Jumblatt, né quello sunnita, Saad Hariri ma neppure i big cristiani come Aoun e l'ex presidente Amin Jemayel. La rivoluzione dei cedri, se mai c'è stata, sembra lontana anni luce.