IL MASSACRO DI SABRA E CHATILA

Il 6 giugno 1982 l’esercito israeliano invade il Libano in risposta al tentato omicidio dell’ambasciatore israeliano a Londra avvenuto il 4 giugno. L’invasione viene eufemisticamente chiamata “Operazione Pace in Galilea”. Avendo occupato il sud del Libano e superato le resistenze palestinesi e libanesi, le truppe israeliane procedono fino alla capitale Beirut;
Dal 18 giugno l’esercito israeliano circonda i militanti dell’OLP nella parte ovest di Beirut;
Dopo 2 mesi di combattimenti viene negoziato un cessate il fuoco con la mediazione degli Stati Uniti. Sulla base degli accordi presi l’OLP avrebbe evacuato Beirut con la supervisione di una forza multinazionale (800 Americani, 800 Francesi e 400 Italiani). L’OLP ebbe così la garanzia che ai civili del campo sarebbe stata garantita la sicurezza;
Il 1° settembre termina l’evacuazione dei campi profughi da parte dell’OLP;
Il 10 settembre 1982 le forze multinazionali, inaspettatamente, lasciano Beirut;
Il giorno dopo A. Sharon, allora ministro della difesa israeliano, annuncia che nei campi di Sabra e Chatila ci sono ancora circa “2000 terroristi”;
Il 15 settembre, il giorno dopo l’assassinio del nuovo Presidente libanese (espressione dei falangisti, estremisti di destra) Gemayal, l’esercito israeliano occupa la parte ovest di Beirut circondando i campi profughi;
Se condo la ricostruzione fatta alla Knesset (il parlamento israeliano) l’ordine di entrare nei campi fu dato proprio il 15 settembre alle ore 15:30. Dalle 09:00 dello stesso giorno A. Sharon era personalmente presente sui luoghi dirigendo le operazioni dal quartiere generale presso l’ambasciata del Kuwait da cui si domina il campo visivo della zona;
Dal 16 settembre, quindi, Tshaal (l’esercito israeliano)controlla tutti i punti strategici di Beirut. Nel corso della giornata le truppe della Falange hanno la “luce verde” per entrare nei campi di Sabra e Chatila.
Ciò avviene verso le 17:00 del 16 settembre.
Si calcola che circa 2000 persone siano state massacrate nelle 40 ore d’inferno successive all’ingresso dei militare nei campi profughi, già di per sè martoriati da condizioni di vita difficilissime.
A questo numero la Croce Rossa Internazionale aggiunge anche circa 1000 desaparecidos.
Nei giorni seguenti ci furono manifestazioni in ogni parte del mondo.
A Tel Aviv avvenne la più grande manifestazione della storia israeliana. Circa 400.000 persone chiedono la costituzione di una commissione di inchiesta. Durante la manifestazione ci furono scontri con le forze di polizia israeliane e un giovane manifestante rimase ucciso.
Ma l’inchiesta si aprì: la commissione che ne nacque parla di A. Sharon come “personalmente responsabile.
Le Nazioni Unite condannarono il massacro con la risoluzione 521 del 19 settembre 1982.
La condanna fu seguita, il 16 dicembre, da un’altra risoluzione che indicava il massacro come “Atto di genocidio”.
Ad oggi per la strage di Sabra e Chatila non risultano esservi responsabilità penali accertate.
A. Sharon è, oggi, Presidente del Consiglio dello Stato di Israele.