Missione Onu
Il gioco delle regole d'ingaggio
«El Pais» rivela «Autodifesa preventiva» per l'Unifil
in Libano. Pronti a disarmare gli Hezbollah
Stefano Chiarini
Le forze dell'Unifil II nel Libano meridionale, con
buona pace del loro presunto ruolo di interposizione, non solo avranno diritto,
per la prima volta, all'«autodifesa preventiva» nei confronti di possibili
attacchi ma potranno anche «far uso della forza, anche letale, per impedire o
eliminare attività ostili, compreso il traffico illegale di armi, munizioni ed
esplosivi nella loro area di responsabilità (tra il fiume Litani e il confine
con Israele)». Non solo. L' Unifil II metterà in piedi a tal fine posti di
blocco lungo le strade e requisirà direttamente le armi della resistenza nel
caso l'Esercito libanese non fosse capace o non volesse farlo. Questi i compiti
dell'Unifil in Libano - che aprono la strada ad uno scontro frontale con gli
Hezbollah e che configurano una grave violazione della sovranità libanese- quali
emergono dal «Manuale di Area» elaborato dai servizi militari spagnoli e
distribuito nei giorni scorsi ai soldati di Madrid diretti in Libano il cui
contenuto è stato reso noto due giorni fa dal quotidiano «El Pais».
Secondo quanto scrive l'autorevole organo di stampa queste regole di ingaggio,
le più dure mai applicate in una missione dei «caschi blu», sarebbero state
approvate nel corso di lunghe trattative, lo scorso agosto, al palazzo di vetro
dell'Onu, tra i responsabili delle Nazioni Unite e i governi di Francia, Italia
e Spagna. Le «regole di ingaggio» prevedono che l' «autodifesa preventiva» potrà
applicarsi non solo contro eventuali attaccanti ma anche contro gruppi o persone
pronti a compiere azioni ostili - anche se in questo caso le truppe Onu dovranno
basarsi su «informazioni attendibili» - contro coloro che stiano progettando un
sequestro o che minaccino le autorità libanesi, gli operatori umanitari o non
meglio precisati civili.
Non solo. La «forza letale» potrà anche essere impiegata - e questo è un aspetto
particolarmente preoccupante - da parte delle truppe dell'Unifil «per realizzare
i loro compiti»: in particolare contro chiunque volesse limitare la libertà di
movimento delle forze Onu, contro chi intenda forzare un check point e più in
generale per impedire e reprimere i rifornimenti di armi alla resistenza
libanese a sud del fiume Litani. Fino ad oggi l'Unifil, ma anche il nostro
governo, avevano sostenuto che il compito di disarmare gli Hezbollah (comunque
una violazione della sovranità libanese e del diritto di ogni paese a liberare
con i mezzi che ritiene più opportuni i propri territori occupati da forze
straniere), in particolare a sud del Fiume Litani sarebbe spettato unicamente
all'esercito libanese. Una rassicurazione che ha portato anche parte della
sinistra pacifista e radicale a sostenere l'invio delle nostre truppe in Libano
nonostante la risoluzione 1701 sul cessate il fuoco si ponesse, anche se con una
certa ambiguità, l'obiettivo di bloccare le attività degli Hezbollah nel sud
senza che Israele abbia accettato di ritirarsi dai territori occupati libanesi.
Ora invece, a meno di non pensare che le «regole di ingaggio» spagnole siano
diverse da quelle italiane, abbiamo sufficienti elementi per dire che l'Unifil
svolgerà direttamente il compito di reprimere la resistenza libanese istituendo
posti di blocco, requisendo armi, e «disarmando gruppi o individui armati» anche
in assenza dell'esercito libanese. Esercito che per bocca dei suoi capi degli
stati maggiori, citati sul suo sito on line, ha sostenuto più volte, da parte
sua, di voler difendere il paese dalle aggressioni israeliane e di non voler
affatto disarmare gli Hezbollah. Ne consegue la scomoda verità che l'Unifil II
non avrà affatto un ruolo di «interposizione» ma piuttosto cercherà di impedire
direttamente le attività della resistenza libanese contro l'occupazione e le
aggressioni israeliane. Con tutte le conseguenze che ne deriveranno anche per il
nostro contingente.
il manifesto - 15.10.2006