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Saadallah Mazraani partiamo da
alcune considerazioni sui motivi di questa che possiamo
definire una vera e propria aggressione da parte israeliana
al Libano…
S. Si, noi siamo vittime di una vera e propria
aggressione. Un’aggressione che ha colpito principalmente i
civili. Ufficialmente, come saprete, da parte israeliana è
stata motivata come risposta alla cattura di due soldati
israeliani da parte del partito di Hezbollah, ma possiamo
dire con certezza che non è stato altro che un pretesto.
Addirittura anche in Israele, così come negli Stati Uniti,
si è scritto molto sul fatto che questa operazione fosse
pronta da tempo. Un’operazione che non soltanto è stata
appoggiata dagli Stati Uniti ma preparata di concerto tra
israeliani e statunitensi.
A suo avviso quali sono i reali
obbiettivi di questa operazione?
S. L’obiettivo diretto è ridurre la forza politica
di Hezbollah, ma ci sono degli obbiettivi non dichiarati che
rimandano alle ragioni dell’invasione statunitense in Iraq.
In Iraq gli statunitensi sono in difficoltà, lo testimoniano
le perdite dei loro soldati, i massacri. Per questo stanno
cercando di estendere il conflitto in altri paesi, cercando
disperatamente un successo, nel loro progetto di dominare il
Medio Oriente. Per questo crediamo che questa è
un’aggressione israeliana tanto quanto statunitense.
L’Iraq dunque, ma anche la Palestina. Crede che
anche la situazione palestinese sia legata a quello che sta
succedendo oggi in Libano?
S. Certamente, gli statunitensi e gli israeliani
hanno lo stesso progetto. E’ la prima volta che trovano una
coincidenza su tutta la linea, anche sui minimi dettagli. In
Palestina, come quasi dappertutto, ci sono movimenti
politici moderati, altri più radicali. Ebbene da quando Bush
è salito al potere non c’è stata più nessuna differenza tra
i diversi movimenti politici. In nome della guerra al
terrorismo hanno lasciato carta bianca agli israeliani
sull’uso della forza, interrompendo qualsiasi trattativa,
qualsiasi dialogo. In questa logica è il più forte che ci
guadagna e si può permettere di “trattare”, solo con sé
stesso.
Ritornando alla situazione in
Libano. Oggi c’è la risoluzione dell’ONU 1701 con la quale
si è autorizzata la presenza di militari stranieri nel
vostro paese. Che cosa pensa di questa risoluzione e della
presenza delle truppe ONU?.
S. Noi crediamo che continueranno a garantire
l’aggressione israeliana al Libano. Ancora una volta lo
zampino degli Stati Uniti è stato evidente sul ruolo che
queste truppe avrebbero dovuto avere una volta sul campo,
cercando di spingerle verso un atteggiamento aggressivo nei
confronti di Hezbollah, mentre la risoluzione 1701 non dice
che le truppe Onu sono autorizzate a confrontarsi con
Hezbollah. Gli statunitensi stanno dunque cercando di
spingere queste forze a fare ciò che Israele non è riuscito
a fare per merito della grande resistenza libanese. Israele
non è mai riuscita ad avere la meglio sul Libano, né nel
1982, né nel 2000 quando furono costretti a lasciare il
Libano umiliati. Nonostante Israele abbia messo sul campo
tutte le sue forze militari non è riuscito nel suo
obbiettivo.
Masrani, che ruolo può avere oggi il Partito
Comunista Libanese nella situazione attuale?
S. Noi abbiamo partecipato alla resistenza contro
l’aggressione israeliana, perdendo 13 nostri compagni in
diverse parti del paese. Certamente le forze meglio
organizzate sono quelle di Hezbollah ma noi abbiamo
contribuito, con i nostri compagni addestrati, nell’aiutare
la gente a difendere i propri villaggi, le proprie case. E’
stata una prova di resistenza incredibile, è stata una
guerra molto speciale, straordinaria, se si pensa che
qualche centinaio di combattenti hanno respinto quasi
quaranta mila soldati israeliani. Una prova straordinaria in
pieno accordo con la tradizione della resistenza libanese.
Nel 1982 cominciammo la resistenza all’invasione israeliana
giocando un ruolo simile a quello che oggi ha giocato
Hezbollah in questa guerra. E’ stato l’intervento
internazionale, successivo alla guerra del 1982 che ha
affievolito la nostra forza, ma la nostra presenza nella
resistenza libanese oggi è riconosciuta chiaramente dalla
gente in Libano.
In conclusione. Che cosa attende
il Libano. Pensate di poter rientrare in possesso della
vostra sovranità nazionale in poco tempo o al contrario ci
vorrà ancora molto, prima di poter voltare pagina e
ricominciare nuovamente, come il popolo libanese ha sempre
dimostrato di saper fare?
S. Il problema libanese è quello di un’intera
regione, una situazione complicata, resa ancora più
complicata, come ho già detto, dalla presenza statunitense
nell’area. Dall’occupazione statunitense in Iraq col
pretesto di impiantarvi una democrazia occidentale, si è
amplificata la divisione su base etnica e confessionale di
quel paese. Una guerra, quella in Iraq, che è tutt’altro che
finita. C’è il problema palestinese, per il quale israeliani
e statunitensi ha prodotto solo l’interruzione di qualsiasi
forma di negoziazione. Ora anche la guerra in Libano. C’è
bisogno che le forze nazionali progressiste, democratiche,
comuniste, lavorino molto per mettere fine a questo progetto
di dominio statunitense sull’area e certamente il sostegno
internazionale ai nostri sforzi sarà importante, come lo è
stato finora. A questo proposito vorrei ringraziare tutte
quelle forze che a più riprese hanno organizzato
manifestazioni, nei loro paesi, in solidarietà con il popolo
libanese. E ancora coloro che in questi giorni sono stati in
Libano per la commemorazione dei massacri di Sabra e Chatila,
ai quali si è aggiunto oggi, tristemente, anche Qana.
(intervista rilasciata a Gianfranco Bongiovanni di
Radio Città Aperta)
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