Passaggio a sud: gli Hezbollah

di Alessandro Di Rienzo

sooIl sud del Libano ricorda molto il sud Italia. I paesi sulle coste del mediterraneo sono un alternarsi di chiese e moschee intervallate da qualche sito archeologico dell'antica Roma. Gli abitanti sono rilassati e sorridenti. I bar davanti al mare sono un pullulare di narghilè e tazze di teh alla menta e caffè al cardamomo. Nonostante siano al confine con lo stato di Israele le comunità sciite e cristiane sono molto più unite e solidali fra loro che nella capitale Beirut. Qui la guerra civile sembra una ipotesi impossibile. Le precedenti guerre sono un lontano ricordo, del resto qui lo scontro tra comunità di differente appartenenza confessionale non è quasi mai avvenuto.

Ma parte di questo meridione è stato lungamente occupato da Israele che solo da qualche anno ha evacuato la zona. Se qui la guerra civile non ha lasciato il segno, sono le continue tensioni con il confinante stato ebraico non riconosciuto a caratterizzare questa verdissima area.
Ogni tanto ci si imbatte in qualche gigantografia a colori di Nasrallah, leader sciita capo politico del movimento Hezbollah (partito di dio). Gli Hezbollah controllano il sud del Libano prossimo a Israele; venendo da Beirut ci si lascia alle spalle un sommario check point libanese; qui il controllo è poca cosa rispetto a quelli che avvengono in Palestina. Ai semafori e lampioni le foto dei martiri che hanno perso la vita nelle battaglie contro Israele.

Se gli Hezbollah fanno rifermento al movimento sciita, avendo come principale alleato l'attuale regime iraniano, l'attitudine confessionale del movimento islamico non è opprimente verso la popolazione civile. Capita spesso di incontrare donne che non portano nessun tipo di velo; donne e uomini fumano per strada, le donne guidano le automobili e possono svolgere ogni tipo di professione. Anche le assemblee politiche sono aperte ai soggetti appartenenti a ogni confessione religiosa.

La risoluzione 1559 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU oltre al ritiro delle truppe siriane dal Libano prevede il disarmo totale e incondizionato degli Hezbollah e dei gruppi di resistenza palestinese. Anche tra i tanti movimenti politici libanesi d'opposizione che supportano la risoluzione 1559 non sono in molti a desiderare il disarmo del movimento sciita.

Nel mese di marzo il parlamento europeo ha votato una dichiarazione che riconosce il gruppo Hezbollah come terroristico, allineandosi così alla scelta effettuata in primis da Israele e poi dal dipartimento di stato USA. È accaduto all'indomani della grande manifestazione organizzata dal partito sciita a Beirut che ha visto la participazione di circa un milione e cinquecento mila libanesi. Al termine di questa manifestazione, tra le più grandi nella storia di tutto il medio oriente e di sicuro la più partecipata nella storia del Libano, Nasrallah ha tenuto un discorso dove invitava tutti i movimenti politici all'unità nazionale per scongiurare la guerra civile. Una manifestazione civile che ha visto solo la presenza delle bandiere libanesi con il cedro tra due bande rosse orizzontali e non le bandiere gialle con su anche un fucile del “partito di dio”.

Gli Hezbollah nascono nel 1982 con l'intento di coalizzare piccoli gruppi sciiti radicati nel Libano.
Gli sciiti da sempre sono stato il gruppo confessionale più povero nel paese dei cedri nonostante fossero numericamente maggioritario, una forte discriminazione politica e sociale li ha lungamente posti al margine della vita politica nazionale.
L'invasione israeliana del sud del Libano nel 1978, la progressiva distruzione di tutte le strutture politiche dell'OLP, la nascita della repubblica islamica iraniana e il diffondersi nell'area dell'influenza khomenista, il protagonismo politico sciita intrapreso soprattutto nelle università delle città irakene di Najaf e Karbala sono stati tra i fattori scatenanti che hanno permesso la nascita degli Hezbollah.

“Un'internazionale islamica” è stato il primo principio motivatore degli Hezbollah. La strada che avrebbe portato alla liberazione della Palestina e della sua capitale Gerusalemme sarebbe dovuta passare per il meridione del Libano. Ma Israele non era ritenuto il principale ed unico nemico del movimento sciita come poi sarebbe diventato con la progressiva perdita dell'idea panaraba in virtù di un nazionalismo libanese. In generale, gli Hezbollah, intendevano ostacolare tutti gli interessi occidentali e imperialisti nell'area mediorientale. Così si giustificano i rapimenti numerosi avvenuti durante gli anni '80 tra cui William Buckley, capo della CIA a Beirut, e l'attentato di un kamikaze ad una caserma americana che uccise circa 160 marines nel 1982.

Alcune comunità cristiane, tra le quali alcune fazioni politiche di ispirazione falangista, temendo il dilagare del consenso verso la formazione sciita, chiesero supporto allo stato d'Israele per la creazione di una falange armata che doveva difendere il sud del Libano dal controllo militare degli Hezbollah. Gli Israeliani allargarono il progetto fino a creare un esercito con capi militari cristiani che avrebbe dovuto diventare predominante nel sud del Libano. Ma l'altissimo livello d'infiltrazione sciita( gli sciiti rimanevano sempre la stragrande maggioranza nell'area) resero questo esercito una costante “armata brancaleone” in grado di fornire stipendi ai militari ma che in cambio non riceveva nessuna devozione e condivisione di intenti.

Dopo un periodo di forte instabilità politica che resero vacanti le cariche istituzionali governative libanesi, gli Hezbollah abbandonarono quasi definitivamente “l'internazionalismo panarabo” per l'unità politica istituzionale. L'accordo di Taif pattuito nel 1989 sotto la forte spinta della Lega Araba dava vita ad un Libano multiconfessionale con cariche istituzionali spartite secondo la confessione d'appartenenza. Quello che è stato ideato oggi per l'Irak del dopo Saddam Hussein fu un laboratorio politico inventato in Libano per formare un' unità nazionale di uno stato che non si sente nazione. I cristiani videro il loro ruolo leggermente ridimensionato. Per statuto la carica di presidente del parlamento sarebbe passata ad uno sciita. Già nel 1989 si parlava di un graduale ridispiegamento e riduzione delle forze siriane presenti nell'area, ridefinito poi con un altro accordo denominato Taif 2 che garantiva ai militari siriani una lunga permanenza nel paese dei cedri.

Gli sciiti, sempre posti al margine dalla vita economica e politica dalla minoranza cristiana, divennero una forza politica, sociale e militare trainante per lo sviluppo e per la sicurezza del paese. Sono gli unici a garantire un appoggio morale ai profughi palestinesi (circa il 12% dei libanesi), quest'ultimi pesantemente discriminati in quanto privi di cittadinanza, dei diritti di proprietà, esercizio di professione e di voto.

Nel 1992 Israele decide di decapitare i vertici politici degli Hezbollah. Abbas Mussawi, segretario del partito sciita, viene ammazzato con la scorta e con la famiglia in una operazione militare in grande stile. Segue a Mussawi l'attuale segretario Hassan Nasrallah. Il quadro internazionale cambia velocemente. La caduta dell'URSS è un avvenimento catastrofico per tutti i movimenti indipendentisti di liberazione che vedono scomparire un alleato importante, anche la Siria si sente orfana di un importante partner e vengono progressivamente messe in discussione l'autorità delle proprie truppe militari nel paese dei cedri. In questo quadro la politica di Nasrallah è finalizzata ad una forte unità nazionale con l'intento di partecipare attivamente alle riforme istituzionali.

Nella primavera del 2000, a seguito di ripetute azioni di guerriglia intraprese dagli Hezbollah, l'IDF(esercito israeliano) ritira le proprie truppe dal sud del Libano. Tutte le formazioni politico libanesi riconoscono agli Hezbollah legittimità politica affidando loro l'informale incarico di controllare militarmente il sud del Libano e la linea di confine con Israele.

Oggi ancora non si ha in Libano una politica unitaria di tutte le formazioni politiche. I deputati appartenenti alle diverse confessioni religiose si sono divisi le aree di controllo. Così gli Hezbollah non hanno interessi sulla vita economica della capitale Beirut in cambio di una sovranità totale nel sud. I maroniti controllano invece il nord del paese. Rimane comunque una forte presenza della comunità cristiana a sud come quella della comunità sia sciita che sunnita a nord.

Gli Hezbollah si differenziano dagli altri partiti libanesi per non adottare nessuna pratica di corruzione istituzionale. Se nel sud è abolita ogni attività di libera imprenditoria il partito sciita rappresenta una fitta rete di assistenza sociale verso i poveri dell'area. I nuclei familiari che hanno perso un uomo in guerra, le famiglie composte da quasi solo donne, ricevono ingenti sussidi. Altri finanziamenti sono previsti per garantire il diritto allo studio. Gli Hezbollah dispongono anche di una rete televisiva che trasmette sia via etere che sul satellite. Al Manar, questo il nome della televisione, era visibile anche in Europa fino a quando, nel 2004, il governo francese non ha fatto revocare il contratto stipulato con la società appaltatrice del segnale a seguito di una forte mobilitazione della comunità ebraica di Parigi che lamentava la diffusione di temi antisemiti in Europa. Al Manar, pur non avendo il distacco e la professionalità di canali come al Jazeera e al Arabya rimane un importante veicolo di comunicazione nel mondo arabo. L'emittente sciita è famosa per la narrazione del conflitto israelo-palestinese e per la visibilità concessa alle operazioni della resistenza palestinese. Gli Hezbollah controllano anche numerose stazioni radio.

da www.medioriente.net