Sul Medio Oriente e la sinistra
italiana
La sinistra italiana ufficiale, quella che sta al governo e
quella che l’appoggia di fatto dall’ esterno, come il manifesto,
si trova davanti alla situazione mediorientale come
un’imbarcazione di fronte ad un visibilissimo scoglio ma senza
un equipaggio capace di effettuare la manovra di aggiramento. Il
motore che spinge il natante verso lo schianto è la missione
UE/ONU così come è stata concepita ed attuata. Quando i soldati
UE/ONU si troveranno maggiormente coinvolti nel conflitto –
coinvolgimento fisicamente iniziato con l’attentato a Sidone –
vi sarà un duro scontro tra Francia ed Italia, quest’ultima
rimarrà da sola nei fatti e la sinistra entrerà in un mare di
recriminazioni ed accuse reciproche. Infatti la Francia cercherà
di salvare i suoi interessi in Libano ed in Siria mentre
l’Italia seguirà la linea pro-americana di D’Alema cosa che
Parigi ostacolerà. Indipendentemente dallo scatenamento della
prossima guerra da parte di Israele, la Francia non permetterà
al comando italiano della forza UE/ONU di espletare le sue
funzioni.
Per capire la dinamica che si sta mettendo in moto alla
frontiera del Libano con Israele bisogna avere un’idea chiara di
che cosa sia stata questa fase del conflitto che dura dal 1948.
Non è stato Israele ad iniziare quest’ultima guerra al Libano
semplicemente perchè Tel Aviv aveva pianificato un’altra data.
Ha ragione il capo di Hezbollah, Nasrallah, a dichiararsi
sorpreso della reazione israeliana alla cattura dei due soldati,
perchè le sue previsioni erano corrette. Israele aveva
effettuato varie manovre militari preparatorie ma il momento di
apertura dello scontro veniva calibrato in rapporto alla
pressione USA sull’Iran ed al rifiuto di quest’ultimo di
cedervi. E’ evidente che tale pressione era destinata ad entrare
in una fase acuta DOPO il rifiuto di Tehran di soggiacere alla
richiesta USA/ONU di sospendere tutte le sue attività in materia
nucleare. La data scadeva in Agosto per cui è evidente che la
tensione sarebbe montata da Settembre in poi, periodo in cui
Hezbollah prevedeva l’inizio del conflitto da parte di Israele e
penso che così la pensassero i governanti ed i militari
israeliani. La guerra al Libano ed a Hezbollah era programmata
con gli Usa come parte dello scontro con l’Iran.
Le cose non sono andate così per via della situazione interna in
Israele e per la guerra condotta contro la popolazione di Gaza
in funzione dell’occupazione della Cisgiordania. La destra
politica israeliana accusava Olmert di non condurre un guerra
efficace sebbene avesse ricevuto luce verde da tutte le parti,
non solo da parte degli Usa ma anche da parte dell’ Unione
Europea. Infatti la decisione dell’UE di boicottare il governo
palestinese legalmente eletto ha accelerato la determinazione
distruttiva di Israele. Tuttavia l’establishment
capitalistico-militare di Israele si vedeva estromesso dalla sua
posizione di comando in quanto – per la prima volta da tanti
anni – l’esecutivo del paese era formato da persone che non
provengono, ad eccezione di Peres, dalla casta prodotta dal
complesso militare e dei servizi di sicurezza. Ogni occasione
era buona per attaccare l’incompetenza militare di Olmert e
Peretz sebbene questi volessero devastare Gaza in perfetta
continuità con la politica dei passati governi. La cattura da
parte di un commando di Hamas di un militare isrealiano ha
spezzato la schiena ad Olmert. Dal punto di vista militare
l’operazione di Hamas era alquanto complessa dato che si
trattava di scavare un tunnel, attaccare delle posizioni
fortificate, penetrarle e catturare dei soldati. Da quel momento
la destra politica e l’establishment militare non ha mollato la
pressione su Olmert. Quando Hezbollah ha effettuato
un’operazione simile – probabilmente in solidarietà con i
palestinesi di Gaza e per mettere pressione su Israele di
liberare i palestinesi ed i libanesi (tutti terroristi
ovviamente mentre i soldati che occupano territori che
dovrebbero essere evacuati secondo le risoluzioni dell’ONU sono
completamente pacifici) che vengono regolarmente rapiti da anni
– è scattata, d’accordo con gli USA, la guerra al Libano. Per il
governo Olmert si trattava di mostrare alla destra politica che
era capace di reagire e di imporre la forza deterrente di
Israele aumentandone l’importanza agli occhi degli USA per via
del colpo che l’azione israeliana avrebbe apportato alla Siria.
La prima cosa che Bush ha detto a Blair durante la conversazione
al microfono è proprio questa ‘ they have to get Syria..’.
Sia Washington che Tel Aviv pensavano che acchiappare al volo
l’occasione della guerra che si presentava in maniera anticipata
non avrebbe cambiato il risultato: governo filo Usa-Israele in
Libano, isolamento totale e mortale (per il regime) della Siria,
eliminazione di Hezbollah, quindi chiusura definitiva della
questione del Golan occupato dal 1967 e della striscia di terra
di confine tra Libano e Siria anch’essa occupata da Israele.
Proprio perchè gli USA ed Israele pensavano che le cose
sarebbero andate in tal modo, si opponevano a qualsiasi
intervento dell’ONU ed a qualsiasi tregua. Anzi, come
sottolineato in un’ottima corrispondenza di Robert Fisk, quando
Israele si accorse della sua incapacità a sopraffare Hezbollah
attaccò la postazione ONU – uccidendone i militari - che da anni
monitorava e registrava le azioni nella zona agendo quindi da
importante testimonianza pubblica (forza UE/ONU di oggi: de te
fabula narratur). Ho già osservato che il boicottaggio da parte
dell’UE del governo palestinese legalmente eletto è stato un
fattore importante nell’ accelerazione della guerra contro la
popolazione di Gaza da parte di Israele. Analogamente la
riunione di Roma del 26 non è stata un fallimento. E’ stata
invece un’autorizzazione ad andare avanti nei bombardamenti
contro le popolazioni civili del Libano. D’Alema può negarlo
quanto vuole ma per almeno una settimana ministri israeliani
andavano ripetendo alla radio che la riunione di Roma avevo dato
‘or iarok’ (luce verde) per continuare. L’impatto in tal senso
della riunione di Roma è stato talmente importante da essere
ripetuto dalla BBC la quale mandava in onda anche le
dichiarazioni in ebraico dei ministri israeliani. La riunione di
Roma ha quindi svolto un ruolo criminale nei confronti della
popolazione del Libano meridionale e la decisione di inviare
truppe UE/ONU si innesta sulla linea tenuta a Roma.
In un primo tempo USA e Tel Aviv non volevano tregue di sorta.
Ma quando si resero conto che l’esercito era impantanato nel
Libano meridionale, la stessa Rice si affrettò a dire che urgeva
una tregua. Guardiamo la questione dal lato degli USA. Più
l’esercito israeliano si impantanava, più Israele bombardava i
civili, tanto più entrava in crisi il rapporto sciiti iracheni
(di Al Sistani) e gli USA. Anche la Rice finì per capirlo. Dal
lato USA la guerra produceva gli effetti opposti: rafforzava
Hezbollah in tutto il Libano, nonchè la Siria e l’Iran
indebolendo quel po’ di rapporto che c’è tra leadership sciita
ed occupanti USA in Iraq.
Guardiamo ora la situazione dal lato dei governanti israeliani.
E’ sbagliato pensare che avrebbero continuato a bombardare. Con
l’esercito che subiva perdite crescenti, senza essere capaci di
interrompere il lancio dei razzi tramite i bombardamenti dell’
aviazione sui civili (come mezzo di pressione e di terrore), Tel
Aviv si trovava di fronte ad una popolazione che nel nord del
paese era terrorizzata. Questa popolazione voleva che l’esercito
continuasse fino in fondo in un’offensiva che non poteva
sostenere se non con una guerra totale che avrebbe coinvolto
anche la Siria e che comunque non avrebbe potuto effettuare dal
tipo di schieramento che aveva alla frontiera del Libano
meridionale. In effetti per soddisfare le richieste di una
popolazione terrorizzata il governo avrebbe dovuto interrompere
le operazioni correnti sul fronte del Libano, ritirarsi,
riorganizzare le truppe e gli schieramenti e ripartire. Più o
meno come sta pianificando di fare ora con la tregua con
l’obiettivo dichiarato di accelerare lo scontro USA-Israele
contro l’Iran. Ma iniziare tale manovra di rientro da soli
durante la guerra avrebbe significato perdere ogni posizione di
contrattazione politica mostrando di ritirarsi senza
alternativa. L’avrebbero fatto comunque per salvare e
riorganizzare l’esercito (PERCHE’ ERA SALTATO TUTTO IL
DIPOSITIVO) e calmare la popolazione, senza l’ONU. Tuttavia per
gli USA era importante salvare Israele politicamente e diluire
il ritiro facendo mantenere all’esercito un piede nel Libano
meridionale facendolo apparire come un ritiro pianificato
nell’ambito di una tregua duratura. Il prezzo di questo premio
ad Israele malgrado la sua sconfitta lo deve pagare l’Europa.
Ecco quindi che abbiamo la Rice che comincia a dire che urge una
tregua e l’invio di una forza di separazione. Ma è una tregua
per la nuova guerra, non per porre termine all’occupazione che
porrebbe anche termine alle azioni contro le forze israeliane.
Questa risoluzione dell’ONU – talmente mal concepita dalla
Francia che perfino un governo filofrancese come quello di
Beirut l’aveva rifiutata in una prima istanza – vorrebbe
vincolare Libano, Siria e Hezbollah senza porre il vincolo
fondamentale ad Israele che è quello di procedere
all’evacuazione delle alture del Golan ed alla striscia di Shaba.
Tale azione fa soltanto risaltare l’atteggiamento unilaterale da
parte dell’Europa e degli USA nei confronti del problema del
M.O. e soprattutto nell’attuazione delle risoluzioni dell’ONU:
vincolanti per gli arabi, non vincolanti per Israele. Permette
quindi ad Israele di pianificare con ordine assieme agli USA la
nuova guerra in cui l’Italia si troverà coinvolta in pieno.
Joseph Halevi
11.9.2006 |