10 aprile: gli Israeliani mettono le mani avanti e la "colomba" Peres elogia il comportamento "eccezionale" dei suoi soldati, che si sono "coperti di onore".

 

   

La situazione a Jenin

10 aprile 2002

A causa dell’intensità dei combattimenti e della complessità delle operazioni a Jenin, il numero delle vittime sia da parte israeliana sia da parte palestinese è particolarmente alto.

I palestinesi probabilmente ora sosteranno che Israele a Jenin ha compiuto un “massacro” contro la popolazione palestinese. Vi sono già segnali che indicano che questa è l’intenzione dei palestinesi.

La dirigenza palestinese non si fermerà davanti a nulla pur di cercare di promuovere le sue campagne propagandistiche. Per questo rifiutano di cooperare per asportare i corpi dei terroristi morti nei combattimenti, con l’obiettivo di far sembrare che Israele abbia commesso un massacro indiscriminato nella città:

L’8 aprile rappresentanti delle Forze di Difesa israeliane contattavano tutte le autorità sanitarie palestinesi competenti per la zona di Jenin, compreso il ministero della sanità dell’Autorità Palestinese, ospedali palestinesi e la Mezza Luna Rossa, allo scopo di agevolare il trasporto di morti e feriti, garantendo passaggio sicuro e protezione al personale di soccorso. Nessuna delle autorità sanitarie palestinesi contattate è stata disposta a cooperare con Israele, preferendo lasciare morti e feriti sul terreno.

I palestinesi stanno cinicamente sfruttando i loro morti e feriti. La maggior parte delle vittime erano terroristi armati e attentatori suicidi che hanno attivamente combattuto le Forze di Difesa israeliane, terroristi che  purtroppo hanno inflitto un alto numero di perdite alle Forze di Difesa israeliane.

Pare inoltre che molti delle vittime civili palestinesi siano il risultato di trappole esplosive approntate dai terroristi per colpire le Forze di Difesa israeliane.

Proprio le misure di attenzione adottate dalle Forze di Difesa israeliane hanno causato il grande numero di perdite israeliane: anziché ricorrere a bombardamenti aerei o d’artiglieria, i soldati israeliani sono passati casa per casa, esponendosi al fuoco dei terroristi , agli ordigni esplosivi e agli attentatori suicidi. Adottando questa tattica attenta e scrupolosa, le Forze di Difesa israeliane si sono assunte grossi rischi, al solo scopo di evitare di colpire civili innocenti e di ridurre al minimo accidentali vittime collaterali.

L’accusa per cui Israele avrebbe compiuto un “massacro premeditato” particolarmente cinica e odiosa: se le Forze di Difesa israeliane avessero veramente voluto compiere un massacro, le vittime a Jenin sarebbero state migliaia. La verità è che i terroristi avevano piazzato di proposito i loro centri di comando, i laboratori per la produzione di ordigni e i magazzini di armi nel cuore del campo profughi densamente abitato. Oltretutto ai terroristi sono state date molte opportunità di arrendersi, ma essi hanno preferito morire pur di uccidere il più alto numero possibile di soldati israeliani.

E’ significativa la dichiarazione rilasciata dal ministro degli esteri israeliano Shimon Peres il 9 aprile al Canale Due della televisione israeliana: “Si tratta di una delle battaglie più difficili che le Forze di Difesa israeliane abbiano mai combattuto. Vi sono stati terroristi che hanno finto di arrendersi mentre in realtà indossavano cinture esplosive, le strade erano disseminate di auto-bombe. Devo dire che i nostri soldati si sono comportati in modo eccezionale. Nonostante le tremende perdite, i soldati hanno compiuto il loro dovere coprendosi di onore e salvando molte vite”.