Casa editrice
Marco Tropea Editore
Collana I Mirti
Pagine 256
€ 17,00
ISBN 88-438-0430-8
giugno 2004
Tanya Reinhart
Distruggere la Palestina La politica israeliana dopo il 1948
Gli israeliani la chiamano guerra d’Indipendenza, i palestinesi
Naqba, la catastrofe.
Lo Stato d’Israele nasce, nel 1948, con la cacciata di oltre
settecentomila palestinesi dalle loro terre, a cui non hanno più
fatto ritorno. Tanya Reinhart, giornalista e professoressa
all’università di Tel Aviv, è cresciuta nella convinzione che quel
peccato originale si potesse perdonare perché commesso per
esorcizzare il timore di un nuovo olocausto. Ma nel 1967, a seguito
di una nuova guerra a vasto raggio che ha portato all’invasione
della Cisgiordania, della Striscia di Gaza e delle alture del Golan
– territori tutt’oggi occupati – Israele ha dimostrato di non
accontentarsi della patria riconquistata. In preda a una sindrome da
accerchiamento, la leadership politica non ha tenuto in conto le
conseguenze di una simile operazione, ma lo scoppio della prima
Intifada ha mostrato al popolo israeliano quanto fosse alto il
prezzo di quella politica di occupazione militare. Nel 1993, dopo il
vertice di Oslo e la stretta di mano fra Rabin e Arafat, il ritiro
dai Territori occupati e la formazione di uno stato palestinese
sembravano imminenti. Non è stato così. Sette anni dopo, le
condizioni dei palestinesi nella Striscia di Gaza erano nettamente
peggiorate e tutte le speranze che gli accordi avevano alimentato
erano svanite. Per Reinhart, gli anni successivi a Oslo – dal
governo di Barak allo scoppio della seconda Intifada, passando per
Camp David – costituiscono il periodo più buio dell’intero
conflitto. L’autrice ripercorre proprio quest’ultimo decennio per
illustrare come la strategia messa in atto da Israele non vada
interpretata alla stregua di una risposta al terrore o di una forma
di autodifesa, ma come il risultato di un disegno architettato e
attuato sistematicamente: l’espulsione completa del popolo
palestinese dalla Terra Santa. Un disegno che risulta chiaro dalle
stesse parole di Sharon, quando definisce l’attuale conflitto con i
palestinesi come “la seconda parte della guerra del 1948”.
Distruggere la Palestina offre un’analisi basata su una puntuale
ricostruzione dei fatti e sulle dichiarazioni degli esponenti
politici dei due fronti. A raccontare la tragedia dei palestinesi è
la voce di un’intellettuale israeliana che da annisi batte per
contrastare i luoghi comuni imposti dalla propaganda e diffusi anche
dai principali media occidentali. Tanya Reinhart, israeliana, è
docente di linguistica alle università di Tel Aviv e di Utrecht. Dal
1993, dopo gli accordi di Oslo, scrive su temi di politica
mediorientale. Tiene una rubrica bisettimanale sul maggiore
quotidiano israeliano, Yediot Aharonot, e pubblica articoli su
testate internazionali.
“Oggi a Gaza la situazione è questa: seimila coloni israeliani
occupano circa un terzo dell’area e un milione di palestinesi sono
ammassati negli altri due terzi. Circondati da recinzioni
elettrificate e postazioni militari, segregati dal mondo esterno, i
territori di Gaza si sono trasformati in un enorme ghetto.”
“L’analisi implacabile di Tanya Reinhart non potrebbe essere più
attuale. Una lettura che suscita riflessioni profonde.”
Noam Chomsky
“Distruggere la Palestina è una critica radicale della politica di
Israele nei confronti del popolo palestinese. Questo libro andrebbe
letto da ogni americano che, forse senza saperlo, per trentacinque
anni ha sovvenzionato l’occupazione militare di Israele.”
Edward W. Said
“Il libro di Tanya Reinhart rivela l’inganno di cui sono stati
vittime i palestinesi, spesso con il consenso della loro stessa
autorità.”
Le Monde