"Tiranneggiare chi è meno in grado di difendersi: questa è la realtà del tanto sbandierato coraggio delle organizzazioni ebraiche americane"
Un testo fondamentale: non ci sono
altre parole per definire "L'industria dell'Olocausto" dello statunitense Norman
G. Finkelstein, uno spietato atto di accusa nei confronti delle grandi
organizzazioni ebraiche americane e dello Stato di Israele, imputati
sostanzialmente di aver lucrato - economicamente e politicamente - sulla
sofferenza degli Ebrei vittime dell'Olocausto nazista.
Il libro di Finkelstein (ebreo e figlio di deportati) è stato definito dalla
rivista ebraica italiana Shalom "provocatorio", in una recensione di Claudio
Vercelli intitolata "Quando il revisionismo diventa marketing".
In realtà, nel libro di Finkelstein, di revisionismo non vi è la minima traccia.
La tesi sostenuta dall'autore, con dovizia di riscontri, è che l'Olocausto
nazista e le sofferenze di milioni di Ebrei sono stati trasformati in una
redditizia "industria" da parte di organizzazioni senza scrupoli, fra le quali
l'autore cita le americane ADF (Anti Defamation League) e AJC (American Jewish
Committee), rivelando che queste organizzazioni furono in prima fila nello
stendere un velo di oblio sull'Olocausto nazista quando si trattava di riarmare
la Germania in funzione antisovietica, arrivando a collaborare attivamente con
la cosiddetta "Commissione Mc Carthy" e denunciando gli Ebrei sospetti di
"comunismo". Sconvolgente, a questo proposito, la pronuncia a favore della
condanna a morte dei coniugi Rosenberg da parte dell'AJC.
L'involuzione delle èlite ebraiche americane dal progressismo (e dall'alleanza
con le altre minoranze U.S.A.) al sionismo e all'appiattimento sulle ragioni
dello Stato di Israele è indagata da Finkelstein con grande attenzione; pochi
sanno che le organizzazioni ebraiche americane come l'ADF e l'AJC si sono
premurate di produrre alla Corte Suprema pareri scritti nei quali si opponevano
ai programmi dell'affirmative action, il progetto di "azioni positive"
per il raggiungimento di un'effettiva uguaglianza fra tutti i cittadini
statunitensi, neri, chicanos, nativi, ecc. "Gli ebrei giunsero addirittura a
esprimere simpatia per il sistema delle ammissioni riservate e limitate delle
minoranze nell'università e nella pubblica amministrazione: ne erano stati
danneggiati in passato, ma ora potevano servirsene per opporsi all'integrazione
di altre minoranze attraverso programmi di affirmative action".
Nel libro di Finkelstein sono descritti con puntualità gli stratagemmi
adottati per estorcere alla Svizzera e alla Germania risarcimenti miliardari (in
dollari) per le "vittime bisognose dell'Olocausto", risarcimenti in realtà
finiti in piccolissima parte ai destinatari, il grosso essendo stato
"trattenuto" dalle organizzazioni come quelle citate nel libro. Finkelstein cita
i casi di vittime dell'Olocausto nazista che - sia negli USA che in Israele -
hanno dovuto ricorrere in giudizio contro le organizzazioni che, agendo in loro
nome, si sono impossessate di ingenti somme di denaro, utilizzato poi per altri
fini.
Chi ha avuto la fortuna di assistere al dibattito televisivo su "la 7" fra
Finkelstein e i conduttori Giuliano Ferrara e Gad Lerner non ha potuto non
osservare il diverso atteggiamento dei due nel fronteggiare le implacabili
affermazioni dell'autore: di fronte all'impossibilità di contestarle, il
"cinico" Ferrara rivendicava il diritto allo sfruttamento politico
dell'Olocausto come di qualunque altra vicenda, mentre il "moralista" Lerner era
costretto a chiedere retoricamente all'autore se non pensava che le sue
argomentazioni potessero essere usate per altri fini, come la negazione stessa
dell'Olocausto nazista. Di fatto, nessuno dei due ha potuto accusare Finkelstein
- docente alla City University of New York - di mentire o distorcere i fatti.
"L'industria dell'Olocausto" è un libro da leggere e meditare - come sono da
leggere e meditare i testi di Uri Avnery, Gideon Levy e Daniel Amit, per citarne
solo alcuni - perché questi autori coraggiosi e non conformisti sono
l'espressione autentica di quella cultura ebraica umanistica e millenaria che
nulla ha a che vedere con la vulgata sionista dominante e che costituisce, in
ultima analisi, il migliore antidoto intellettuale contro ogni forma di razzismo
e di antisemitismo che possa essere indotta dalla ferocia del fanatismo
sionista.
Norman G. Finkelstein - L'industria dell'Olocausto - Rizzoli Editore - 16 Euro