9 e 10 luglio: Giornate
di Azione: “Chiediamo Giustizia per la Palestina, ora”.
Chiamata all’azione, PENGON/campagna
contro il muro dell’Apartheid, 28 giugno, 2004

Nonostante 50 anni di incessante oppressione e la costruzione
di un muro mostruoso, neppure un singolo crimine compiuto da
Israele è stato portato, sino ad oggi, di fronte al giudizio
della Corte Internazionale di Giustizia. La nascita di Israele
nel 1948 ha comportato la distruzione di più di 400 villaggi
palestinesi, il massacro di dozzine di palestinesi per mano
delle forze israeliane, nonché la distruzione e il furto di
enormi quantità di terre. L’occupazione del 1967, di quello che
rimase della Palestina storica, era una palese e devastante
ingiustizia, così come l’annessione illegale del cuore della
Palestina: Gerusalemme. Con 5 milioni di rifugiati, i
palestinesi sono divenuti il popolo di profughi più numeroso al
mondo e la cui popolazione maschile è per metà rinchiusa nelle
prigioni israeliane. Malgrado ciò la Comunità Internazionale
resta essenzialmente a guardare queste evidenti violazioni di
diritti umani e della legge internazionale, senza lanciare
significative sfide e senza preoccuparsi dell’accertamento delle
dovute responsabilità.
Ad oggi, il muro dell’Apartheid rinchiude in sé tutti i
crimini perpetuati dall’Occupazione Israeliana in un solo
progetto.
- Il muro racchiude una popolazione intera in una prigione
a cielo aperto, con restrizioni alla libertà di movimento e
soffocando qualsiasi forma di attività economica;
- Il muro minaccia la sopravvivenza e l’esistenza di più
di 300.000 palestinesi: separandoli dalla loro terre, dalle
loro risorse, dai loro familiari, dalle scuole, dai centri
medici e dalle loro fonti di sostentamento, imponendo
condizioni di vita tali da costringerli ad abbandonare le
loro città ed i loro villaggi, andando così ad incrementare
il già elevato numero di profughi palestinesi;
- Il muro confisca illegalmente le terre, le preziose
sorgenti acquifere sotterranee e tutte le altre risorse
presenti nei terreni espropriati;
- Il muro è una chiara continuazione della politica
razzista di Apartheid perpetuata da Israele: di esproprio e
di annessione delle terre, nonché dell’espulsione del popolo
palestinese;
- Il muro metterà fine alla possibilità di una soluzione a
due stati e rinchiuderà i Palestinesi in tanti ghetti o
bantustan, all’interno della Palestina storica, imponendo un
sistema di Apartheid di estrema portata.
Fin dall’inizio dei lavori per la costruzione del muro, giugno
2002, i Palestinesi hanno protestato contro di esso e le
organizzazioni internazionali hanno ripetutamente evidenziato in
che modo il muro viola le leggi in tema di diritti umani e le
leggi in materia di diritto internazionale. Nell’ottobre 2003,
l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una
risoluzione, ES 10/13, che chiedeva ad Israele la cessazione
della costruzione del muro e la distruzione delle parti già
completate, entro un periodo di tempo fissato in un mese.
Israele ha rifiutato di osservare questa risoluzione, come è
accaduto per tutte le altre risoluzioni votate dagli organi
delle Nazioni Unite, in tema di diritti per il popolo
palestinese. Nonostante ciò, le pressioni palestinesi
continuarono e, supportate dalla critica internazionale,
spinsero l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a votare, l’8
dicembre 2003, una risoluzione dove si richiedeva il parere
della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) dell’Aia in merito
alla “legalità” del muro. Così, le udienze all’Aia cominciarono
nel febbraio 2004.
Il 9 luglio 2004, alle ore 15.00, la Corte Internazionale di
Giustizia, pronuncerà il suo parere.
L’importanza del parere della Corte è ben noto: un parere
positivo può fare la differenza. Nel 1971, dopo che la CIG emise
un verdetto con il quale condannava l’occupazione della Namibia
per mano del Sud Africa, la comunità internazionale impose
severe sanzioni contro di esso. Successivamente, l’isolamento
internazionale, le sanzioni economiche e le pressioni
diplomatiche, hanno sostenuto il movimento contro l’Apartheid in
Sud Africa nella sua lotta contro il regime razzista e
colonialista e lo stesso ha segnato la fine dell’Apartheid.
La dichiarazione del verdetto della CIG non rappresenta solo
l’occasione per valutare le reazioni della comunità
internazionale in seno all’assunzione delle sue responsabilità
verso la Palestina ma soprattutto l’opportunità per mettere in
evidenzia gli effetti devastanti del muro, le sue motivazioni
razziste e colonialiste e determinare tutti i gradini successivi
che porteranno alla distruzione delle parti di muro di Apartheid
già costruite. Dobbiamo impegnarci in maniera sempre più
determinata, coordinando tutti gli sforzi affinché il muro cada
e segni il primo passo verso la fine dell’Apartheid e
dell’occupazione israeliana.
Il 9 luglio diffondi e denuncia le implicazioni politiche
relative alle decisone della CIG – indipendente dal suo
contenuto o esito – e aiutaci a portare all’opinione pubblica
mondiale la voce e le ragioni palestinesi.
La Comunità Internazionale ha l’obbligo e la responsabilità di
prendere seriamente in considerazione non solo gli effetti
legali ma soprattutto quelli politici, conseguenti la decisione
che sarà emanata dalla Corte. Stiamo chiamando tutti coloro che
cercano giustizia e tutti gli amici della Palestina ad agire in
solidarietà con la nostra lotta, contro il muro dell’Apartheid e
per la fine dell’occupazione israeliana.
La Campagna del popolo palestinese contro il muro dell’Apartheid
chiede un’azione immediata: sanzioni e boicottaggio contro
Israele fino a quando il muro dell’Apartheid non cadrà e Israele
si conformerà alla legge internazionale a alle risoluzione prese
in seno al Consiglio di Sicurezza e all’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite.
CHIEDIAMO DI ORGANIZZARE VARIE AZIONI NELLE GIORNATE DEL 9 E
10 LUGLIO 2004
Raccogli le richieste di resistenza provenienti dalle comunità
palestinesi affette dalla costruzione del muro dell’Apartheid e
della relativa Campagna, portandole sulle strade e facendo
sentire loro:
ABBATTIAMO IL MURO DELL’APARTHEID! FERMIAMO L’OCCUPAZIONE!
SANZIONI E BOICOTTAGGIO CONTRO LO STATO DI APARTHEID ISRAELIANO!
GIUSTIZIA PER LA PALESTINA E PER I PALESTINESI!
Vi stiamo chiedendo di agire e di sostenere i nostri sforzi e di
far sentire la nostra voce: mobilitatevi nelle strade e
organizzate proteste, informazioni ed eventi.
Distribuite le nostre informazioni stampa, utilizzate i media
indipendenti e fate pressioni sui canali principali
d’informazione su quello che sarà l’esito della decisone della
CIG, in merito alle ragioni palestinesi, alla costruzione del
muro, alla lotta palestinese e al vasto mondo della solidarietà
internazionale.
Grazie per il vostro sostegno!
Campagna di base palestinese contro il muro dell’Apartheid.
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europe@stopthewall.org
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