L'EDIZIONE ITALIANA DI YEDIOTH ARONOTH

Che all'interno del Partito della Rifondazione Comunista fosse prevalente una lobby filosionista, non è una novità; che questa lobby potesse contare su una nutrita rappresentanza a tutti i livelli del partito e del giornale Liberazione, non è una novità; la novità è che la lobby sionista ora esce allo scoperto, dopo aver lavorato per alcuni anni - con una certa efficacia - nell'ombra, limitandosi a manovrare per impedire iniziative del PRC a fianco del popolo palestinese e utilizzando il giornale per veicolare messaggi non dissimili da quelli che si possono leggere sull'organo ufficiale delle comunità ebraiche o sui giornali della destra, tutti uniti nel bollare di antisemitismo gli amici del popolo palestinese e i critici dello Stato di Israele.
Su Liberazione del 30 ottobre 2004, è possibile leggere un articolo, a firma di Shaul Bonfanti, che occupa una pagina intera e tratteggia un quadro della situazione conseguente allo stato di salute di Yasser Arafat sostanzialmente identico a quello che può comparire su Yedioth Aronoth, il quotidiano conservatore israeliano.
Nell'articolo di Shaul Bonfanti - che evidentemente vuole contendere ad Ariel Caldiron la palma di capo kibbutzim nel quotidiano del PRC - si leggono frasi come "Il controllo degli armati è stato gelosamente conservato da Arafat, ma è proprio l'influenza sugli apparati armati la vera chiave di volta per qualunque leader si voglia imporre nell'anarchia che domina i territori da quando Arafat decretò la seconda Intifada - intifada militarizzata nell'illusione (sciagurata) di costringere Israele al ritiro sul modello di quanto fatto in Libano da Barak nel gennaio 2000". Per Shaul Bonfanti, il fatto che Israele sia costretto a ritirarsi dai territori occupati è dunque una sciagurata illusione, e il nostro colono non si vergogna nemmeno di presentare la seconda Intifada non come una rivolta di popolo contro l'occupazione, perdipiù scatenata - come tutti sanno - dalla provocatoria "passeggiata" di Sharon sulla Spianata delle Moschee, bensì come un evento "decretato" da Arafat: la stessa tesi sostenuta da Sharon (e dai nuovi alleati del padrone di Shaul Bonfanti, Veltroni e Fassino).
Naturalmente, per Shaul Bonfanti, Marwan Bargouti non è il più illustre prigioniero politico palestinese, illegalmente detenuto nei lager della potenza occupante, ma solo uno sulle cui "spalle pesano tre condanne all'ergastolo, così che solo una eventuale decisione politica israeliana potrebbe rimetterlo in gioco". Bontà sua, in un piccolo riquadro Shaul concede che Bargouti respinge le accuse rivoltegli, ma si guarda bene dal ricordare che la l'arresto e la detenzione di Bargouti (e di almeno altri 6000 Palestinesi) sono una delle tante violazioni del diritto internazionale perpetrate dallo Stato sionista.
Altrettanto naturalmente, infine, per Shaul Bonfanti, Mohamed Dahalan non è - come tutti sanno - un collaborazionista degli occupanti ed un beniamino del presidente Bush, ma un "leader dei giovani funzionari", quelli che vogliono "negoziato, elezioni, riforme e fine dell'intifada militarizzata".
Non ci sarebbe altro da aggiungere, se non la notazione di una curiosa coincidenza: nei giorni scorsi, il noto sito sionista www.informazionecorretta.com - diretto dall'ex leader del F.U.O.R.I. (Fronte Unito degli Omosessuali Rivoluzionari Italiani), il radicale Angelo Pezzana - ha consegnato alcuni premi, nell'ambito del Congresso della Federazione delle Associazioni di amicizia Italia - Israele: alla presenza del sindaco Veltroni, dell'ambasciatore israeliano in Italia e di altre personalità filoisraeliane, per la correttezza professionale nel giornalismo italiano sono stati premiati Fiamma Nirenstein e il quotidiano Il Foglio di Giuliano Ferrara, mentre il premio Pinocchio 2004 per la scorrettezza e la faziosità nell'informazione è stato ovviamente attribuito al Manifesto, che - speriamo - se ne faccia un vanto.
Pensiamo che Shaul Bonfanti e Ariel Caldiron siano candidati naturali per succedere nel 2005 a Fiamma Nirenstein e Giuliano Ferrara: sarà nostra cura segnalarli alla direzione di Informazione Corretta, che peraltro deve conoscerli assai bene. Unico punto a loro sfavore, il fatto che il neo direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, abbia aderito alla manifestazione del 13 novembre contro il Muro di Sharon e per il ritiro delle truppe dall'Iraq... ma ci penserà Bertinotti a rimediare.