ACEA - ISRAELE: ANCORA UN DIETROFRONT.

La vicenda dell'accordo ACEA - Israele è andata assumendo nelle ultime ore caratteristiche a dir poco grottesche. Di seguito, il comunicato del Forum Palestina e la ricostruzione degli ultimi sviluppi, avvenuti tutti via posta elettronica.

I rapporti economici tra ACEA e Israele

Viaggi a vuoto o accordi segreti?

La vicenda dei rapporti commerciali tra l'azienda romana di servizi ACEA (la cui maggioranza proprietaria resta del consiglio comunale di Roma) e le autorità israeliane, continua ad essere avvolta nel mistero.

La storia inizia nel dicembre 2002, quando un articolo del Sole 24 Ore (10 dicembre) rivela che in una missione commerciale italiana organizzata dal Ministero delle Attività Produttive in Israele, era presente anche il presidente del CdA dell'ACEA Paolo Cuccia.

Per chiedere spiegazioni e denunciare l'eventuale accordo commerciale su una questione spinosa e conflittuale nelle relazioni tra popolazione palestinese e occupazione israeliana come l'uso delle risorse idriche, viene lanciato un appello che chiede chiarimenti ed eventualmente la sospensione dell'accordo. La Consigliera comunale del PRC Adriana Spera presenta su questo una interrogazione al Consiglio Comunale di Roma.

A febbraio del 2003 l'accordo viene smentito ufficialmente sia dal Comune di Roma – per bocca dell’Assessore Marco Causi - sia dal presidente dell'ACEA Paolo Cuccia.

Ma a novembre del 2003, in occasione della visita di Sharon in Italia, il quotidiano "Il Foglio" (20 novembre) pubblica un ampio articolo sui rapporti commerciali tra Israele ed aziende italiane; secondo questo quotidiano "della partita potrebbe essere anche l'ACEA nel campo delle infrastrutture idriche, ma i contatti ancora in corso devono essere confermati dai nuovi vertici dell'ex municipalizzata romana". La consigliera comunale Adriana Spera presenta su questo una nuova interrogazione al Comune di Roma, interrogazione che ancora attende una risposta.

Il 9 dicembre 2003, un comunicato ufficiale del Ministero delle Attività Produttive annuncia una nuova delegazione di aziende italiane in Israele che accompagnerà il Vice ministro Urso. Nel comunicato si legge testualmente "Si va dalle telecomunicazioni di Telecom e StMicroelectronics alle tecnologie di Finmeccanica, dalle infrastrutture idriche di ACEA fino al comparto ernergetico con Enel…"

A gennaio del 2004, un ricercatore indipendente che vuole vederci più chiaro, chiede chiarimenti al Comune e dal Gabinetto del Sindaco Veltroni gli inviano la risposta di un Direttore dell'ACEA, Maurizio Sandri, che si dice sorpreso per la richiesta, conferma la partecipazione dell'azienda alle delegazioni commerciali in Israele ma smentisce che siano stati firmati accordi con le autorità israeliane o palestinesi.

Sulla base di questa ricostruzione storica, viene spontaneo porsi una domanda: ma se in questi due anni non è stato firmato alcun accordo a cosa servono tutti questi viaggi in Israele dei dirigenti dell'ACEA? Siamo di fronte ad un caso di "diplomazia commerciale" oppure a quello che è stato definito "L'accordo della vergogna" che si ritiene sconveniente rendere noto? E' il caso che la direzione dell'ACEA e il Comune di Roma dicano qualcosa di più chiaro e definitivo su questa vicenda.

Roma, 27.1.2004

FORUM PALESTINA


SITO: http://www.forumpalestina.org
MAIL: forumpalestina@libero.it

Riproduciamo ora le mail inviate in risposta al ricercatore indipendente che ha stanato il Gabinetto del Sindaco Veltroni - che non ha mai risposto alle interrogazioni presentate in Consiglio da Adriana Spera - e i vertici dell'ACEA, nonché il Ministero delle Attività Produttive e del Commercio Estero, che smentisce a sua volta il paventato Accordo della Vergogna e, di fatto, si lava le mani della vicenda.

-----Messaggio originale-----
Da: Carla Ercoli [mailto:c.ercoli@comune.roma.it]
Inviato: lunedì 26 gennaio 2004 16.10
A: xxxxxxxx
Oggetto: I: ..accordo ACEA - Israele

 
Caro signore,
 
la città di Roma e l'attuale amministrazione si sono sempre impegnate a favorire il dialogo tra il popolo israeliano e il popolo palestinese cercando di aiutare, nel limite delle loro possibilità e competenze, il raggiungimento di una soluzione giusta al conflitto mediorientale. In tale azione il Comune di Roma  ha sempre intrattenuto, e continuerà a intrattenere, rapporti con i rappresentanti riconosciuti dello Stato di Israele e dell'Autorità Nazionale Palestinese.
 
Per quanto riguarda nello specifico il contenuto del suo messaggio di posta elettronica, le allego la risposta di ACEA che, mi auguro, possa rispondere alle sue preoccupazioni.
 
 
Egr. Signore,
 
siamo rimasti sorpresi nel leggere la Sua e-mail in quanto ACEA non ha concluso alcun accordo commerciale con Israele per lo sfruttamento delle acque palestinesi. Nel passato l'azienda ha partecipato a delegazioni organizzate dal Ministero per il Commercio  Estero, avuto incontri sia con le autorita israeliane che con quelle palestinesi per conoscere la realtà economica e produttiva di quei luoghi.
Tuttavia non sono mai stati firmati accordi, con nessuna delle autorità locali israeliane o palestinesi.
 
ACEA, in passato come oggi e per il futuro, è sempre stata sensibile e pronta a contribuire a qualsiasi iniziativa che possa aiutare il processo di integrazione e di pace tra Israele e Palestina.
 
Direttore
Maurizio Sandri
 
 
Gabinetto del Sindaco
Punto di II ascolto

 

 

 

-----Messaggio originale-----
Da: Giancarlo Salemi [mailto:salemi@mincomes.it]
Inviato: martedì 27 gennaio 2004 14.21
A: xxxxxxxxx
Oggetto: risposta su Acea

 
L'Acea, così come altre società italiane, ha partecipato ad una missione con il Vice Ministro Urso in Israele. Sono missioni esplorative, ciò non significa che si sono stretti accordi commerciali, anche perchè ciò riguarda ogni singola azienda nel campo privato. Per quanto mi risulta l'Acea non ha stretto ad oggi nessuna forma di collaborazione.
 
Comunque, il comunicato stampa di cui lei fa menzione parla chiaro:
 
 
"Si va dalle telecomunicazioni di Telecom e StMicroelectronics alle tecnologie di Finmeccanica, dalle infrastrutture idriche di Acea fino al comparto energetico con Enel, da quello farmaceutico con Bracco a quello informatico con Elsag. Sono queste le principali aziende che accompagneranno il Vice Ministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero, Adolfo Urso nella missione che lo vedrà impegnato in Israele e Palestina dal 13 al 16 dicembre insieme a Stefano Parisi, direttore generale di Confindustria. Con loro oltre 100 piccole e medie imprese, la più grande delegazione italiana, parteciperà al primo Forum per lo sviluppo e l’occupazione in Medio Oriente."
 
Come può leggere anche lei sono aziende che accompagnano il Vice Ministro in missione, non spetta a noi dire se fanno o meno affari con le consorelle israeliane o palestinesi.
 
spero di esserle stato utile.
a presto

 

Che dire? Come nota il Forum Palestina, ci si deve chiedere a cosa servano tutti questi viaggi in Israele dei dirigenti ACEA, visto che è già la seconda volta in un anno che si pone la medesima questione. Probabilmente, quello che sta avvenendo è il tentativo della lobby sionista (ben presente in Campidoglio) di arrivare a coinvolgere ACEA e le sue risorse nella rapina delle acque dei territori occupati palestinesi, siriani e libanesi: non dimentichiamo che, in assenza di queste risorse, Israele è costretto, fra l'altro, ad importare 15 milioni di metri cubi di acqua l'anno dalla Turchia, con gli alti costi che si possono immaginare. Il problema, per gli amici romani dei sionisti, non è rappresentato soltanto dalle proteste che l'eventuale accordo potrebbe (come si è visto) sollevare, ma anche dalla palese illegalità dell'operazione sotto il profilo del Diritto internazionale, poiché la collaborazione di un'azienda pubblica, il cui azionista di maggioranza è il Comune di Roma, con la rapina delle risorse idriche di un territorio occupato, costituirebbe un fatto gravissimo, con conseguenze imprevedibili.
A parte l'ovvia soddisfazione per il nuovo fallimento delle manovre sioniste, la vicenda ci ispira un'altra considerazione. Sappiamo tutti che l'invio massiccio di mail a giornali e istituzioni costituisce uno strumento di pressione molto utilizzato dalle lobby sioniste, i cui esponenti intasano quotidianamente non solo media telematici come Indymedia, ma anche le redazioni di giornali e telegiornali; esistono addirittura alcuni siti che scandagliano ogni articolo ed ogni trasmissione e mettono a disposizione mail di "protesta" preconfezionate e preindirizzate, da inviare ai malcapitati giornalisti che si permettono di pubblicare notizie sgradite, come la demolizione delle case palestinesi o la costruzione del Muro dell'Apartheid. Negli stessi siti, non mancano i consigli sul come rendere più accattivanti e credibili le "proteste".
Ebbene, questa volta lo strumento della posta elettronica si è messo al servizio della trasparenza e della democrazia. Non può che farci piacere.