Questo resoconto e' un sunto del report inviato dal dott. Mona El Farra dell' "Union Health committes of Gaza" alle associazioni di solidarieta', ad alcuni deputati europei impegnati sulla Palestina, giornalisti ed a rappresentanti delle O.N.G. che lavorano in Medio Oriente. E' un appello alla solidarieta' ed all'informazione su cio' che sta succedendo nella striscia, precisamente a Beit Hanoun, villaggio della zona nord di Gaza, da quando Sharon ha annunciato il ritiro dell'esercito. Niente di nuovo sulla politica israeliana, a parte una intensificazione della violenza quotidiana che sta provocando in tutta la striscia una tragedia umanitaria verso la quale i grandi organismi internazionali, Nazioni Unite in testa, hanno lanciato un preoccupante grido di allarme. Gaza e' sola, il popolo palestinese e' solo. Nell'oscurita' dell'informazione mediatica si sta consumando una delle grandi tragedie del secolo passato.
Affidiamo all'informazione libera la testimonianza di una realta' e la responsabilita' morale ed intellettuale di fornire alla coscienza di ogni cittadino i mezzi per poter rifiutare qualsiasi oppressione e difendere quelli che sono i diritti dei popoli e di tutti gli individui alla propria vita.
n.d.r. - Abbiamo ricevuto questo documento da un cooperante italiano in Palestina, con l'invito a diffonderlo ovunque.
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Il 30 di giugno le forze di occupazione israeliane hanno lanciato un incursione nel quartiere di Beit Hanoun, 35000 abitanti, nel nord della striscia di Gaza,al confine con il limite meridionale della Palestina storica,con il pretesto di creare una zona di sicurezza e di impedire gli attacchi della resistenza contro gli insediamenti israeliani. Questo e’ il resoconto dei primi 15 giorni di occupazione cosi’ come è stato diffuso dal dottore Mona El Farra del Comitato di Medicina del Lavoro di Gaza e rappresenta un frammento della realta’ quotidiana in Palestina. Nelle prime 24 ore le truppe israeliane hanno completato la demolizione di strade, gia’ iniziata un’anno fa ,che ha ridotto la rete urbana della parte nord di Gaza ad una pista fangosa buona solo per i carretti. I bulldozer si sono accaniti contro le pompe di acqua potabile ed hanno divelto le condutture fognarie,con il risultato che l’acqua potabile si mischia agli scarichi ed arriva alle case provocando un epidemia di gastroenterite che ha coinvolto centinaia di bambini. Le quattro entrate alla citta’ sono state chiuse .Nessuno puo’ entrare od uscire a meno di permessi difficili e lunghi da ottenere dai militari israeliani. Decine di case,secondo una tecnica oramai consolidata,sono state occupate dai soldati .Gli abitanti, rinchiusi in una stanza,sono costretti a chiedere il permesso ai militari anche per andare al bagno o poter mangiare qualcosa. Gli unici che, attraverso autorizzazioni complesse e lunghe da ottenere,sono riusciti ad uscire sono stati solo dei malati in dialisi o sotto chemioterapia per essere sottoposti alle cure nel più vicino ospedale locale. E sempre in questi giorni, le autorita’ sanitarie locali, che stavano portando avanti un programma di vaccinazione per i nuovi focolai epidemici data la situazione, sono stati impedite nel continuare la campagna vaccinale. Solamente con l’intervento dell’UNICEF e dopo tre giorni di trattative con le autorita’ militari israeliani, il programma ha potuto riprendere, ma il terrore di uscire di casa ha impedito a molte famiglie di presentarsi ai posti medici con conseguente fallimento della campagna sanitaria. 35000 persone si trovano costantemente sotto coprifuoco, ma vittime civili si registrano anche nelle ore in cui il coprifuoco viene tolto.Il 9 luglio tre donne,mentre cercavano di raggiungere un pronto soccorso dentro Beit Hanoun, sono state ferite in modo grave dai soldati mentre cercavano di attraversare una strada sventolando una bandiera bianca in segno di pace. Le donne, una madre con le due figlie, sono state colpite senza nessun avvertimento precedente. Per di piu’, un blocco è stato imposto all’entrata di viveri, farmaci e qualsiasi rifornimento medico. A tutt’oggi, 20-7-04, la mancanza di cibo e’ drammatica dal momento che solo un camion è potuto entrare in Beit Hanoun. La paura delle persone di muoversi nelle strade,fa si’ che si cerchi aiuto medico solo per le emergenze gravi,se possibile. Le donne partorienti sono incapaci di raggiungere l’ospedale di Al Awda, a cinque minuti dal paese, sia per la paura che per il blocco dei militari, con delle conseguenze gravissime sulla salute delle donne, specialmente quelle con gravidanze a rischio. Per contro il traffico delle ambulanze dallo stesso ospedale verso Beit Hanoun e’ bloccato dai carri armati, con conseguente impossibilita’ di soccorso medico per chi vive dentro il paese. Oltre alla chiusura totale imposta dall’esterno,l’esercito israeliano compie incursione quotidiane all’interno di Beit Hanoun, con distruzione delle poche infrastrutture rimaste,distruzione delle coltivazioni,specialmente le serre di ortaggi,demolizioni di case e vittime civili. Quello che sta’ accadendo a Beit Hanoun e’ una tragedia umanitaria dalle proporzione enormi,con delle implicazioni e conseguenze difficilmente valutabile per la popolazione,sia al presente che negli anni futuri.e rappresenta una forma di punizione collettiva da parte di una forza occupante bandita dalle leggi internazionali. Tutta la striscia e’ sotto shock per cio’ che sta accadendo a Beit Hanoun. Poco piu’ di un mese fa’ a Rafah,nel sud della striscia,le incursioni israeliane hanno distrutto decine di abitazioni nei miserabili campi profughi di Bresil e Tel El Sultan. Oltre all’esodo drammatico di centinaia di sfollati,la popolazione rimase sotto coprifuoco per giorni,senza cibo,assistenza medica ed acqua,con le poche infrastrutture idriche distrutte dai bulldozer dello stato ebraico. Anche tg 1 e 2 furono costretti ad ammettere la tragedia umanitaria con il suo corredo di epidemie. Un gruppo di persone si riuni’ nel centro di Rafah con l’intenzione di andare a chiedere ai soldati israeliani che circondavano i campi di lasciar passare viveri e aiuti,essendo molti di loro parenti delle famiglie rimaste intrappolate all’interno degli stessi. Come il corteo si avvicino’ alle postazioni militari dell’IDF, la risposta non si fece attendere:quattro colpi di cannone sparati in sequenza da un carrarmato fecero oltre trenta morti e decine di feriti molti dei quali gravissimi. Il governo israeliano parlo’ in primis di colpi accidentali,poi di gente armata che si accompagnava ai civili e che poteva costituire una minaccia per i militari…per la sicurezza dello stato d’Israele. Nei media questa notizia fu bruciata nello spazio di un tg,c osi’ come oggi si parla dei conflitti interni all’ autorita’ nazionale palestinese, sempre piu’ invisa alla sua gente e da lei sempre piu’ lontana, o degli attentati kamikaze della resistenza o dei missili qassam, tanto artigianali quanto patetici di fronte ad uno degli eserciti piu’ avanzati del mondo. Ma di Beit Hanoun e della realta’ tremenda di un’occupazione militare che ha ridotto un’intera popolazione civile a vivere in un lager a cielo aperto chiamato ancora Palestina, si preferisce tacere.
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