La Corte israeliana esclude 30 Km di muro dell’Apartheid... E gli altri 730 Km?

Dichiarazione stampa, Campagna del PENGON contro il muro dell’Apartheid, 30 giugno 2004

 

La Corte israeliana ...
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L’alta corte occupante si è pronunciata, oggi, contro 30 km di muro, in costruzione in 7 villaggi a nord di Gerusalemme, richiedendo agli occupanti militari di presentare un nuovo tracciato fondato su “un giusto equilibrio tra ragioni di sicurezza ed umanitarie…”

Oggi, la corte ha cercato di dare l’impressione che la sicurezza non deve essere raggiunta a spese della popolazione palestinese. Quindi, ha ordinato ai militari di presentare una versione migliore di quello che sarà il percorso del muro, il muro dell’Apartheid, i cui veri obiettivi sono: circondare, imprigionare e strangolare la popolazione palestinese. Qualsiasi versione di questo progetto, pur riconsegnando alla gente una percentuale delle loro terre, illegalmente confiscate dalle forze occupanti, servirà solo ad allargare i ghetti nei quali i palestinesi saranno rinchiusi.

Questo colpo di mano della corte occupante, oramai nota per il suo ricorso alle “ragioni di sicurezza” che autorizzano i suoi militari ed il relativo governo a compiere innumerevoli violazioni in tema di diritti umani e crimini di guerra, è solo un passo indietro dettato dalle pressioni internazionali. Contrariamente a quanto le notizie riportano, questa decisione non comporta nessun significativo cambiamento, pratico o legale. Oggi, durante l’udienza, i militari tenevano strette tra le loro mani le mappe dettagliate di svariate aree della West Bank, ognuna delle quali segnata dal percorso del muro. Nessuna di quelle è stata resa pubblica e la maggior parte di esse troveranno presto applicazione.

La vera prova del fallimento della corte occupante resta nel non aver salvaguardato la vita di 13,000 palestinesi, che vivono a nord della West Bank, dalla distruzione. Questa gente, oggi, vive imprigionata nei loro villaggi, con l’obbligo di possedere un permesso per poter vivere nelle loro terre. La corte ha fallito nel non salvaguardare 73,000 agricoltori di 51 villaggi che hanno perso i loro terreni coltivati, uniche fonti di reddito. Ancora più importante, questa è la stessa corte che ha approvato la distruzione di centinaia di case a Rafah (nella Striscia di Gaza), lo scorso maggio, rendendo migliaia di palestinesi profughi per la seconda volta. Come possono i Palestinesi interpretare questa decisione, visti i tempi ed i contenuti? Sicuramente è chiaro che la corte non aveva mai cambiato improvvisamente il suo approccio rispetto alle questioni in tema di diritti per i palestinesi, violati innumerevoli volte. La decisione della corte in merito alla costruzione del muro dell’Apartheid sulle terre palestinesi evidenzia questi aspetti. Infine, rappresentando il muro la pietra angolare della bantustizzazione di ciò che resta della Palestina storica è di per sé un crimine e il suo esatto percorso acquista ben poco significato.

L’unica e pericolosa spiegazione relativa alla decisione fissata della corte è che Israele stia tentando di influenzare la Corte Internazionale di Giustizia (CIG), in attesa del parere sulla legalità del muro, che sarà pronunciato dall’Aia il prossimo 9 luglio. Seguendo la decisione di oggi, un semplice cambiamento di pochi metri consegnerà legalità al muro e nel contempo renderà più difficoltoso provare all’opinione pubblica e legale internazionale che il nuovo tragitto è illegale quanto il vecchio. Senza dimenticare che tutto ciò accade mentre i lavori per la costruzione del muro proseguono incessantemente in tutta la West Bank occupata. Israele sta recitando di fronte alla Corte Internazionale di Giustizia una tragica farsa, ipotecando il destino del popolo palestinese. La decisone della corte non è una vittoria. Per i palestinesi questa decisione ha bisogno di essere letta assieme al parere che sarà emesso dalla CIG, il quale probabilmente dichiarerà il percorso del muro illegale. Israele sta preparando un cambiamento estetico al percorso originale del muro dell’Apartheid che potrebbe invalidare formalmente qualsiasi decisione della CIG. Da evidenziare che queste modifiche non mettono assolutamente in pericolo gli obiettivi reali della costruzione del muro: ANNESSIONE MASSICCIA DEI TERRITORI OCCUPATI DELLA WEST BANK, RELATIVA GHETTIZZAZIONE, ESPULSIONE DEL POPOLO PALESTINESE.

Secondo alcune delle risoluzioni delle Nazioni Unite, i palestinesi hanno diritto ad ottenere la fine dell’occupazione, il ritorno dei profughi alle loro terre e lo smantellamento delle colonie costruite nei territori occupati nel 1967. Diminuendo il numero degli agricoltori affetti dalla costruzione del muro dell’Apartheid, seppur importante, le forze occupanti tentano di nascondere le violazioni ai diritti citati sopra. Le conseguenze saranno: CONSEGNARE LEGITTIMITA’ ALLE COLONIE COSTRUITE SUI TERRITORI PALESTINESI ILLEGALMENTE OCCUPATI NEL 1967, CANCELLARE LA COSIDDETTA “LINEA VERDE” (O LINEA DELL’ARMISTIZIO DEL 1949) ED IMPORRE ARBITRARIAMENTE NUOVE FRONTIERE, RINFORZARE L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA NELLA WEST BANK. Il muro dell’Apartheid metterà fine ad ogni futura possibilità di uno stato palestinese indipendente. Al contrario, il muro è un progetto di espulsione.

Il riconoscimento dell’illegalità di 30 km del muro dell’apartheid da parte della corte occupante deve essere interpretato nel suo reale significato: aprire ampiamente la strada ad Israele nella continuazione dei lavori per la costruzione del muro. La campagna continua la sua chiamata:

Abbattiamo il muro dell’Apartheid!
Chiediamo la fine dell’occupazione israeliana e dell’Apartheid!
Boicottiamo e sanzioniamo lo stato d’Apartheid israeliano!