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La Corte
israeliana esclude 30 Km di muro dell’Apartheid... E
gli altri 730 Km?
Dichiarazione stampa, Campagna del PENGON contro il
muro dell’Apartheid, 30 giugno 2004

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Contatti: Jamal Juma': +972-52-285-610; Campagna
contro il muro dell’Apartheid: +972-265-65-890;
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L’alta corte occupante si è pronunciata, oggi, contro 30
km di muro, in costruzione in 7 villaggi a nord di
Gerusalemme, richiedendo agli occupanti militari di
presentare un nuovo tracciato fondato su “un giusto
equilibrio tra ragioni di sicurezza ed umanitarie…”
Oggi, la corte ha cercato di dare l’impressione che la
sicurezza non deve essere raggiunta a spese della
popolazione palestinese. Quindi, ha ordinato ai militari
di presentare una versione migliore di quello che sarà
il percorso del muro, il muro dell’Apartheid, i cui veri
obiettivi sono: circondare, imprigionare e strangolare
la popolazione palestinese. Qualsiasi versione di questo
progetto, pur riconsegnando alla gente una percentuale
delle loro terre, illegalmente confiscate dalle forze
occupanti, servirà solo ad allargare i ghetti nei quali
i palestinesi saranno rinchiusi.
Questo colpo di mano della corte occupante, oramai nota
per il suo ricorso alle “ragioni di sicurezza” che
autorizzano i suoi militari ed il relativo governo a
compiere innumerevoli violazioni in tema di diritti
umani e crimini di guerra, è solo un passo indietro
dettato dalle pressioni internazionali. Contrariamente a
quanto le notizie riportano, questa decisione non
comporta nessun significativo cambiamento, pratico o
legale. Oggi, durante l’udienza, i militari tenevano
strette tra le loro mani le mappe dettagliate di
svariate aree della West Bank, ognuna delle quali
segnata dal percorso del muro. Nessuna di quelle è stata
resa pubblica e la maggior parte di esse troveranno
presto applicazione.
La vera prova del fallimento della corte occupante resta
nel non aver salvaguardato la vita di 13,000
palestinesi, che vivono a nord della West Bank, dalla
distruzione. Questa gente, oggi, vive imprigionata nei
loro villaggi, con l’obbligo di possedere un permesso
per poter vivere nelle loro terre. La corte ha fallito
nel non salvaguardare 73,000 agricoltori di 51 villaggi
che hanno perso i loro terreni coltivati, uniche fonti
di reddito. Ancora più importante, questa è la stessa
corte che ha approvato la distruzione di centinaia di
case a Rafah (nella Striscia di Gaza), lo scorso maggio,
rendendo migliaia di palestinesi profughi per la seconda
volta. Come possono i Palestinesi interpretare questa
decisione, visti i tempi ed i contenuti? Sicuramente è
chiaro che la corte non aveva mai cambiato
improvvisamente il suo approccio rispetto alle questioni
in tema di diritti per i palestinesi, violati
innumerevoli volte. La decisione della corte in merito
alla costruzione del muro dell’Apartheid sulle terre
palestinesi evidenzia questi aspetti. Infine,
rappresentando il muro la pietra angolare della
bantustizzazione di ciò che resta della Palestina
storica è di per sé un crimine e il suo esatto percorso
acquista ben poco significato.
L’unica e pericolosa spiegazione relativa alla decisione
fissata della corte è che Israele stia tentando di
influenzare la Corte Internazionale di Giustizia (CIG),
in attesa del parere sulla legalità del muro, che sarà
pronunciato dall’Aia il prossimo 9 luglio. Seguendo la
decisione di oggi, un semplice cambiamento di pochi
metri consegnerà legalità al muro e nel contempo renderà
più difficoltoso provare all’opinione pubblica e legale
internazionale che il nuovo tragitto è illegale quanto
il vecchio. Senza dimenticare che tutto ciò accade
mentre i lavori per la costruzione del muro proseguono
incessantemente in tutta la West Bank occupata. Israele
sta recitando di fronte alla Corte Internazionale di
Giustizia una tragica farsa, ipotecando il destino del
popolo palestinese. La decisone della corte non è una
vittoria. Per i palestinesi questa decisione ha bisogno
di essere letta assieme al parere che sarà emesso dalla
CIG, il quale probabilmente dichiarerà il percorso del
muro illegale. Israele sta preparando un cambiamento
estetico al percorso originale del muro dell’Apartheid
che potrebbe invalidare formalmente qualsiasi decisione
della CIG. Da evidenziare che queste modifiche non
mettono assolutamente in pericolo gli obiettivi reali
della costruzione del muro: ANNESSIONE MASSICCIA DEI
TERRITORI OCCUPATI DELLA WEST BANK, RELATIVA
GHETTIZZAZIONE, ESPULSIONE DEL POPOLO PALESTINESE.
Secondo alcune delle risoluzioni delle Nazioni Unite, i
palestinesi hanno diritto ad ottenere la fine
dell’occupazione, il ritorno dei profughi alle loro
terre e lo smantellamento delle colonie costruite nei
territori occupati nel 1967. Diminuendo il numero degli
agricoltori affetti dalla costruzione del muro
dell’Apartheid, seppur importante, le forze occupanti
tentano di nascondere le violazioni ai diritti citati
sopra. Le conseguenze saranno: CONSEGNARE LEGITTIMITA’
ALLE COLONIE COSTRUITE SUI TERRITORI PALESTINESI
ILLEGALMENTE OCCUPATI NEL 1967, CANCELLARE LA COSIDDETTA
“LINEA VERDE” (O LINEA DELL’ARMISTIZIO DEL 1949) ED
IMPORRE ARBITRARIAMENTE NUOVE FRONTIERE, RINFORZARE
L’OCCUPAZIONE ISRAELIANA NELLA WEST BANK. Il muro
dell’Apartheid metterà fine ad ogni futura possibilità
di uno stato palestinese indipendente. Al contrario, il
muro è un progetto di espulsione.
Il riconoscimento dell’illegalità di 30 km del muro
dell’apartheid da parte della corte occupante deve
essere interpretato nel suo reale significato: aprire
ampiamente la strada ad Israele nella continuazione dei
lavori per la costruzione del muro. La campagna continua
la sua chiamata:
Abbattiamo il muro dell’Apartheid!
Chiediamo la fine dell’occupazione israeliana e
dell’Apartheid!
Boicottiamo e sanzioniamo lo stato d’Apartheid
israeliano! |
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