LE CONDIZIONI DI BARGHOUTI

Ramallah

Marwan Barghouthi, il leader del movimento Fatah in Cisgiordania, detenuto da quasi tre anni nelle carceri israeliane, ha posto nove condizioni per ritirare la sua candidatura alle elezioni presidenziali dell'autorità palestinese previste per il 9 gennaio, come rivelano fonti vicine al leader prigioniero.
La candidatura di Barghouthi ha messo in difficoltà i vertici di Al Fatah, che hanno dichiarato che il capo del comitato esecutivo dell'OLP Mahmoud Abbas (Abu Mazen) era il loro unico candidato alle presidenziali.
Le fonti dicono che Barghouthi ha indirizzato un messaggio alla direzione palestinese chiedendo l'inclusione del diritto dei Palestinesi alla resistenza contro l'occupazione nel principale programma politico di Fatah.
Barghouti ha chiesto anche di adottare l’Intifada come un movimento per l'indipendenza e di esplicitare il diritto al ritorno dei profughi e Gerusalemme nel programma politico di Abu Mazen.
Barghouthi ha anche rifiutato ogni accordo parziale con gli occupanti, chiesto un calendario preciso per la liberazione di tutti i prigionieri e la fine degli omicidi.
Le richieste includono anche il permesso di ritorno per quelli che sono stati banditi dalla Chiesa della Natività di Betlemme più di due anni fa, la ristrutturazione dell'OLP e il rafforzamento delle fazioni della resistenza con Al Fatah.
Le fonti sottolineano che un certo numero di membri del comitato centrale di Fatah avevano pianificato di visitare Barghouthi nella sua prigione sionista, dove sta scontando cinque ergastoli, per convincerlo a ritirare la sua candidatura, nella convinzione che la competizione possa danneggiare le possibilità di Abu Mazen.
12 dicembre 2004

Fin qui, il testo diffuso dal Centro Palestinese di Informazione, l'agenzia palestinese che quotidianamente informa - in arabo, inglese, francese, persiano, urdu, indonesiano e russo - sulla situazione in Palestina e sulle operazioni della resistenza palestinese. Lo pubblichiamo perchè rappresenta un elemento di chiarimento in una situazione confusa, che in molti tentano di rendere ancora più confusa.
Da quanto abbiamo letto, appare sempre più chiaro il senso dell'iniziativa di Marwan Barghouti e dei suoi sostenitori: impedire che, con l'elezione di Abu Mazen, prenda il via l'ennesima fase di "negoziati" estenuanti e inconcludenti, utili solo ad allontanare l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale ed a coinvolgere l'autorità palestinese nella repressione dell'Intifada, come già avvenuto negli anni successivi agli accordi di Oslo. Poiché Barghouti è stato un protagonista di quella stagione, è probabile che non intenda ripeterne gli errori, cercando di vincolare la ripresa dei "negoziati" ad alcuni punti precisi, contrariamente a quanto sta facendo Abu Mazen, dalla bocca del quale non è ancora uscita una parola di riprovazione per il persistere della politica genocida sionista ma, al contrario, sono usciti giudizi inqualificabili sulla resistenza del suo stesso popolo.