NIRENSTEIN E GAGLIARDI COMPAGNE DI MERENDE

L’intervista di Rina Gagliardi a Fiamma Nirenstein pubblicata il 27 novembre 2004 su Liberazione è effettivamente "faziosa", come ha voluto sottolineare la stessa autrice. E’, infatti, un intervento sfacciatamente filoisraeliano, malamente mascherato da confronto fra opzioni diverse: in realtà, Rina Gagliardi la pensa esattamente come Fiamma Nirenstein.
C’è un punto dell’intervista dove Gagliardi non riesce proprio a mimetizzarsi, ed è un punto che investe il cuore della questione emersa a seguito delle affermazioni di Ali Rashid nella trasmissione radiofonica che gli è valsa una richiesta di espulsione dal nostro Paese. Il punto è quello dove Rina Gagliardi descrive la colonia ebraica di Ghilo – dove risiede Fiamma Nirenstein, che dunque a buon diritto Ali Rashid ha definito "colona" – come "un quartiere di confine (di Gerusalemme, n.d.r.), che sta forse tutto dentro la linea verde".
I casi sono due: o Rina Gagliardi non ha idea di cosa stia scrivendo, oppure partecipa consapevolmente alla martellante campagna propagandistica tesa a legittimare l’esistenza delle colonie sioniste, sfumandone la realtà.
Ghilo è a tutti gli effetti (compresi quelli giuridici) un insediamento ebraico illegale, costruito dagli Israeliani sui territori occupati nel 1967. Il motivo per cui Fiamma Nirenstein nega di essere una colona è squisitamente strumentale alle ragioni israeliane: Ghilo sorge nell’area di Gerusalemme che Israele ha unilateralmente annesso e dichiarato propria capitale, anche qui in violazione del diritto internazionale, tanto è vero che nessuno Stato al mondo - nemmeno gli USA! – ha riconosciuto questo atto di forza, e le ambasciate presso Israele continuano a trovarsi nella capitale riconosciuta Tel Aviv. Si tratta di un fatto noto a tutti, per cui è sorprendente che Rina Gagliardi mostri di ignorarlo.
In particolare, lo status di Ghilo è talmente noto che – con l’esclusione dei propagandisti sionisti – nessuno esita a definirlo per quello che è: una colonia, un insediamento ebraico, un settlement. La Stampa – cioè lo stesso giornale dove scrive la signora Nirenstein – scriveva nel gennaio 2002 che "I rioni di Neve Yaakov, Pisgat Zeev, Harmon ha Natziv, Ramot e Ghilo si trovano tutti in zone occupate dopo la guerra del 1967"; persino La Padania – organo di un partito membro del governo più filoisraeliano della storia italiana – nel luglio 2001 parla del "rione ebraico di Ghilo, nella zona est di Gerusalemme, occupata da Israele nel 1967"; nell’agosto dello stesso anno, Rai News 24 parla dell’ "insediamento di coloni ebrei a Ghilo" mentre, per quello che riguarda le abitudini dei simpatici concittadini della signora Nirenstein, ci affidiamo ad una breve descrizione diffusa dai volontari di "Operazione Colomba", gruppo di volontariato cattolico nonviolento: " La giornata non promette bene, piove, fa freddo, passiamo il check-point a piedi e a Beit Jalla ci accoglie il sindaco con un discorso ufficiale, poi con un amico, e Marie, l'interprete, cominciamo il giro per la città. E' costruita su un territorio vasto, per lo più in salita, ci abitano circa 15.000 persone. La collina di fronte, più alta, teoricamente apparterrebbe agli abitanti di Beit Jalla che vi coltivavano ulivi e meli, in pratica è stata confiscata da un insediamento di coloni israeliani: Ghilo. Girare Beit Jalla in macchina è quasi impossibile, ogni strada è bloccata da check-point o da massi e barricate. Gli israeliani non si vedono fisicamente, ma sono una presenzacostante e minacciosa: "Ci dominano dall'alto di Ghilo, ci impediscono di muoverci con i check-point, ci ostacolano con i massi per strada, ci sorprendono con raid notturni punitivi"".
A conti fatti, tutta l’intervista di Gagliardi non è altro che un’ulteriore tribuna offerta alle tesi aberranti della signora Nirenstein, cui l’autrice oppone (si fa per dire) una critica che più blanda e comprensiva non potrebbe essere, fino ad eliminare ogni traccia di dissenso quando, nella parte finale, riporta fedelmente tutti i punti a sostegno della tesi per cui la colona è persuasa dell’esistenza dell’antisemitismo e del suo allignare a sinistra, per arrivare a rassicurare che anche lei, Gagliardi, vede questa barbarie e cerca di battersi contro di essa, "prima che sia troppo tardi".
Naturalmente, il quotidiano del PRC si guarda bene dall’informare della presenza in Italia di un gruppo di bambini provenienti dal campo profughi di Chatila, in occasione del 29 novembre, giornata dell’ONU dedicata ai Palestinesi; meno che mai, il quotidiano del PRC informa del trattamento che il sindaco Veltroni ha riservato a quei bambini, ignorandoli e non programmando nemmeno di riceverli in Campidoglio, nonostante il loro viaggio a Roma sia stato patrocinato anche dal Comune. Per fortuna, fra gli amministratori della capitale c’è ancora qualcuno che non subordina il proprio senso civico e la propria umanità ai dettami della potente comunità sionista locale: appreso dell’incredibile atteggiamento del sindaco, il Presidente della Commissione Scuola del Comune (Adriana Spera, PRC) e il Vicepresidente (Dino Gasbarri, DS) hanno immediatamente organizzato un incontro ufficiale con i bambini di Chatila. Unitamente ad un intervento molto determinato del consigliere disobbediente Nunzio D’Erme, questo ha costretto Veltroni ad aprire le porte del Campidoglio ai bambini di Chatila, risparmiando alla città l’umiliazione di vedere la massima istituzione cittadina subordinata ai diktat sionisti… come Rina Gagliardi.