PALESTINA OSCURATA: DOPO LA FRANCIA, L’ITALIA?
E’ ormai da un bel po’ di tempo che sono costretto ad
interrogarmi sui motivi alla radice della difficoltà con cui la sinistra
italiana – sia quella "moderata" che quella "alternativa" - si rapporta alla
questione palestinese, spesso optando per il silenzio o per la condanna del
"terrorismo palestinese", quasi mai intervenendo per denunciare l’occupazione
militare e coloniale israeliana. Anche ora, di fronte all’abnorme violenza
rappresentata dal Muro dell’Apartheid, non si vedono grandi prese di posizione,
proposte di iniziativa, appelli e meno che mai mobilitazioni. I Palestinesi non
sono forse mai stati così soli nella loro pur lunga lotta per non essere
cancellati dalla loro terra e dalla storia, che è poi l’obiettivo perseguito con
fanatica determinazione da generazioni di sionisti.
Non trovo risposte soddisfacenti. Il silenzio complice su una pulizia etnica che
dura da più di mezzo secolo non si può spiegare solo con il mediocre livello
culturale di un ceto politico che, per esempio, non è in grado nemmeno di
comprendere la differenza che esiste fra l’ebraismo e il sionismo, affrettandosi
a bollare come antisemita e antiebraico tout court chiunque avversi un’ideologia
e un orientamento politico quale è il sionismo; il che sarebbe come definire
anti – italiano chiunque detesti il fascismo o anti – americano chi non si
identifica con i neoconservatori di Bush e Wolfovitz.
Forse, una spiegazione va cercata nella potenza delle lobby sioniste, che in
larga misura coincidono con i gruppi di pressione e i think tank neoconservatori
diffusi in tutto il mondo a sostegno dei progetti dell’estrema destra oggi al
governo negli USA e in Israele. Non è un mistero che queste lobby, nel nostro
Paese, abbiano conquistato posizioni chiave in molti settori strategici,
particolarmente in quello delle comunicazioni di massa, dove autorevoli
esponenti sono inseriti nelle direzioni e nelle redazioni dei telegiornali e dei
quotidiani, tanto di destra che di sinistra.
Ora, l’oscuramento della questione palestinese sembra entrato in una nuova fase,
passando dal controllo e dalla manipolazione degli organi di informazione
all’annientamento delle fonti informative alternative; questo salto di qualità
non si è ancora verificato in Italia, ma in Francia ha già assunto dimensioni
più che preoccupanti.
Dall’inizio della seconda Intifada, vi sono stati episodi che hanno coinvolto
librerie e radio alternative, dinamitate da estremisti ebraici; si è trattato di
attacchi gravi ma sporadici, anche perché azioni così plateali ottenevano il
risultato opposto a quello voluto, non raggiungendo l’obiettivo
dell’intimidazione e provocando sentimenti di solidarietà verso le vittime e di
condanna verso gli attentatori. Nelle ultime settimane, invece, sono stati presi
di mira e ridotti al silenzio i più importanti siti internet francesi che
informano sulla questione palestinese; alcuni sono riusciti a tornare visibili,
ma il portale più frequentato e completo, Solidaritè Palestine, è tuttora
completamente oscurato.
Oltre a Solidaritè Palestine, gli hackers con la kippà sono riusciti ad oscurare
temporaneamente, in coincidenza con le elezioni europee, il sito della lista
Euro – Palestine, quello dell’artista arabo-francese Dieudonnè, il sito islamico
francofono Oumma e quello del Coordinamento delle Associazioni per una Pace
Giusta in Medio Oriente. I commenti sono concordi nell’affermare che si è
trattato di attacchi coordinati e molto "professionali", che dimostrano
un’elevata disponibilità di mezzi e risorse da parte degli autori. Solidaritè
Palestine è oscurato dalla seconda metà di maggio e nemmeno il cambiamento di
indirizzo, avvenuto il 16 giugno, sembra aver prodotto risultati, perché il sito
è tuttora irraggiungibile.
L’oscuramento di Solidaritè Palestine è particolarmente grave perché si tratta
del principale mezzo di informazione in Francia – e non solo - sulla questione
palestinese, uno strumento indispensabile per chiunque voglia conoscere la
realtà di quel conflitto e le opinioni dei diversi protagonisti; è grazie a
Solidaritè Palestine, per esempio, che gli articoli del pacifista israeliano Uri
Avnery vengono tradotti in francese e diffusi in quel Paese e in altri, come è
sempre grazie a Solidaritè Palestine che è possibile conoscere giorno per giorno
la realtà dei Territori Occupati, dei profughi, dei movimenti israeliani contro
l’occupazione, delle diverse attività di solidarietà e di informazione nella
maggior parte del mondo totalmente o parzialmente francofono, dal Belgio al
Canada e al Marocco.
Lo scopo di questo intervento è, per così dire, preventivo; visti gli ottimi
risultati ottenuti in Francia, non è da escludere che anche in Italia si
verifichino attacchi simili e gli strumenti per contrastarli sono, purtroppo,
poco efficaci.
La sola risposta veramente efficace è quella di pretendere che anche i grandi
mezzi di informazione, e in particolare quelli di proprietà pubblica, tornino ad
informare con un minimo di onestà su quello che avviene in un piccolo territorio
dove ogni giorno le truppe di occupazione e i coloni paramilitari assassinano
gente, demoliscono case, requisiscono terreni, distruggono ulivi e campi
coltivati, sparano sulle ambulanze, torturano e – non dimentichiamolo, per
favore – ogni giorno procede la costruzione del Muro dell’Apartheid, che sta
trasformando le città e i villaggi della Palestina occupata nei più grandi campi
di internamento che la storia ricordi. In fondo, è naturale che gli autori di
questo scempio e i loro complici internazionali vogliano riparare le loro gesta
dietro una spessa cortina di silenzio e di omertà; facciamo in modo che non ci
riescano.
Germano Monti – Forum Palestina
SOLIDARITE' PALESTINE RIDOTTO AL SILENZIO. IL COMUNICATO DELLA REDAZIONE.
Appena 48 ore dopo
essere stato rimesso in linea, con un nuovo dominio e con un altro
provider, il sito Solidarité-Palestine è da tre giorni obiettivo di un
nuovo attacco, particolarmente virulento.
Al contrario dei due primi attacchi che hanno ridotto il sito al
silenzio, quest'ultimo è stato rivendicato da un'associazione che dice
di chiamarsi «berg-Pearl», e afferma che continuerà gli attacchi al
provider «24 ore su 24 e 7 giorni su 7» fino a quando il provider stesso
non avrà soppresso questo «sito straccione» e «antisemita» (sic).
Per porre termine il più rapidamente possibile al considerevole
pregiudizio subito dal provider e da tutti i suoi clienti, abbiamo
deciso di comune accordo di disattivare il sito Solidarité-Palestine. Il
provider ha depositato alla Brigata Centrale per la Repressione della
Criminalità Informatica una denuncia contro ignoti ai sensi degli
articoli dal 323-1 al 323-7 del codice penale.
Noi faremo tutto il possibile per combattere quelli che, in nome della
difesa incondizionata della politica di Israele, praticano l'invettiva,
la minaccia e il terrorismo virtuale per ridurre al silenzio un sito che
dall'inizio della seconda Intifada costituisce ul luogo pluralista di
scambio e di analisi, aperto alle diverse correnti, movimenti ed idee
che attraversano la lotta contro l'occupazione e la colonizzazione,
senza esclusioni e con la costante preoccupazione di denunciare tutti i
razzismi e tutte le ingiustizie.
L'équipe di Solidarité-Palestine
Nivelles, 17 giugno 2004
Traduzione di Germano Monti