IL RAZZISMO ANTIPALESTINESE NELLA ROMA DI VELTRONI
Di Germano Monti
La
vicenda denunciata ieri dal Forum Palestina e ripresa oggi dalle cronache romane
dei maggiori quotidiani, merita una riflessione approfondita. Il fatto, in
quanto tale, è di grande semplicità: da alcuni giorni, è in Italia un gruppo di
bambini palestinesi del campo di Chatila, tristemente famoso per le condizioni
di vita dei suoi abitanti e per il massacro di cui furono vittime in 3.000 nel
1982, quando gli Israeliani invasero il Libano e, guidati da Sharon, aiutarono
le milizie fasciste libanesi ad assaltare i campi di Sabra e Chatila, lasciati
colpevolmente indifesi dalle truppe italiane, francesi ed americane che
avrebbero dovuto proteggerli dopo la partenza dei fedayn dell'OLP e di Arafat.
Nonostante le insistenze di molti e nonostante la tradizione di accoglienza
verso i bambini del Comune di Roma, il sindaco Veltroni non ha trovato un minuto
di tempo per un piccolo saluto ai bambini di Chatila; a questo comportamento
spregevole, indegno di una città civile, hanno tentato di mettere riparo in
pochi, che voglio menzionare non per far loro pubblicità, ma perchè comportarsi
diversamente da Veltroni è di per sé cosa buona e giusta e meritevole di
rispetto. I Consiglieri Adriana Spera (PRC) e Dino Gasbarri (DS) hanno ricevuto
i bambini di Chatila a nome della Commissione Scuola del Comune, mentre il
Consigliere Disobbediente Nunzio D'Erme ha organizzato un incontro con il
Vicesindaco, Maria Pia Garavaglia, cattolica, che dal
novembre del 1997 è
vicepresidente della Federazione internazionale società di Croce Rossa e
Mezzaluna rossa. L'incontro doveva avvenire, per l'appunto, la mattina di
martedì 30 novembre.
L'incontro non è potuto avvenire, perchè i tre accompagnatori dei bambini sono
stati fermati da una pattuglia della polizia e trattenuti per un'ora e mezza,
facendo così saltare l'appuntamento. La dinamica del fermo è molto interessante:
i bambini erano alloggiati presso una pensione nel quartiere di Trastevere, a
qualche centinaio di metri dall'edificio della più importante scuola ebraica
della città, e i tre accompagnatori, che stavano andando a prenderli, sono stati
fermati esattamente di fronte al portone della scuola, ad opera dei poliziotti
incaricati della sorveglianza dell'istituto. Per tutta la durata dei
"controlli", personale della scuola ebraica ha "collaborato" attivamente con i
poliziotti, che si sono decisi a lasciare andare i tre accompagnatori solo dopo
un intervento diretto della Questura, nel frattempo informata dell'enormità che
stava accadendo. Prima dell'intervento della Questura, a nulla sono servite le
spiegazioni degli accompagnatori (Palestinesi con cittadinanza italiana) e la
comunicazione che erano attesi in Campidoglio, anzi: i solerti tutori
dell'ordine hanno pensato bene di perquisire i tre e di apostrofarli con inviti
a non transitare più da quelle parti, arrivando a rimproverarli per aver fatto
alloggiare dei Palestinesi così vicino ad un'istituzione ebraica.
Sulla vicenda del fermo è stata presentata un'interrogazione urgente dal
deputato verde Mauro Bulgarelli ed un'altra iniziativa è stata annunciata dal
senatore del PdCI Pagliarulo, mentre sia Adriana Spera che Nunzio D'Erme hanno
dichiarato che chiederanno conto al sindaco Veltroni del suo negarsi
all'incontro con i bambini di Chatila. Naturalmente, il portavoce della comunità
ebraica romana, Riccardo Pacifici, ha ringraziato le forze dell'ordine.
Gli elementi di riflessione non mancano: il sindaco Veltroni ("uomo di pace",
secondo Fausto Bertinotti) ha colto un'altra occasione per mostrare la sua
propensione filoisraeliana, ignorando la presenza nella sua città di bambini
palestinesi, dopo aver ricevuto in pompa magna il presidente del parlamento
israeliano e l'ambasciatore di Tel Aviv; la comunità ebraica romana,
egemonizzata dai sionisti, ha dato l'ennesima dimostrazione della propria forza,
dando ordini a poliziotti che, dal canto loro, avrebbero bisogno di qualcuno che
gli ricordi che lo stipendio glielo paga la Repubblica Italiana, non lo Stato
ebraico; infine, si conferma la tendenza a considerare alcune zone di Roma come
interdette non solo alle manifestazioni, ma persino al transito di Palestinesi
e, magari, ragazzi con la kefiah. A dare retta ai poliziotti di cui sopra, poi,
per scegliere una pensione dove dormire bisognerà chiedere l'autorizzazione
rabbinica.
Se non vi fosse stata la pronta denuncia pubblica del Forum Palestina, questa
vicenda sarebbe stata ignorata, come vengono ignorati i mille atti di
intolleranza e razzismo antiarabo ed antiislamico che vanno ad irrobustire il
retroterra culturale della guerra di civiltà. Anche il forsennato attacco contro
Ali Rashid, a conti fatti, è stato contrastato molto debolmente, e sul
quotidiano del PRC mi è persino toccato di leggere due pagine intere traboccanti
di mistificazioni e di "comprensione" verso Fiamma Nirenstein, furibonda colona
sionista (checché ne dica Rina Gagliardi), coerentemente pasionaria della guerra
preventiva e permanente. Opporsi al dilagare del pregiudizio e del razzismo è
una priorità assoluta; le prime vittime del pregiudizio e del razzismo, oggi,
sono i Palestinesi, nella loro stessa terra ma anche nella Roma di Veltroni.
Roma - 1 dicembre 2004