Sinistra per Israele non è un ossimoro?

Crediamo non siano molti quelli che abbiano mai sentito parlare di un'associazione chiamata "Sinistra per Israele". In effetti, l'attività di questa associazione non sembra particolarmente intensa, limitandosi a qualche convegno e alcuni comunicati stampa. Tuttavia, è interessante vedere chi sono i componenti dell'associazione, naturalmente non prima di aver dato un'occhiata al suo documento fondativo, che, mettendo subito le mani avanti, vuol chiarire sin dall'incipit che "Sinistra per Israele" non è un ossimoro.
Dal documento fondativo dell'associazione estrapoliamo alcuni articoli che riteniamo particolarmente significativi... per quanto già l'art. 1 ci sembri illuminante. Abbiamo evidenziato in rosso i passaggi più eloquenti.

1 - Sinistra per Israele

Sinistra per Israele, che raccoglie il testimone dal gruppo omonimo costituitosi all'indomani della guerra dei sei giorni, si propone due obiettivi: sviluppare la conoscenza delle posizioni della sinistra israeliana e la solidarietà nei confronti del "campo della pace" in Israele, contrastare i pregiudizi antiisraeliani, antisionisti e talora perfino antisemiti che albergano anche in una parte consistente della sinistra italiana.
Questo antagonismo da sinistra verso Israele fonda le sue radici nella guerra fredda e oggi acquisisce nuovo vigore sull'onda di un rinnovato massimalismo terzomondista.
Ritrovare e rinnovare le ragioni della solidarietà fra la sinistra e Israele è necessario, oltre che per non essere complici di una serie di falsi storici, anche nel nome della pace la cui costruzione non può prescindere dalla corretta interpretazione di ciò che è accaduto e di cosa sta realmente accadendo.

2 - L'errore del pregiudizio antiisraeliano

Sempre più sovente le legittime critiche a talune scelte dei governi israeliani e le pur condivisibili rivendicazioni per i palestinesi degenerano in un sostanziale rifiuto di Israele come nazione.
Riteniamo che questo atteggiamento sia da combattere politicamente; innanzi tutto perché noi, proprio perché di sinistra, sentiamo un legame particolare verso Israele, verso la sua storia, le sue istituzioni democratiche, la sua società pluralista. Israele è uno straordinario esempio di come una democrazia sia caparbiamente nata e si sia sviluppata, per scelta, in un contesto fortemente ostile.
Inoltre l'atteggiamento aprioristicamente antiisraeliano sposta l'attenzione dell'opinione pubblica dalla richiesta che il governo di Israele compia i passi necessari in direzione della pace, quali la creazione di un confine ed il ritiro dalle colonie, ad un generico e indiscriminato attacco allo Stato di Israele, (come testimoniano gli assurdi appelli al boicottaggio), con il risultato di rafforzare la destra israeliana, aumentando il senso di isolamento e l'illusione dell'autosufficienza.
Sinistra per Israele rifiuta che vi sia solo l'alternativa tra accettare qualsiasi decisione e comportamento dello stato di Israele, pena l'accusa di essere filoterroristi, ed il sostegno incondizionato alle posizioni ed alle rivendicazioni palestinesi ed alla conseguente mitizzazione della loro lotta. Entrambe queste posizioni non riconoscono l'avversario, giustificano i comportamenti della propria parte come reazione a quelli degli altri; in sintesi sono generate dall'accettazione della logica del conflitto e a loro volta generano conflitto.

(...)

5 - La falsa simmetria

I governi di Israele hanno gravi responsabilità a partire dalla costruzione e dal finanziamento degli insediamenti così come certe azioni di forza nei territori occupati; ancor più l'oppressione, le restrizioni e le umiliazioni che la rioccupazione dei territori infligge all'intera popolazione civile palestinese, non solo non avvicinano lo sbocco politico del conflitto, ma finiscono per alimentare il consenso al terrorismo.
La radice del terrorismo, però, non può essere individuata nell'occupazione della Cisgiordania e di Gaza Il terrorismo nasce da un sentimento di totale rifiuto dello stato di Israele, e come tale non può essere giustificato, o anche solo considerato, come risposta ad una pur criticabile politica di repressione.
Bisogna fare i conti con il dato storico che una parte della società palestinese non ha mai accettato e non è ancora oggi disposta ad accettare l'esistenza dello Stato d'Israele e non condivide la soluzione "due popoli due stati".

6 - Le responsabilità del fallimento della "pace di Oslo"

Occorre affermare che il rifiuto degli accordi proposti nel 2000 a Camp David e a Taba – un traguardo positivo finalmente raggiungibile dopo anni di progressi stentati, alternati da inadempienze e contraddizioni da ambo le parti – è stato un errore gravissimo che è responsabilità soprattutto di Arafat.
Sulla dirigenza palestinese andavano fatte, soprattutto da parte della sinistra e del movimento pacifista internazionale, forti pressioni per chiudere quell'accordo, e comunque perché non venisse abbandonato il processo di pace e perché non vi fosse la regressione al piano della violenza e del terrore.
Negare o non ricordare ciò significa porre le basi per il fallimento di futuri piani di pace.

Chi volesse leggere per intero il documento e saperne di più sull'associazione e le sue attività, può visitare il sito www.sinistraperisraele.it; a noi ora interessa esaminare due aspetti della questione: l'impostazione dell'associazione e i suoi aderenti.

L'impostazione dell'associazione appare evidente dalla lettura dell'atto fondativo: a parte alcune concessioni formali alla retorica sinistrese della tolleranza, dell'accettazione del diverso e del rifiuto della violenza, che tanto non costano niente, appena si scende nel concreto si fa sapere che l'antagonismo di sinistra verso Israele è nipote della guerra fredda e figlio di un non meglio identificato "rinnovato massimalismo terzomondista". Di conseguenza, quasi sempre le critiche ai governi israeliani degenerano nel rifiuto di Israele in quanto tale, il che è gravissimo perché Israele è uno stato democratico e una società pluralista (chiedere, per conferma, ai cittadini arabi israeliani, n.d.r.).
Stabilite queste premesse, appare ovvio che la causa della violenza non può essere l'occupazione israeliana dei territori palestinesi, con il suo corollario di lutti e devastazioni: la causa della violenza, o meglio del terrorismo, è il  "sentimento di totale rifiuto dello stato di Israele".
Naturalmente, il fallimento delle trattative condotte nel 2000 a Camp David e Taba "è stato un errore gravissimo che è responsabilità soprattutto di Arafat". Con la perentorietà tipica dei sionisti, si chiosa che "Negare o non ricordare ciò significa porre le basi per il fallimento di futuri piani di pace".
Le responsabilità dello stato di Israele sono ridotte al minimo: nel documento della Sinistra per Israele non vi è cenno al continuo ed esasperante sabotaggio dell'applicazione degli accordi di Oslo e persino le feroci violenze contro la popolazione palestinese vengono derubricate ad "azioni di forza". Non c'è da stupirsi, quindi, che il documento fondativo di questa emerita associazione non contenga alcun riferimento all'assassinio del premier israeliano e fautore degli accordi di Oslo Itzak Rabin, probabilmente perché la responsabilità di quell'assassinio - opera di un estremista ebreo tuttora venerato nelle colonie sioniste - non può essere ascritta ad Arafat, che con Rabin ha condiviso il Premio Nobel per la pace.

Ma l'aspetto più interessante dell'intera vicenda non è costituito dall'impostazione dell'associazione, quanto dalla qualità dei suoi aderenti, fra i quali meritano di essere citati il segretario nazionale dei DS, On.le Piero Fassino, il parlamentare DS Giuseppe Caldarola, il capogruppo DS al Comune di Milano Emanuele Fiano, l'ex consigliere comunale DS di Roma Victor Magiar, il direttore della rivista "Diario" Enrico Deaglio, il deputato della Margherita Gianni Vernetti e Aldo Aniasi, presidente della Federazione Italiana Associazioni Partigiane, nonchè ex sindaco socialista di Milano.
Per questi signori, gli appelli per il boicottaggio dell'economia di guerra israeliana sono "assurdi" e le manifestazioni contro il Muro dell'Apartheid ripropongono "una visione unilaterale e caricaturale, che addita Israele come unico ostacolo alla pace ed individua nella parte palestinese l'unico diritto conculcato e da tutelare. In tal modo non si prendono le distanze dall'atteggiamento ostile verso Israele di certa sinistra, in particolare di quella che si definisce antagonista ed alternativa: una sinistra che a volte si definisce non violenta, ma che inneggia all'Intifada e non condanna il terrorismo" (comunicato della Sinistra per Israele in merito alle manifestazioni di novembre contro il Muro dell'Apartheid, pubblicato da www.opinione.it).
Le performance filoisraeliane di Fassino, Caldarola, Magiar & Co. sono note, ma nessuno ha mai messo in luce come proprio questi signori siano fra i maggiori sponsor della cooptazione di Rifondazione Comunista nell'alleanza di centrosinistra: in particolare, Peppino Caldarola è il più convinto sostenitore della "innocuità" di un Bertinotti affidabile partner per il futuro governo ulivista. Ricordiamo tutti le appassionate parole del segretario del PRC dalla tribuna del V congresso ("Siamo tutti ebrei!") e la sua fervente presa di posizione in difesa del collega diessino contestato alla manifestazione pacifista dello scorso 20 marzo, senza naturalmente dimenticare le mille ambiguità della maggioranza bertinottiana del PRC sulla questione palestinese, fino alla clamorosa dissociazione dalla manifestazione nazionale contro il Muro dell'Apartheid dell'8 novembre 2003, in curiosa sintonia con le posizioni espresse dalla cosiddetta Sinistra per Israele.