Il 18 novembre a Roma manifestazione nazionale per la Palestina
Coerentemente con quanto discusso e deciso nell’assemblea nazionale del 16 settembre a Roma, stiamo cominciando a mettere in campo i passaggi per la manifestazione nazionale del 18 novembre. E’ auspicabile che già dalla prossima settimana si tengano delle riunioni nelle varie città per preparare la riunione nazionale di domenica 5 novembre a Firenze (Dopolavoro Ferroviario, via Alemanni 5, vicino alla stazione centrale, alle ore 10.00) e arrivare a questa data con resoconti delle riunioni cittadine e proposte concrete. Nei prossimi giorni verrà aperta la casella di posta elettronica per la manifestazione per raccogliere le adesioni e fornire informazioni utili.
Come sapete, da alcuni anni a novembre si svolgono manifestazioni a livello internazionale promosse dalla Campagna contro il Muro (www.stopthewall.org ). E’ già passato per l’Italia (Parma) Jamal Juma presidente della campagna internazionale contro il Muro. Un altro compagno palestinese della campagna dovrebbe venire in Italia a novembre.
Lo scorso anno avevamo preferito rinviare l’appuntamento nazionale a febbraio (manifestazione del 18 febbraio) perché alcune condizioni politiche e organizzative erano venute a mancare e abbiamo ripiegato su una due giorni dedicata ai prigionieri politici e ai profughi palestinesi con la presenza di Fadwa Bargouti e Salah Salah.
Quest’anno – al contrario – ci sembra che occorra essere estremamente determinati non solo nel riproporre la lotta del popolo palestinese come fattore centrale dell’agenda politica e internazionale, ma che occorra mettere in campo una forte iniziativa tesa a recidere ogni legame di complicità tra l’Italia con l’occupazione militare e coloniale israeliana della Palestina e con la politica aggressiva contro il Libano, la Siria e l’Iran da parte del governo israeliano.
In questo senso ci sembra che il punto qualificante della manifestazione del 18 novembre debba essere la richiesta al governo Prodi di revocare l’accordo militare Italia-Israele ormai operativo. Dopo l’aggressione al Libano e con la presenza di truppe italiane di “interposizione” sul territorio libanese, è inaccettabile che l’Italia continui ad avere rapporti militari con uno Stato aggressore e bellicista. Su questo accordo militare stiamo approntando del materiale (una scheda semplice e un piccolo dossier più ampio) che potrà essere utilizzato nelle varie realtà a livello informativo.
Parallelamente riteniamo che occorra cominciare a recidere anche i legami economico-commerciali tra istituzioni italiane e israeliane (es: l’accordo Lisite della Regione Lazio o l’accordo Save the Children della Regione Toscana con Israele). La campagna “O le sanzioni o il boicottaggio” contro l’economia di guerra israeliana, deve cominciare a concretizzarsi sia a livello nazionale sia a livello locale.
Questi punti saranno aggiuntivi alla piattaforma storica su cui siamo scesi in piazza in questi cinque anni e che, purtroppo, mantiene tutta la sua attualità: dallo smantellamento del Muro dell’apartheid al ritiro delle colonie dai Territori Palestinesi occupati, dal riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi palestinesi all’autodeterminazione del popolo palestinese con la nascita di uno Stato indipendente.
Cogliamo l’occasione per festeggiare in questi giorni i cinque anni di attività del Forum Palestina (ce lo ha rammentato un carissimo compagno palestinese).. Come è scritto nella home page del sito “Il Forum Palestina, è nato nell’ottobre del 2001 per attivare una vasta campagna di solidarietà e informazione a sostegno del popolo palestinese”.
La manifestazione del 18 novembre sarà la prosecuzione convinta di una campagna ancora attiva e che la realtà dei fatti conferma essere ancora necessaria nel nostro paese.
Chiediamo a tutti coloro che sono interessati a discutere e preparare la manifestazione del 18 novembre a farci pervenire le loro osservazioni e le loro proposte quanto prima, anche per arrivare alla riunione nazionale di Firenze del 5 novembre con una discussione più articolata e capillare possibile.
Buon lavoro a tutte e a tutti
Il Forum Palestina
Per non essere più complici della guerra e dell’occupazione coloniale israeliana
Chiediamo al governo Prodi la revoca dell’accordo di cooperazione militare Italia-Israele
- Premessa
- Il testo integrale dell’Accordo Italia-Israele
- Una relazione/commento di Manlio Dinucci
- L’appello degli scienziati contro l’accordo militare Italia-Israele
Premessa
L’accordo militare tra Italia e Israele è indicato come Legge 17 maggio 2005 n° 94 è stata pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale del 7.6.2005.
E’ stata approvata dal Parlamento Italiano (anche con i voti coscienti o distratti dell’opposizione di centro-sinistra) in piena epoca Berlusconi con Fini Ministro degli Esteri e Martino alla Difesa. La Legge 94/2005 ha per oggetto la ratifica e l’esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo dello Stato della Repubblica Italiana e il Governo dello Stato di Israele in materia - viene specificato nel testo - di cooperazione nel settore militare e della difesa, firmato a Parigi .
La Legge nr.94/2005 si compone di 11 articoli e di un memorandum segreto, tenuto segreto anche al Parlamento per “motivi di sicurezza”.
Secondo il sito Debka File, (una rivista web gestita a quanto è dato sapere, dal Mossad), si parla di un accordo da 181 milioni di dollari da spendere in tecnologie di interdizione, sorveglianza e guerra elettronica. La Legge Finanziaria di quest’anno, prevede 1,7 miliardi di euro per nuovi armamenti e le tecnologie connesse. In questo finanziamento, la parte del leone la fa la Finmeccanica che è l’azienda militare-tecnologia più compromesso nei rapporti militari con Israele.
La conferma dell’entità dell’accordo di cooperazione Italia-Israele possiamo trovarla anche in quanto scrive: Saverio Zuccotti sul sito www.paginedidifesa.it dell’11 gennaio 2005 :
“Tra i programmi dell’Imi c’è spazio pure l’Italia. Il 18 novembre il ministro della difesa del governo Sharon, Shaul Mofaz, ha incontrato a Roma il suo omologo italiano Antonio Martino e il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Nel corso della visita è stato annunciato lo stanziamento congiunto di 181 milioni di dollari per “lo sviluppo di un nuovo sistema di guerra elettronica progettato per inabilitare i velivoli nemici”. Alcuni osservatori sottolineano come tale requisito trovi già una soluzione in un sistema israeliano per il disturbo della navigazione, dei computer, delle comunicazioni e dei sistemi di combattimento di un eventuale aereo nemico. Nulla è trapelato sugli altri filoni di collaborazione tra Italia e Israele, che comunque dovrebbero riguardare missili e altri sistemi di guerra elettronica. Il caso italiano è tuttavia anomalo e piuttosto cervellotico, in virtù di una triangolazione che passa per Washington e fa di Roma e Gerusalemme due pedine di una più ampia manovra dell’amministrazione Bus”.
In sostanza con questo accordo di cooperazione militare bilaterale, l’Italia non solo è complice dell’apparato industriale-militare israeliano ma coopera con uno Stato belligerante contro altri paesi (es:Libano) e occupante contro il popolo palestinese.
Se la cooperazione economico-commerciale dovrebbe essere recisa in base a sanzioni (auspicate da una risoluzione del Parlamento Europeo dell’aprile 2002 ma mai attuate), la cooperazione militare appare ancora più odiosa perché collabora nell’opera di repressione, bombardamenti e attacchi contro i popoli palestinese e libanese. Non solo. L’Italia ha inviato le sue truppe in Libano nel quadro della missione Unifil 2 come forza di interposizione tra Israele il Libano. Ma se mantiene un accordo di cooperazione militare con Israele, è difficile che le forze popolari libanesi possano ritenere ancora a lungo l’Italia un paese “neutrale”. E’ tempo di mettere fine alla complicità militare, economica, commerciale, diplomatica dell’Italia con Israele. Berlusconi, Fini e Martino se ne sono dovuti andare all’opposizione perche hanno perso le elezioni.. Adesso non possiamo che chiedere conto di questo e chidere la revoca dell’accorod militare al governo Prodi e ai ministri D’Alema e Parisi. Non è una posizione “pregiudiziale” ma è la realtà dei fatti…e i fatti hanno sempre la testa dura. Anche su per questo e anche su questo scenderemo in piazza a Roma per la Palestina il prossimo 18 novembre.
Il Forum Palestina
Il testo dell’accordo
Accordo generale di cooperazione tra Italia e Israele
nel settore della difesa
IL TESTO DELL’ACCORDO
XIV LEGISLATURA –DISEGNI DI LEGGE E RELAZIONI –
DOCUMENTI
Memorandum d’Intesa fra il Governo della Repubblica Italiana
(qui di seguito definito “ITMOD”) e il Governo dello Stato di
Israele (qui di seguito definito “ISMOD”) in materia di
cooperazione nel settore militare e della difesa
PREMESSO CHE
ITMOD e ISMOD, qui di seguito definite “le Parti”,
Riconoscendo l’importanza della cooperazione fra i due Ministeri e le
rispettive Forze di Difesa,
Esprimendo il desiderio che i Ministeri e le rispettive Forze di Difesa
cooperino a vantaggio di entrambi, sulla .base di reciproco rispetto, fiducia e
riconoscimento degli interessi delle Parti,
Convinti che la cooperazione fra le Parti contribuisca ad una migliore
comprensione delle rispettive necessità nel settore militare e della difesa e
consolidi le rispettive capacità di difesa,
In uno spirito di apertura e comprensione reciproca e nel quadro stabilito
dalle leggi ed i regolamenti italiani e israeliani,
Convenendo che il presento MoU funge da MoU Generale fra le Parti e
che, per le attività specifiche da svolgere ai sensi del presente MoU, saranno
discussi e concordati specifici Accordi di Attuazione,
le Parti hanno concordato le seguenti intese:
ARTICOLO 1 – PARTE GENERALE
1 – In caso di controversie fra i presenti Termini e Condizioni e gli Accordi
di Attuazione, avranno la precedenza i Termini e le Condizioni del presente
MoU e la controversia sarà risolta in base ai medesimi.
2 – Le Parti convengono che una Parte che riscontri contraddizioni fra i
presenti Termini e Condizioni ne informerà l’altra Parte allo scopo di
risolverle al più presto.
3 –Le Parti collaboreranno di comune accordo e in conformità con le
rispettive leggi ed impegni internazionali, al fine di incoraggiare, agevolare e
sviluppare la cooperazione nei settori militare e della difesa, su una base di
reciprocità.
ARTICOLO 2 –OBIETTIVI DELL’INTESA
1 – Entrambe le Parti del presente MoU convengono di stabilire rapporti
reciproci fra i Ministeri della Difesa e le loro Forze Armate, al fine di stabilire
una cooperazione nei settori della difesa, il che consentirà loro di aumentare
le capacità di difesa.
2 – La cooperazione fra le Parti riguarderà i seguenti settori:
* Industria della difesa e politica di approvvigionamento di competenza
dei Ministeri della Difesa,
* Importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa,
.Operazioni umanitarie,
* Organizzazione delle forze Armate, struttura e materiali di reparti
militari e gestione del personale,
* Formazione/Addestramento,
* Questioni ambientali e inquinamento provocati da strutture militari
* Servizi medici militari,
* Storia militare,
* Sport militari
La cooperazione militare non si limiterà ai settori sopra menzionati. Le
Parti cercheranno nuovi settori di cooperazione di interesse reciproco.
3 – Il presente documento enuncia i principi che disciplinano la
summenzionata cooperazione reciproca.
ARTICOLO 3 – PRINCIPI CHE DISCIPLINANO LA
COOPERAZIONE E L ‘INTESA FRA LE PARTI
1 – La cooperazione fra le Parti, previo coordinamento,.si svilupperà come
segue:
* Riunioni dei Ministri della Difesa, dei Comandanti in Capo, dei loro
Vice e di altri ufficiali autorizzati dalle Parti,.
* Scambio di esperienze fra gli esperti delle Parti,
* Organizzazione e attuazione delle attività di addestramento e delle
esercitazioni,
* Partecipazione di osservatori a11e esercitazioni militari, .Contatti fra le
Istituzioni Militari e di Difesa analoghe,
* Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione a convegni,
conferenze e corsi,
* Visite di navi e aeromobili militari e ad impianti,
* Scambio di informazioni e.pubblicazioni educative,
* Scambio di attività culturali e sportive.
2 – Le parti intendono altresì agevolare l’attuazione della cooperazione
nei settori militare e della difesa con 10 scambio di dati tecnici, informazioni e
hardware; conseguendo una migliore comprensione delle necessità militari e
di difesa e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione nella
ricerca, nello sviluppo e nella produzione.
Sviluppare la cooperazione nei settori militare e della difesa, su una base di
reciprocità.
ARTICOLO 2 –OBIETTIVI DELL’INTESA
1 – Entrambe le Parti del presente MoU convengono di stabilire rapporti
reciproci fra i Ministeri della Difesa e le loro Forze Armate, al fine di stabilire
una cooperazione nei settori della difesa, il che consentirà loro di aumentare
le capacità di difesa.
2 – La cooperazione fra le Parti riguarderà i seguenti settori:
* Industria della difesa e politica di approvvigionamento di competenza
dei Ministeri della Difesa,
* Importazione, esportazione e transito di materiali militari e di difesa,
.Operazioni umanitarie,
* Organizzazione delle forze Armate, struttura e materiali di reparti
militari e gestione del personale,
* Formazione/Addestramento,
* Questioni ambientali e inquinamento provocati da strutture militari
* Servizi medici militari,
* Storia militare,
* Sport militari
La cooperazione militare non si limiterà ai settori sopra menzionati. Le
Parti cercheranno nuovi settori di cooperazione di interesse reciproco.
3 – Il presente documento enuncia i principi che disciplinano la
summenzionata cooperazione reciproca.
ARTICOLO 3 – PRINCIPI CHE DISCIPLINANO LA
COOPERAZIONE E L ‘INTESA FRA LE PARTI
1 – La cooperazione fra le Parti, previo coordinamento,.si svilupperà come
segue:
* Riunioni dei Ministri della Difesa, dei Comandanti in Capo, dei loro
Vice e di altri ufficiali autorizzati dalle Parti,.
* Scambio di esperienze fra gli esperti delle Parti,
* Organizzazione e attuazione delle attività di addestramento e delle
esercitazioni,
* Partecipazione di osservatori a11e esercitazioni militari, .Contatti fra le
Istituzioni Militari e di Difesa analoghe,
* Discussioni, consultazioni, riunioni e partecipazione a convegni,
conferenze e corsi,
* Visite di navi e aeromobili militari e ad impianti,
* Scambio di informazioni e.pubblicazioni educative,
* Scambio di attività culturali e sportive.
2 – Le parti intendono altresì agevolare l’attuazione della cooperazione
nei settori militare e della difesa con 10 scambio di dati tecnici, informazioni e
hardware; conseguendo una migliore comprensione delle necessità militari e
di difesa e delle relative soluzioni tecniche, tramite la cooperazione nella
ricerca, nello sviluppo e nella produzione.
3 – Le parti incoraggeranno le rispettive industrie nella ricerca di progetti
e materiali di interesse per entrambe le Parti. Tale cooperazione riguarderà la
ricerca, 10 sviluppo e la produzione.
4 – Ai fini del ‘Presente MoU, per “informazioni tecniche” si intendono
tutti i dati tecnici o commerciali e le informazioni operative, comprese, ma
non esclusivamente, le informazioni riservate, quelle sui clienti, il know-how,
i brevetti ed il software per computer.
5 – Le informazioni tecniche, compresi i Pacchetti sui Dati Tecnici
(t’TDP”), fornite
alI’altra Parte allo scopo di offrire o presentare offerte, ovvero dare
esecuzione ad un contratto in materia di difesa, non saranno usate per scopi
diversi senza il previo consenso scritto della Parte da cui provengono, nonché
senza 11 previo consenso dei proprietari o di coloro che controllano i diritti di
proprietà di tali informazioni tecniche, e saranno trattate con 10 stesso livello
di attenzione che la Parte applicherebbe alle proprie informazioni tecniche.
6 – In nessun caso le informazioni tecniche, i TDP o i prodotti da essi
derivati saranno trasferiti a Paesi Terzi o Parti Terze, senza il previo consenso
scritto della Parte da cui provengono. Il trasferimento a Paesi Terzi o Parti
Terze di materiali e/o informazioni tecniche e/o di articoli da essi derivanti,
generati dal presente MoU o acquistati in conformità con esso, saranno
oggetto di singoli accordi fra le Parti.
7 – Le Parti, in conformità con le rispettive Leggi e Regolamenti,
.concederanno un
trattamento adeguato alle offerte di materiali, servizi e know-how per la
difesa provenienti dall’ altra Parte.
8 – Le Parti si adopereranno al massimo per contribuire, ove richiesto, a
negoziare
licenze, royalties ed informazioni tecniche, scambiate con le rispettive
industrie. Le Parti faciliteranno inoltre la concessione delle licenze di
esportazione necessarie per la presentazione delle offerte o proposte richieste
per dare esecuzione al presente MoU, conformemente alle rispettive
Legislazioni Nazionali delle Parti.
9 – Il presente MoU non si riferisce a questioni che non sono di
competenza delle Parti.
10 – I termini e le condizioni delle specifiche e definite attività progettate
per essere svolte ai sensi del presente MoU saranno concordati
separatamente, nell’ambito di un “Accordo di Attuazione”. Il presente MoU
Generale si applicherà ad ogni Accordo di Attuazione fra le Parti.
ARTICOLO 4 – COPERTURA DELLE SPESE
Ciascuna Parte sosterrà le spese di sua competenza relative al presente
MoU ed alla sua esecuzione, tranne i casi in cui le Parti concordino
diversamente valutando caso per caso.
ARTICOLO 5 – DlSPOSIZIONI IN MATERIA DI SICUREZZA
Resta inteso che le attività da svolgere ai sensi del presente MoU,
saranno soggette alI’Accordo di Sicurezza firmato dalle competenti Autorità
di Sicurezza delle due Parti, il 5 ottobre 1987.
ARTICOLO 6 – GIURISDIZlONE
Le Autorità dello Stato Ricevente avranno diritto di esercitare la
giurisdizione sui membri delle Forze in Visita per tutte le questioni relative a
reati commessi sul loro territorio, passibili di pena ai sensi della legislazione
dcllo Stato Ricevente.
Tutte le condanne penali saranno eseguite nell’ambito del sistema penale
dello Stato Inviante. In confonI1ità con gli accordi e le convenzioni in vigore
fra le Parti.
Le autorità competenti dello Stato Inviante hanno diritto di esercitare,
sul territorio dello Stato Ricevente, l’’autorità disciplinare sui membri della
propria Forza.
Le autorità dei due Stati si forniranno assistenza reciproca, in conformità
con la Convenzione Europea sull’Assistenza Reciproca in Materia Penale, del
1959, di cui I’Italia e Israele fanno parte, in particolare nello svolgimento di
inchieste e nella ricerca delle prove.
Le autorità dei due Stati collaboreranno altresì nei settori della
detenzione provvisoria e della restituzione delle persone, come previsto dai
termini degli accordi sopra descritti, alle autorità aventi diritto di esercitare la
propria giurisdizione, ossia lo Stato di Invio.
Le autorità dei due Stati si informeranno a vicenda, su una base di
reciprocità, dei progressi compiuti nei settori previsti dal presente Articolo.
ARTICOLO 7 – RISARCIMENTO DEI DANNI
Il risarcimento dei danni, provocati dal personale militare della Parte
Inviante durante o in relazioni alle missioni / esercitazioni, sarà a carico della
Parte Inviante.
Nel caso in cui il danno riguardi il personale, le attrezzature e le
infrastrutture militari, le eventuali controversie fra le Parti ed il risarcimento
dei danni saranno concordati di comune accordo.
ARTICOLO 8 – RlUNIONl PERIODICHE
1 – Le Parti convengono di tenere riunioni periodiche per seguire
l’attuazione del presente MoU. Nel corso delle riunioni i rappresentanti
cercheranno nuovi settori di potenziale cooperazione.
2 – Le Parti incoraggeranno altresì riunioni fra i rappresentanti degli Enti
.governativi o privati, delle Forze Armate, delle Unità e dei Reparti di
entrambi i Paesi, nonché lo scambio di Delegazioni Militari e di Difesa.
3 – Le consultazioni dei rappresentanti delle Parti si svolgeranno
alternativamente in Italia e in Israele, al fine di redigere e concordare specifici
Accordi di Attuazione per dare esecuzione al presente MoU, nonché eventuali
programmi di cooperazione fra le Parti e le loro Forze Armate ed una matrice
di argomenti per la cooperazione nel settore dei materiali militare e di difesa.
ARTICOLO 9 – ENTRATA IN VIGORE. DURATA E MODIFICA
DEL MOU
1 – Il presente MoU entrerà in vigore alla data di ricezione della seconda
delle due notifiche con cui le Parti si saranno comunicate ufficialmente
l’avvenuto espletamento delle rispettive procedure di ratifica.
2 – Il presente MoU può essere emendato in qualsiasi momento, tramite
Note Ufficiali. Tutte le modifiche entreranno in vigore seguendo le stesse
procedure stabilite nello stesso MoU.
3 – Il Presente MoU, che resterà in vigore per cinque anni, sarà prorogato
automaticamente per periodi aggiuntivi di cinque anni in assenza di una
notifica scritta dell’intenzione di denunciarlo inviata da una Parte all’altra. In
tal caso cesserà di essere in vigore sei mesi dopo la data di ricezione di tale
notifica.
4 – In caso di denuncia, le Parti si adopereranno per portare a termine le
attività da completare ed avvieranno le consultazioni per risolvere le questioni
oggetto di contenzioso.
ARTICOLO 10 –COMPOSIZIONE DELLE CONTROVERSIE E
ARBITRATO
F Qualora dovessero insorgere controversie fra le Parti al presente MoU,
che si riferiscano all’interpretazione del MoU, ovvero all’esecuzione dei
termini da esso derivanti, le Parti compiranno, in prima istanza, ogni sforzo
ragionevole per pervenire ad una intesa amichevole
2 – Tuttavia, nel caso in cui le Parti non riescano a pervenire a tale
accordo, esse convengono di sottoporre la controversia all’arbitrato del
Direttore Generale dell’ISMOD e, a seconda dell’argomento, al Capo di Stato
Maggiore o al Segretario Generale dell’ITMOD. Qualsiasi decisione adottata o
lodo emesso in base all’arbitrato saranno definitivi e vincolanti per le Parti del
presente MoU .
3 – Durante il contenzioso, la controversia e/o l’arbitrato, le Parti
continueranno ad espletare tutti gli obblighi di cui al presente MoU.
4 – Tutte le procedure arbitrali si svolgeranno in lingua inglese.
5 – Le parti convengono che le procedure arbitrali di cui al presente MoU,
si svolgeranno in maniera riservata e saranno soggette a1le disposizioni di
sicurezza del presente MoU.
6 – Ciascuna Parte sarà responsabile delle spese sostenute nel corso delle
procedure di arbitrato.
7 – In caso di controversia o necessità di interpretazione, il presente MoU
non sarà sottoposto ad alcun Tribunale Nazionale o Internazionale.
ARTICOLO 11 – NOTIFICHE
1 – Tutte le comunicazioni provenienti dalle due Parti saranno scritte e in
lingua inglese.
2 – I punti di contatto per il presente MoU saranno i seguenti:
Per il Governo della Repubblica Italiana: Ministero della Difesa italiano –
Capo Divisione Pianificazione e Politica Stato Maggiore Difesa
Per il Governo dello Stato di Israele: Ministero della Difesa Israeliano –
Direttore Divisione Europea Dipartimento Affari Esteri
In fede di che i sottoscritti Rappresentanti, debitamente autorizzati dalle
rispettive autorità, hanno firmato il presente Accordo.
Fatto a Parigi il 16 giugno 2003 in due originali, in lingua inglese.
Per il Governo della Repubblica italiana
Il Ministro della Difesa Italiano
(F.to On. Antonio MARTINO)
Per il Governo dello Stato di Israele
Il Ministro della Difesa Israeliano
(F.to: Gen. C.A. Shaul MOFAZ)
**********
*********************
|
ACCORDO MILITARE ITALIA-ISRAELE? |
ESTRATTI DALLA RELAZIONE DI MANLIO DINUCCI
(ad un dibattito organizzato dal Comitato pisano di solidarietà con la
Palestina,maggio 2005)
Buona sera a tutti.
Inizio subito ad elencare i fatti, prima di fare qualunque tipo di
considerazione.
Il 16 giugno 2003, i governi italiano e israeliano firmano un “memorandum”
di intesa, in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa.
Che cosa è questo “memorandum” di intesa?
Secondo il testo ufficiale, è un accordo generale quadro – quindi non
semplicemente un accordo tecnico – che regola la cooperazione tra le parti
nel settore della difesa, e riguarda: l’interscambio di materiale di
armamento, l’organizzazione delle forze armate, la formazione e
l’addestramento del personale militare e – campo privilegiato – la ricerca e
sviluppo in campo militare. Sono previsti, sempre a tale scopo, scambi di
esperienze tra esperti delle due parti, partecipazione di osservatori a
esercitazioni militari e, si sottolinea, programmi di ricerca e sviluppo in
campo militare.
Poco più di
un anno dopo, esattamente il 18 novembre 2004, il Ministro della Difesa
israeliano incontra a Roma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e
il Ministro della Difesa Martino. Che cosa si siano detti, naturalmente, non
è stato comunicato ufficialmente, però, c’è un indizio importante. Secondo
fonti militari israeliane citate dalla rivista statunitense “Voice of
America”, esattamente il 22 novembre 2004, il Ministro della Difesa
israeliano ha concordato tra l’altro con il Governo italiano – quindi nel
campo di un “memorandum” di intesa che sta divenendo operativo – lo sviluppo
congiunto di un nuovo sistema di guerra elettronica , naturalmente altamente
segreto.
Le stesse fonti militari israeliane citate da “Voice of America” parlano
dello stanziamento di 181 milioni di dollari come primo acconto in un quadro
molto, molto più ampio.
La prima considerazione da fare è questa: fino ad ora il governo israeliano
ha colloquiato in questi settori militari a tecnologia avanzata solo con gli
Stati Uniti d’America. Il fatto che venga stabilito un programma congiunto
italo-israeliano, che si cominci già a finanziarlo, indica che il
“memorandum” d’intesa ha avuto sicuramente il “nulla osta”, la luce verde da
Washington.
L’altro indizio su che cosa si stia preparando, è il fatto che il disegno di
legge è stato presentato dal Ministero degli Esteri e dal Ministero della
Difesa “di concerto” con il Ministro dell’Università e della Ricerca,
Moratti: l’Università italiana, quindi la ricerca universitaria, avrà un
ruolo in tutto questo.
L’aspetto più grave , se questo “memorandum” d’intesa (ormai sulla via di
approvazione definitiva) diverrà legge a tutti gli effetti, è che
l’industria militare e le forze armate del nostro Paese saranno coinvolte in
attività di cui nessuno, neppure nel Parlamento della Repubblica Italiana,
sarà messo a conoscenza.
Se si leggono i punti specifici del “memorandum”, emerge che l’accordo è
soggetto ad un altro accordo precedente, cosiddetto “sulla sicurezza”, che,
tradotto in parole povere, significa che tutte queste attività saranno
coperte dal segreto.
Non è una novità. Quando ci si muove nel campo militare, soprattutto della
ricerca in campo militare, il segreto è imperante, e questo non vale solo
per questo accordo, né vale solo per gli Stati Uniti: ogni Paese, ogni
potere che si rispetti impone il segreto militare in questo campo.
All’interno di questo accordo quadro, potrà avvenire di tutto senza che
neppure il Parlamento italiano sia messo a conoscenza, una volta che venga
avviato.
Ora, che cosa ha da guadagnare Israele, che cosa ha da guadagnare l’Italia
da questo accordo?
Israele è una potenza nucleare, lo dice il Direttore dell’Agenzia
Internazionale per l’Energia Atomica, lo dicono mille prove, lo ha detto
l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma non lo ha mai detto
esplicitamente il Governo israeliano, il quale non ammette il possesso di
armi nucleari.
Allora è chiaro che tecnologie italiane (dato che l’industria militare
israeliana è tra le prime nel mondo ) potranno essere utilizzate
segretamente per potenziare le capacità di attacco dei vettori nucleari
israeliani.
Che cosa sarà questo sistema di guerra elettronica altamente segreto, se non
un potenziamento di capacità di difesa, strettamente organica con la
capacità di attacco, il cosiddetto “scudo” ?
L’altro aspetto, facile da intuire, è che le forze armate israeliane si
avvarranno della cooperazione italiana, in generale per rendere più letali
le armi che hanno usato fin ora soprattutto contro i palestinesi, ma non
solo.
Anche le forze armate italiane hanno da guadagnare da questo scambio,
soprattutto sul terreno dell’organizzazione, dell’addestramento, dei metodi
da usare, nelle attuali e future missioni, cosiddette di “peace keeping” in
Iraq, Afghanistan, e in altri Paesi, sulla scia della macchina bellica
statunitense.
Quindi, siamo di fronte a qualcosa che va bene al di là dell’accordo
tecnico, questo hanno detto al momento della presentazione i Ministri
Frattini e Martini, i quali sottolineano che si tratta di: “ ….un preciso
impegno politico assunto dal Governo italiano in materia di cooperazione con
lo stato di Israele nel campo della difesa…. Questo impegno politico
corrisponde a interessi strategici nazionali….”
E’ evidente l’implicazione generale: una volta che questo “memorandum”
d’intesa, in procinto di essere trasformato in legge, l’Italia sarà
automaticamente al fianco del Governo Sharon in qualunque sua azione,
fattivamente contribuirà alle sue politiche di guerra.
Contemporaneamente – ci si chiede – come potrà l’Italia presentarsi in Medio
Oriente nel ruolo di mediatrice quando apparirà chiaro a tutti, sia tra le
masse arabe e mussulmane, sia per i governi arabi, che l’Italia sta
attivamente potenziando l’apparato bellico israeliano e quindi, quelle
stesse armi che sono dirette contro i loro Paesi?
E’ evidente il contenuto di questo memorandum, che vincola non solo
l’attuale Governo, ma anche i Governi a venire, in quanto l’accordo è
quinquennale e prevede un meccanismo di rinnovo automatico: per non essere
rinnovato una delle due parti dovrà denunciare l’accordo, dicendo: “no,
stop, mi ritiro”.
Ora, stando con i piedi in terra, si capisce bene che questa ipotesi è molto
remota, dato che implicherebbe una sorta di rottura su ben altri piani tra i
due governi. Quindi, una volta che questo “memorandum” d’intesa, questo
accordo, diventa legge a tutti gli effetti, vincolerà anche i futuri
governi. Questo per quanto riguarda la natura dell’accordo.
Che cosa è
avvenuto al Senato? L’accordo è passato in maniera travolgente: 170 voti
favorevoli, 18 contrari, 4 astenuti. Con questi numeri il Senato italiano ha
approvato il 2 febbraio il disegno di legge numero 3181 sulla ratifica del
“memorandum di intesa militare tra Italia e Israele” .
Un successo dovuto al fatto che si è creato – per usare un termine alla moda
– uno schieramento “by-partisan”. Non solo il centro destra ha votato a
favore, ma contemporaneamente anche il grosso del centro sinistra. Ed ecco,
quindi, spiegati i numeri.
In particolare, il gruppo Democratici di Sinistra/Ulivo, che si è schierato
– chiaramente – con il centro destra.
Diamo i numeri: il gruppo al Senato dei Democratici di Sinistra-Ulivo, ha 63
membri. Di questi 63 membri, 37 hanno espresso voto favorevole, tanto per
fare nomi e cognomi: Massimo Brutti, Luciano Modica – nome abbastanza noto a
Pisa – Claudio Petruccioli.
E gli altri? Gli altri non erano in Aula!
Probabilmente per alcuni ci sarà stata una giustificazione, ma per la
maggioranza l’assenza era ingiustificata. E’ stato un modo di sottrarsi a
una decisione scomoda, tra l’aiutare il falco Sharon o dire no prendendosi
l’accusa – naturalmente – di antisemitismo. Questi sono i termini spiccioli
del dibattito e gli strumenti che si usano. E allora, ecco che Gavino Angius,
Cesare Salvi e altri, semplicemente non vanno in Aula! Qualcun altro, tipo
Antonio Jovene, nel momento del voto, si alza e se ne esce….. avrà avuto un
bisogno impellente, fisico… insomma, proprio in quel momento se ne va!
Per onore della cronaca, si deve dire che due membri del gruppo Democratici
di Sinistra-Ulivo, esattamente Massimo Bonavita e Paolo Brutti hanno votato
contro. Un altro si è astenuto. Poi, hanno votato contro i tre senatori di
Rifondazione Comunista, i due del Partito dei Comunisti Italiani, il gruppo
dei Verdi. Si sono aggiunti a questi voti contrari, oltre ai due dei
Democratici di Sinistra suddetti, tre del Gruppo Misto, tra cui Achille
Occhetto.
4 gli astenuti, tra cui la Caietana de Zulueta, che fa parte appunto del
Gruppo Misto.
Sintomatico della convergenza “bi-partisan”, è l’intervento che ha fatto il
senatore Giorgio Tonini, incaricato della dichiarazione di voto del gruppo
Democratici di Sinistra-Ulivo, cito due frasi esemplificative
dell’intervento: “….l’amicizia del nostro Paese nei confronti dello Stato di
Israele è un elemento di fondo della politica estera italiana……Sarebbe
pertanto assolutamente incomprensibile inserire un elemento di sospetto nei
confronti dello stato di Israele fino ad arrivare ad esprimere perplessità
rispetto ad un accordo di cooperazione militare”.
Questa è la dichiarazione di voto, agli atti ufficiali del Senato della
Repubblica Italiana.
Così passa in Senato e arriva alla Camera, dove è già stato compiuto il
primo passo: Il 16 marzo la Commissione Esteri della Camera ha dato luce
verde a mandare in Aula per l’approvazione l’accordo militare
italo-israeliano.
Alla Camera c’è una novità. Infatti, hanno espresso parere contrario, in
sede di Commissione Esteri, non solo Rifondazione Comunista, Comunisti
Italiani e Verdi, ma anche – pur essendo scarsamente presenti….– i
Democratici di Sinistra-L’Ulivo e Margherita-L’Ulivo.
Su quale base, questi due gruppi, hanno contraddetto il voto al Senato?
Su due elementi importanti e condivisibili.
Uno perché l’accordo viola la legge 185 sull’esportazione di armamenti. Una
volta iniziata la cooperazione militare con Israele, nella fabbricazione di
determinati sistemi di arma, è chiaro che qualunque efficacia della legge
185, già gravemente indebolita nel frattempo, viene ad essere spazzata via.
L’altro elemento evidenziato è che questo accordo istituisce una
cooperazione militare con un Paese che non ha firmato il Trattato di non
proliferazione delle armi nucleari. Non è stato detto: un Paese che possiede
armi nucleari e che per di più non ha firmato il Trattato di non
proliferazione, ma solo “un Paese che non ha firmato il Trattato di non
proliferazione” quindi, potrebbe anche non avere ancora le armi nucleari….
Comunque un passo avanti rispetto a quello che è avvenuto al Senato. Ma le
cose non sono così chiare: si tratta di una posizione presa con una presenza
minima di questi due gruppi in sede di Commissione Esteri, sotto pressione
delle altre componenti del centro sinistra.
Come si comporterà il centro sinistra nel suo complesso al momento del voto
alla Camera?
L’accordo è stato affidato alla Commissione Esteri ma è stato chiesto, come
di regola, il parere di altre Commissioni.
Un parere importante è quello della Commissione Affari Costituzionali, che
ha un comitato permanente per i pareri. Leggiamo cosa ha detto la relatrice
DS-Ulivo l’Onorevole Sesa Amici in un passaggio cruciale: “….con riferimento
agli aspetti di legittimità costituzionale, il provvedimento in titolo (
cioè l’accordo militare italo-israeliano n.d.r) non solleva motivi di
rilievo, per cui la Commissione formula una proposta di parere favorevole”.
Le reazioni al realizzarsi di questo accordo sono sino ad oggi estremamente
limitate, in rapporto evidente alla conoscenza che si ha di questo fatto.
Questo è un dato abbastanza generale: la partecipazione reale alla vita
democratica è condizionata dall’informazione. Mancando la conoscenza di
quello che avviene nelle Aule Parlamentari, nelle Commissioni eccetera, è
chiaro che non ci può essere nessun tipo di reazione.
Da citare, tra le prese di posizione positive contro questo accordo con
Israele, l’appello di un gruppo di scienziati promosso da un gruppo
collegato all’associazione “scienziate e scienziati per il disarmo”.
Le ragioni dell’appello sono quelle che abbiamo detto sino ad ora, in più si
evidenzia l’impegno dei firmatari – rivolto ai colleghi nel campo della
ricerca – a non lasciarsi coinvolgere in questo accordo: “non prendere
parte” – dicono – “con i nostri saperi e le nostre ricerche, alle attività
specifiche derivanti dall’attuazione di questo memorandum d’intesa”. Si
assumono anche l’impegno a monitorare i programmi di cooperazione militare
che dovessero essere avviati tra Università italiane, centri di ricerca,
centri di eccellenza, consorzi, laboratori di ricerca scientifica privata e
pubblica, industrie italiane e non con Israele.
Siamo di fronte a una situazione di estrema gravità.
Se la Camera vara quest’accordo firma una cambiale in bianco, in un momento
estremamente grave, in cui l’Iran è sotto il mirino sia degli Stati Uniti
che di Israele. Sicuramente è pronto un piano di attacco agli impianti
nucleari civili iraniani. Impianti sotto il controllo dell’Agenzia
Internazionale dell’Energia Atomica, attualmente non finalizzati alla
produzione militare.
Israele è l’unico Paese che mantiene un arsenale nucleare nell’area. Le sue
armi nucleari sono puntate contro gli altri Paesi della regione. quando–
come negli ultimi tempi – ci sono scambi di accuse tra Israele e l’Iran, è
chiara la partita in gioco. La differenza è netta: l’Iran non ha armi
nucleari, Israele si, e di particolare tipo, come le bombe neutroniche, di
cui non si può escludere l’uso in un eventuale conflitto .
Dietro a questa aggressività ci sono gli Stati Uniti.
Non si parla di un piano per attaccare con armi nucleari gli impianti
iraniani, si parla di un attacco condotto con armi non nucleari, di cui sono
emersi anche particolari molto espliciti sui preparativi.
Si ripeterebbe quello che Israele già fece con l’attacco ad un reattore
iracheno nel 1981 Si parla esplicitamente di un attacco condotto con
l’appoggio statunitense indiretto o diretto. Sicuramente tutta la rete
militare statunitense - soprattutto quella satellitare - sarebbe
fondamentale per un attacco di questo tipo.
l’Iran a quel punto sarebbe di fronte ad un bivio: attaccare, pur non
possedendo armi nucleari, cercando – ad esempio – di colpire il centro
nucleare di Dimona in Israele.
Con tutta probabilità la risposta sarebbe un attacco nucleare. Teheran
potrebbe essere spazzata via dalla faccia della Terra! Questo è il dato nudo
e crudo.
Questo è il contesto nel quale si inserisce l’accordo militare
italo-israeliano, in una situazione sempre più preoccupante nella quale la
macchia bellica statunitense e israeliana è in moto.
Sono usciti nel marzo di questo anno due documenti ufficiali del Pentagono.
Uno è intitolato “La strategia della difesa nazionale degli Stati Uniti
d’America”, e l’altro “La strategia militare nazionale degli Stati Uniti
d’America”. Due documenti complementari.
In questi due documenti si parla, nel caso di un Paese che usi armi di
distruzione di massa, di una risposta attraverso tutte le capacità militari
USA, comprese quelle nucleari. Apparentemente nulla di nuovo. Ma c’è un
piccolo particolare: hanno modificato la categoria delle armi di distruzione
di massa.
Fino ad ora per “armi di distruzione di massa” si è inteso armi nucleari
chimiche, biologiche
In questi documenti il Pentagono ha rivisto le categorie d’arma da
menzionare come nelle armi di distruzione di massa. Rientrano ora non solo
armi nucleari, chimiche, batteriologiche, ma anche ordigni radiologici ed
esplosivi ad alto potenziale.
Il Pentagono non specifica quale è il limite tra un esplosivo e un esplosivo
ad alto potenziale. Tutti gli eserciti moderni hanno esplosivi ad alto
potenziale.
Ma non è finita. Tra le armi di distruzione di massa, vengono incluse le
cosiddette “armi asimmetriche”, tra cui i “cyber-attacchi” contro i sistemi
statunitensi di informazione commerciale!
Teoricamente basta che un gruppo bene organizzato e capace di “aker”
attacchi con virus informatici, bloccando un sistema statunitense di
informazione commerciale che automaticamente il Paese da dove è partito
l’attacco – agli occhi del Pentagono – ha usato una delle armi di
distruzione di massa, rientrando così nelle categorie dei Paesi che possono
essere colpiti da armi nucleari.
Altro elemento da tener presente è il preoccupante interesse dell’attuale Ministero degli Interni per questo accordo, per il quale ha espresso parere positivo , sostenendolo caldamente: le forze israeliane hanno molto da insegnare a quelle italiane in materia di gestione di turbolenze interne…..
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Alla comunità scientifica italiana
Le/I sottoscritte/i, donne e uomini di scienza, ricercatrici e ricercatori, docenti, lavoratrici/ori del comparto università e ricerca,considerata la necessità di prendere posizione avversa alla crescente influenza della sfera militare in tutti i settori della vita pubblica ivi compresa la ricerca scientifica, considerata la recente ratifica ed esecuzione del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione nel settore militare e della difesa, provvedimento adesso all’esame del parlamento,preso atto altresì del "delicato momento - come recita l’ordine del giorno presentato dall’On. Martone, ed altri onorevoli colleghi, ed accolto dal governo - in cui tanto lo Stato di Israele quanto l’Autorità Nazionale Palestinese si trovano, nonché la perdurante violazione di numerose risoluzioni dell’ONU da parte dello Stato di Israele e il permanere di una situazione di grave tensione tra i due popoli",coerentemente ispirati ai valori della Costituzione della Repubblica, con particolare riferimento all’articolo Art. 11 "L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
Consapevoli che l’Unione Europea si "fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà", con particolare riferimento agli articoli 10 (Libertà di pensiero, di coscienza e di religione) e 13 (Libertà delle arti e delle scienze), memori del primo testo deontologico professionale che si ispira al cosiddetto giuramento di Ippocrate,
SI IMPEGNANO
·
"a perseguire come scopi esclusivi la difesa della vita, la tutela della
salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo della sofferenza, cui
ispirerò con responsabilità e costante impegno scientifico, culturale e
sociale, ogni mio atto professionale" e che non agevoleremo, tanto nel
suo impianto complessivo, quanto articolo per articolo, l’esecuzione e
l’attuazione del Memorandum d’intesa tra il Governo della Repubblica
italiana ed il Governo dello Stato di Israele in materia di cooperazione
nel settore militare e della difesa, fatto a Parigi il 16 giugno 2003,
·
non prendere parte, con i nostri saperi e le nostre ricerche, alle
attività specifiche derivanti dalla attuazione del Memorandum d’intesa
che regola la cooperazione tra i due Paesi nel settore della difesa,
incluse quelle derivanti dagli accordi tecnici che potranno essere
conclusi in tale contesto.
I settori di tali attività sono specificati nella relazione che accompagna la ratifica del Memorandum e comprendono: interscambio di materiali d’armamento, organizzazione delle Forze armate e gestione del personale, formazione e addestramento del personale militare, informatica, programmi di ricerca e sviluppo in campo militare, scambi di esperienze fra gli esperti delle due Parti, partecipazione di osservatori ad esercitazioni militari, visite a unità navali ed aeree, attività culturali con partecipazione a corsi, conferenze e simposi, scambio di informazioni e pubblicazioni didattiche,
·
a monitorare i programmi di cooperazione militare che dovessero essere
avviati tra università italiane, centri di ricerca, centri di
eccellenza, consorzi, laboratori di ricerca scientifica privata e
pubblica, industrie italiane, industrie israeliane e non.
Invitiamo quindi chiunque abbia a cuore la ricerca della pace a sottoscrivere questo impegno perché il governo italiano riconsideri quanto prima la propria posizione.
Seguono le prime firme
Edoardo Magnone, Chimica.
Marco Cervino, Fisica.
Alberto Clarizia, Fisica.
Margherita Roggero,
Algebra.
Claudio Del Bello, Filosofia.
Mauro Cristaldi, Biologia Animale.
Elena Colazingari, Matematica.
Franco Marenco, Fisica.
Monica Zoppè, Biologia.
Vito F. Polcaro, Astrofisica.
Angelo Baracca, Fisica.
Massimo Cini, Fisico.
Libero Vitiello, Biologia.
Vincenzo Brandi, Ingegneria Chimica.
Maria Luigia Paciello, Fisica.
Giacomo Alessandroni, Ingegneria
Chiara Cavallaro, Economia.