L’ASSASSINO TORNA SEMPRE SUL LUOGO DEL DELITTO… PER CANCELLARE LE TRACCE.
Nei pressi del villaggio
libanese di Khiam, nell’estremo sud del Paese e a meno di quattro chilometri dal
confine con Israele, una vecchia fortezza francese era stata trasformata dagli
occupanti israeliani in campo di concentramento.
Nel lager di Khiam, lungo gli anni dell’occupazione sionista del Libano del sud,
sono stati rinchiusi e torturati migliaia di uomini e donne libanesi e
palestinesi, alcuni dei quali vi hanno anche perso la vita.
Inaugurato nel 1985, il lager di Khiam potrà essere visitato dalla Croce Rossa
Internazionale solo dopo il 1994. Per motivi di immagine, la gestione del lager
fu affidata da Israele ai suoi alleati libanesi, i mercenari fascisti
dell’Esercito del Libano del Sud.
Fuggiti precipitosamente di fronte all’avanzare della resistenza di Hezbollah,
nella primavera del 2000, i militari sionisti e i loro alleati fascisti
lasciarono il lager di Khiam intatto, con gli ultimi 145 detenuti ancora
segregati nelle celle e nelle stanze adibite a luogo di tortura.
Il lager venne dunque trasformato in museo della resistenza, e tale è rimasto
fino al luglio 2006, quando – pur non rivestendo alcuna rilevanza militare – la
vecchia fortezza francese è stata rasa al suolo dai bombardamenti aerei e
dall’artiglieria dell’esercito israeliano.
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Oggi, i visitatori del lager di Khiam – fra i quali anche i soldati della forza
multinazionale UNIFIL 2 – si trovano di fronte una distesa di macerie, fra le
quali campeggiano le carcasse di alcuni mezzi corazzati israeliani colpiti dalla
resistenza libanese.
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Come tutti i criminali che si rispettino, i sionisti sono tornati sul luogo del delitto per cancellare le tracce dei propri crimini; per essere ancora più sicuri del risultato, hanno usato ordigni all’uranio, così che le visite a quel che resta del lager di Khiam devono svolgersi in tempi rapidissimi, a causa dell’elevatissima contaminazione radioattiva.
Riportiamo di seguito una pagina di informazione sul lager di Khiam dal sito www.arabcomint.com.
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Khiam,
l'inferno e' qui
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| La tortura e' considerata cosi' repellente da violare tutte le leggi internazionali fondamentali correlate ai diritti umani. Essa e' un crimine di guerra, un crimine contro l'umanita' e, quando e' praticata en masse contro un particolare gruppo etnico, come avviene in Israele, e' una forma di GENOCIDIO. |
La verita' e' la
prima vittima di una struttura politica o di una cultura che utilizzi la
tortura, poiche' essa non e' "una tecnica per ottenere la verita' ", ma
uno strumento di terrore, intimidazione e controllo. E' il mezzo
mediante cui il torturatore, o meglio, il potere che egli rappresenta,
ottiene la "verita'" che desidera. E' usata per estorcere confessioni di
crimini mai commessi, per accusare altri di crimini mai commessi, per
intimidire e coercire la gente ad accettare cose che mai avrebbero
accettato. L'uso della tortura da parte di un sistema politico o di un
paese e' la prima prova della bugia su cui essi si fondano e che tentano
di nascondere attraverso l'uso della violenza.
Migliaia di palestinesi e libanesi, inclusi donne e bambini, vi sono stati brutalmente torturati durante gli anni terribili della sua operativita': l'unico crimine commesso dalla maggior parte di essi era stato il rifiuto a diventare delatori delle loro famiglie, dei vicini di casa e degli amici. In una parola, il loro rifiuto a diventare collaborazionisti degli occupanti. Essi venivano denudati, legati, messi a testa in giu' e picchiati per mesi e forse anni. Elettrodi venivano applicati alle dita, ai genitali ed ai capezzoli. Dopo lo shock, i prigionieri venivano riportati alla coscienza mediante acqua gelida che gli veniva versata sul corpo. I detenuti venivano spesso torturati di fronte ai loro cari o in una stanza adiacente, in modo che le loro grida di dolore potessero essere udite dai familiari. Alcuni di essi hanno subito torture
cosi' gravi da morirne, o da averne gli arti amputati. I nomi dei
responsabili dell'inferno di Khiam includono Sharon, Peres, Barak,
Netanyahu, Mofaz e Hulutz tra gli altri. Nel 1987, dopo che divennero
note in tutto il mondo le notizie delle morti avvenute all'interno del
centro, la Commissione Landau, istituita dallo stesso governo israeliano
e sponsorizzata dalla Corte Suprema, stabili' le linee guida per la
tirtura, cui dovevano attenersi i governi israeliani, in modo da
infliggere grossi dolori ma senza farne restare traccia visibile.
Ali Kashmar aveva 14 anni quando fu rinchiuso a Khiam, nel 1988. Suo padre era stato ucciso dalle forze israeliane dieci anni prima, mentre combatteva contro l'invasione israeliana. L'unico crimine commesso da Ali fu quello di aver parlato, a scuola, contro Israele. Ali fu torturato per 11 giorni, poi, rivela, comincio' a raccontare storie per compiacere i suoi torturatori. Resto' a Khiam per dieci anni. Divenne uomo tra le pareti di quel carcere, senza neppure uno specchio in cui poter osservare i cambiamenti del suo viso. Il giovane fu rilasciato nel 1998, in seguito ad uno scambio - 55 prigionieri di Khiam e 44 corpi di libanesi in cambio dei resti di tre soldati israeliani uccisi in Libano. Terribilmente danneggiato dagli anni trascorsi a Khiam, lotta contro gravi disturbi psicologici. Riyadh Kalakesh aveva 17 anni quando fu imprigionato a Khiam, nel 1986, dopo un rastrellamento israeliano nel suo villaggio libanese. Suo fratello, prima di morire, era stato membro del gruppo di resistenza Hezbollah. Riyadh fu torturato per 11 mesi e ha raccontato che l'elettroshock veniva somministrato ai prigionieri attraverso elettrodi che venivano applicati alle dita o ai genitali: "Il torturatore mi diceva che sarei morto ... Sentii come due fili di ferro che attraversavano il mio corpo... poi fui portato nella stanza dove c'era Ahmad Sabatin. Cominciarono a picchiarlo sulla bocca davanti a me ...". Riyadh racconta dei pestaggi in cella, delle immersioni della testa in acqua calda e poi gelida, di cio' che veniva chiamato "l' asta", a cui i prigionieri, denudati e bendati, venivano appesi per ore. Il fratello di Riyadh, Adel, fu anch'esso rinchiuso a Khiam; quando Adel si rifiuto' di dire ai suoi carcerieri quello che essi volevano udire, sua moglie Muna fu portata in una stanza adiacente e torturata affinche' Adel potesse udire le sue urla. Muna fu sottoposta ad elettroshock - con gli elettrodi applicati al seno - e chiusa in isolamento per tre mesi. In quella cella perse il bimbo che aspettava.
Dopo la fuga di Israele dal Libano, nel maggio del 2000, tutti i 6.000 membri della milizia sud-libanese ed il personale di Khiam si rifugiarono in Israele con le loro famiglie, e vivono tuttora sotto la protezione del governo israeliano, a spese dei contribuenti.
L'arresto arbitrario di migliaia di palestinesi ed il loro trasferimento nei campi di concentramento e di interrogatorio stanno aumentando con un'intensita' allarmante. Dopo i massacri e le incursioni dell'aprile del 2002, migliaia di palestinesi sono stati sequestrati dai loro villaggi e trasportati in campi militari israeliani. Nonostante il tentativo del governo israeliano di tenere fuori la stampa dal "campo", sono gia' stati riportati abusi di massa, incluso lo spezzamento sistematico delle ossa, sui prigionieri, gran parte dei quali sono civili ordinari trattenuti senza alcuna imputazione. Bet'selem, in particolare, ha denunciato gli orrendi metodi di interrogatorio tuttora in vigore nelle carceri israeliani, lanciando una petizione internazionale per la fine del trattamento disumano riservato ai prigionieri palestinesi e assicurando loro il contatto con familiari ed avvocati, contatto a tutt'oggi ancora negato. |