Le autorità di diversi Stati europei hanno
recentemente deciso di rifiutare l'atterraggio ad aerei della compagnia
israeliana El Al, con la motivazione che questi ultimi trasportavano armi,
consegnate dagli Stati Uniti, ha scritto lunedì 4 settembre il quotidiano
Haaretz. Fra questi paesi figurano la Germania, la Gran Bretagna e l'Italia
(...).
Haaretz non fornisce spiegazioni a questa apparente «ribellione» dei governi
europei, segnalando solo che sono stati evocati «problemi politici». Di
fatto, in Gran Bretagna alcune manifestazioni di militanti no war contro
l'utilizzo di un aeroporto civile come scalo per i trasporti di armi dagli
Stati Uniti verso Israele ha costretto il governo di Tony Blair ad
utilizzare solo basi militari per questa sporca bisogna.
L’informazione è stata divulgata dal sindacato dei piloti della compagnia El
Al. Per questo sindacato non c'è nulla di anomalo nel fatto che una
compagnia teoricamente civile assicuri il ponte aereo fra gli Stati Uniti e
Israele per rifornire l'esercito israeliano di ogni tipo di bombe. Se oggi
protesta, è - al contrario - perchè la misura presa dai governi europei ha
l'effetto di nuocere allo sforzo bellico del suo Paese.
Non potendo più fare scalo in Europa, i cargo della El Al sono obbligati,
alla partenza dagli arsenali americani, a caricare maggiori riserve di
carburante, per poter volare senza scali fino in Israele, il che li obbliga
ad importare meno armi, come si rammarica Etai Regev, il presidente del
sindacato!
La compagnia El Al è conosciuta da lungo tempo per essere un prolungamento
dei servizi militari israeliani, e specialmente per servire da piattaforma
alle spie israeliane nel mondo. L’affaire della caduta di un aereo El Al,
nel 1992, in una periferia di Amsterdam (Paesi Bassi) aveva fatto molto
rumore, dopo che centinaia di abitanti del quartiere avevano sofferto di
sindromi inspiegabili in seguito all'incidente. l'ipotesi più verosimile,
secondo medici olandesi, è che l'aereo «civile» accidentalmente precipitato
trasportasse armi chimiche.
Si spera che la Francia non avrà l'indecenza di accettare quello che molti
Stati europei rifiutano.
Tradotto da www.europalestine.com