Ancora un raid israeliano su Gaza. In un mese e mezzo di "pax israeliana" uccisi 80 palestinesi. Quasi due al giorno. Voi come lo chiamereste?
Con l'ennesimo raid israeliano a Gaza in cui sono stati uccisi altri due bambini palestinesi e feriti altri sei (su undici feriti complessivi), il bilancio dei palestinesi ammazzati dalle truppe israeliane è salito a ottanta in poco più di un mese e mezzo. Proprio ieri un visitatore del nostro sito ci aveva inviato una amara e pesante cronologia di questo massacro sul quale registriamo silenzio, impunità e complicità della cosiddetta "comunità internazionale". Gli israeliani apriranno un'inchiesta e i governi europei si accontenteranno e continueranno come prima a sottoporre ad embargo il popolo palestinese perchè alle elezioni ha fatto vincere Hamas. E' una situazione inaccettabile e non più sopportabile. Ogni volta che abbiamo preso una iniziativa per protestare contro questa situazione e il massacro del popolo palestinese siamo stati criticati, linciati, distanziati dalla sinistra "perbene" e dai pacifisti buoni. Stiamo aspettando dal 18 febbraio che prendano loro una iniziativa migliore e più efficace della nostra...ma non si sente nè si vede nulla. Non aspetteremo ancora molto. La Palestina la stanno liquidando, i palestinesi li stanno massacrando goccia a goccia. Vogliamo parlare di pace in Medio Oriente?
Il Forum Palestina
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Tra il 1°
maggio e il 14 giugno, gli Israeliani hanno ucciso 78 Palestinesi. Nello
stesso periodo nessun Israeliano è stato ucciso per mano palestinese.
Mentre
l'Occidente "civilizzato" continua a chiedere ad Hamas di rinunciare
alla violenza, Israele - che la violenza la utilizza nei Territori
occupati come pratica quotidiana - può continuare indisturbato a porre
in essere i suoi assassinii e i suoi crimini di guerra senza ormai
incontrare più alcun ostacolo politico o morale, interno o
internazionale, in un crescendo impressionante che, nel giro di una
decina di giorni, ha visto le belve assassine di Tsahal scatenarsi e
provocare un vero e proprio bagno di sangue.
Un resoconto
di cronaca sommario delle valorose gesta israeliane può iniziare da
sabato 3 giugno quando, verso le 7 della sera,
l'esercito israeliano ha condotto l'ennesimo raid nel West uccidendo il
60enne Fakhri Mustafa al 'Aarda, un poveraccio che certamente non era
sceso in strada a tirare pietre ai soldati.
Lunedì, 5 giugno, l'aviazione israeliana ha eseguito un nuovo
assassinio "mirato" nella Striscia, sparando due missili contro
un'autovettura che transitava sulla Salah al-Din road, a est di Jabalya,
con a bordo quattro membri dei Comitati di Resistenza Popolare; due
militanti, il 26enne 'Emad Mohammed 'Asaliya ed il 28enne Majdi Hammad,
sono rimasti uccisi sul colpo e gli altri due sono rimasti feriti, al
pari di due civili che si trovavano nei pressi.
Mercoledì 7 giugno, intorno alle 21:00, tre Palestinesi sono
entrati nella cd. "dead zone", la striscia di terra immediatamente
adiacente alla barriera di separazione tra Gaza e il territorio
israeliano, nel tentativo di entrare illegalmente in Israele, ma sono
stati subito fatti oggetto di colpi di fucile e cannonate dei tank
provenienti dalle postazioni di Tsahal.
I tre
poveracci, vistisi scoperti, hanno tentato di scappare, cercando rifugio
in un'area adiacente ad una postazione tenuta dagli uomini della
sicurezza palestinese, ma gli Israeliani non si sono lasciati commuovere
ed hanno continuato il cannoneggiamento.
Con il
risultato che i tre Palestinesi non hanno avuto scampo e i loro corpi
sono stati devastati dalle cannonate israeliane, ma che è rimasto ucciso
anche un membro delle forze di sicurezza palestinesi, mentre un suo
collega è rimasto gravemente ferito dalle schegge; in aggiunta, altri
quattro civili che abitavano nella zona sono rimasti feriti nell'azione,
e tra essi anche un bambino di 5 anni.
Giovedì 8 giugno, poco prima della mezzanotte, un ennesimo raid
"mirato" dell'aviazione israeliana nei dintorni di Rafah ha assassinato
il leader dei Comitati di Resistenza Popolare, Jamal Abu Samhadana,
insieme ad altri tre militanti dell'organizzazione, mentre fonti
ospedaliere parlano di un numero di feriti almeno pari a dieci.
Venerdì 9 giugno, intorno alle 15:00, l'aviazione israeliana ha
tentato un nuovo assassinio "mirato", in una zona a est di Beit Hanoun,
ai danni di un gruppo di attivisti dei Comitati di Resistenza Popolare;
il missile lanciato dall'aereo israeliano ha però mancato il bersaglio,
riuscendo soltanto a ferire uno dei militanti, subito ricoverato
all'ospedale El-Awda di Jabalya.
Qualche
minuto più tardi, tre dei suoi parenti (tra cui due fratelli) si sono
recati in ospedale per sincerarsi delle condizioni del ferito ma, sulla
via del ritorno, l'auto sulla quale viaggiavano è stata colpita in pieno
da un altro missile aria-terra: hanno così trovato la morte il 41enne
Khaled El-Za'anin e i due fratelli Basil e Ahmed El-Za'anin,
rispettivamente di 26 e 22 anni.
In un
separato raid aereo, qualche ora più tardi, tre militanti di Hamas sono
stati lievemente feriti e, verso sera, l'aviazione israeliana ha
ricominciato a sorvolare i cieli di Gaza, attuando l'odiosa pratica
delle cd. "sonic bombs", le ripetute rotture del muro del suono a bassa
quota, che creano terrore ed ansietà nella popolazione della Striscia,
soprattutto nei bambini.
Ma l'azione
israeliana più atroce e disumana era già accaduta intorno alle 16:40,
quando un proiettile di un obice israeliano da 155 mm. è stato sparato
contro la spiaggia di Sudanyya - affollata come ogni venerdì dai
Palestinesi in cerca di un po' di fresco e di riposo - esplodendo
proprio in mezzo alla gente e facendo strage dei poveri e ignari
bagnanti.
Sette i
morti, tutti appartenenti alla stessa famiglia: Ali Issa Ghalya, 49
anni, la moglie Ra'eesa, 35 anni, i loro figli Haitham, 1 anno, Hanadi,
2 anni, Sabrin, 4 anni, Ilham, 15 anni, e Alia, 17 anni; 32 i feriti, e
tra loro 13 bambini, alcuni in condizioni gravissime.
Chi ha avuto
la fortuna (o la sventura, se volete) di poter guardare i filmati e le
foto di questo crimine orrendo e bestiale non potrà mai dimenticare le
scene di strazio, di disperazione, di morte: la bambina che piange e si
dispera accanto al corpo del proprio padre riverso sulla sabbia, Ra'eesa
Ghalya e uno dei suoi piccoli morti uno accanto all'altra, un bambino
ferito che grida per il dolore e il terrore, un Palestinese che mostra
un tovaglia zuppa di sangue, una tovaglia sulla quale, qualche attimo
prima, della povera gente stava allegramente facendo un picnic.
Un crimine di
guerra come quello di Sudanyya, di tutta evidenza, è un po' troppo anche
per gli ebrei, che pure ci hanno abituato a "prodezze" di questo genere,
e dunque l'esercito israeliano ha condotto un'accurata indagine
sull'accaduto, conclusa a tempo di record escludendo ogni responsabilità
di Tsahal sull'accaduto!
A parte ogni
considerazione sulla credibilità di una "indagine" in cui gli assassini
investigano sulla strage da loro stessi perpetrata, un accurato report
di Human Rights Watch ha smontato pezzo per pezzo le conclusioni del
rapporto predisposto dall'esercito israeliano, conclusioni che persino
il segretario Onu Kofi Annan ha definito "strane" (ma di questo
tratteremo a parte).
Sabato 10 giugno, nei pressi di Beit Hanoun, un aereo
israeliano ha lanciato un missile contro un gruppo di appartenenti alla
Jihad islamica, uccidendo due militanti e ferendone altri tre; in
aggiunta, anche quattro civili che si trovavano nei pressi sono rimasti
feriti.
Martedì 13 giugno,
a Gaza City, l'aviazione israeliana ha portato a termine l'ennesima
esecuzione "mirata" - ovvero l'ennesimo orrendo crimine di guerra -
uccidendo due militanti della Jihad islamica, ma anche dieci civili che
si trovavano nei pressi, in un nuovo e, se possibile, ancor più bestiale
crimine di quelli fin qui descritti, per le particolari modalità della
sua esecuzione.
E' successo infatti che, intorno a mezzogiorno, un aereo israeliano ha
lanciato un missile contro un'auto che trasportava due militanti della
Jihad islamica lungo la Salah al-Din Street, all'interno del quartiere
di al-Tuffah; l'esplosione del missile ha richiamato una gran folla in
strada, compreso del personale medico di un vicino ospedale giunto per
prestare soccorso, e solo allora, circa quattro minuti dopo, l'aereo
israeliano ha lanciato un altro missile contro i Palestinesi accorsi,
facendoli letteralmente a pezzi.
Hanno trovato
così la morte dieci Palestinesi ignari e indifesi, tra cui due
infermieri e due medici, un padre e i suoi due figli, mentre altri 32
civili sono rimasti feriti, dodici in maniera grave.
Ashraf al-Mughrabi, 30 anni, allo scoppio del primo missile era corso
davanti alla porta di casa cercando di calmare i suoi due figlioli,
Hisham, di 14 anni, e Maher, di 8 anni; "non preoccupatevi" gridava, ma
non ha fatto in tempo a dire altro: è morto tra le braccia di suo padre.
Probabilmente l'esercito israeliano lancerà un'altra indagine
sull'accaduto, peccato che non se ne concluda mai una con
l'individuazione di qualche responsabile e la punizione del crimine:
stiamo ancora aspettando, del resto, i risultati dell'indagine sulla
strage di una intera famiglia avvenuta a Gaza City il 20 maggio scorso,
sempre nel corso di una esecuzione "mirata" della IAF.
Mercoledì 14 giugno, verso l'una del mattino, alcuni
soldati israeliani, appostati al primo piano di una casa di civile
abitazione a Jenin, hanno ucciso un militante delle Brigate al-Aqsa, il
24enne Mohammed al-Wahesh, uccidendolo sul colpo.
Il giovane
era disarmato e stava camminando da solo nei pressi dell'ospedale Khalil
Suleiman, ed è stato ammazzato a sangue freddo, a distanza di una
settantina di metri e senza alcun avvertimento.
Nella sola settimana compresa tra l'8 ed il 14 giugno, l'esercito
israeliano ha condotto 7 esecuzioni "mirate" ed ha
ucciso ben 28 Palestinesi, tra cui 21 civili disarmati
ed estranei a qualsiasi organizzazione di resistenza: sette erano
bambini piccoli; in aggiunta, nello stesso periodo, 76
Palestinesi sono rimasti feriti e, tra essi, venti
bambini.
Tutto questo
ha un nome ben preciso: crimine contro l'umanità. Eppure la risposta
della comunità internazionale a questo bagno di sangue, e le reazioni
della pubblica opinione, sono state straordinariamente flebili, se non
assenti, tanto da far dire ad Abu Mazen - una volta tanto ne
condividiamo le parole - che i Palestinesi sono stati abbandonati a sé
stessi.
Quel che
disturba di più nelle parole dei pochi che si sono degnati di
intervenire al riguardo è il mettere sullo stesso piano le azioni dei
Palestinesi e quelle degli Israeliani, se non addirittura il disarmante
ribaltamento delle posizioni di vittima e carnefice tra le due parti,
come quando - nel caso degli Usa - si afferma che "Israele ha il diritto
di difendersi".
Così
l’ipocrita Segretario Onu Kofi Annan, pur dichiarandosi "shoccato e
rattristato" per la morte dei civili palestinesi, coglie l'occasione per
chiedere la cessazione del lancio dei missili Qassam.
Così il Santo Padre, anziché gridare con voce forte che gli atti di
Israele sono dei crimini contro l'uomo e contro Dio, si limita a
"sollecitare i responsabili di entrambi i popoli perché sia . mostrato
il dovuto rispetto per la vita umana, specie quella dei civili inermi e
dei bambini.".
Ora, è certo
che nessuno Stato può accettare che si lancino dei razzi contro il
proprio territorio, e non vi è dubbio che tale pratica sia contraria al
diritto internazionale.
Ma è
altrettanto certo che non è ammissibile mettere sullo stesso piano i
6.000 colpi di artiglieria sparati e gli 80 missili lanciati contro la
Striscia di Gaza dalla fine del mese di marzo ad oggi con i circa 200
razzi artigianali Qassam lanciati dai Palestinesi, nello stesso periodo,
contro il territorio israeliano.
I Qassam sono dei razzi rudimentali ed imprecisi, composti da un
miscuglio di zucchero e nitrato di potassio, e non è peregrino ricordare
che non hanno fatto nemmeno una vittima nel corso del 2006.
Di contro, secondo dati forniti da Human Rights Watch, il solo fuoco di
artiglieria contro la Striscia di Gaza ha provocato la morte di 47
Palestinesi, tra cui 11 bambini e 5 donne, ed il ferimento di altri 192
civili: è questo che Israele (e gli Usa) intendono per "diritto di
difendersi"?
E, lungi dal
cercare di evitare ogni coinvolgimento di innocenti, l'Alto comando
dell'esercito israeliano ha ordinato di ridurre la distanza di sicurezza
tra gli obiettivi dei bombardamenti e le zone civili da 300 a 100 metri,
rendendo così, al contrario, quasi inevitabile la morte e/o il ferimento
di poveri innocenti, come è successo sulla spiaggia di Sudanyya.
E ciò vale a
qualificare tali bombardamenti indiscriminati, per la loro
intenzionalità e sistematicità, come dei veri e propri crimini contro
l'umanità, per i quali la combriccola degli assassini - i vari Olmert,
Peretz, Halutz e quanti altri - andrebbero condotti senza indugio
davanti al Tribunale penale internazionale.
Ora, a parte
che le esecuzioni "mirate" in sé sono contrarie al diritto umanitario -
in quanto costituiscono una "execution without a trial" - è opportuno
ricordare che, secondo i dati forniti da B'tselem, dall'inizio della
seconda Intifada ad oggi sono stati ben 123 i civili palestinesi ignari
e innocenti coinvolti loro malgrado in queste esecuzioni che,
evidentemente, tanto "mirate" non sono.
E, infine, dal 17 aprile in poi non si è verificato più alcun
attentato kamikaze a danno di Israele, né nessun Israeliano è stato
ucciso per mano palestinese mentre, solo nel periodo compreso tra il 1°
maggio e il 14 giugno, gli Israeliani hanno ucciso ben 78 Palestinesi!
Che non si
possa più aspettare lo mostrano i dati statistici secondo cui,
dall'inizio della seconda Intifada ad oggi, Israele ha ucciso ben 3.950
Palestinesi (176 solo quest'anno, contro 15 morti israeliani.) e ne ha
feriti ben 30.065 (740 nel 2006).
Di fronte a
questo bagno di sangue palestinese c'è anche chi si preoccupa di
segnalare con sdegno, come ha fatto Magdi Allam dalle colonne del
Corsera, che su un sito islamico gestito dai Fratelli Musulmani compaia
"lo stereotipo dell'ebreo carnefice con in testa la kippà, lo sguardo
truce e il ghigno crudele, in mano un coltellaccio che gronda di sangue
fino a formarne una pozza per terra".
Ma certo, che diamine, ha ragione Magdi Allam a essere sdegnato, questa
raffigurazione non è per nulla aderente alla realtà! E hanno ragione
anche quelli di “Sinistra per Israele” a denunciare la simulazione di un
check point israeliano, perché simularli quando funzionano così bene, si
potrebbero importare in Italia contro i “comunisti antisemiti”!!!
D’altra parte non dimentichiamo che i DS, quando erano al governo, hanno
bombardato la Zastava!!!