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Il drammatico evolversi della situazione nei Territori palestinesi occupati sta suscitando, come è ovvio e giusto che sia, un acceso dibattito fra gli amici del popolo palestinese in Italia. In questa pagina pubblichiamo gli interventi che danno vita a questo dibattito, con l'auspicio che siano utili a tutti quelli che vogliono farsi un'idea propria rispetto a questo ennesimo tornante della lotta del popolo palestinese per la propria liberazione.
L’unità, la democrazia e il dialogo interpalestinese è l’unica strada.
Comunicato stampa del Fronte popolare per la liberazione della Palestina (FPLP)
Continua a scorrere il sangue palestinese per mano palestinese, forti le perdite di vite umane e i danni materiali, decine di cittadini sono caduti a causa dello scontro Hamas-Fatah.
Vogliamo rinnovare l’invito alle due fazioni di essere all’altezza della responsabilità politica nei confronti della nostra causa nazionale e di rispondere positivamente agli sforzi di mediazione delle forze patriottiche palestinesi ponendo fine a questo bagno di sangue alimentato da accuse e contro accuse reciproche.
Ribadendo con forza la nostra riprovazione degli scontri che hanno insanguinato la Striscia di Gaza negli ultimi giorni, condanniamo con fermezza “la soluzione militare” e “la conquista con la forza militare” della striscia di Gaza da parte di Hamas e le pratiche violente che hanno accompagnato questi scontri, strane e lontane dalle abitudini, dalla cultura e dai valori morali del popolo palestinese, che avviano la causa palestinese verso una fase drammatica e critica che segnerà negativamente i futuri rapporti politici e sociali inter-palestinesi poiché spalancano la porta all’ingerenza politica straniera e minano alle radici l’unità e le aspirazioni politiche del nostro popolo.
Rifiutiamo inoltre la reazione politica, affrettata ed estremista, con la quale si vuole affrontare la crisi drammatica, come decretare lo stato d’emergenza, sciogliendo il governo in carica e formando un governo d’emergenza, con evidenti conseguenze d’accentuazione dello scontro che ne prolungherà la durata e permetterà l’ingerenza esterna come l’invito ad inviare forze internazionali.
Invitiamo tutti alla costituzione di una dirigenza nazionale provvisoria con la partecipazione di tutte le forze politiche palestinesi e rappresentanti della società civile per governare la società palestinese costituendo un inizio di dialogo responsabile e costruttivo alfine di proteggere l’unità nazionale portando il nostro progetto politico sul binario giusto.
In questa fase drammatica e pericolosa, invitiamo la lega Araba e tutte le parti amiche del popolo palestinese ad intervenire positivamente per aiutare i palestinesi ad uscire da questa crisi.
Nonostante la drammaticità e l’amarezza del momento, affermiamo che la nostra unità, la nostra scelta democratica e la volontà di continuare la lotta per la liberazione, l’indipendenza e la costituzione dello stato palestinese indipendente e sovrano, non è una scelta tra le tante, ma è l’unica scelta che abbiamo e come tale va protetta con tutti i mezzi, respingendo tutti i tentativi, rifiutati in precedenza, come il protettorato e l’annessione da qualsiasi parte venga.
Di nuovo invitiamo le masse del nostro popolo, in patria e in diaspora, ad essere unite, superando il dolore e la sofferenza, condannando le scelte sanguinarie e la logica della vendetta da qualsiasi parte essa venga per proteggere i nostri diritti nazionali, chiediamo ai nostri fratelli di Fatah e Hamas di fare un passo in dietro, e tornare alla ragione e alla coscienza.
L’unità, la democrazia e il dialogo inter-palestinese è l’unica strada.
Palestina,15.06.07
Comunicato stampa del Palestinian Centre for Human Rights
Non c’è alternativa al dialogo politico
Posizione del PCHR riguardo all’attuale situazione nella Striscia di Gaza e alla ANP
La Striscia di Gaza ha visto
ultimamente uno scontro sanguinario senza precedenti tra il movimento di
Hamas e quello di Fatah che è culminato con la decisione di Hamas di porre
fine al conflitto militare con la presa delle sedi e dei quartier generali
della sicurezza palestinese e l’imposizione di un completo controllo sulla
Striscia di Gaza da parte della sua ala militare – le Brigate Izzidin al
Qassam. Negli scontri sono morti 146 palestinese (36 dei quali erano
civili), inclusi 5 bambini e 8 donne, mentre altri 700 palestinesi sono
rimasti feriti.
Secondo le informazioni e la documentazione del PCHR, l’ultimo scontro
armato tra i due movimenti si è accompagnato con gravi violazioni della
legge internazionale che regola i conflitti armati interni, specialmente
l’articolo 3 della Convenzione di Ginevra del 1949. Secondo questo articolo,
tutte le parti in conflitto armato di carattere interno sono tenute, come
minimo, al trattamento umano di tutte le persone che non sono coinvolte
nelle ostilità, inclusi i membri dei gruppi armati che si sono arresi. Si
proibisce “violenza alla vita e alla persona in particolare le uccisioni di
ogni genere, le mutilazioni, i trattamenti crudeli e la tortura; prendere
ostaggi; oltraggiare la dignità personale, in particolare i trattamenti
umilianti e degradanti; emettere sentenze e giustiziare senza che ci sia
stato un pronunciamento di giudizio da parte di un tribunale regolare”.
Inoltre si richiama al trattamento dei feriti e dei pazienti in modo umano.
In violazione di questi standard internazionali, lo scontro fratricida si è
accompagnato da diversi casi da uccisioni premeditate e da esecuzioni extra
giudiziarie, sparando ai combattenti dopo la loro cattura. Secondo
testimoni, alcuni feriti sono stati uccisi negli ospedali e sono stati
riportati casi di reciproci rapimenti e torture di persone affiliate, o
sospettate di esserlo, al partito avversario. Anche civili disarmati sono
stati coinvolti negli scontri tra le due parti, nonostante spesso di
trovassero nelle loro case. Inoltre non è stata rispettata la condizione di
luoghi civili di alcune case e palazzine di appartamenti, che sono stati
usate negli scontri tra le parti. Di conseguenza, la sofferenza dei civili
si è duplicata specialmente perché sono stati costretti a trovarsi in zone
di combattimento. Ci sono stati molti feriti tra i civili, incluse donne e
bambini.
Inoltre è stato ristretto l’accesso degli staff medici e dei pompieri nelle
aree di scontro per evacuare i feriti e spegnere gli incendi (vedi il
comunicato stampa del PCHR emesso durante gli scontri).
Da quanto Hamas ha conquistato i quartier generali e le sedi di Fatah
prendendo sotto il suo controllo la Striscia di Gaza, il presidente
palestinese Mahmoud Abbas ha emesso 3 decreti Giovedì pomeriggio, 14 Giugno,
congedando il primo ministro Ismail Haniya; dichiarando lo stato di
emergenza in tutte le aree controllate dall’Autorità Nazionale Palestinese (ANP);
e formando un governo per gestire lo stato di emergenza. Il 17 Giugno, il
presidente Abbas ha emesso altri due decreti, uno sospendendo gli articoli
65, 66 e 67 della Basic Law, (la costituzione temporanea dell’ANP) e
l’altro che ha messo fuorilegge le Forze Esecutive (formate dal Ministero
degli Interni nel 2006) e le milizie di Hamas, “a causa della loro
insurrezione contro la legittimità palestinese e delle sue legittime
istituzioni….”
In risposta, Israele ha chiuso tutti i punti di attraversamento da e per la
Striscia di Gaza, bloccando tutte le transazioni commerciali con la
Striscia. Di conseguenza, i civili palestinesi sono corsi nei negozi, nelle
panetterie e nelle stazioni di benzina per acquistare beni di prima
necessità, preoccupati dal rischio di una possibile crisi umanitaria nella
Striscia di Gaza. Il punto di valico internazionale con l’Egitto a Rafah,
che è l’unico punto di contatto con il mondo esterno e che ha operato solo
parzialmente negli ultimi anni a causa delle misure israeliane, è stato
chiuso.
Contemporaneamente agli incidenti a Gaza, i sostenitori di al Fatah in
Cisgiordania hanno condotto una serie di attacchi di ritorsione contro
membri della parte avversa, sostenitori e istituzioni di Hamas. In questi
attacchi hanno colpito associazioni culturali e mediche, associazioni
benefiche, uffici della stampa, stazioni di radio e televisioni, centri
sportivi e alcuni consigli comunali locali che erano guidati da Hamas dalle
elezioni locali. Secondo la documentazioni del PCHR in tutto 50 istituzioni
pubbliche e private sono state attaccate; 3 persone, incluso un bambino,
sono state uccise; 60 persone sono state rapite fin da Mercoledì, 13 Giugno
2007.
Alla luce del precipitare della situazione nei Territori Palestinesi
Occupati (OPT), e in particolare nella Striscia di Gaza, il PCHR evidenzia
quanto segue:
1) Il PCHR condanna l’utilizzo di mezzi militari per porre fine al conflitto tra i movimenti di Hamas e di Fatah, in particolare la decisione di porre fine al conflitto con la presa delle sedi della sicurezza palestinese e degli uffici nella Striscia di Gaza da parte delle Brigate Izzidin al Qassam. Benché il PCHR si consapevole della legittimità del governo e del suo pieno diritto di mantenere i poteri costituzionali e consapevole dei precedenti problemi di sicurezza e dell’urgente necessità di riformare gli apparati della sicurezza, non c’è giustificazioni alcuna per l’impiego delle Brigate Izzidin al Qassam nella conquista e nella prova di forza contro li apparati di sicurezza dal momento che questo non serve in alcun modo alla richiesta di riforme degli apparati di sicurezza.
2) I passi compiuti dal presidente Mahmoud Abbas in risposta, violano la Costituzione (Basic Law) in un modo altrettanto pericoloso di quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza, specialmente perché:
A) Il Presidente ha il diritto di dichiarare lo stato di emergenza e di dissolvere il governo in accordo con l’articolo 7 della Costituzione (Basic Law), ma secondo la Costituzione, il dissolto governo deve operare e servire come un governo in carica fino alla formazione di un nuovo governo che deve essere approvato dal Consiglio Legislativo Palestinese (PLC).
B) La Costituzione non da al Presidente la completa autorità, perfino in uno stato di emergenza, di sospendere il rispetto anche provvisorio degli articoli che riguardano l’autorità del Consiglio Legislativo Palestinese di garantire fiducia al governo, e non ha l’autorità di dissolvere o interrompere i lavori del CLP durante il periodo di emergenza (articolo 113). Questa parte della Costituzione è superiore a tutte le altre leggi, dalla quale tutti i poteri, incluso quello del Presidente e del Primo Ministro, derivano, e non deve essere indebolita o sospesa per nessuna circostanza.
3) Le misure prese dal Presidente stanno complicando la crisi invece che risolverla. Porterà inoltre ad un ulteriore isolamento della Striscia di Gaza e porterà la sua popolazione di 1,5 milioni di abitanti verso il nulla, sottoponendoli a sanzioni internazionali. Ci sono inoltre preoccupazioni riguardo alla situazioni politica effettiva dal momento che la Striscia di Gaza potrebbe essere tagliata dal resto dei Territori Occupati.
4) L’attuale crisi nell’Autorità Nazionale Palestinese è politica piuttosto che costituzionale o legale. Dunque, non c’è alcuna alternativa al dialogo basato su una reale partenership, al rispetto dei risultati delle elezioni legislative del Gennaio 2006 e al fatto di mettere gli interessi del popolo palestinese al di sopra di tutti i ristretti interessi delle parti in conflitto.
5) Nel contesto di questo agognato dialogo è importante sottolineare la necessità di ricostruire il sistema della sicurezza palestinese su basi professionali e nazionali, per assicurare la sua indipendenza e perché non cada nelle mani delle fazioni in conflitto, per essere in grado di assolvere ai sui compiti istituzionali e difendere la patria, servire il popolo, proteggere la società, e assicurare la sicurezza e l’ordine pubblico.
6) L’unica parte che beneficia della continuazione dell’attuale crisi è Israele e le sue forze di occupazione che continuano a creare “fatti sul terreno”, specialmente in Cisgiordania con la costruzione del Muro di Annessione e le colonie che minano ogni possibilità di creare uno stato palestinese sostenibile e indipendente all’interno dei Territori Occupati.
7) La situazione umanitari nella Striscia di Gaza, deterioratasi a causa dell’assedio israeliano e alla sospensione degli aiuti internazionali all’ANP, peggiorerà ulteriormente con la chiusura di tutti i valichi di confine e il blocco delle transizioni economiche.
8) La corrente crisi è una Nuova Naqba (catastrofe, in riferimento alla dispersione del popolo palestinese nel 1948) che crescerà se non verrà fermata immediatamente, considerando la prevista stretta economica e sociale e considerando le migrazioni massicce dalla Striscia di Gaza. Per questo tutte le fazioni politiche palestinesi e i gruppi della società civile devono prendersi le loro responsabilità storiche per fermare la crisi e prevenire questa nuova Naqba, che è stata condotta per mano nostra nel 59° anniversario della Naqba palestinese del 1948.
9) La comunità internazionale e gli Stati arabi sono invitati a prendere misure preventive per prevenire questa catastrofe premendo per il dialogo politico tra i movimenti di Hamas e Fatah, così come tra tutte le fazioni politiche, al fine di porre fine alla crisi che mette a rischio l’ANP e tutto il popolo palestinese.
Per ulteriori informazioni chiamare l’ufficio del PCHR a Gaza:
Gaza Strip, on +972 8 2824776 - 2825893
PCHR, 29 Omer El Mukhtar St., El Remal, PO Box 1328 Gaza, Gaza Strip.
E-mail: pchr@pchrgaza.org, Webpage http://www.pchrgaza.org
[traduzione di Patrizia Viglino]
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I Palestinesi non accetteranno un governo di Vichy
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di Khalid Amayreh
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Gerusalemme occupata -- La grandissima maggioranza dei Palestinesi, a casa e nella Diaspora, non accetteranno un governo collaborazionista a Ramallah che operi agli ordini di Israele. Questo è esattamente quanto l'amministrazione Bush ed Israele si aspettano dal nuovo governo, guidato da Salam Fayyad. Naturalmente ora sta a Fayyad ed al suo governo provare quanto mal risposte siano queste aspettative israeliane e americane. Sfortunatamante, il nuovo governo sembra offrire poche speranze di un domani migliore per il popolo palestinese, messo alla fame, tormentato e prossimo all'esaurimento. In effetti, l'assordante silenzio di Abbas, Fayyad, e altri, di fronte al banditesco comportamento di ben noti hooligan in armi che hanno devastato ed incendiato edifici, istituzioni e centri commerciali per tutta la West Bank assai rivelatore. E' vero, il governo si è costituito da solo poche ore. Comunque, l'assenza persino di una condanna verbale dell'orgia di terrore e vandalismo contro sospetti sostenitori di Hamas, delle loro famiglie e delle loro attività economiche non sembra annunciare niente di buono per l'immediato futuro. Prevedibilmente, Stati Uniti e Israele hanno riversato vagonate di lodi al governo Fayyad. In più, hanno già manifestato la loro entuisiastica volontà di togliere le sanzioni contro la West Bank occupata, apparentemente per rafforzare il fronte Dahlan-Abbas contro gli altri Palestinesi che rifiutano bustarelle ed intimidazioni per cedere all'insolenza israeliana e all'arroganza del suo potere. Il governo Fayyad potrebbe essere temporaneamente favorito dall'appoggio americano e israeliano. Comunque, dovrebbe capire che un aiuto proveniente da quelle fonti è un calice avvelenato. L'esperienza ha dimostrato che in Medio Oriente ogni governo, o fazione, o organizzazione sostenuta dagli USA incontrerà il disprezzo delle masse.. Questo è particolarmente vero nei Territori Occupati palestinesi, dove la collaborazione con Israele, che controlla le politiche americane, è considerato il tradimento supremo. Le masse palestinesi sanno bene ciò che gli USA rappresentano per loro, per i propri bambini e la loro vecchia causa. Rappresentano l'oppressione nelle sue forme peggiori. Simbolizzano l'assassinio di massa, il furto di terra, l'esproprio, la deprivazione e l'essenza stessa della menzogna e dell'ipocrisia. L'America ha reso possibile, sostenuto e giustificato 40 anni di nazismo israeliano il cui obiettivo supremo è la cancellazione dei Palestinesi come nazione, prendendosi la loro patria e rendendo il loro futuro il più precario possibile. In breve, l'America è per i Palestinesi grosso modo ciò che la Germania nazista è stata per gli Ebrei. Pertanto, ogni governo che consentisse a porsi nel grembo dell'America perderà la sua legittimità se non la sua stessa esistenza. Probabilmente è questa la ragione perché i Palestinesi nella Striscia di Gaza non hanno combattuto per Muhammed Dahlan e i suoi uomini. Negli ultimi 18 mesi, gli USA, per il tramite di persone come Keith Dayton, ci hanno dato molto denaro ed armi per ucciderci l'uno con l'altro per compiacere Israele, che non fa alcuna differenza tra questo o quel gruppo di Palestinesi, almeno finchè respingono l'occupazione ed insistono sulla libertà. Questo è successo mentre USA ed Israele (insieme agli ipocriti governi dell'Unione Europea) hanno agito per mettere alla fame e impoverire qualunque Palestinese nella speranza che si rivoltassero contro Hamas ed abbandonassero le aspirazioni palestinesi, in cambio di pane e denaro americano. Si, l'America ci ha fornito armi per ucciderci l'uno con l'altro, mentre ci affamava e ci tormentava, come se i nazisti del nostro tempo ci volessero assassini ed assassinati, nella fame. Queste non sono parole in libertà ma fatti ben noti. Funzionari e media USA hanno parlato apertamente di una guerra civile da alimentare a Gaza e nella West Bank. Elliot Abrams, che parla imbeccato da AIPAC, si è persino vantato del suo successo nel mettere i Palestinesi gli uni contro gli altri. Sfortunatamente il Presidente Abbas non si è mai preso la briga di dire al popolo palestinese la ragione per cui stesse ammassando tante armi fornite dagli Americani. E' perchè voleva combattere l'occupazione israeliana? O voleva decapitare Hamas appena si presentasse l'occasione? E se questa era la ragione, non era forse giustificata Hamas nella sua azione preventiva? I Palestinesi onesti sapevano dal principio cosa stava per accadere. Tutto era già scritto da tempo, e l'apostasia nazionale da parte di alcuni leader palestinesi si faceva sempre più insostenibile. Non c'è dubbio che qualunque flagrante identificazione del nuovo governo con l'occupante israeliano segnerà la sua fine, e questo può accadere da un momento all'altro. Più precisamente, è errato e fuorviante presumere che il movimento Fatah nel suo insieme sosterrà un governo che dica "Ma certo!" ad Israele e Stati Uniti. Un governo del genere sarebbe un governo del tradimento, un governo Quisling. Pertanto, il nuovo governo dovrebbe essere cauto e guardarsi dal raggiungere una qualunque intesa col regime sionista che potrebbe compromettere i nostri diritti nazionali. Qui non c'è questione di Fatah contro Hamas. Qui si parla della Palestina e la Palestina non è in vendita. Tradotto dall'inglese all'italiano da Gianluca Bifolchi, membro di Tlaxcala, la rete di traduttori per la diversità linguistica. Questo articolo è in Copyleft per ogni uso non-commerciale: è liberamente riproducibile, a condizione di rispettarne l'integrità e di menzionarne l'autore e la fonte. URL di questo articolo: http://www.tlaxcala.es/pp.asp?lg=it&reference=3002 |
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Una risposta alla lettera di Germano Monti
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di Marco Benevento *
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Caro Germano rispondo a botta calda al tuo
intervento che devo dire non mi trova d'accordo sia per l'analisi
sia per i modi . * del Comitato con la "Palestina nel cuore" |
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Gaza e noi
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di
Germano Monti
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La drammaticità della situazione nella Striscia
di Gaza non può, a mio parere, essere separata dalla più generale
tragedia del popolo palestinese, e trovo francamente inaccettabile
l’ipocrisia di quanti, oggi, si stracciano le vesti per la
“conquista” della Striscia da parte delle milizie del movimento
Hamas, peraltro da lungo tempo e di gran lunga la principale forza
politica in quel territorio. * del Forum Palestina |
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Noi non saremo “Amici” di alcuna gestione dittatoriale del
potere in Palestina!
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Comunicato dell'Associazione di amicizia
italo-palestinese onlus (Firenze) sugli ultimi avvenimenti in
Palestina
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Non possiamo dimenticare che l’occupazione
israeliana dei Territori è ancora in atto; che non sono cessate le
esecuzioni extragiudiziarie, gli arresti, gli espropri, la pulizia
etnica portate a termine dalle forze armate israeliane, dai suoi
gruppi speciali di intervento e dai coloni ortodossi, integralisti e
xenofobi. Firenze 15.06.2007 |
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La tragedia del popolo palestinese
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Associazione Comunista Pianetafuturo
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Assistiamo in questi giorni alla nuova tragedia
che investe un popolo da sempre martoriato, depredato della terra, a
cui sono negati il diritto alla libertà, alla dignità, ad uno Stato
indipendente e autonomo, negato perfino il diritto ad esistere come
popolo. Per la libertà e l’indipendenza del popolo palestinese. Per il ritiro dell’esercito israeliano nei confini del 1967. Per l’abbattimento del Muro della Vergogna. Per la restituzione delle terre colonizzate. Per il riconoscimento del diritto al rientro dei profughi palestinesi. Per uno Stato Palestinese autonomo, unitario, laico, democratico, socialista. |
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Una lunga estate nera per due Palestine?
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di Pietro Mariano Benni *
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Un modesto invito alla moderazione rivolto a
tutte le parti in causa è stato formulato ieri a New York dal
Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon al termine di un incontro
con il primo ministro israeliano Ehud Olmert svoltosi non alle
Nazioni Unite ma in una colazione di lavoro a casa dell’ambasciatore
israeliano al Palazzo di Vetro. Pressappoco nelle stesse ore
Benedetto XVI, da Assisi, città di san Francesco e della pace,
diceva con toni pressanti e accorati: “Il nostro pensiero va
particolarmente alla Terra Santa, tanto amata da San Francesco,
all’Iraq, al Libano, all’intero Medio Oriente. Le popolazioni di
quei Paesi conoscono, ormai da troppo tempo, gli orrori dei
combattimenti, del terrorismo, della cieca violenza, l’illusione che
la forza possa risolvere i conflitti, il rifiuto di ascoltare le
ragioni dell’altro e di rendergli giustizia. Solo un dialogo
responsabile e sincero, sostenuto dal generoso sostegno della
Comunità internazionale, potrà mettere fine a tanto dolore e ridare
vita e dignità a persone, istituzioni e popoli”. Moderazione di
tutte le parti coinvolte e “dialogo responsabile e sincero”
sostenuto dalla comunità internazionale, attitudini che diventano
ogni giorno più rare eppure più necessarie di fronte a cronache come
quelle di questi ultimi giorni dall’Afghanistan all’Iraq alle aree
bollenti del Medio Oriente. Proviamo a farne una sintetica rassegna:
è di appena qualche ora fa la notizia di sette bambini uccisi a
Zarghun Shah, nella provincia di Paktika (sud-est dell'Afghanistan)
in un bombardamento contro presunti uomini di 'al Qaida'; è di ieri
a Kabul un attentato con 35 vittime e 52 feriti su un autobus della
polizia, il più letale dall’invasione americana dell’Afghanistan nel
2001 e per di più in una 'zona pacificata'; altre 10 vittime ieri in
Afghanistan in scontri vicino al confine con l’Iran; due misteriosi
razzi ‘katiuscia’ lanciati (non è chiaro da chi) dal territorio
libanese sul nord d’Israele (già Galilea), senza vittime ma con
notevoli danni e ancor più pesanti conseguenze politiche;
un’operazione militare israeliana nel nord della Striscia di Gaza
stretta in una morsa di valichi tutti chiusi e privata di
rifornimenti di carburante anche per le centrali elettriche;
palestinesi in fuga da Gaza ricacciati dai militari israeliani
dentro la Striscia ufficialmente tutta controllata da Hamas;
incessante inasprimento di tutte le tensioni possibili tra ‘al-Fatah’,
con il suo nuovo governo d’emergenza, e Hamas che considera quel
governo frutto di un golpe; i caduti americani in Iraq contati oltre
i 3500 (3525 secondo il conteggio dell’agenzia di stampa americana
Associated Press) e quelli civili iracheni soltanto stimati in
centinaia di migliaia mentre si colpiscono moschee, si mettono in
fuga le minoranze cristiane e un generale americano sostiene ieri la
necessità di restare nel paese molto a lungo, forse anche 1o anni...Solo
per restare sui principali sviluppi recenti di quel “Grande Medio
Oriente” e dintorni che soprattutto Washington e i suoi gruppi di
pressione filo-israeliani e/o guerrafondai sono riusciti in pochi
anni a trasformare in una 'santa barbara' di violenza, morte e
angoscia quotidiana per il mondo intero, anche rifiutando o
sopprimendo sistematicamente le occasioni di pace e di quella stessa
democrazia che dicono di voler favorire. E costringendo sempre più
su posizioni radicali e oltranziste anche forze legittimamente
elette (nel gennaio 2006 Hamas ottenne 76 seggi parlamentari su 132
mentre ad al Fatah ne andarono 43) e nonostante gli accordi per un
governo di unità nazionale come quelli conclusi alla Mecca appena
qualche mese fa. Nelle 53 amare pagine e gli oltre 140 meticolosi
paragrafi del rapporto confidenziale (ora disponibile in internet)
con cui l’ex-inviato dell’ONU per il Medio Oriente Alvaro de Soto ha
concluso in maggio la sua carriera di diplomatico vengono delineate
colpe fondamentali per la tragica situazione mediorientale: il
“rejectionism” israeliano, ovvero il costante rifiuto di Israele di
tutte le possibili occasioni di pace presentatesi negli anni (spesso
anche sabotate) e l’assurdità dello “spettacolo secondario” del
famoso ‘quartetto’ (ONU, Unione Europea, Stati Uniti e Russia)
legato alla sua teorica ‘roadmap’ mentre “venivano imposte sanzioni
a un governo liberamente eletto da un popolo in condizioni di
occupazione” e “precondizioni che rendevano impossibile il dialogo”.
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Le forze progressiste palestinesi sono chiamate a riprendere in
mano la situazione
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di Bassam Saleh
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Gli scontri nel campo profughi di Nahr el Bared e
il massacro in atto a Gaza sono la stessa faccia della stessa
medaglia: la guerra preventiva e permanente, che l’amministrazione
Bush sta portando avanti in Iraq e in Afghanistan. Una
“destabilizzazione creativa”, con un disegno gia preparato, e che
potrebbe coinvolgere altri paesi mediorientali, come la Sira e
l’Iran. Va sottolineato che gli scontri di Naher El Bared sono
iniziati dieci giorni dopo la visita del vice presidente americano
Dick Cheney nelle capitali del “quartetto arabo” (Egitto, Arabia
Saudita, Giordania, ed Emirati Arabi) e in Iraq. |