ISM-Italia

 

Per il boicottaggio dell’edizione 2008 della Fiera Internazionale del libro se Israele ne sarà al centro

 

Secondo La Repubblica del 2 ottobre u.s., pag VII di Torino cronaca: SARÀ Israele, con buone probabilità, la nazione straniera al centro della prossima edizione della Fiera internazionale del Libro di Torino, in calendario nella primavera del 2008. L'indiscrezione è trapelata in queste ore…. La partecipazione dello Stato ebraico alla kermesse libraria dovrebbe concretizzarsi nei prossimi giorni in un incontro fissato a Roma, il 15 ottobre, fra i vertici di Librolandia, guidati dal presidente Rolando Picchioni, e quelli diplomatici di Tel Aviv.”

 

Abbiamo invitato i responsabili della Fiera a un’ulteriore riflessione sulla opportunità di una tale iniziativa nell’anno in cui, a livello mondiale, sarà commemorata la Nakba, la pulizia etnica dei palestinesi iniziata prima della risoluzione 181, detta della partizione, approvata dall’ Assemblea Generale dell’ONU il 29 novembre 1947, che portò il 15 maggio del 1948 alla costituzione dello stato di Israele. La pulizia etnica dei palestinesi prosegue anche ai nostri giorni.

Israele non ha mai rispettato le risoluzione dell’ONU, ha violato e continua a violare le convenzioni di Ginevra, ha proseguito la costruzione del Muro dell’Apartheid, giudicato illegale dalla Corte internazionale di Giustizia (9 luglio 2004), ha commesso e continua a commettere crimini contro la popolazione civile documentati da numerose organizzazioni di difesa dei diritti umani israeliani.

Israele è responsabile della pulizia etnica dei palestinesi.

Lo ha detto Benny Morris, “What the new material shows is that there were far more Israeli acts of massacre than I had previously thought”, Survival of the Fittest? An Interview with Benny Morris By Ari Shavit, Haaretz, 8 gennaio 2004.

Lo si può leggere nel saggio “The Ethnic Cleansing of Palestine”, Oneworld 2006, dello storico israeliano Ilan Pappè.

Israele è uno stato razzista.

Lo si può leggere in un editoriale di Haaretz, “A racist Jewish state”, 20/07/2007 e nell’articolo di Gideon Levy, “One racist nation”, Haaretz 26/03/2006 (Ha’aretz  è un quotidiano israeliano).

Israele è uno stato fascista.

Lo si può leggere in “Politicidio – Sharon e i Palestinesi”, Fazi 2003, del sociologo israeliano Baruch Kimmerling.

Israele è uno stato di Apartheid.

Lo hanno sostenuto Danny Rubinstein, editorialista di Haaretz, parlando alla  ‘International Conference of Civil Society in Support of Israeli-Palestinian Peace‘ organizzata dall’ONU a Brussels il 30-31 agosto 2007: “Today Israel is an apartheid state with different status for four different Palestinian groups: those in Gaza, East Jerusalem, the West Bank and Israeli Palestinians”,  e un recentissimo editoriale di Haaretz, “Where is the occupation” del 3 ottobre 2007, “The de facto separation is today more similar to political apartheid than an occupation regime because of its constancy”.

 

Per noi vale la domanda con la quale lo storico Ilan Pappe ha concluso una sua conferenza a Tokio nel marzo 2007: Perché il mondo permette ad Israele di fare quello che fa?”

 

Se sarà confermata l’intenzione-decisione della Fiera Internazionale del Libro, ISM-Italia promuoverà una campagna di boicottaggio, nazionale e internazionale, contro questa manifestazione.

 

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ISM-Italia è il gruppo di supporto italiano dell’ISM. L’International Solidarity Movement (ISM www.palsolidarity.org) è un movimento palestinese impegnato a resistere all’occupazione israeliana usando i metodi e i principi dell’azione-diretta non violenta.  


 

Appello per il boicottaggio accademico e culturale di Israele

 

L’oppressione coloniale israeliana del popolo palestinese, basata sulla ideologia sionista, comprende:

 

·         il rifiuto della sua responsabilità per la Nakba – e in particolare per le ondate di pulizia etnica e di espropriazione che hanno creato il problema dei profughi palestinesi – e quindi il rifiuto di accettare i diritti inalienabili dei profughi e dei dislocati, diritti definiti e protetti dal diritto internazionale;

·         l’occupazione militare e la colonizzazione della West Bank (inclusa Gerusalemme Est) e Gaza dal 1967, in violazione del diritto internazionale e delle risoluzioni dell’ONU;

·         Il sistema di discriminazione razziale e di segregazione contro i palestinesi cittadini di Israele, che assomiglia al defunto sistema di apartheid in Sud Africa;

 

Dal momento che le istituzioni accademiche israeliane (controllate la maggior parte dallo stato) e la stragrande maggioranza degli intellettuali e degli accademici hanno o contribuito direttamente a mantenere, difendere o in modi diversi a giustificare le forme di oppressione sopraindicate, o sono stati complici con esse con il loro silenzio,

Dato che tutte le forme di intervento internazionale hanno fino ad ora  fallito nel costringere Israele al rispetto del diritto internazionale o a porre termine alla repressione  dei palestinesi, repressione che si è manifestata in molte forme, incluse l’assedio, gli assassini indiscriminati, le distruzioni arbitrarie e il muro razzista e coloniale,

In vista del fatto che persone di coscienza nella comunità internazionale di docenti e intellettuali hanno storicamente preso sulle loro spalle la responsabilità morale di combattere l’ingiustizia, come è esemplificato dalla loro lotta per abolire l’apartheid in Sud Africa, attraverso forme diverse di boicottaggio,

Riconoscendo che il crescente movimento internazionale di boicottaggio contro Israele ha espresso la necessità di uno schema di riferimento palestinese che indichi i principi guida,

Nello spirito di solidarietà internazionale, coerenza morale e resistenza all’ingiustizia e all’oppressione,

Noi, accademici e intellettuali palestinesi, invitiamo i nostri colleghi della comunità internazionale a boicottare ampiamente e coerentemente tutte le istituzioni accademiche e culturali israeliane come contributo alla lotta per mettere fine alla occupazione israeliana, alla colonizzazione e al sistema di apartheid, applicando quanto segue:

1. Astenersi dalla partecipazione in ogni forma di cooperazione  accademica e culturale, di collaborazione o di progetti congiunti con le istituzioni israeliane;

2. Sostenere un boicottaggio ampio delle istituzioni israeliane a livello nazionale e internazionale, inclusa la sospensione di tutte le forme di finanziamento e di sussidi a queste istituzioni;

3. Promuovere il disinvestimento da Israele da parte delle istituzioni accademiche internazionali;

4. Lavorare per la condanna delle politiche israeliane premendo per risoluzioni adottate da associazioni e organizzazioni accademiche, professionali e culturali;

5. Sostenere direttamente le  istituzioni accademiche e culturali palestinesi senza chiedere loro di essere partner con controparti israeliane come condizione esplicita o implicita per questo sostegno.

 

L’appello è stato sottoscritto da:

Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees;

Palestinian General Federation of Trade Unions;

Palestinian NGO Network, West Bank;

Teachers’ Federation;

Palestinian Writers’ Federation;

Palestinian League of Artists;

Palestinian Journalists’ Federation;

General Union of Palestinian Women;

Palestinian Lawyers’ Association;

e decine di altre federazioni, associazioni e organizzazioni della società civile palestinese