Le autorità israeliane hanno fatto bombardare una spiaggia a Gaza: sono stati assassinati 10 civili, di cui due bambini. Un testimone oculare descrive il bombardamento della spiaggia.
Giornalista a Gaza, Sami
Yousef era sulla spiaggia venerdì, quando una serie di colpi
hanno raggiunto la sabbia.
«Io ero lì, in visita alla regione con degli amici, quando
abbiamo sentito delle violente esplosioni. Ci siamo
precipitati verso il luogo dove cadevano le granate. Sono
stato uno dei primi a giungere sul posto. C'erano persone
riverse sulla sabbia, gravemente ferite, che gridavano.
C'erano resti umani sparpagliati sulla spiaggia. C'erano tre
bambini, di cui due con profonde ferite alla testa. Una
bambina urlava, piangeva, chiedendo «Papà, dov'è il mio
papà?»
Era una scena terribile, c'era sangue dappertutto. Si vedeva una nave da guerra israeliana al largo, allora ho capito cosa era successo. Sono arrivati i medici ed hanno iniziato a raccogliere i corpi. Io li ho aiutati. E' stato tremendo. E' la prima volta che vedo una cosa del genere da vicino.
Sono stati portati all'ospedale,
alcuni negli ospedali del nord della striscia di Gaza, altri
a Gaza città. Nessuno si aspettava questo. I bambini avevano
finito gli esami ed erano venuti in spiaggia con le
loro famiglie per approfittare del sole.
Questa spiaggia è il posto dove le
persone vanno per divertirsi, lontano dalla folla e dalle
difficoltà.
Alcune ore più tardi, l'aviazione israeliana ha sorvolato
Gaza, superando il muro del suono. E' stato un giorno
terribile per i Palestinesi. Mi sento male. Tre giorni di
lutto per onorare la memoria delle persone uccise sulla
spiaggia».
BBC, 10 6 2006
Lo stesso giorno del massacro
della spiaggia, una bambina palestinese di quattro anni,
Mirjam Aman, ferita gravemente nel corso di una delle tante
"esecuzioni mirate" israeliane (nel corso della quale hanno
perso la vita la madre, la nonna e la sorellina della
bimba), ha rischiato di essere dimessa forzatamente
dall'ospedale israeliano dove era stata portata per la
riabilitazione, con la motivazione che la famiglia non aveva
pagato le spese di ricovero. Solo l'intervento di alcune
associazioni legali israeliane e di un deputato presso il
Ministro della Difesa, Amir Peretz, hanno per il momento
impedito che la bimba sia costretta ad interrompere il
trattamento di riabilitazione. Tutto ciò è molto
interessante anche per noi italiani, viste le ingenti somme
che molte nostre Regioni versano alle strutture sanitarie
israeliane per... curare i Palestinesi! Dopo Toscana ed
Emilia-Romagna, anche il Lazio di Piero Marrazzo ha
stanziato alla Fondazione Peres 300.000 euro per il biennio
2006 - 2007 "per il tirocinio dei medici palestinesi in
ospedali israeliani". Ovviamente, quando si tratta di
finanziare Israele, le difficoltà di bilancio non esistono
più.