OPERAZIONE "ILLUSIONE DISSIPATA"

L'operazione condotta da alcuni gruppi della resistenza palestinese contro le forze di occupazione israeliane ha ricordato al mondo una realtà che in molti - specialmente qui in Italia - preferiscono rimuovere: l'esistenza di una lotta armata che nemmeno uno dei più potenti apparati di sicurezza del mondo riesce a soffocare.
Riconoscere l'esistenza della lotta armata in Palestina e la sua legittimità è un elemento di analisi importante, che non ha nulla a che vedere con fanatismi ed esaltazioni. Molto semplicemente, si tratta di comprendere come la violenza dell'occupazione militare e coloniale determini inevitabilmente risposte popolari a tutti i livelli, compreso quello della lotta armata, non diversamente da quanto avvenuto in Europa nei confronti dell'occupazione nazista, quando in tutti i Paesi occupati dalla Wermacht nacquero e si svilupparono movimenti di resistenza che facevano uso delle armi, dalla Norvegia alla Jugoslavia, dall'Italia all'Olanda, dalla Francia alla Polonia.
Il tentativo di derubricare la resistenza palestinese a fenomeno terroristico viene quotidianamente smentito dai fatti, e l'operazione di Keren Shalom - operazione militare a tutti gli effetti, senza alcun coinvolgimento di civili innocenti - sta lì a dimostrare che si illude chi pensa di piegare la lotta di un popolo con il silenzio e la complicità con gli occupanti.
Il quadro che emerge in Palestina, da quanto ci è dato capire, è quello di una vera e propria ondata di entusiasmo popolare seguita all'operazione militare.
In primo luogo, ovviamente, la gioia dei prigionieri palestinesi e dei loro famigliari, che sperano in uno scambio con il soldato israeliano fatto prigioniero dai combattenti palestinesi. Secondo il Centro Palestinese di Informazione, "nelle prigioni israeliane lunedì prevaleva un'atmosfera gioiosa", ben rappresentata dalle parole di Um Abdullah Nazzal, una delle migliaia di madri palestinesi private da anni dei loro figli: "Prego Allah Onnipotente di proteggere i combattenti di Al Qassam e gli altri combattenti della resistenza palestinese che hanno fatto rinascere le mie speranze e quelle di centinaia di madri palestinesi, che ora sperano di rivedere i figli detenuti davanti ai propri occhi, quando i complici dei nemici del nostro popolo li hanno dimenticati". Trasparente, nell'ultima frase, il riferimento a quei dirigenti di Al Fatah che preferiscono convivere con gli occupanti, anziché condurre la resistenza.
Comprensibile la soddisfazione dei comandanti militari palestinesi. Le Brigate del martire Ezzedin Al Qassam, il braccio militare di Hamas, hanno affermato che l'operazione di Kirm Shalom ha prodotto "risultati militari e di sicurezza sbalorditivi. Il nemico è stato colto di sorpresa, superando tutti i suoi dispositivi di sicurezza". Abu Obeida, portavoce di Al Qassam, ha sottolineato che l'operazione "eseguita da un grande numero di combattenti, ha mostrato un'evoluzione importante della resistenza palestinese. I dettagli, non ancora resi noti, dimostrano che è stata condotta con grande precisione e che ha colto completamente alla sprovvista il nemico".
Per parte loro, gli Israeliani sono costretti ad incassare il colpo e si aprono polemiche fra i servizi di informazione, che sostengono di aver preavvisato i comandi militari dell'imminenza di un attacco proprio in quella zona, e l'esercito, i cui alti gradi smentiscono di aver ricevuto segnalazioni dai servizi.
A conti fatti, ci sembra che il nome scelto dai combattenti palestinesi per indicare la propria operazione sia particolarmente felice: operazione "Illusione dissipata", poiché, effettivamente, dovrebbe contribuire a dissipare l'illusione che le pressioni militari israeliane e l'embargo economico USA-UE possano causare la fine della resistenza palestinese. Il Presidente del Consiglio Legislativo Palestinese, Aziz Duwik, dopo aver invitato i combattenti palestinesi a preservare la vita del soldato israeliano catturato, ha dichiarato che Israele dovrebbe imparare la lezione e comprendere che la sua politica di affamamento del popolo palestinese è destinata a fallire. Rispetto alle minacce israeliane di invadere la striscia di Gaza, Duwik ha detto: "Il governo israeliano non potrà avventurarsi in questo, perchè il suo esercito subirebbe perdite enormi", aggiungendo che dovrebbe cominciare a trattare con i Palestinesi come un popolo che merita di vivere in pace e in libertà. Queste sono le parole di un dirigente di un popolo in lotta, ben diverse dagli atti di Abu Mazen, che vuole rimuovere il Muftì di Gerusalemme, lo sceicco Ekrema Sabri,
con il pretesto dei raggiunti limiti di età, ma in realtà perchè il religioso, nei suoi sermoni, critica quei partiti palestinesi che contribuiscono all'assedio contro il loro popolo, anziché combattere.  
Questo è il quadro mostrato dalla società palestinese dopo l'operazione "Illusione dissipata", ed è un quadro che dovrebbe far riflettere anche il ceto politico di governo italiano, che non mostra alcuna discontinuità nella politica estera del Paese, confermando la subordinazione agli USA e la complicità con Israele.