Partito Comunista Libanese

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Pubblichiamo la nostra traduzione di un documento del Partito Comunista Libanese sulla conferenza internazionale di Roma, documento che contribuisce a mettere in evidenza la vera e propria infamia sia del governo italiano che della "sinistra radicale" che vi prende parte e che, dopo aver avallato nuovamente la guerra in Afghanistan, si prepara a sostenere anche l'intervento militare contro la resistenza libanese, naturalmente confezionato come "missione di pace".

Il congresso di Roma sul Libano: il militare al servizio dell'economico

    23 luglio 2006

 

Rice prepara giā il "dopoguerra" per le multinazionali?

Mentre Israele prosegue la sua aggressione generalizzata contro il popolo libanese e i bombardamenti si intensificano contro i media e le telecomunicazioni in Libano, con l'obiettivo di impedire al mondo di seguire i crimini di ogni sorta commessi contro il nostro popolo, si annuncia che il "Core Group", che aveva messo a punto un piano di manomissione economica del Libano (per il tramite della Banca Mondiale e del FMI), terrā, il 26 luglio,  un congresso a Roma per discutere di molti punti che ci riguardano. Questi punti vanno dal cessate il fuoco - o meglio, dal seguito dell'escalation militare israeliana - fino alle assise di un "Nuovo Medio Oriente" che dovrebbe nascere nel sangue libanese e palestinese, secondo le parole di Condoleezza Rice a Washington.

Fra il primo e il secondo punto: l'applicazione della risoluzione 1559 che stabilisce, come sappiamo, il disarmo della zona frontaliera libanese per una profonditā di 20 chilometri, la rinuncia alle Fattorie di Sheba ed alle alture di Kfarchouba, che sovrastano i corsi d'acqua essenziali nel Sud libanese agognati da Israele e, beninteso, la normalizzazione delle relazioni fra Israele e il governo libanese, che Rice definisce "giovane governo democratico che ha bisogno di essere aiutato" in modo che possa virare senza intralci verso la politica mediorientale made in USA…

Quali sono gli elementi di questa politica?

Sappiamo giā che gli Stati Uniti di George W. Bush hanno fallito nella loro politica di "pacificazione" dell'Iraq, politica che ricorda su certi punti quella dei loro antenati nelle regioni indiane dell'America. Sappiamo anche che l'amministrazione americana attuale ha bisogno di una "vittoria" (anche se di Pirro) prima di novembre, data di apertura della campagna presidenziale.

Questo smacco e la volontā di uscirne non potevano attuarsi che attraverso grandi promesse, come: noi siamo i soli capaci di "contrastare il terrorismo sia sciita che sunnita" che si profila in palestina e in Libano e solo noi possiamo promettere nuovi profitti alle multinazionali delle armi e del petrolio in ricompensa del loro aiuto ad Israele e di un nuovo aiuto possibile agli amici di Bush nella nuova campagna elettorale.

Per questi obiettivi, gli Stati Uniti e Israle utilizzano l'adesione di alcuni governi europei che, invece di stigmatizzare i massacri dei due popoli libanese e palestinese, si fanno portavoce del padrone americano e anticipano i suoi desideri preparandogli ogni sorta di progetti di risoluzione e di piani per ostacolare ogni possibilitā di un cessate il fuoco immediato, dato che Condoleeza Rice aveva promesso a Ehud Olmert ed ai suoi generali di aiutarli con ogni mezzo a sopprimere definitivamente le cause della guerra: Hezboullah ed ogni resistenza - armata e non - al Grande Medio Oriente.

Quanto a quelli che rifiutano questi obiettivi, sono accusati di antisemitismo, anche se alcuni di loro sono ebrei! 

La solidarietā internazionale

In opposizione a questa politica di aggressione ed ai diktat della Rice, i popoli si muovono e manifestano la loro collera di fronte al genocidio dei Libanesi e dei Palestinesi, soprattutto perchč la loro resistenza č nel pieno diritto degli accordi di Ginevra e delle convenzioni internazionali. I resistenti difendono il proprio pese contro un'aggressione straniera. Sono gli Israeliani che aggrediscono il Libano. Sono le loro truppe che tentano di introdursi nel sud del Paese. Sono i loro aerei che bombardano gli obiettivi civili (popolazione e infrastrutture). Sono i loro mezzi di informazione che parlano di distruggere il nostro Paese e incitano il loro popolo a non manifestare contro i massacri perché questa č una "guerra fra due civiltā" che deve terminare con la morte del "debole", vale a dire i popoli arabi... 

Il Grande Medio Oriente merita bene dei "sacrifici" sull'altare del dio Denaro, devono pensare Bush e la sua squadra ed i suoi amici israeliani. Nonostante tutto questo, noi gli assicuriamo che non gli permetteremo di trasformarci in offerte sacrificali e quelli che conoscono bene la storia del Libano sanno che tutti gli aggressori, da Alessandro il Grande in poi, si sono rotti i denti sulle nostre roccie. Israele ne sa giā qualcosa dal 1982 ed anche da prima di questa data. E sa anche che non potrā trarre alcun profitto nč dai suoi amici di vecchia data, nč da quelli che li hanno raggiunti ultimamente

                                                    M. D.            Beirut, sabato 22 luglio 2006