RAMALLAH COME SALO' ?
Gli sviluppi della situazione
palestinese sembrano evolvere di giorno in giorno verso scenari sempre più
drammatici. Da un lato, assistiamo al tentativo di strangolamento della
popolazione di Gaza, un milione e mezzo di persone ammassate in un territorio
microscopico e quasi privo di risorse naturali, oltretutto impauperito e
inquinato da decenni di presenza delle colonie ebraiche, con il loro iperconsumo
di acqua, che ha ridotto al lumicino le già scarse risorse idriche della
Striscia. Sull'altro versante, il governo fantoccio di Abu Mazen stringe la
morsa della repressione per conto terzi (Israele, U.S.A. e Unione Europea),
lasciando mano libera alle squadracce di Fatah, senza per questo ottenere altro
che un pugno di dollari.
Pubblichiamo la traduzione di alcuni documenti irreperibili in italiano, che
trasmettono la drammaticità della situazione e chiamano tutti a riflettere su
quanto sta accadendo in una terra oppressa da una dominazione, quella sionista,
il cui scopo non è la conquista, ma l'annientamento di un popolo.
Il primo documento è un dispaccio dell'agenzia palestinese Ma'an, che informa
del tentativo del governo fantoccio di Abu Mazen di assumere il controllo delle
ONG presenti in Cisgiordania.
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Oltre a Mustafa Barghouti,
protestano il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) e il Centro Al Mezan
per i Diritti Umani, che ha anche
chiesto il ritiro del decreto.
Contemporaneamente, un'altra pessima notizia giunge da Qalqilia:
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Uomini armati di Fatah distruggono la sola
fabbrica di arti artificiali in Palestina
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| 23/06/2007 - h. 13:44 |
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Nablus – Centro Palestinese di Informazione
La direzione dell'associazione ha condannato l'atto selvaggio contro la fabbrica che è stata costruita l'anno scorso grazie al sostegno internazionale , sottolineando che si tratta della prima ed unica fabbrica in Palestina che presta i suoi servizi a tutti gli infermi palestinesi in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati nel 1948. (...) Questo attacco arriva nel quadro di una serie di aggressioni vandaliche di gruppi e milizie ribelli del presidente Abbas contro i Palestinesi dopo la dichiarazione dello stato di emergenza. |
Infine, riprendiamo da un
articolo sul giornale inglese "The Guardian", a firma di Jonathan Steele, alcuni
dati che dimostrerebbero come le milizie di Fatah fossero ormai quasi pronte
all'assalto finale contro il legittimo governo palestinese:
negli ultimi giorni forze leali al legittimo governo
palestinese hanno requisito 7.400 fucili americani d’assalto M-16, decine
di mitragliatrici montate su automezzi, lanciarazzi tipo RPG, 800 mila
proiettili, 18 veicoli corazzati portatruppe Usa, 7 jeep corazzate, 14 bulldozer
militari del tipo usato dall'esercito sionista per abbattere le case palestinesi
ed otto grossi camion dotati di cannoni ad acqua per disperdere la folla.
Scrive Steele: "Il fatto di armare faziosi insurrezionalisti contro governi
democraticamente eletti è una vecchia abitudine degli Stati Uniti. Non è un caso
se Elliott Abrams, viceconsigliere per la Sicurezza Nazionale e verosimile
architetto della sovversione anti-Hamas è stato un elemento chiave nel
rifornimento di armi, voluto da Ronald Reagan, alle milizie Contras che volevano
rovesciare il governo democraticamente eletto del Nicaragua, negli anni 80".
E ancora: "Alastair Crooke, un vecchio consigliere specializzato sul Medio
Oriente del capo della diplomazia europea Javier Solana, (...) dice che hamas
era irritato dal sabotaggio dell'accordo della Mecca, specialmente per il
rifiuto, da parte di Mohammed dahlan, uomo forte di Fatah a Gaza da lungo tempo
e Capo delle Forze della Sicurezza Preventiva, di riconoscere l'autorità del
Ministro dell'Interno nominato dal governo di unità nazionale, un tecnico
indipendente senza affiliazioni partigiane.
« Dahlan si è rifiutato di trattare con lui ed ha
fatto scendere i suoi sbirri nelle strade, sfidando il Ministro dell'Interno.
Hamas ha compreso che non c'era praticamente altra scelta che prendere il
controllo della sicurezza e farla finita con le forze che, in realtà, erano la
principale causa di insicurezza», spiega Crooke".
Leggendo queste cose, e considerando anche
che il governo fantoccio di Ramallah ha rifiutato l'apertura di un'inchiesta
della Lega Araba sui fatti di Gaza, sostenendo che si trattava di un'ingerenza
negli affari interni palestinesi (mentre prendere soldi e armi da U.S.A. e
Israele, evidentemente, non lo è), la preoccupazione per l'avvenire del popolo
palestinese non può che aumentare.