RAMALLAH COME SALO' ?

Gli sviluppi della situazione palestinese sembrano evolvere di giorno in giorno verso scenari sempre più drammatici. Da un lato, assistiamo al tentativo di strangolamento della popolazione di Gaza, un milione e mezzo di persone ammassate in un territorio microscopico e quasi privo di risorse naturali, oltretutto impauperito e inquinato da decenni di presenza delle colonie ebraiche, con il loro iperconsumo di acqua, che ha ridotto al lumicino le già scarse risorse idriche della Striscia. Sull'altro versante, il governo fantoccio di Abu Mazen stringe la morsa della repressione per conto terzi (Israele, U.S.A. e Unione Europea), lasciando mano libera alle squadracce di Fatah, senza per questo ottenere altro che un pugno di dollari.
Pubblichiamo la traduzione di alcuni documenti irreperibili in italiano, che trasmettono la drammaticità della situazione e chiamano tutti a riflettere su quanto sta accadendo in una terra oppressa da una dominazione, quella sionista, il cui scopo non è la conquista, ma l'annientamento di un popolo.
Il primo documento è un dispaccio dell'agenzia palestinese Ma'an, che informa del tentativo del governo fantoccio di Abu Mazen di assumere il controllo delle ONG presenti in Cisgiordania.

24 / 06 / 2007  h.  14:07

Ramallah - Ma’an - Varie organizzazioni della società civile palestinese hanno emesso una dichiarazione di rifiuto del decreto del Presidente Palestinese Mahnoud Abbas (Abu Mazen) di venerdì, con cui viene nei fatti abrogata la legge palestinese sulle organizzazioni non governative.
In un comunicato stampa rilasciato dal Dr. Mustafa Barghouti, ex Ministro dell'Informazione (del Governo di Unità Nazionale, n.d.t.) e leader del Partito di Iniziativa Politica Palestinese, si dice che la legge palestinese sulle ONG è stata una delle più democratiche e progresssiste della regione.
Secondo la legge abrogata, alle organizzazioni della società civile era richiesto di registrarsi presso il Ministero dell'Interno palestinese (...). Il decreto presidenziale ha ora sostituito il concetto di registrazione con quello del rilascio di una licenza, una pratica che le organizzazioni della società civile e il precedente governo avevano compattamente rifiutato, dice sempre il Dr. Barghouti. 
(Fra l'altro) l'Art. 1 (del decreto) assegna al Ministro dell'Interno il diritto di rivedere tutte le registrazioni rilasciate alle organizzazioni della società civile (...)
Secondo il Dr. Barghouti, il decreto è totalmente in violazione della legge palestinese che regola le ONG e le organizzazioni della società civile, che non conferisce al governo il diritto di influenzare o cambiare le regole interne di quelle associazioni.
Il decreto è stato percepito come un tentativo di mettere sotto controllo le associazioni simpatizzanti di Hamas, continua il Dr. Barghouti. (...)
Le organizzazioni della società civile palestinese vedono nel decreto un passo pericoloso, che potrebbe rappresentare un attacco a tutto l'associazionismo ed alla stessa democrazia palestinese. (...)
 

Oltre a Mustafa Barghouti, protestano il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) e il Centro Al Mezan per i Diritti Umani, che ha anche chiesto il ritiro del decreto.
Contemporaneamente, un'altra pessima notizia giunge da Qalqilia:

Uomini armati di Fatah distruggono la sola fabbrica di arti artificiali in Palestina
 
23/06/2007 - h. 13:44 
 

 

Nablus – Centro Palestinese di Informazione


Elementi armati del movimento Fatah hanno distrutto la fabbrica di arti artificiali che appartiene all'organizzazione di formazione di Qalqilia che fabbrica arti artificiali per gli infermi in Palestina.
Testimoni oculari hanno detto al Centro Palestinese di Informazione che diversi elementi delle milizie di Fatah hanno invaso la fabbrica dopo aver forzato le porte ed hanno distrutto tutto quello che hanno trovato, per un valore di circa 500 mila dollari.

La direzione dell'associazione ha condannato l'atto selvaggio contro la fabbrica che è stata costruita l'anno scorso grazie al sostegno internazionale , sottolineando che si tratta della prima ed unica fabbrica in Palestina che presta i suoi servizi a tutti gli infermi palestinesi in Cisgiordania, nella Striscia di Gaza e nei territori palestinesi occupati nel 1948. (...)

Questo attacco arriva nel quadro di una serie di aggressioni vandaliche di gruppi e milizie ribelli del presidente Abbas contro i Palestinesi dopo la dichiarazione dello stato di emergenza.

Infine, riprendiamo da un articolo sul giornale inglese "The Guardian", a firma di Jonathan Steele, alcuni dati che dimostrerebbero come le milizie di Fatah fossero ormai quasi pronte all'assalto finale contro il legittimo governo palestinese: negli ultimi giorni forze leali al legittimo governo palestinese hanno requisito  7.400 fucili americani d’assalto M-16, decine di mitragliatrici montate su automezzi, lanciarazzi tipo RPG, 800 mila proiettili, 18 veicoli corazzati portatruppe Usa, 7 jeep corazzate, 14 bulldozer militari del tipo usato dall'esercito sionista per abbattere le case palestinesi ed otto grossi camion dotati di cannoni ad acqua per disperdere la folla.
Scrive Steele: "Il fatto di armare faziosi insurrezionalisti contro governi democraticamente eletti è una vecchia abitudine degli Stati Uniti. Non è un caso se Elliott Abrams, viceconsigliere per la Sicurezza Nazionale e verosimile architetto della sovversione anti-Hamas è stato un elemento chiave nel rifornimento di armi, voluto da Ronald Reagan, alle milizie Contras che volevano rovesciare il governo democraticamente eletto del Nicaragua, negli anni 80". E ancora: "Alastair Crooke, un vecchio consigliere specializzato sul Medio Oriente del capo della diplomazia europea Javier Solana, (...) dice che hamas era irritato dal sabotaggio dell'accordo della Mecca, specialmente per il rifiuto, da parte di Mohammed dahlan, uomo forte di Fatah a Gaza da lungo tempo e Capo delle Forze della Sicurezza Preventiva, di riconoscere l'autorità del Ministro dell'Interno nominato dal governo di unità nazionale, un tecnico indipendente senza affiliazioni partigiane.
« Dahlan si è rifiutato di trattare con lui ed ha fatto scendere i suoi sbirri nelle strade, sfidando il Ministro dell'Interno. Hamas ha compreso che non c'era praticamente altra scelta che prendere il controllo della sicurezza e farla finita con le forze che, in realtà, erano la principale causa di insicurezza», spiega Crooke".

Leggendo queste cose, e considerando anche che il governo fantoccio di Ramallah ha rifiutato l'apertura di un'inchiesta della Lega Araba sui fatti di Gaza, sostenendo che si trattava di un'ingerenza negli affari interni palestinesi (mentre prendere soldi e armi da U.S.A. e Israele, evidentemente, non lo è), la preoccupazione per l'avvenire del popolo palestinese non può che aumentare.