Report dell’assemblea nazionale del Forum Palestina (Roma, 16 settembre)
(19 settembre 2006)
All’assemblea nazionale di Roma
promossa dal Forum Palestina hanno preso parte circa un centinaio di
compagne e compagni provenienti, oltre che da Roma e dintorni, da
Trieste, Milano, Torino, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana,
Campania, Puglia, Calabria e Sardegna.
Nel quadro del nuovo scenario in Medio Oriente derivante dalla riuscita
resistenza libanese all’ennesima aggressione israeliana, al
riaffacciarsi della questione palestinese nell’agenda politica
internazionale e in presenza della missione militare ONU in Libano che
vede posizioni e valutazioni molto differenziate, si avvertiva
l’esigenza di un confronto politico con tutte le associazioni e i
soggetti che in questi anni hanno animato o collaborato con la rete
messa in piedi dal Forum Palestina.
Gli interventi introduttivi hanno posto la questione della indipendenza
dei movimenti da affermare rispetto alle compatibilità imposte dalla
politica estera avviata da quello che alcuni definiscono il “governo
amico”.
L’introduzione in particolare (Sergio Cararo), ha riassunto il ruolo
svolto dal Forum Palestina dal 2001 ad oggi e, in riferimento
alla missione militare in Libano, ha ricordato le vicende del
1982, quando Israele impose il disarmo delle milizie palestinesi con il
controllo del contingente multinazionale formato da USA, Francia e
Italia, il quale poi si ritirarono (in anticipo sulla data prevista) e
consentirono di fatto l’assalto israelo-falangista ai campi palestinesi,
fino al massacro di Sabra e Chatila, dopo il quale tornarono i
contingenti occidentali. A quel punto, però, il popolo libanese aveva
compreso il ruolo reale delle forze occidentali, contro le quali la
resistenza ingaggiò una vera e propria guerra di liberazione.
Il rischio che questo scenario torni di attualità è evidente, perché la
Risoluzione 1701 mantiene la centralità degli interessi dello Stato
aggressore (Israele) ed è una forzatura sostenere che Hezbollah sia
d’accordo con la Risoluzione, a parte l’esigenza del cessate il fuoco.
Rispetto alle difficoltà obiettivamente presenti nel movimento
pacifista, una parte del quale considera la missione libanese “diversa
dalle altre”, l’introduzione ha indicato la necessità che il
movimento entri in campo con una funzione autonoma dal governo
sostenendo il No alla missione Unifil 2, perché esiste
concretamente il rischio che il movimento contro la guerra diventi un
elemento di collateralismo con il governo Prodi – D’Alema, espressione
della competizione fra il progetto israelo-americano del Grande Medio
Oriente e quello del mercato euromediterraneo targato Unione Europea.
Il secondo intervento introduttivo (Germano Monti) ha poi introdotto
la vicenda della compagnia palestinese Sanabel, bloccata in
Italia da più di due mesi a causa della chiusura da parte di
Israele del valico di Rafah,unico punto di passaggio fra la Striscia di
Gaza e l’Egitto, osservando che il governo italiano (pur essendo
responsabile della missione europea Eubam al valico di Rafah) continua a
rimanere inerte davanti alla posizione del governo israeliano e
denunciando la totale assenza di solidarietà mostrata dalle associazioni
collaterali al governo e dalle ONG, che hanno fatto mancare qualunque
sostegno alla difficilissima situazione dei giovani artisti palestinesi.
Il ruolo di queste associazioni ed ONG è stato poi indagato alla luce
del mercimonio fra il loro sostegno alle missioni in Afghanistan e
Libano e gli stanziamenti in loro favore da parte del governo italiano
(30 milioni di euro solo per gli interventi in Libano) parallelamente
all’emarginazione delle associazioni non allineate come Emergency.
L’intervento ha poi lanciato la proposta di una nuova campagna
di “sanzioni dal basso” verso Israele, ovvero del boicottaggio popolare
dell’economia israeliana, in assenza di iniziative di pressione
su Israele da parte dei governi.
Successivamente sono intervenuti molti altri compagni (tra cui la Rete
dei Comunisti, Red Link, il Coordinamento per la Palestina di Milano, il
Movimento per il Partito Comunista dei Lavoratori, Soccorso Popolare,
l’Associazione Sardinia – Palestina, Il Pane e le Rose, la
Confederazione Cobas, l’International Solidarity Movement), che – fra
l’altro - hanno accolto positivamente la convocazione di una
manifestazione nazionale in solidarietà con la resistenza palestinese,
libanese e di tutti i popoli del Medio Oriente, oltre alla
convinta partecipazione alla manifestazione contro la guerra e per il
ritiro delle truppe dai teatri di guerra (Libano incluso) del prossimo
30 settembre a Roma.
Shoukri - del Comitato di sostegno a Sanabel – ha illustrato in
dettaglio la situazione dei giovani palestinesi accampati ormai da quasi
due settimane davanti al Ministero degli Esteri, dal quale ancora
attendono una risposta credibile alla loro richiesta di poter rientrare
nella loro terra assediata dagli Israeliani, nonostante il valico di
Rafah sia (almeno formalmente) affidato al controllo degli osservatori
dell’Unione Europea, coordinati da un generale dei Carabinieri.
Il momento più coinvolgente è stato senz’altro il collegamento
dal Libano con la delegazione del Comitato per non dimenticare Sabra,
Chatila e Cana; il giornalista del Manifesto Stefano Chiarini
ha sottolineato come il Libano che la delegazione sta osservando dal
vivo non ha molto a che vedere con quello che viene presentato
dall’informazione nel nostro Paese. Innanzitutto, tutti i dirigenti
della resistenza libanese e dei campi palestinesi hanno chiarito che la
consegna delle armi non è nemmeno pensabile fino a quando non si sia
arrivati ad una giusta soluzione del conflitto con gli aggressori
sionisti ed alla restituzione di tutti i territori libanesi, palestinesi
e siriani occupati. Grande irritazione hanno poi provocato in Libano le
dichiarazioni del premier tedesco Angela Merkel, che ha detto che le
forze tedesche vanno lì per difendere Israele, così come è preoccupante
l’interlocuzione fra il Segretario dei DS, Piero Fassino, ed il leader
druso Walid Jumblatt, personaggio screditato, da tempo passato nello
stesso campo dei fascisti delle Forze Libanesi.
Non meno preoccupante, poi, l’entità dello schieramento aeronavale –
specialmente tedesco e francese – al largo delle coste libanesi, che non
risponde al comando UNIFIL e che appare assolutamente sproporzionato per
le necessità di una forza terrestre di poche migliaia di unità. Se alle
portaerei ed alle navi da combattimento italiane, francesi, tedesche,
ecc. si aggiungono le unità americane presenti in zona, non si può
escludere la possibilità che l’obiettivo reale di questo schieramento
imponente non sia quello dichiarato (il pattugliamento delle acque
territoriali libanesi per ostacolare il “contrabbando di armi”), ma
abbia a che vedere con l’eventualità di attacchi contro la Siria e
l’Iran.
L’assemblea si è conclusa con l’intervento del Forum Palestina, che –
anche rispondendo alla questione posta da un compagno di Trieste – ha
proposto il prossimo sabato 18 novembre come data della manifestazione
nazionale, chiarendo che al momento né il Forum Palestina, né altri
presenti all’assemblea hanno ricevuto alcun invito o comunicazione
rispetto alla ventilata manifestazione del cartello di “Action for Peace”,
un cartello che, in tutti questi anni, non ha mai inteso partecipare
alle manifestazioni di solidarietà convocate con la lotta del popolo
palestinese, ma anzi si è spesso caratterizzato, almeno in alcune sue
componenti, per polemiche sterili e contrapposizioni strumentali.
La prima bozza di appello in circolazione non riesce – nemmeno in questa
occasione – a liberarsi dalla logica dell’ equidistanza (logica contro
cui è nato il Forum Palestina), con l’aggravante di un’apertura di
credito quantomeno esagerata verso l’attuale politica estera del governo
italiano. Questo impianto appare in aperto contrasto con le valutazioni
emerse in questi anni ed anche nell’assemblea di Roma.
L’assemblea ha deciso
1) la partecipazione alla manifestazione contro la guerra del 30
settembre,
2) il rilancio dell’iniziativa per il boicottaggio dell’economia di
guerra israeliana e per la revoca degli accordi economici e militari fra
Italia e Israele (anche a livello di Enti Locali, come le regioni
Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Lazio. Su questo verrà costituito un
apposito gruppo di lavoro).
3) L’appuntamento per la manifestazione nazionale per la Palestina è
stato fissato invece per sabato 18 novembre a Roma, in continuità con le
mobilitazioni previste nella settimana internazionale contro il Muro
dell’Apartheid.
Roma, 18.9.2006
Il Forum Palestina