UN MATTINO QUALSIASI A GAZA. L'ENNESIMO OTTIMO MOTIVO PER BOICOTTARE LA FIERA DEL LIBRO DI TORINO.
Non siamo in grado di dare
conto di tutte le atrocità commesse quotidianamente dall'unica democrazia del
Medio Oriente, come in molti si ostinano a definire lo Stato sionista,
teocratico e razzista che risponde al nome di Israele. Pubblichiamo la notizia
che segue, ripresa dall'agenzia Ma'an News, a semplice titolo di esempio
dell'esercizio quotidiano della democrazia sionista. Per completezza,
aggiungiamo che il più piccolo dei bimbi assassinati aveva poco più di dodici
mesi; che, per trasportare i feriti, i soccorritori hanno dovuto utilizzare dei
carretti a mano, perché l'embargo internazionale contro Gaza ha determinato
anche il blocco delle forniture di carburante per i mezzi di soccorso; che il
numero dei morti è destinato a salire, perché, sempre grazie a quell'embargo,
gli ospedali di Gaza non sono più in grado di curare i feriti.
Sicuramente, questo ennesimo crimine sionista non avrà il risalto mediatico
conferito ai presunti insulti ricevuti da alcuni appartenenti alla "Brigata
Ebraica" (piccola formazione che combatté nelle ultime settimane che
partecipavano - inalberando bandiere israeliane e diffondendo volantini sionisti
- alla manifestazione romana del 25 aprile, e poco importa che i fatti si siano
svolti in maniera radicalmente diversa dalla versione riportata da giornali e tg:
in realtà, è avvenuto che due donne sioniste hanno tentato di strappare la
kefyah indossata da un manifestante, il quale si è limitato a difendersi, e che
alcuni altri manifestanti hanno preso a male parole (giustamente) le due
provocatrici. Purtroppo, il corteo istituzionale romano è sfilato da Porta San
Paolo al Campidoglio con le bandiere sioniste in testa, mentre i Palestinesi
hanno ricevuto la solidarietà dei manifestanti dei centri sociali e dello
spezzone di movimento, di gran lunga più numeroso di quello composto dai
sionisti, da Rifondazione, PD, ecc.
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Carri armati israeliani uccidono sette palestinesi,
fra i quali una madre e i suoi quattro bambini, a Beit Hanoun
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