Giornalista italiana smentisce rapporti con attentatori Israele 

MILANO (Reuters) - Una giornalista freelance italiana, appena tornata in Italia da Israele, ha smentito oggi di esser stata espulsa dallo Stato ebraico, dicendosi del tutto estranea alla vicenda dell'attentato ad un pub di Tel Aviv compiuto da un kamikaze cittadino inglese di origine pakistana lo scorso primo maggio.

Oggi diversi giornali avevano riportato la notizia, trapelata a Gerusalemme, del coinvolgimento di alcuni giornalisti italiani nell'inchiesta sull'attentato al pub sul lungomare di Tel Aviv, costato la vita a tre persone oltre all'attentatore.

In particolare, era stato indicato che una giornalista italiana avrebbe involontariamente aiutato Asif Hanif, 30 anni, autore dell'attentato, e Omar Khan Sharif, 27, suo complice trovato successivamente cadavere, a passare un confine rigidamente sorvegliato, dando loro un passaggio in auto, senza conoscerne le intenzioni.

"Non mi è stata mossa alcuna accusa dalle autorità israeliane, non ho auto né patente, sono appena tornata da Israele che visito spesso per lavoro e da dove non sono stata affatto espulsa", dice a Reuters Patrizia Viglino, 37 anni, giornalista e fotografa di Bologna che collabora con diverse testate tra le quali "Liberazione", quotidiano di Rifondazione Comunista, autrice di diversi reportage da Cisgiordania e Gaza.

La giornalista è stata contattata da diversi colleghi oggi, dopo che il suo nome è comparso su un sito d'informazione online italiano, a margine della notizia che riguardava la vicenda in Israele.

"I due personaggi in questione li ho visti per la prima volta su foto diffuse dopo l'attentato, sia in Israele che in Italia", precisa la Viglino, spiegando di essere rientrata normalmente in patria lo scorso 30 maggio, dopo controlli all'aeroporto di Tel Aviv "particolarmente accurati, come per tutti gli altri visitatori stranieri che come me avevano sul passaporto il visto che attestava il passaggio a Gaza".

L'attentato di Tel Aviv messo a segno da Asif Hanif, aveva provocato particolare scalpore in un'opinione pubblica stremata dalla lunga scia di sangue che ha segnato il Medio Oriente, perché per la prima volta aveva visto coinvolto un attentatore di nazionalità britannica.

Secondo gli inquirenti, Omar Sharif, 27 anni, trovato successivamente cadavere sulla spiaggia, avrebbe progettato un analogo attentato suicida in simultanea con quello messo a segno in città dal complice, e che avrebbe dovuto colpire la spiaggia di Tel Aviv. Un piano che però era fallito.