NOTIZIE DAL LIBANO
L'Iniziativa di Ginevra trova pochi sostenitori nei campi
Di Mohammed Zaatari

Daily Star
3 dicembre 2003

 


I Palestinesi protestano contro la firma del patto. Alcuni rifugiati a Ein el-Hilweh descrivono l'accordo come una «catastrofe simile alla Dichiarazione Balfour».

 

 

 

I rifugiati di Ein el-Hilweh, uno dei più grandi campi di rifugiati del paese, hanno reagito con costernazione alla notizia della firma dell'Iniziativa di Ginevra. Alcuni l'hanno descritta come una «catastrofe paragonabile alla Dichiarazione Balfour del 1916 che ha espropriato i Palestinesi della loro terra».

L'Iniziativa, un piano di pace non ufficiale redatto da diversi Israeliani di sinistra e da alcuni Palestinesi moderati, rinuncia nei fatti al Diritto al Ritorno per milioni di rifugiati palestinesi sparsi nella regione in campi profughi come quello di Ein el-Hilweh.

La firma dell'accordo è stata l'argomento dominante delle conversazioni nel campo. Un abitante ha condannato «la sfacciataggine di certi dirigenti palestinesi che opponendosi all'unanimità nazionale firmano un accordo che rinuncia alla loro patria ed espropria il popolo palestinese». Un altro rifugiato, Ahmed Othman, ha chiesto come i negoziatori palestinesi abbiano potuto firmare questo accordo in nome di milioni di rifugiati palestinesi che non li sostengono e che vogliono tornare nelle loro case in Palestina.

Un altro rifugiato, che si è identificato con il nome di Abu Nidal, ha detto che l'alternativa a questo accordo è continuare la resistenza, aggiungendo che i Palestinesi non faranno mai concessioni e non rinunceranno ai loro diritti.

Hamas, uno dei movimenti islamici di resistenza attivo nel campo, ha organizzato una manifestazione contro l'accordo con 200 bambini di Ein el-Hilweh e del campo vicino, Mieh Mieh.

I manifestanti, di età dai 4 agli 8 anni, portavano le kefieh e sventolavano bandiere palestinesi per mostrare l'attaccamento al loro paese. Portavano anche cartelli di condanna dell'Iniziativa e di denuncia contro il Presidente degli Stati Uniti George Bush, il Primo ministro della Gran Bretagna Tony Blair, e il Primo ministra israeliano  Ariel Sharon, definiti le «fonti del terrorismo».

I rappresentanti di Hamas a Sidone hanno condannato gli incontri fra i «sionisti» e gli esponenti palestinesi che, dicono, hanno tradito la loro patria e la causa palestinese. essi hanno vigorosamente denunciato tutti i piani tendenti ad installare in maniera permanente i rifugiati palestinesi nei paesi nei quali si trovano ed hanno ripetuto che i Palestinesi hanno il diritto di totnare in una Palestina libera. Hanno invitato la direzione palestinese a sostenere il popolo palestinese ed a mettere fine ad ogni contatto con il «nemico sionista».

Abed Maqdah, conosciuto anche con il nome di Abu Bassam, segretario generale del comitato popolare palestinese nei campi intorno a Sidone, ha insistito sul fatto che l'accordo è illegittimo poiché la delegazione palestinese non rappresenta il popolo palestinese. «Noi chiediamo a tutte le forze in Palestina e all'estero di rifiutare questo accordo ed esprimiamo, in nome del nostro popolo in Libano, il nostro rifiuto della convenzione e del compromesso», dice Maqdah, aggiungendo che i Palestinesi chiederanno agli «agenti» che hanno firmato quell'accordo di giustificarsi.

Marwan Abdel-Aal, membro del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina, ha detto che le ripercussioni negative della convenzione, rinunciando al Diritto al Ritorno dei Palestinesi, minano la lotta legittima palestinese.

Mohammed Zaatari
Tradotto dal francese da Germano Monti
da www.solidarite-palestine.org