Onorate Rachel, fermate le demolizioni di case
di Jeff Halper

Diffuso il 23 marzo 2003 da «New Profile - Movimento per la civilizzazione della società israeliana»
P.O.Box 48005, Tel Aviv 61480 Israele
http://www.newprofile.org/

Jeff Halper è il coordinatore del Comitato Israeliano Contro le Demolizioni di Case (ICAHD: http://www.icahd.org/eng/). Lo si può contattare a icahd@zahav.net.il.


Il Comitato Israeliano Contro le Demolizioni di Case, e tutti i movimenti per i diritti umani e per la pace israeliani piangono la morte di Rachel Corrie a Gaza e trasmettono le loro condoglianze alla sua famiglia ed ai suoi compagni del Movimento Internazionale di Solidarietà.

Rachel non è la prima persona uccisa dalla politica crudele di distruzione delle case. Meno di due settimane prima, Nuha Makadma Sweidan e suo figlio che doveva nascere sono stati uccisi a Gaza, quandoi genieri dell'esercito israeliano hanno «accidentalmente» demolito la sua casa e fatto saltare quella vicina.

Alcune settimane prima, una donna anziana ed un disabile sono morti sotto le macerie delle loro case a Gaza, poiché i soldati «non li hanno notati».

Questi non sono semplici incidenti. Israele ha l'abitudine di demolire case palestinesi con tutti i beni delle famiglie dentro e, nella loro precipitazione, i militari non seguono nemmeno le misure di «sicurezza» di base.

Bisogna comprendere che la maggior parte delle distruzioni di case non ha alcun legame con il terrorismo. Secondo i dati delle Nazioni Unite, meno di 600 delle 10.000 case distrutte dall'occupazione del 1967 riguardava persone sospettate dalla sicurezza. Tutte le altre – 94% – erano semplicemente case di persone normali che si trovavavno sulla strada di Israele. Questo era il caso dell'abitazione del Dottor Samir Nasrallah, per la quale è morta Rachel Corrie tentando di proteggerla. Il Dottor Nasrallah non conduceva alcuna attività ostile e non era sospettato di nulla. La sua casa è stata distrutta dai bulldozer come decine di altre in questa zona sovraffollata del campo dei rifugiati perché si trovava all'interno della larga striscia di sicurezza che Israele vuole creare lungo la frontiera con l'Egitto. Il Dottor Nasrallah non ha ricevuto alcun risarcimento, non ha potuto fare appello al tribunale e non gli è stata proposta nessun'altra abitazione. Le famiglie diventano dei senza tetto, sono ridotte in miseria, traumatizzate e rovinate da queste demolizioni. Si tratta di una politica illegale, dato che la legge internazionale proibisce la distruzione di case da parte delle forze di occupazione.

Allora, perché Israele persegue una tale politica crudele, che produce solo odio nei suoi confronti? In primo luogo, la politica di distruzione di case confina i Palestinesi in isolotti di terra sovraffollati e invivibili e permette ad Israele di controllare tutta la Cisgiordania e Gaza attraverso la sua politica espansionista delle colonie. Secondariamente, Israele sa che le case sono sacre per i Palestinesi e costituiscono il cuore della loro vita sociale. Distruggendole, Israele spera di spezzare la volontà dei Palestinesi di resistere all'occupazione, inducendoli ad accettare di vivere in bantustan frammentati. Infine, la demolizione di case è la chiave del meccanismo del processo di deportazione e della rivendicazione esclusiva di Israele su tutto il paese.

Aldilà della politica dell'occupazione, è quest'ultima ragione che motiva noi membri del campo della pace israeliano a resistere alla demolizione delle case, come Rachel, a bloccare i bulldozer con i nostri corpi ed a ricostruire le case palestinesi che vengono demolite. Facendo questo, noi ebrei israeliani diciamo ai Palestinesi: noi riconosciamo la vostra esistenza come popolo e il vostro diritto a vivere in questo paese. Vogliamo dividere questo paese con voi, sulla base dei diritti dei nostri due popoli. Noi cerchiamo un futuro comune basato su una pace giusta. Ci rifiutiamo di essere nemici.

Rachel non era israeliana. Lei era, in quanto membro del Movimento Internazionale di Solidarietà, membro della società civile internazionale, come noi. Con le sue azioni, lei affermava la sua responsabilità per mantenere la dignità e i diritti eguali che spettano a tutti i popoli, fra i quali il diritto ad una nazionalità. Lei si opponeva in maniera non violenta alla violenza dell'occupazione subita dai Palestinesi.

Nei Territori occupati il livello dell'oltraggio ha raggiunto altezze inimmaginabili. (...)

La demolizione di 60 case in un anno nella zona di Rafah a Gaza dove lavorava Rachel ha provocato appena qualche reazione. 2.400 Palestinesi sono morti negli ultimi due anni, di cui un quarto bambini e adolescenti, e 22.000 sono stati feriti. Il trenta per cento dei bambini palestinesi con meno di 5 anni soffrono di malnutrizione. 500.000 ulivi e alberi da frutta sono stati sradicati o abbattuti. Israele imprigiona oggi i Palestinesi dietro un muro di 816 chilometri che è più lungo, più alto e più fortificato di quanto fosse il muro di Berlino. Questo oltrepassa la capacità di comprensione, questo succede davanti ai nostri occhi, ma chi ci pensa?

Rachel ci pensava.

Jeff Halper
www.solidarite-palestine.org
25.3.2003