Anche il silenzio è complice

 

Ci chiediamo quale significato il Consiglio Comunale di Pesaro abbia attribuito al gemellaggio con Rafah, nel momento in cui lo ha votato all'unanimità e di quali obblighi si ritenga investito.

Il Protocollo di gemellaggio attesta la finalità dell'affermazione di una pace duratura in Palestina, basata sul riconoscimento al diritto di un proprio stato  per i palestinesi; la delibera  invitava all'invio di forze internazionali di interposizione e Israele al ritiro dai territori occupati .

Di fronte all'escalation di uccisioni di civili, le associazioni pesaresi mobilitate contro la guerra hanno ripetutamente chiesto al Consiglio comunale di adottare una risoluzione di condanna dell'esercito israeliano e di inviare formale protesta attraverso i canali diplomatici.

A Rafah l'esercito israeliano ha iniziato ad uccidere anche i volontari internazionali, pacifisti impegnati in azioni di solidarietà, che rappresentano l'unico strumento di protezione e sostegno per la popolazione civile palestinese. Non si tratta di esagitati che cercano una morte eroica, ma di ragazzi di diverse parti del mondo che cercano di riaffermare senza violenza la dignità e la vita umana calpestate.

Domenica 16 marzo è morta Rachel Corrie, studentessa americana di 23 anni, uccisa da un bulldozer dell'esercito israeliano, mentre tentava di impedire la demolizione di una casa palestinese.

Venerdì 11 aprile è morto Tom Hurndall, inglese di 21 anni, colpito alla testa da un proiettile sparato da una torretta. Stava faceva scudo con il proprio corpo a un gruppo di bambini che attraversavano la strada a Yebna: è riuscito a portarne uno al sicuro, ma quando è ritornato in strada è stato colpito alla testa.

Rachel e Tom erano entrambi ben riconoscibili, indossavano giubbotti fluorescenti e sono stati uccisi deliberatamente; in un caso l'esercito israeliano ha parlato di spiacevole incidente, nell'altro si è rifiutato di commentare.

Pesaro è città gemellata ed è suo dovere morale essere "voce per coloro la cui voce rimane inascoltata", così come ci ha chiesto la pacifista israeliana Netta Golan, così come indicava, nelle lettere rivolte alla famiglia, la stessa Rachel.

 

Non ci risulta che il  Consiglio Comunale di Pesaro si sia mai espresso.

 Il Consiglio è inadempiente.

Ci vergogniamo dei nostri rappresentanti,

troppo distratti o troppo appagati dai rituali giochi di potere,

comunque complici per il loro silenzio.

 

Il silenzio del Consiglio Comunale marca la distanza dei "politici" dalla società civile, che grida  mai più a questi assassinii e alla guerra, e rivela che la presenza in piazza del Gonfalone, in occasione delle manifestazioni di protesta contro la guerra, era mero opportunismo elettorale: è facile cercare una visibilità priva di comportamenti conseguenti.

Noi sappiamo che è in gioco la perdita della nostra umanità.

 

Pesaro, 14 aprile 2003

 

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