RESOCONTO DEL MEETING CITTADINO SULLA PALESTINA DEL 27 GIUGNO
Il meeting cittadino che si è svolto venerdì 27 giugno nella
sede del Circolo PRC "G. D’Angelo" a Roma ha segnato un momento importante nel
dibattito sulla Palestina. Tutti gli interventi hanno sottolineato il pericolo
di un abbassamento dell’attenzione e della mobilitazione a seguito delle
prospettive di "tregua" o di "processo di pace" connesse alla Road Map,
evidenziando come una situazione analoga si fosse già prodotta all’epoca degli
accordi di Oslo, con le conseguenze che si sono viste negli anni successivi.
Nell’intervento di apertura, il Forum Palestina ha indicato due elementi
di riflessione e di lavoro:
La tregua per Israele è soltanto una necessità imposta dalle esigenze internazionali contingenti degli U.S.A., derivanti dalle inaspettate difficoltà che registrano nella normalizzazione dell’occupazione dell’Irak. Il disegno strategico sionista, rappresentato in questa fase dal governo Sharon – Mofaz, non viene abbandonato. La pulizia etnica, il "Grande Israele" etnicamente e religiosamente definito rimangono l’obiettivo di quella strategia. E’ dunque indispensabile estendere e consolidare i rapporti di solidarietà e cooperazione con la Resistenza del popolo palestinese.
Si manifesta con forza l’esigenza di intervenire con la mobilitazione popolare nella sempre più manifesta contraddizione UE – USA. A questo proposito, si fa appello ai parlamentari e alle forze politiche dell’opposizione affinché agiscano concretamente in controtendenza rispetto all’allineamento del governo Berlusconi sulle posizioni sioniste e nordamericane di delegittimazione del Presidente eletto dai Palestinesi, Yasser Arafat, formando una delegazione che si rechi al più presto ufficialmente a Ramallah. Contemporaneamente, si propone di lanciare una petizione popolare per la sospensione del Trattato di Associazione di Israele all’Unione Europea, sulla base dello stesso testo che ha già raccolto migliaia di adesioni in Belgio e in Francia.
Infine, il Forum Palestina ha proposto l’avvio di un percorso
che riporti in tempi brevi in piazza la solidarietà con la Resistenza
palestinese, con una nuova manifestazione nazionale da costruirsi assieme a
tutte le realtà disponibili.
Bassam Saleh, Presidente della Comunità Palestinese di Roma, ha ribadito le
critiche già espresse in altre sedi alla Road Map, sostenendo che, comunque, gli
israeliani non hanno alcuna intenzione di applicarla, contrariamente alla
disponibilità mostrata dall’Autorità Nazionale Palestinese. Per Saleh, è
essenziale che anche dall’esterno si lavori per l’unità della Resistenza
palestinese e che quante più persone possibile continuino a recarsi nei
Territori occupati per portare solidarietà e testimoniare della ferocia
dell’occupazione sionista. Parere positivo sulla proposta di una nuova, grande
manifestazione nazionale unitaria di tutti gli amici della causa palestinese.
Enrica Palmieri, volontaria internazionale di ritorno dall’Irak, ha
voluto sottolineare come non tutto il mondo arabo sia disponibile a
sottomettersi all’imperialismo americano – sionista, invitando in particolare a
vigilare sulle provocazioni contro la Siria ed a prendere apertamente le difese
dei movimenti di resistenza palestinesi, a cominciare da Hamas, non perché se ne
condividano metodi e finalità, ma perché la resistenza all’occupazione coloniale
è un diritto di tutti i popoli.
L’avvocato Roberto De Vita (che ha partecipato anche alle udienze del
processo a Marwan Barghouti) ha fornito un interessante contributo sulla
legislazione ordinaria israeliana nei confronti dei cittadini non ebrei,
principalmente gli arabi con passaporto israeliano. Il sistema giuridico
israeliano è costruito appositamente per operare quella che De Vita ha definito
una "normale discriminazione" nei confronti dei cittadini non ebrei,
discriminazione che si manifesta su tutti i terreni della vita civile, dal
diritto alla proprietà al diritto allo studio. Secondo De Vita, la conoscenza
della natura discriminatoria dell’organizzazione sociale israeliana è un utile
elemento per la comprensione degli avvenimenti anche senza entrare nel merito
dell’occupazione dei Territori e delle sofferenze inflitte ai Palestinesi.
Letizia Mancusi, del CPN di Rifondazione Comunista e dell’Associazione
Marxista Rivoluzionaria, ha espresso l’augurio che le organizzazioni della
Resistenza palestinese proclamassero la "hudna", la tregua (effettivamente
annunciata alcune ore dopo), perché questo avrebbe consentito ai movimenti e
all’opinione pubblica internazionale di sostenere con più efficacia e
convinzione la Resistenza. Anche per lei quella della nuova manifestazione
nazionale è una proposta valida.
Maren, del Comitato di Solidarietà con l’Intifada, si è soffermata a
lungo su quello che avviene sul campo mentre il mondo parla di astratte
prospettive di pace, riferendosi in particolare alla costruzione del "muro della
vergogna", che continua implacabile nel silenzio generale, isolando città e
villaggi palestinesi gli uni dagli altri, realizzando sul terreno i bantustan in
cui Sharon intende rinchiudere quei Palestinesi che non vorranno emigrare. Maren
ha insistito sull’assolutizzazione del concetto di "sicurezza", che porta i
sionisti a rinchiudere dietro un muro i Palestinesi e l’Europa a chiudere le
frontiere ai migranti, invitando a combattere politicamente e culturalmente
queste aberrazioni ideologiche e culturali.
Anche gli altri interventi, fra i quali quello del Comitato Emergenza
Palestina Al Awda, si sono espressi positivamente sulle proposte del Forum
Palestina, dalla petizione per la sospensione del Trattato di Associazione UE –
Israele alla prossima manifestazione nazionale.