ECCO LA TRADUZIONE DEL TESTO
DI UNA PETIZIONE che chiama a far cessare immediatamente la costruzione del
"Muro dell'Apartheid" che, una volta terminato, imprigionerà i Palestinesi in
bantustan la cui superficie totale rappresenterà appena il 45% della
Cisgiordania, mentre il resto verrà annesso definitivamente da Israele, in
particolare le terre fertili lungo la Linea Verde e le risorse in acqua.
FIRMATE QUESTA PETIZIONE, FATELA
CIRCOLARE IL PIU' AMPIAMENTE POSSIBILE.
FIRMA ON LINE ALL'INDIRIZZO:
http://www.petitiononline.com/stw/petition.html
![]() |
Il Muro dell'Apartheid
Petizione |
|
|
|
|
|
|
« Stop
the Wall Immediately » è una petizione internazionale sostenuta dall'AIC
(Alternative Information Center - Gerusalemme) su iniziativa del Professor
Etienne Balibar. |
|
|
| A: Le Nazioni Unite, le forze
democratiche e i governi, le organizzazioni umanitarie e le comunità
ebraiche del mondo intero
Il governo israeliano è attualmente impegnato ad erigere il Muro di Separazione - chiamato con eufemismo «Barriera di sicurezza» - che ha l'obiettivo di impedire gli «attacchi terroristi» (ma non impedirà sicuramente ai missili ed agli elicotteri di raggiungere i loro obiettivi umani), per un costo stimato in 2 miliardi di dollari, in mezzo ai Territori Occupati della Cisgiordania. Esistono piani per proseguirlo anche lungo il Giordano. Ad ogni modo, si è già creata una situazione dalle conseguenze tragiche incommensurabili. Ma per adesso, le reazioni e le obiezioni delle organizzazioni internazionali, dei governi, delle opinioni pubbliche sia all'interno che all'esterno di Israele (con la notevole eccezione di gruppi coraggiosi come Gush Shalom, B'Tselem, Taa'yush), restano stranamente misurate, come se la costruzione fosse un fatto compiuto, come se le proteste dovessero attendere il completamento del cantiere, o come se dovessero essere osservate delle precauzioni tattiche durante un periodo di «colloqui di pace» rinnovati sotto gli auspici degli Stati Uniti ed altre potenze mondiali. Deportando, direttamente o indirettamente, delle popolazioni e/o privandole dei loro mezzi di sussistenza (sradicando alberi, rifiutando l'accesso all'acqua ed alle terre coltivabili) e delle prospettive di studio e di lavoro, attraverso restrizioni disastrose della libertà di movimento, il Muro aggredisce la capacità del popolo palestinese di continuare ad esistere, in maniera paragonabile alle espulsioni di massa del 1948 e all'occupazione del 1967. Si stima che fra i 90.000 e i 210.000 Palestinesi stanno per essere cacciati dalle loro case. Come tutto il resto, questo Muro è concepito per rendergli la vita impossibile in modo che non gli resti altra scelta che quella di abbandonare il proprio villaggio e il loro paese. Il Muro consacra le colonie ebraiche (tutte illegali secondo il diritto internazionale), e le rende irreversibili, così come avviene con il sequestro un pezzo alla volta di Gerusalemme Est; tutto questo trasforma il futuro Stato palestinese, sempre promesso come «vitale», in un semplice patchwork di bantoustan e di campi di rifugiati, generalizzando e aggravando il modello già concretizzato nella Striscia di Gaza. Imprigiona i Palestinesi (o, per meglio dire, quella frazione del popolo palestinese che fino ad ora è riuscita a restare e a resistere sulle proprie terre) in una porzione ristretta della Cisgiordania, all'interno di una tripla rete assassina di cemento, di filo spinato e di fortificazioni elettroniche, i cui precedenti nella storia moderna appartengono senza dubbio alla tradizione totalitaria. Questo Muro trasforma ugualmente le Forze israeliane «di difesa» e gli stessi cittadini israeliani in guardiani dei campi. In breve, si tratta di una nuova «Nakba», che promette per il presente e l'avvenire nient'altro che miseria, deportazioni, terrore, guerra ed abiezione - qualunque siano le sistemazioni provvisorie alle quali perverranno accordi locali e internazionali. Resteremo fermi a contemplare questo processo senza elevare la minima protesta, per poi, una volta che il male sia stato compiuto, scoprire che siamo stati colpevoli di «non intervento» in un crimine contro l'umanità commesso davanti ai nostri occhi? I firmatari della presente rifiutano di accettare il Muro come un fatto inevitabile, e denunciano la vigliaccheria di quelli che non alzano la loro voce contro questa ingiustizia. I firmatari lanciano un appello urgente alle forze democratiche ed ai governi, alle Nazioni Unite ed alle organizzazioni umanitarie, alle comunità ebraiche del mondo intero che hanno conservato la memoria delle loro sofferenze passate, ed alle autorità religiose, morali, universitarie e giuridiche. La costruzione del Muro deve cessare immediatamente. L'opinione mondiale deve forzare il governo israeliano a smantellare il Muro ed a restituire le terre palestinesi espropriate e distrutte. Questa non è una materia «negoziabile». E' un imperativo morale e politico. Con i nostri sinceri saluti, I firmatari Tradotto dal francese da Germano Monti Primi firmatari: Ariella
AZOULAY, Bar-Ilan University, Israël |