I COMUNICATI DELLE DELEGAZIONI INTERNAZIONALI IN PALESTINA

PALESTINA


LUNEDI' 1 aprile 2002


Dai compagni di Milano in Palestina
Dheisheh 01-04-2002 ore 21:00

Centinaia di carri armati sono ormai entrati alla periferia di Betlemme pronti per sferrare l'attacco finale.Tutti i combattenti dei campi qui` intorno sono pronti a resistere,molti di loro non torneranno; sono quelli con cui abbiamo condiviso questa settimana al campo; gente che muore perche` ha ancora una grandissima voglia di vivere e di combattere. Ho una rabbia che mi mangerei la tastiera chiuso qui` dentro nell'impotenza totale
come oggi pomeriggio nel mirino di un ragazzino che giocava con la nostra vita!
Poco fa abbiamo appreso la notizia di un nuovo kamikaze al check point di Gerusalemme,probabilmente arrivava da questo campo.L'odio nei confronti del popolo israeliano cresce ogni giorno di piu`.Abbiamo vissuto per giorni insieme a gente che Israele vuole cancellare dall'umanita`,viene una gran voglia di uscire in strada ma il nostro ruolo e` un altro...
La pace qui` non la vuole nessuno,la pace per i palestinesi vuole dire terra e liberta`,altre parole d'ordine non interessano a nessuno in questa striscia di terra che forse tra 48 ore non esistera` piu`!!
Compagni continuate a fare iniziative Israele e`responsabile di un olocausto, questo non dove passare,fate di tutto per denunciare questa barbarie!!!
Ora si cominciano a sentire gli elicotteri, sti porci stanno per compiere una mattanza e in occidente le comunita` ebraiche si schierano al fianco di Sharon.
NON MOLLATE CONTINUATE A FAR PARLARE ANCHE A MILANO DI QUELLO CHE SUCCEDE QUI`
INTIFADA-RESISTENZA


Una roulette russa: testimonianza di prima mano dalla Palestina 5:05pm Mon Apr 1 '02
01 aprile 2002 da www.tmcrew.org/int/palestina

E` stata una roulette russa. Una donna inglese ora e` in sala operatoria colpita in pieno, un francese ha il gomito a pezzi, quindici feriti dei quali sette lievi.
Camminiamo all`indietro in discesa, lentamente. Il Tank ci insegue pressandoci, ogni tanto sgasa, e` a quattro metri da me. Dalla finestrella appare una faccia poliedrica, di plastica, il fucile e` puntato su di noi.
Da dietro appare un`altro Tank, ci tiene costantemente sotto tiro con il mitra.
Beit Jalla lungo il colle, parte vecchia della citta`, e` luminosa e polverosa, ferita e deserta. Siamo una quarantina tra attivisti e pacifisti, tutti europei piu` quattro americani. Neanche due minuti dall`incontro del Tank. Davanti siamo due o tre italiani, qualche francese e dei belgi. Stradina Strettissima e chiusa. Il Tank inizia a sparare sui muri e davanti hai nostri piedi. Non ho il tempo di avere paura.
Qualcuno dietro arretra correndo, non capisco la gravita`, tra la polvere ed il dolore ai timpani non capisco che qualcuno si sta ferendo, sono sotto un carroarmato e guardo la faccia di quell`uomo con il corpo d`acciaio.
La prima fila continua a non girare le spalle e resistere. La RAI scappa.
Un altra troupe finisce in un angolo, dal Tank scarrellano un mitra e glielo scaricano tra i piedi. Vedo la giornalista immobile dalla paura. Il cameramen rimane ferito. Riescono a salire sul loro pulmino con la scritta BBC.
I carriarmati avanzano, sparano, noi continuiamo a rimanere li`, io continuo a non capire. Vedo una donna cadere, penso velocemente che sia svenuta dalla paura. Polvere, le schegge mi sfiorano la faccia. Non mi rendo ancora conto, propongo una tarantella li davanti, il sorriso e` la vittoria della resistenza... che idiota.
Ora sono riusciti a eliminare i giornalisti, pochissime anche le nostre videocamere davanti, quasi niente. Hanno sparato con il mitra almeno sessanta volte durante i quindici minuti per fare la discesa. Non so`perche` non siamo scappati subito. Tanti i dettagli e le luci che mi confondono. Arrivati alla fine con il Tank lontano, capisco, mi dicono dei feriti. E` stata come una roulette russa. Non avevo mai visto sparare contro persone con le mani alzate, in una citta` deserta piena di rovine.
E` stata una roulette russa. Una donna inglese ora e` in sala operatoria colpita in pieno, un francese ha il gomito a pezzi, quindici feriti dei quali sette lievi. Una roulette russa.
h 17:00 Dehisha Camp


L'esercito israeliano spara e ferisce anche gli attivisti internazionali
Beit Jala Proiettili sul corteo
From: "Blicero" <blicero@ecn.org>
To: <movimento@ecn.org>; <internazionale@ecn.org>
Sent: Monday, April 01, 2002 5:24 PM

Il corteo di attivisti pacifisti a beit jala che volevano visitare le case occupate dall'esercito israeliano e' stato disperso con colpi di fucile dai carri armati della IDF.
Alle 15.00 ora locale gli attivisti italiani del coordinamento nazionale in sostegno dell'intifada e di indymedia italia, i francesi e svizzeri del GIPP, e gli internazionali dell'International Solidarity Movement si sono riuniti di fronte allo star hotel per dare vita a un piccolo corteo che arrivasse fino a Beit jala per visitare le case occupate dall'esercito israeliano e portare solidarieta' al popolo palestinese.
In circa 100 persone ci siamo mossi verso Beit Jala, in una betlemme deserta che niente di buono lasciava presagire. Anche il fatto che due bus di attivisti di Action 4 peace che insieme a una parlamentare dovevano raggiunti fossero stati fermati al checkpoint, non ci dava grandi speranze nei confronti dell'IDF.
Scanditi dal suono del clarino di A., e dal battimani ci siamo incamminati sulla salita che porta al villaggio di beit jala. "Stop the Occupation" "Sharon you will see palestina will be free" gli slogan scanditi mentre ci inerpichiamo.
Arriviamo al punto in cui due giorni fa abbiamo incrociato i carri armati e la strada e' deserta. Continuiamo quindi verso le case in cui si sono posizionati i cecchini, davanti alle quali sappiamo essere parcheggiati i carri, per tentare di portare la solidarieta' ai palestinesi che sono confinati in esse.
A un certo punto si presenta davanti a noi un carro armato. Nella torretta un soldato sui 20-25 anni ci guarda con indifferenza. Con la freddezza di chi sa che cosa deve fare e sa che cio' fa parte della sua vita. Si avvicinano i negoziatori del gruppo per tentare di trattare un avanzamento.
Subito partono le prime raffiche a qualche metro dai loro piedi. Non sono proiettili di gomma. Sono proiettili veri. Fanno male. Le persone non panicano, si raggruppano, e si cerca di mandare nuovamente avanti i negoziatori. I colpi di fucile mitragliatore non lasciano spazi a commenti.
Cominciamo a indiettreggiare lentamente per evitare il panico e situazioni di caos ancora piu' pericolose. I colpi si fanno semrpe piu' frequenti e vicini. Vedo colpire il marciapiede a dieci centimetri dalla caviglia di un signore di mezza eta'. vedo colpi sui muri. Vedo colpi in dierezione di telecamere e di macchine fotografiche. Il carro avanza. Il grosso delle persone si allontana con passo sostenuto, mentre un paio di file camminano indietreggiando lentamente. I soldati continuano a spararci addosso. Alcuni di noi rimangono bloccati dietro un cancelletto in un pertugio laterale, e nonostante i nostri richiami siamo costretti a lasciarli rifugiati in una casa. Poco dopo un colpo arriva sul muiro di fianco a me.
Sento un urto in mezzo allo sterno.
Ci penso un attimo. Bestemmio ma non sento dolore e quindi penso che va tutto bene. Mi giro e vedo una ragazza sbiancare e voltarsi e svenire nelle braccia di M.. Il sangue sulla sua felpa. Le sirene dell'ambulanza. Per me sara' sempre la prima persona ferita. Non so se sia cosi'. So che l'indietreggiamento continua inesorabile per venti lunghi minuti. Piano piano la tensione si allenta e pensiamo solo a quando finalmente il carro
smettera' di starci a due metri di distanza. E a tenere la fila sullo stesso passo.
In una vietta laterale un cameraman e una giornalista tentano di salire in macchina.
I soldati no gradiscono e li riempiono di raffiche sotto i nostri sguardi impotenti, fino a che questi non si decidono, illesi ma terrorizzati, a unirsi al corteo che indietreggia.
Finalmente uno slargo. I carri si fermano. esce una macchina fotografica dalla botola di ingresso nel tank. Ne esce un braccio che tiene in mano una macchina fotografica.
Foto ricordo per la mamma, altre 100 persone a cui ho sparato addosso. Sono talmente attonito che non riesco a scatttare una foto alla scena.
Ci giriamo finalmente e torniamo verso Betlemme. Ci informiamo sui feriti: sono 7, di cui una, la ragazza, in sala operatoria. Era di fianco a me.
Altri hanno screzi vari causati da schegge e sassolini impazziti sotto i proiettili. Ci dirigiamo al centro ibdaa, per comunicare.
L'occupazione e' una realta' piu' viva adesso per noi. Come per migliaia di palestinesi tutti i giorni. Come la guerra. Non si puo' stare a guardare

01 aprile 2002 Betlemme Palestina


Manifestazione a Beit Jala. Preparativi.
01 aprile 2002 da www.tmcrew.org/int/palestina

Partiremo da Dheisheh verso le 3 insieme al gruppo di Internazionali dell`ISM e insieme a 2 pullman di italiani della Carovana di Action for Peace per andare a Beit Jala e portare avanti un` azione di interposizione con i carrarmati, con il fine di introdursi nel villaggio osccupato.
Beit jala e` al momento sotto il controllo di circa 50 di carraarmati.
Gli osservatori attivisti Internazionali cercheranno di passare attraverso le file di mezzi per introdursi nella case palestinesi, salutare le famiglie ed eventualmente rimanere nelle case a protezione dei civili. Tutta la zona e` completamente militarizzata e ci sono anche parecchie truppe, quindi sara` difficile attraverso un` azione di opposizione pacifica, passare la fila di carriarmati.
Purtroppo Betlemme e` al momento assediata e i carriarmati si stanno stringendo attorno ai campi profughi di ora in ora sempre di piu.
Insieme a noi dovrà prendere parte all`azione anche la parlamentare di rifondazione comunista Gabriella Masha che da Gerusalemme si sta recando adesso qui a Betlemme con il resto della carovana.
attivisti e mediattivisti dal Campo di Deheishe, Palestina


aggiornamenti da www.31feb.org

AGGIORNAMENTO H 19,30
Arrivano notizie confuse sulla sorte dell'europarlamentare Morgantini, fermata con altri 4 connazionali a Ramallah dopo l'evacuazione violenta da parte dell'esercito di un centro medico delle nazioni unite.
un'angezia riferisce che sono tutti accusati, come riferisce un portavoce del ministero degli esteri israeliano, di avere "violato gli ordini delle autorita' militari, che hanno proclamato Ramallah zona militare chiusa".
Non è chiaro se verranno espulsi a breve. Mentre la situazione di Deheisha si intesisce arrivano notizie sui feriti internazionali di Bet Jalla.
Secondo il direttore dell'ospedale di Bet Jala, Peter Comari, due dei feriti sono gravi (uno e' stato colpito alla testa).
Un'autobomba e' esplosa questa sera a Gerusalemme ovest provocando, pare, delle vittime. Lo ha riferito la tv israeliana e ce lo confermano alcuni italiani che sono rimasti in un albergo della città con una parte della delegazione.
Procede intanto il piano sistematico di occupazione militare nei territori.
Fonti palestinesi confermano che i tank sono entrati in citta' al tramonto, posizionandosi nel sobborgo di Iktaba e nel quartiere di Shuaike. Le truppe hanno bloccato le quattro strade di accesso alla citta', dove sono in corso sparatorie tra agenti e miliziani palestinesi e soldati dell'esercito ebraico.
Ieri le truppe israeliane avevano rioccupato Qalqilya e preso posizione a Betlemme e Beit Jalla.
Un'appello dal sito di Indymedia:
La società civile italiana sta organizzando un aereo in partenza da Roma per andare in palestina.
In questo momento si stanno raccogliendo le prenotazioni di tutti coloro vogliano raggiugere i compagni in Palestina.
Per tutte le informazioni relative al volo e ai costi telefonate. Il numero di telefono al quale fare riferimento è dell'unità di crisi: 06 6710 2913 / 4

AGGIORNAMENTO H 19,30
A deheishe fonti dirette affermano che ancora carri armati si avvicinano al campo profughi mentre all'esterno dell'Ibdaa, il centro culturale dove è ospitata la delegazione si continua a sparare
Una donna australiana colpita nelle sparatorie di oggi pomeriggio e' stata operata all'Ospedale di Betlemme per la perforazione dello stomaco. Le sono state estratte quattro schegge da stomaco e addome ed ora e' in terapia intensiva, ma sta bene, ha detto il primario Peter Qumri.
L' ambasciata d' Italia a Tel Aviv ed il consolato generale d' Italia a Gerusalemme - si e' appreso alla Farnesina - sono formalmente intervenuti oggi pomeriggio presso le autorita' israeliane per sollecitare chiarimenti urgenti sul fermo operato a Ramallah da militari israeliani di un gruppo di pacifisti italiani, tra i quali l' europarlamentare Luisa Morgantini che pare verrà rimpatriata.
La situazione è comunque fuori controllo e il rischio per le delegazioni sul posto non è solo quello dell'arresto o del rimpatrio, ma la messa a repentaglio della vita.
Testimoni diretti dell'inferno di Ramallah, invasa dai carri armati israeliani e sottoposta a sparatorie con armi pesanti su case e ospedali, sono oltre cento pacifisti italiani, che attualmente sono in un albergo di Ramallah per soccorrere la popolazione della citta' palestinese, inerme sotto la violenza dei militari.
Luca Casarini, raggiunto telefonicamente dall'Agenzia Italia nell'ospedale principale di Ramallah, riferisce che le artiglierie israeliane prendono di mira le autoambulanze, sulle quali prendono posto i pacifisti internazionali nel tentativo di fungere da scudo umano a protezione dei feriti. Ma sovente questo espediente non funziona: i militari fermano comunque le ambulanze, nonostante abbiano sovente a bordo persone in condizioni gravissime, e ne costringono gli occupanti a scendere, compresi gli attivisti stranieri che vengono fermati.

AGGIORNAMENTO H 18,15
A Ramallah la situazione si aggrava ad ogni momento, la città è teatro di rastrellamenti ed esecuzioni da parte dell'esercito israeliano.
La delegazione internazionale è divisa in più gruppi
un gruppo di venti persone è in questo momento in un Ospedale, a garantire per le persone che ci sono all'interno. Un gruppo più numeroso arrivato in mattinata si trova in un albergo, in attesa di decidere come muoversi, mentre fuori dall'edificio c'è un vero e proprio coprifuoco.
Drammatica è la situazione del gruppetto intrnazionale che è stato espulso dal Medical Relieve Center qualche minuto fa.Il gruppo, di cui fa parte anche l'europarlamentare Morgantini, si trova ora in strada circondato dai militari, senza che ci sia un formale stato di fermo o arresto.
Soldati israeliani stanno usando un medico palestinese come scudo umano durante una perquisizione in corso nell'edificio dell'Organizzazione non governativa palestinese 'Medical Relief', a Ramallah, in Cisgiordania. Lo ha detto all'Ansa, il dottor Mustafa Barghuti, direttore dell'Ong. Secondo Barghuti, gli israeliani hanno ''catturato un medico dell'organizzazione, Mohammad Scafi, e lo fanno entrare per primo nell'edificio per pararsi da eventuali spari di palestinesi''. L'edificio, nel centro di Ramallah, dovrebbe essere vuoto, ha aggiunto Barghuti.
A deheishe la delegazione è rientrata nel centro Ibda dopo la sparatoria, mentre alcuni feriti rimangono in ospedale. Una ragazza è stata operata.

AGGIORNAMENTO H 17,15
Al check Point di Beit Jalla l' esercito israeliano ha sparato e continua a sparare sulla delegazione di pace.
La delegazione si era mossa in giornata dal campo profughi di deheishe, per opporsi all'occupazione e ai rastrellamenti nella località di Beit Jalla, presso Betlemme.
I soldati non hanno esitato a sparare sui manifestanti che si avvicinavano per la contrattazione.
Diverse persone sono rimaste colpite di rimbalzo e direttamente dai proiettili sparati solo ed esclusivamente contro la delegazione internazionale, fatta di diversi gruppi di italiani, svizzeri, francesi, giapponesi, americani...
dopo minuti di panico le delegazioni sono tornate nel centro culturale IPDA a deheishe, che li ha ospitati nei giorni scorsi.
Dopo le medicazioni, tutti i pacifisti feriti sono stati dimessi, tranne la ragazza sottoposta all'operazione chirurgica all'addome (appartiene al gruppo dei francesi e svizzeri): la fonte italiana interpellata telefonicamente conferma che fra i partecipanti italiani nessuna delle persone colpite di striscio ha avuto bisogno di medicazioni.
Contemporaneamente è stato attaccato uno degli ospedali di Ramallah presidiato da una delegazione.
Gli internazionali, tra cui l'europarlamentare Morgantini, sono stati fermati dopo una sparatoria avvenuta in strada e sono tuttora trattenuti, mentre l'ospedale è stato occupato dai militari alla ricerca di presunti terroristi.
Al momento le persone portate fuori a forza dal Medical Relieve Center sembra siano in strada costrette a stare in ginocchio con le mani sulla testa. Fra queste persone la europarlamentare Luisa Morgantini.
La parlamentare Mascia riferisce che il viceconsole italiano a Gerusalemme sta provando a sollecitare il governo israeliano, dal quale giungono risposte al momento negative.
Una parte della delegazione resta in un altro ospedale di ramallah.

AGGIORNAMENTO H 16,00
Nuovi scontri a fuoco sono scoppiati questo pomeriggio a Ramallah, nei quali sono rimasti feriti otto soldati israeliani.
Si apprende anche che tre palestinesi sono stati gravemente feriti quando l'esercito israeliano ha pesantemente aperto il fuoco contro due edifici di Ramallah. Nella citta', dove prosegue l'assedio del quartier generale di Yasser Arafat, sono morti oggi due poliziotti palestinesi in scontri con i soldati.
Un terzo palestinese e' stato trovato morto fra due automobili nel centro di Ramallah, il corpo crivellato di pallottole. Infine nel sud della Striscia di Gaza, soldati di una postazione israeliana hanno ucciso un palestinese di undici anni. Secondo fonti palestinesi, i militari hanno aperto il fuoco senza ragione apparente.
I tank e le truppe israeliani sarebbero penetrati fino al centro della citta' palestinese di Tulkarem, centro della Cisgiordania con 55.000 abitanti, riferiscono testimoni oculari. L'azione e' stata appoggiato da elicotteri da combattimento.
Il comando israeliano finora non conferma, sostenendo che le sue truppe si sono limitare a circondare la citta'

AGGIORNAMENTO H 16,00
Al check Point di Beit Jalla l' esercito israeliano ha sparato e continua a sparare sulla delegazione di pace. Cinque manifestanti sono già stati portati via in ambulanza, colpiti di rimbalzo e direttamente dai proiettili. La delegazione si era mossa in giornata dal campo profughi di deheishe, per opporsi al piano militare israeliano. Durante l' avvacinamento per una contrattazione i soldati non hanno esitato a sparare.Le persone ora son circondate dai militari. La diretta è su Radio Onda Rossa...collegatevi.

AGGIORNAMENTO H 15,00
Da Deheishe la delegazione internazionale si sta muovendo verso Beit Jalla con l'intenzione di riunirsi a una parte del gruppo di Action 4 peace che si è mosso stamani da gerusalemme e manifestare di fronte ai Tank che minacciano la popolazione del paese.
Le ultime notizie riportate al telefono dalla parlamentare PRC Graziella Mascia dicono però che i pullman in viaggio da Gerusalemme sono stati fermati al check point di Betlemme.
Il resto della delegazione italiana si trova a Ramallah, a presidio di due diversi ospedali, tentando di impedire la loro occupazione. Nel resto della città infuocano i combattimenti e diversi bombardieri stanno intervenendo sulla zona.
Una trentina di persone si trovano ancora nell'ufficio di Arafat.
Israele ha esteso la propria offensiva militare in Cisgiordania, inviando truppe a Kalkilia.
Tank e soldati sono entrati questa notte in citta' da quattro direzioni e hanno effettuato un rastrellamento casa per casa in cerca di estremisti palestinesi.
Otto soldati sono rimasti feriti, uno dei quali in maniera grave, quando una bomba e' esplosa in una casa.
Truppe israeliane hanno anche rafforzato il blocco attorno a Tulkarem e in alcune aree di Beit Jalla e Betlemme, mentre a Ramallah prosegue l'assedio al quartier generale di Yasser Arafat.
Fonti militari israeliane indicano che l'esercito intende gradualmente entrare in tutte le citta' della Cisgiordania alla ricerca di terroristi.
Si prevede un'ampia offensiva nella Strisciadi Gaza.
Il portavoce dell'esercito Ron Kitri ha ribadito che si tratta di una operazione limitata nel tempo, ma ha aggiunto che potrebbero essere mobilitati altri riservisti oltre ai 20mila gia'richiamati.
Intanto l'Unione Europea, le Nazioni Unite e la Russia stanno cercando di organizzare un incontro fra il leader palestinese Yasser Arafat ed esponenti internazionali. A tal scopo, l'inviato europeo per il Medio Oriente Miguel Angel Moratinos ha incontrato oggi a Gerusalemme l'inviato americano Anthony Zinni e quello delle Nazioni
Terje Roed-Larsen. Lo si apprende da un comunicato diffuso a Bruxelles.
Un bombardamento e' in corso su un edificio vicino al quartier generale del presidente dell'Autorita' palestinese Yasser Arafat, a Ramallah, in Cisgiordania. Lo riferiscono fonti palestinesi.
E' stata smentita la notizia diffusa da fonti palestinesi secondo cui soldati israeliani domenica avrebbero ucciso 30 poliziotti palestinesi sparando contro un edificio che li alloggiava a Ramallah.
Secondo fonti palestinesi oggi in quell'edificio sono stati trovati due poliziotti morti. Il capo della sicurezza preventiva della Cisgiordania Jibril Rajoub, ieri aveva accusato i soldati israeliani dell'omicidio.
Otto soldati israeliani sono rimasti feriti (uno gravemente) in seguito all'esplosione di una bomba a Kalkilia, in Cisgiordania.
Un bambino palestinese di 10 anni e' stato ucciso oggi dal fuoco di soldati israeliani a Rafah, nel sud della striscia di Gaza. Lo hanno reso noto fonti ospedaliere palestinesi.
Il bambino e' stato colpito da un proiettile al petto, secondo quanto dichiarato dal direttore dell'ospedale di Rafah, Ali Musa
Il portavoce dell'esercito israeliano Ron Kitri oggi ha detto che l'offensiva israeliana nei territori palestinesi durera' per un periodo limitato.
Kitri ha indicato anche che potrebbe aumentare il numero dei 20mila riservisti richiamati in servizio.
Le truppe israeliane oggi sono entrate in zone vicine alle citta' di Tulkarem e Betlemme.
Permane lo stadio d'assedio al quartier generale di Yasser Arafat a Ramallah.

AGGIORNAMENTO H 11,30
le delegazioni
E’ arrivato a Ramallah l'ultimo gruppo previsto per la mattinata formato da trentatrè persone in tre pulmini. Il governo israeliano ha chiesto l'espulsione per bovè e altre 10 persone. alle ore 14.00 ci sarà la conferenza stampa della carovana al consolato italiano.
Dopo che ieri sera otto soldati sono rimasti feriti di cui uno in modo grave in un'incursione a Qalqilya, stamane ci sono stati scontri a fuoco quando i militari sono entrati nel campo profughi di Deheisheh, vicino Betlemme, dove da giorni è presente una delegazione internazionale composta di italiani e svizzeri
Un giornalista Usa del Boston Globe ieri e' stato ferito leggermente alle spalle da colpi d'arma da fuoco mentre stava cercando di lasciare Ramallah. Lo scrive il quotidiano Jerusalem Post.
L'esercito israeliano ha arrestato circa 25 persone tra cui cittadini stranieri, giornalisti e cittadini palestinesi, mentre cercavano di allontanarsi dal quartier generale di Yasser Arafat a Ramallah. Gli israeliani sospettano che tra le persone fermate ci siano ricercati palestinesi. ''I giornalisti sono entrati nel quartier generale. I nostri soldati non vogliono certo sparargli - ha detto il generale israeliano Giora Eiland - Quando sono usciti, erano raddoppiati. Alcuni di quelli usciti erano dei fuggiaschi''.
L'esercito ha arrestato tutti per interrogarli.
L'esrcito ha dichiarato l'area zona militare chiusa.
L'Associazione della Stampa Estera ha protestato contro la decisione.
Partira' a breve per i territori della Palestina una nuova delegazione di parlamentari, personalita' e uomini di cultura.
I dettagli dell'iniziativa, alla quale ha gia' aderito il premio Nobel Dario Fo, saranno illustrati oggi dai deputati della delegazione italiana della carovana Action for peace rientrati ieri a Roma, Paolo Cento (Verdi) e Giovanni Russo Spena (Prc).
Alla conferenza stampa prevista alle 12 in piazza San Marco, davanti alla tenda rizzata dai Disobbedienti in favore dei Palestinesi, saranno presenti anche il segretario di
Rifondazione Fausto Bertinotti e il presidente dei Verdi Alfonso Pecorario Scanio.
I deputati porteranno la loro testimonianza ''sulla gravissima situazione vissuta in questi giorni in Palestina''. ''Riteniamo fondamentale - affermano Cento e Russo Spena - una maggiore attenzione dell'informazione ufficiale a cio' che sta accadendo alle delegazioni internazionali e al loro ruolo di interposizione tra l'esercito israeliano e il presidente Arafat che si sta rivelando di ora in ora sempre piu' importante''
operazioni militari
I soldati israeliani entrati nella armeria della Muqata (il quartier generale a Ramallah del presidente palestinese Yasser Arafat) hanno requisito numerose armi e una certa quantita' di munizioni, secondo la stampa israeliana odierna.
Israele allarga la sua offensiva anti-terrorismo in Cisgiordania.
Carri armati e soldati sono entrati a Kalkilia ed a Betlemme mentre la situazione rimane
molto tesa a Ramallah, dove Arafat e' sempre intrappolato nel suo
quartier generale.
Assediato da giorni nel suo ufficio nel quartier generale di Ramallah, il presidente palestinese Yasser Arafat viene sistematicamente privato del sonno dai soldati israeliani, secondo quanto ha appreso il quotidiano Yediot Ahronot.
Il giornale scrive che i militari della unita' di elite 'Ciliegia' (che si trovano a pochi metri dalle stanze occupate da Arafat) ricorrono spesso a megafoni per ordinare la resa ad alcuni palestinesi ricercati per atti di violenza i quali - secondo Israele - sono asserragliati nell'ufficio presidenziale.
Stamane il ministro della difesa Benyamin Ben Eliezer ha ribadito che Israele intende ''isolare del tutto'' il presidente palestinese.
Yediot Ahronot precisa che Israele ha consentito a un medico palestinese di visitarlo e afferma che l'esame e' stato soddisfacente.
I soldati israeliani entrati nella armeria della Muqata (il quartier generale a Ramallah del presidente palestinese Yasser Arafat) hanno requisito numerose armi e una certa quantita' di munizioni, secondo la stampa israeliana odierna.
Il ministro dell'Informazione palestinese Yasser Abed Rabbo ha accusato oggi gli Stati Uniti di complicita' nell'offensiva israeliana contro i territori palestinesi.
''La campagna palestinese ha l'appoggio totale dell'Amministrazione americana'', ha detto Rabbo durante un'intervista trasmessa dalla televisione satellitare Al-Jazira del Qatar.
Secondo Rabbo, ''la complicita' americana e' al piu' alto livello'' e risale ad una recente visita del vicepresidente americano Dick Cheney in Israele nel quadro di un giro in Medio Oriente.
''Durante tale visita, Cheney e' stato convinto della necessita' che Israele ci presentasse condizioni (...) umilianti e di resa'' per la ripresa dei negoziati, allo scopo di ''ridurci al suo servizio come Antonio Lahar nel Libano del sud'', ha affermato Rabbo.
Lahar e' stato il capo dell'Esercito del Libano del Sud, operante in questo settore al servizio di Israele fino alla ritirata delle truppe di Tel Aviv nel maggio del 2000.
Il premier israeliano Ariel Sharon, ha detto Rabbo, ''aveva convenuto con Cheney che, in caso di rifiuto palestinese delle condizioni, Israele avrebbe rioccupato tutti i territori palestinesi''.
Carri armati israeliani circondano ancora Betlemme che di fatto e' isolata, ma, fino a questo momento, non sono entrati nella citta' santa, in Cisgiordania. Lo riferiscono
all'Ansa testimoni oculari. Forze israeliane sono dispiegate nella vicina Bet Jallah, sulle colline di fronte a Betlemme.
Nell'Ospedale di Betlemme, la situazione si fa sempre piu' critica per la mancanza di medicinali e l'impossibilita' di usare le ambulanze, ha detto all'Ansa il primario Peter Qomri.
Le ambulanze dell'ospedale hanno bisogno di un permesso speciale per circolare all'interno della citta' e non possono uscire fuori dalla municipalita'. Ieri un bambino di un anno e la madre non sono potuti tornare a Hebron da Betlemme, perche' l'ambulanza e' stata bloccata, malgrado avesse l'autorizzazione dei militari ottenuta dopo sei ore di negoziati.
Nell'ultima incursione, due settimane fa, i carri armati erano arrivati a poche centinaia di metri dalla Basilica della Nativita'.
reazioni del mondo arabo e occidentale
I paesi arabi produttori di petrolio usino l' ''arma'' del greggio contro Israele e gli Stati Uniti in appoggio alla rivolta nei territori palestinesi:
questo l'appello lanciato stamani dal partito Baath iracheno.
In un comunicato, il partito al potere a Baghdad - e che esprime il presidente Saddam Hussein - invita a ''utilizzare l'arma del petrolio'' che altrimenti ''si trasformera' in un fardello che portera' alla fine all'umiliazione''.
Oltre la meta' del greggio prodotto nel mondo - si ricorda nella nota - proviene dai paesi arabi, che non l'anno pero' mai usato come strumento di pressione politica dopo la ''crisi petrolifera'' del 1973.
Il Baath definisce gli Usa ''paese nemico e partner del Sionismo'' e spiega che l'obiettivo e' ''l'espulsione degli occupanti (israeliani, ndr) e la liberazione della Palestina dal mare Mediterraneo al Giordano''.
I ministri degli Esteri della Conferenza islamica hanno accusato Israele di trascinare il Medio Oriente alla guerra e hanno chiesto alle Nazioni Unite di proteggere i palestinesi. Nella prima giornata di una riunione a Kuala Lumpur dedicata ad approndire la definizione e le radici del terrorismo, l'Organizzazione della Conferenza islamica (Oci) ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell'Onu e alla comunita' internazionale di fermare l'occupazione dei Territori palestinesi e l'accerchiamento di Arafat.
"La Conferenza condanna duramente l'assalto israeliano a citta' e villaggi palestinesi - si legge nella dichiarazione - nonche' al quartier generale della presidenza palestinese che mette a repentaglio la vita di Arafat e della leadership dell'Anp".
"Le azioni terroristiche di Israele e la sua condotta aggressiva pongono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali e trascinano la regione verso una vera e propria guerra", sostiene l'Oci, e per questo richiedono l'immediato intervento" del Consiglio di sicurezza dell'Onu.
'L' Italia e l~Europa debbono avere il coraggio, insieme all' America, di fermare subito le ostilita' in Medio Oriente dando esecuzione immediata alla risoluzione dell' Onu: le truppe israeliane si devono ritirare dai territori occupati mentre Arafat, tornato libero, deve porsi in contrapposizione totale dei terroristi, con la condanna assoluta e con il loro arresto''.
Lo afferma in un comunicato il ministro per gli Italiani nel mondo, Mirko Tremaglia, secondo il quale ''non si e' voluto capire ancora che diviene indispensabile, nell'
immediato, l' intervento internazionale con una forza di pace di interposizione tra i due popoli''.
''E non si e' capito soprattutto- aggiunge il ministro- che Arafat, dopo essere stato pesantemente umiliato resta l' unico possibile interlocutore per fermare la guerra e la rivolta del mondo arabo''.
''Solo ponendo una forza di interposizione internazionale tra palestinesi e israeliani'', secondo Tremaglia, ''si puo' avviare la pace''.