I COMUNICATI DELLE DELEGAZIONI INTERNAZIONALI IN PALESTINA

appuntamenti, manifestazioni, presidi, iniziative, appelli

 

APPELLO E TESTIMONIANZA DA RAMALLAH

by cometa 10:33am Mon Apr 15 '02

Adila Laidi del Centro Culturale Sakakini di Ramallah invia un appello e testimonianze di bambini sull'assedio di Ramallah http://www.sakakini.org

 
Aiutateci a diffondere il più possibile questo appello. Grazie
http://www.sakakini.org


A tutti voi, sono Adila Laïdi, la direttrice del centro culturale Khalil Sakakini di Ramallah

Assediata a casa mia Ramallah, invio questa testimonianza ai giornalisti, amici ed altre persone per chiedere loro di ritrasmettere questo messaggio ad altre persone.

Spero che non alimenterà una catena di posta elettronica per suscitare la pietà, non chiediamo preghiere o regali, ma piuttosto degli atti. Facciamo la nostra parte resistendo o restando fermi nelle avversità e chiediamo al mondo di fare la sua parte in nome dell'umanità alla quale apparteniamo tutti.

Non vogliamo diventare i pellerossa del mondo arabo, vogliamo semplicemente vivere liberi su questa terra, in pace e dignità.

Comincerò con un rapido panorama sulla situazione "in diretta" e poi vi darò 9 proposte che vorremmo vedere concretizzarsi nei mass media ed altrove nel mondo.
Innanzitutto questa sera, domenica, abbiamo sentito da molte fonti che soldati israeliani hanno ucciso a sangue freddo 30 poliziotti palestinesi negli edifici della via Irssal a Ramallah dove si erano rifugiati. Ciò fa seguito all'esecuzione di 5 poliziotti palestinesi uccisi con un colpo alla testa ed i  cui corpi sono stati gettati nella via, dove sono rimasti per ore, venerdì. Si impedisce alle ambulanze di arrivare a destinazione e gli Israeliani sono  entrati con la forza in un ospedale (ad Arabcare) ed hanno sparato su un altro (Nazer Maternity Hospital). Se continuerà così, sarà un'altra Cecenia o un'altra Sarajevo.

Per quel che mi concerne, sono confinata in casa da venerdì mattina, come le decine di migliaia di abitanti di Ramallah ed El-Bireh, senza vedere la possibilità che ciò finisca presto. Non abbiamo avuto l'elettricità per un
giorno intero, ma grazie a Dio oggi, domenica, la corrente è stata ripristinata.
L'esercito israeliano è penetrato ieri nel villaggio (Kobar) di uno dei nostri dipendenti del centro Sakakini. Ha distrutto le sue cose e arrestato il suo fratello più giovane con 30 altri giovani del villaggio.
La donna delle pulizie del nostro centro vive in una casa con il bagno all'esterno. Per tre giorni, gli Israeliani sono stati presso la sua porta impedendo qualsiasi uscita. Quando il maggiore della famiglia è scivolato fuori per andare alle bagno, lo hanno preso e picchiato. Suo padre, un insegnante, ha provato ad intervenire, gli Israeliani lo hanno picchiato ed arrestato.
Uno di membri del consiglio del nostro centro è stato fermato con tutti gli impiegati del palazzo di uffici dove lavorava giovedì sera tardi. A tutti sono stati bendati gli occhi e legate le mani e sono stati trattenuti in una stanza per 16 ore. Gli israeliani hanno distrutto i mobili dell'ufficio e preso gli hard disk dei computer. Tutti si sono sentiti sollevati quando si sono resi conto che gli Israeliani se n'erano andati alla ricerca di una preda più interessante!

Mio cognato, sua moglie ed i loro 3 bambini di meno di 10 anni non hanno né telefono né elettricità da venerdì e non possono
andare ospitati da qualcun altro perché gli si sparerebbe addosso. Il padre della mia vicina di casa ha 70 anni ed abita vicino agli uffici di Arafat. Gli Israeliani hanno fatto irruzione da lui venerdì, hanno rotto tutto a colpi di bastone (TV, lavandino, mobili, ecc..) quindi hanno rubato il suo denaro. Si dice anche che soldati israeliani siano penetrati nelle banche, in uffici di cambio e in gioiellerie e che abbaino rubato denaro e gioielli.

A Bireh, hanno arrestato sabato 150 uomini dai 16 ai 45 anni, dopo avere intimato loro di uscire, e li hanno raccolti nella città vecchia di Ramallah. La sola stazione di TV locale privata (Watan TV) che trasmetteva le notizie ogni ora è stata presa venerdì dagli Israeliani che ora diffondono solo pellicole pornografiche. I giornalisti hanno dovuto lasciare Ramallah oggi domenica.

Troverete ora 9 proposte e richieste modeste ed utopistiche:

1 - si tratta di un lungo assedio, per favore fate delle pressioni continue, diffondete i nostri resoconti e lanciate appelli per azioni continue.

2 - il direttore amministrativo e responsabile delle finanze del centro, la signora Manal Issa ha raccolto varie testimonianze di bambini figli di suoi collaboratori che descrivono le loro condizioni di vita sotto l'assedio e dei disegni che ha scannerizzato. Ci si può procurare queste testimonianze in Arabo scrivendo a issamanal@yahoo.com Io le tradurrò domani in inglese e ve le trasmetterò. Chiedo alle persone che ricevono questa mail per spedizione diretta o per inoltro di chiederci copie di queste testimonianze e diffonderle quanto più possibile. (NdT: Ho tradotto anche le testimonianze, che trovate di seguito. Si possono stampare e diffondere!)

3 - fate pressione sulla Comunità internazionale e sui governanti per far togliere l'assedio di cui siamo vittime. Abbiamo bisogno di decine e di centinaia di lettere alla Casa Bianca:
president@whitehouse.gov e vice.president@whitehouse.gov

4 - se non volete farlo, almeno scrivete ai grandi giornali americani sull'assedio.

5 - occorrono manifestazioni quotidiane dinanzi alle ambasciate israeliane.

6 - occorrono appelli degli artisti arabi agli artisti dell'Europa dell'ovest perché facciano concerti, manifestazioni ed appelli ai governanti per far togliere l'assedio di cui siamo vittime.

7 - abbiamo bisogno che gli artisti dell'Europa dell'ovest agiscano e creino eventi per chiedere la rimozione dell'assedio di cui siamo vittime.

8 - se lavorate per un giornale, dedicate una sezione alle notizie quotidiane o settimanali sull'assedio, fate delle interviste ai testimoni della repressione o dell'assedio, diffondete le testimonianze dei bambini e le informazioni che provengono dagli ospedali.

9 - potete ottenere informazioni sulla situazione sanitaria disastrosa chiamando l'ospedale di Ramallah per parlare al dott. Atari (direttore) o al vice-ministro della salute (dr Munther Sharif) che si trova lì, al numero (9722) 298 2220.

10 - dateci i vostri suggerimenti su cosa fare e diteci cosa vi occorre per aiutarci.

Grazie al Muharraq Club, alle TV di Bahrein ed al Nadwat Al Thaqafa del Dubai che hanno già ascoltato il nostro appello. Grazie a tutte ed a tutti, speriamo di avere presto vostre notizie.
Adila Laïdi


TESTIMONIANZE di BAMBINI

A voi tutti,
sono la direttrice del centro culturale Khalil Sakakini di Ramallah, sto scrivendo da casa mia durante l'assedio. Troverete in allegato 13 brevi testimonianze di bambini palestinesi che vivono sotto l'assedio a Ramallah. Vi chiedo di pubblicarle e diffonderle immediatamente.
Queste testimonianze sono state trascritte in Arabo dalla signora Manal Issa, addetta alle finanze ed all'amministrazione del centro Sakakini, e sono stati tradotti in inglese, quindi in francese (quindi in italiano, NdT). Speriamo che potrete pubblicarli come "istantanee" della sorte di noi palestinesi assediati dagli Israeliani.

Grazie e saluti.
Domenica 30 marzo 2002

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Mi chiamo Alayyan Zayed, ho 9 anni. Non posso giocare nel mio cortile. Non
posso uscire dalla porta della mia casa a causa del coprifuoco. Ho nascosto i
miei giocattoli perché ho timore che i soldati israeliani mi portino via
perché ho un fucile giocattolo e un carro armato giocattolo. Non posso neppure
andare al negozio comperare caramelle a causa del coprifuoco.
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Ecco una lettera di Rana al mondo intero: Attualmente, mio padre è lontano.
Quando ho osservato per la prima volta che mia sorella e mia madre piangevano
guardando la TV dove si vedevano i soldati israeliani che uccidevano gli
uomini che avevano fermato, ho creduto che il mio papà fosse uno di loro. Ho
iniziato a piangere e piangere e poi, dopo un minuto, mi sono chiesta: perché
piango, è il nostro destino.
Mio padre è poliziotto e dobbiamo resistere.
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Mi chiamo Lema Zayed, ho 11 anni: voglio andare a scuola per finire il mio
anno scolastico. Voglio essere libera durante l'estate, andare a nuotare e
divertirmi. Voglio che i soldati israeliani lascino il nostro paese, fermino
l'occupazione e smettano di utilizzare questi grandi carri armati. Non abbiamo
nulla per fronteggiarli. Non voglio che occupino le nostre case o che ci
tirino granate addosso.
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Mi chiamo Ahmed Tuqan, ho 7 anni. Da quando l’intifada è cominciata,
abbiamo iniziato a traslocare da una casa all'altra. Ogni settimana abitiamo
una casa diversa. Gli Israeliani entrano nelle case e fanno paura alla gente.
Quando sono entrati a Gerusalemme abbiamo traslocato a Ramallah e quando sono
entrati a Ramallah abbiamo traslocato a Gerusalemme.
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Mustafa Mulhem, 8 anni: voglio dire grazie ai paesi stranieri perché vogliono
aiutare i bambini palestinesi. La nostra situazione è molto, molto brutta. Le
nostre città sono occupate, io sono a Ramallah, c’è l'occupazione totale
dei soldati israeliani, la città è piena di carri armati e di veicoli
militari. Sono triste per i shuhada (morti) ed i feriti ma i nostri ospedali e
nostri medici ci proteggeranno.
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Chiamo Ala'Jibrin, ho 12 anni: abito Ramallah in una vecchia casa di una
stanza. Non abbiamo il bagno e allora utilizziamo il bagno fuori dei nostri
vicini, a 30 metri di distanza da noi. I soldati israeliani a ci impediscono
di andarci o di andare in cucina, che è anche all’esterno. Non possiamo
neppure cucinare. Siamo 8 fratelli e sorelle in questa situazione difficile.
Non ci capiamo nulla e non sappiamo che fare, se usciamo, potrebbe darsi che
ci sparino addosso. Inoltre, i soldati gettano i loro rifiuti, cacano e
pisciano davanti alla nostra porta. L'elettricità è interrotta da ieri. Siamo
nervosi ed è una situazione psicologicamente difficile. Chiediamo a Dio ed a
tutte le persone su questa terra che hanno sensibilità umana di mettersi in
mezzo e porre fine a questo incubo che vivono i bambini palestinesi.
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Mi chiamo Yanal Zayed, ho 4 anni. Voglio nuotare. Voglio essere a casa mia,
avere una casa ed una finestra per guardare fuori.
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Mi chiamo Sara Atrash, ho 5 anni, mamma, ti voglio bene
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Heba Burkan: 12 anni: Desideriamo ardentemente la pace e la sicurezza.
Vogliamo amore e affetto. Dateci la nostra infanzia e la libertà.
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Domenica 31 marzo 2002
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Ahmed Atrash, 8 anni: È una situazione molto difficile. Mi annoio.
I miei genitori non mi lasciano giocare nel cortile. Non mi lasciano guardare
la TV, perché guardano le notizie. Sono triste per i shuhada (morti) ed ero
ancora più tristi quando ho sentito che il loro numero aumentava. Ma gioco con
i miei amici nel quartiere. Il mio solo desiderio è che i soldati israeliani
se ne vadano dal mio paese ed quello che spero di più.
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Ala'Jibrin, 12 anni: Mentre dormivamo, abbiamo sentito un rumore di vetri
rotti. Abbiamo guardato dalla finestra ed abbiamo visto soldati israeliani che
rompevano i vetri delle automobili e che rubavano i lettori di CD; hanno anche
rotto i vetri della nostra macchina ma, grazie a Dio, non hanno rubato il
nostro lettore.
La mattina, 15 soldati sono entrati da noi gridando. Hanno messo tutto
sottosopra, hanno arrestato mio padre e ci hanno rinchiusi nella nostra
piccola cucina all'esterno della casa. Credo che abbiano preso mio padre
perché aveva una bandiera palestinese.
Li ho visti picchiare molto forte gli uomini che avevano fermato.
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Mizer Jibrin, 15 anni (fratello di Ala'). I soldati israeliani ci hanno
impedito di uscire per andare in cucina o in bagno. Eravamo in una situazione
incredibile. Siccome il bagno è lontano dalla casa, le mie sorelle più giovani
utilizzavano una pattumiera vuota. Io ho rifiutato ed insistito per andare al
bagno fuori. I miei genitori hanno provato ad impedirmelo, ma visto che
insistevo tanto mi anno lasciato andare dicendomi di fare attenzione.
Quando ho finito al bagno, i soldati mi hanno circondato e mi hanno ordinato
di alzare le mani. Uno di loro mi ha spinto ed ha iniziato ad interrogarmi:
Cosa fai, come ti chiami, quanti anni hai?
Ho risposto e loro stavano per picchiarmi quando mio padre ha gridato: "fermi,
fermi, è un bambino uscito per andare al bagno".
Mi hanno lasciato ed hanno fatto irruzione nella casa.Hanno imprigionato le
mie sorelle, i miei fratelli ed io nella nostra piccola cucina ed hanno
distrutto tutte le nostre cose. Hanno arrestato mio padre e lo hanno picchiato
con altri uomini. Quindi hanno coperto loro la testa con sacchetti di plastica
li hanno portati non so dove.
Ho conosciuto l'occupazione e non la dimenticherò mai, mai più.
Voglio dire smettete l'occupazione, smettete questa tirannia e smettete
questo macello, smettete!
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Alayyan Zayed, 9 anni: I soldati israeliani uccidono gli uomini giovani e
spaventano i bambini. Imprigionano i soldati palestinesi ed uccidono i
giornalisti. Aiutateci e proteggeteci.
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Aiutateci a diffondere
il più possibile questo appello. Grazie
http://www.sakakini.org

"L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA COME STRUMENTO DI OFFESA ALLA LIBERTA' DEGLI ALTRI POPOLI E COME MEZZO DI RISOLUZIONE DELLE CONTROVERSIE INTERNAZIONALI"
[Articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana]

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