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IN PALESTINA
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la Kefia sui vostri balconi, per dimostrare di non essere complici del massacro, contro
l'inerzia dei governi, VOGLIAMO VEDERE MIGLIAIA DI BALCONI CON LA KEFIA IN TUTTE LE CITTA'
D'ITALIA!
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le lettere di Marina Barham - INAD
Theatre - Beit Jala
giovedì 28 marzo - venerdì 29 marzo - sabato 30 marzo - domenica 31 marzo - lunedì 1 aprile - martedì 2 aprile - mercoledì 3 aprile
- giovedì 4 aprile - domenica 7 aprile
- lunedì 8 e martedì 9 aprile
-
- facciatosta
- ISRAELE,
NON STIAMO COSTRUENDO UN NUOVO MURO DI BERLINO...
Gerusalemme, 17 giu. (Adnkronos/Dpa) - Israele non sta costruendo un nuovo
muro di Berlino, ma una barriera metallica. Lo ha precisato oggi il ministero della Difesa
israeliano, secondo cui il reticolato, rafforzato da apparecchiature elettroniche, che si
estendera' da Jenin a Kalkylia, non sara' di cemento. Ed e' esclusivamente destinato a
prevenire l'infiltrazione di terroristi dalla Cisgiordania. La costruzione e' cominciata
ieri.
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- Gerusalemme
24.06.2002 - comunicato di Action For Peace
IL GOVERNO ISRAELIANO IMPEDISCE IL SOSTEGNO INTERNAZIONALE ALLA CATENA UMANA PER LA PACE
- MARTEDI' 23 APRILE
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- Da: http://www.clorofilla.it/articolo.asp?articolo=1788
La situazione a Ramallah dopo 8 mesi di assedio da parte delle truppe israeliane
Il primo giorno di libertà condizionata a Ramallah
di Patrizia Viglino
Da Ramallah. A partire da domenica lesercito israeliano ha sospeso il coprifuoco,
per tre giorni, nella città di Ramallah, in Cisgiordania, dopo 24 giorni ininterrotti e 8
mesi di assedio.
In realtà resta off limits un ampia zona centrale che racchiude il compound presidenziale
di Yasser Arafat dove vivono molte famiglie palestinesi. La vita ha ripreso a rilento. La
città è completamente distrutta, tutte le infrastrutture pubbliche sono inutilizzabili.
Lunico ospedale in buone condizioni è lospedale al Sheik Said che durante gli
attacchi dellesercito israeliano era stato protetto dalla presenza
internazionale degli attivisti per la pace e dei volontari.
Il Medical Relief Committee, lufficio dellHDIP del dottor Mustafà Barghuti,
il Centro di sostegno per gli handicappati, sono stati completamente distrutti con furia e
metodo: tutti i computer, gli archivi dei dati, le attrezzature mediche. AllUpmrc
(Union of Palestinian Medical Relief Committee) il dottor Iskafi Mohammed sta prescrivendo
le ricette mediche, sessanta in poche ore, e si attende centinaia di richieste nei
prossimi due giorni. Le scorte medicinali sono scarse e finiranno presto. Il dottor Iskafi
è stato usato come scudo umano durante le incursioni dei soldati israeliani. Il ricordo
è ancora vicino. Nonostante tutto dice - abbiamo fatto funzionare il nostro
soccorso medico con tre ambulanze almeno nei primi tre giorni, per distribuire cibo,
medicine, operare i soccorsi.
Gli israeliani ci sottoponevano anche a tre perquisizioni nello stesso tragitto con soste
di un ora e mezza per volta. I medici sono stati arrestati, trattenuti per ore con la
giustificazione che i soldati dovevano verificare se nellarea cerano
operazioni militari in corso. Le ambulanze sono state colpite dai cecchini israeliani
diverse volte. Chiedo al dottor Mohammed cosa serve di più, risponde: la fine
delloccupazione.
Di fatto lesercito israeliano non ha ancora lasciato Ramallah. I soldati continuano
a sparare sulla gente con i lacrimogeni e a decidere arbitrariamente dove si può andare e
dove no. In queste condizioni è difficile ricostruire e ritornare alla normalità. Molte
scuole non hanno riaperto. Tutti gli uffici pubblici, quelli non governativi e quelli
governativi, sono chiusi anche perché molti impiegati dellAutorità Nazionale
Palestinese sono stati uccisi durante lassedio di aprile.
Nader Said, docente di Sociologia allUniversità di Birzeit, non può recarsi al
lavoro. Ramallah continua a essere tagliata fuori dal resto della Cisgiordania, circondata
da un anello di carri armati. La gente - spiega - è depressa. La sospensione del
coprifuoco è soltanto una richiesta americana ma per noi si tratta solo di una boccata
daria, niente di più. La sofferenza di questi mesi, le impossibilità
logistiche anche per le cose più elementari, come può essere unadeguata terapia
del dolore per un uomo di 45 anni malato di tumore, il totale sfacelo economico non hanno
piegato il sogno del popolo palestinese di vivere liberi sulla loro terra. Inoltre
cè un diffuso senso di insicurezza a muoversi per le strade. Si teme la presenza di
ordigni inesplosi per le strade e negli edifici.
Ramallah sembra un villaggio dalle strade sterrate, ben diversa dal moderno polo
commerciale degli anni della costruzione dello Stato palestinese in fieri, in attesa della
fine delloccupazione militare, come prevedevano gli accordi di Oslo, non rispettati
da Israele, con il previsto ritiro delle truppe. I danni sono ingenti anche sul piano
privato. Negozi, case, auto private, tutto è inutilizzabile. Si deve ricominciare da
zero. Il bilancio è angosciante se si pensa che dal 29 marzo Ramallah ha avuto 38 morti e
circa 200 feriti oltre ai 1200 rastrellati. Alcuni sono stati rilasciati nei villaggi
vicini e ospitati nei campi profughi, ma moltissimi restano in carcere.
Le associazioni per i diritti umani lamentano lillegale trasferimento di centinaia
di prigionieri palestinesi dalle prigioni militari della colonia di Ofer, vicino a
Ramallah, a Ketziot, nel deserto del Negev. La denuncia è partita dallassociazione
israeliana BTselem e sostenuta dal Comitato contro la tortura in Israele (Pcati),
secondo cui Israele sta violando la IV Convenzione di Ginevra nel trasferire i prigionieri
palestinesi nel campo nel Negev, un tempo chiamato Ansar III, dove vennero detenuti
migliaia di palestinesi durante la Prima Intifadah e poi chiuso. Le condizioni del campo
di prigionia sono terribili per la detenzione in tende sovraffollate con fortissime
escursioni termiche. Gli arresti di massa (circa 4500 persone) avvenuti durante le
operazioni militari in Cisgiordania hanno portato al rilascio di alcuni prigionieri dopo
interrogatori e maltrattamenti durati anche giorni, ma hanno prodotto il trasferimento di
circa 300 prigionieri a Ketziot, nel deserto del Negev.
Sempre domenica, intorno alle tre della notte i soldati israeliani hanno fatto incursione
nel campo profughi di Qalandia, vicino a Ramallah, per arrestare nove palestinesi tra cui
un esponente di Fatah nella Cisgiordania, Nasser Abu Ahmad, di 29 anni. Loperazione
militare che ha tenuto sotto coprifuoco il campo profughi si è conclusa alle 9 della
mattina dello stesso giorno. I soldati hanno fatto incursione a colpo sicuro nella casa
dove alloggiavano gli arrestati aprendo il fuoco sullabitazione e mandando avanti i
vicini di casa come scudi umani. Tutti e nove gli arrestati erano già stati arrestati
nelle operazioni militari di Ramallah e successivamente rilasciati. Non è chiara la
ragione del loro nuovo arresto, di sicuro lesercito israeliano si è valso di un
collaborazionista.
Come prassi ormai consolidata, gli arrestati sono stati costretti a denudarsi. In casa
loro ci sono ancora gli abiti sul pavimento. Hanno attraversato a piedi per un km il Campo
profughi e poi sono stati portati via su di un carro armato forse al carcere di Moskopje.
La famiglia non ha ancora notizie.
- MERCOLEDI' 17 APRILE
-
- Reportage dal campo profughi della città palestinese.
Dove i sopravvissuti convivono con la morte
Al Mohaian Jenin è finita l'umanità
Patrizia Viglino, 17.4.2002
Jenin - nostro servizio
Un crimine contro l'umanità, di proporzioni inimmaginabili, è l'unico termine
che può vagamente sintetizzare il risultato delle operazioni militari di Israele nel
campo profughi di Jenin nel nord della Cisgiordania. Soltanto una tragedia di tali
proporzioni ha potuto motivare i pochissimi stranieri (volontari civili e giornalisti) che
hanno violato il coprifuoco imposto intorno all'area del campo, dopo 13 giorni di totale
isolamento. Il coprifuoco è stato sospeso sabato e domenica per due ore dal villaggio di
Jenin, ma resta impossibile raggiungere il campo profughi. Solo domenica mattina alcuni
operatori della Croce rossa internazionale sono potuti entrare per portare via alcuni
cadaveri dalle strade. Raggiungo il Mohaian Jenin lunedì mattina (15 aprile) dopo quattro
giorni di tentativi falliti a causa della presenza dei carri armati e dei soldati
israeliani che sigillano l'area aprendo indiscriminatamente il fuoco su tutto. I 300 metri
che percorro allo scoperto tra gli alberi d'ulivo e due carriarmati israeliani sono
interminabili. L'area è zona militare chiusa e quello che sto per vedere è molto scomodo
per lo Stato di Israele, stando ai racconti degli scampati.
Tutto distrutto.
Le prime case nell'ingresso ovest del campo sono state colpite con il fuoco dei
carriarmati. Ci sono buchi del diametro di un metro sui muri esterni. La maggior parte dei
tetti sono sfondati o presentano fori da 50 cm a causa dei lanci di missili. Alcune case
sono crollate mentre la maggior parte non ha più i muri esterni. Ci sono una quantità
incredibile di vetri ovunque che formano un tappeto nei vicoli del campo e nelle case.
All'interno continuano a rifugiarsi le famiglie, donne e bambini, tra le macerie e il
mobilio completamente distrutto, i muri pericolanti, i primi fuochi accesi per bruciare
quel che resta, immondizia, cibo avariato, carcasse di animali morti. Un puzzo incredibile
aumenta man mano che casa per casa mi spingo verso l'area centrale del campo. "Da
Babbi", carroarmato, è la parola chiave per evitare di incontrare soldati. La
maggior parte delle stradine sono presidiate militarmente. La popolazione è stremata. La
pressione psicologica fortissima. Nessuno sa come affronterà le prossime ore per la
mancanza di acqua, medicine e cibo. Il 30 per cento della popolazione del campo, circa
15mila persone, ha perso tutto. Il restante ha perso almeno il 90 per cento di quello che
aveva. Non è rimasta in piedi una sola infrastruttura: l'elettricità, le fognature, le
scuole, i centri medici, i negozi, le auto, nulla si è salvato dall'assedio devastante
dell'esercito di Sharon, iniziato mercoledì 3 aprile e non ancora concluso. Le strade
sono un viatico degli orrori, cosparse di proiettili made in Usa, di tutte le misure e
portate. I bambini li raccolgono per mostrarli, specie quelli da 20 mm, e mimano gli spari
degli elicotteri Apache, e degli F-16. Tuttavia quello che vedo nel centro del campo di
Jenin non rappresenta un semplice bombardamento sulla popolazione civile. Solo una
volontà cieca di distruzione può aver dato luogo a una devastazione totale. Che si
estende per diverse centinaia di metri quadrati. Almeno due interi quartieri non sono più
riconoscibili. Completamente rasi al suolo dai bulldozer dopo un'azione massiccia di
bombardamento. Le macerie raggiungono qualche metro di altezza, disseminate di stracci,
vestiti, pezzi di mobilio. Un uomo mostra una grossa copia del Corano recuperata mentre
scavava a mano, la maggior parte delle persone rovista anche solo per rendersi conto di
quello che è successo. Sul limite dell'area distrutta, paragonabile ai bombardamenti
della II guerra mondiale, ci sono alcune parti di edifici pericolanti. Ci sono segni di
incendio causato dai missili sparati dagli elicotteri Apache. Al primo piano di uno di
questi edifici c'è un cadavere. Si tratta del corpo di Abed Ahmad Hussein, di 24 anni,
disteso per terra in una stanza, completamente bruciato e in stato di decomposizione. Le
piante dei piedi e delle mani sono gli unici pezzi di pelle distinguibili. Le ossa delle
gambe spezzate. Su quello che resta del volto è impressa un'espressione di orrore. Suo
fratello, di 15 anni, è nel gruppo di palestinesi che ci accompagna a vedere i Dead
Bodies, come chiamano gli insepolti. Anche nella casa di fronte c'è un corpo, seppellito
dalle macerie, di cui vedo solo la testa e metà del busto.
Vivere con il terrore
L'odore della morte si spande per tutto il campo. Solo dopo qualche ora di questo
terrificante spettacolo, mi rendo conto che ci sono solo persone vive e persone morte.
Questo attacco non ha lasciato feriti. Chi è rimasto ferito è di certo morto nei giorni
precedenti perché gli israeliani hanno impedito ogni genere di soccorso medico e
volontario; tuttavia ancora fino a ieri c'erano persone vive sotto le macerie, in alcune
zone presidiate dai soldati dove nessuno può avvicinarsi. In un'altra casa, questa volta
in mezzo alle abitazioni dove vivono ancora delle famiglie, vedo altri quattro corpi, tre
civili e uno con tutta probabilità di un poliziotto dell'Autorità palestinese.
La gente convive con questo orrore da giorni. I bambini, la maggior parte dei quali non
hanno notizie della propria famiglia, entrano e escono dalla stanza al piano terra dove
stanno decomponendo questi corpi, colpiti da un missile, con segni di bruciature e diversi
pezzi staccati, avvolti in nugoli di mosche e insetti che appestano l'aria per diverse
decine di metri. I soldati israeliani non hanno permesso alla popolazione di seppellire
questi corpi. Ora lo stato di decomposizione rende impossibile rimuoverli a mano, senza un
intervento esterno. C'è un rischio concreto di epidemie anche per l'aumento della
temperatura degli ultimi giorni. I pochi medici palestinesi non possono fare assolutamente
nulla, bloccati nel campo insieme alla popolazione civile. I neonati stanno soffrendo per
la totale mancanza d'acqua. Israele ha imposto un sistema di terrore che impedisce i
soccorsi in un'area duramente colpita, con un livello di emergenza simile a quello causato
da un potentissimo terremoto. Sappiamo che in alcune case ci sono delle persone sepolte.
La gente si chiede se in futuro i nostri governi saranno disposti ad aiutare le famiglie
rimaste senza nulla. Intanto però non arrivano neanche i primi soccorsi. Ci sono
centinaia e centinaia di persone che non sanno più dove siano i loro familiari. Una
distruzione di tali proporzioni può aver fatto centinaia e centinaia di vittime civili.
Si parla della sparizione di moltissimi cadaveri che alcuni testimoni hanno visto portare
via dagli israeliani probabilmente verso la Valle del Giordano. Il racconto degli orrori
è infinito, si paragona questo massacro a quelli di Sabra e Chatila ma probabilmente la
catastrofe di Jenin è ancora più vasta. Occorreranno settimane prima di poter affrontare
delle stime, senza la presenza dell'esercito israeliano. Quelli che restano nel campo
conducono la vita dei topi, intrappolati in un meccanismo mortale anche per le continue
ronde dei carriarmati e l'appostamento dei cecchini nelle case. E' urgente far cessare
l'assedio dell'esercito israeliano per garantire alla popolazione civile i primi soccorsi
in acqua, medicine, cibo, assistenza psicologica. Ogni ritardo rende ancora più tangibile
il fallimento delle politiche globali. Senza coraggiose iniziative locali si rischia
l'annientamento di un intero popolo e il via libera per il ripetersi di tali atti di
distruzione di massa. In altre parti della Cisgiordania.
- LUNEDI' 15 APRILE
- M.O. arrestato il leader di Fatah - Le forze
israeliane hanno catturato Marwan Barghouti a nord di Ramallah
Gerusalemme, 15 apr. (Adnkronos/Mak) -L'esercito israeliano ha arrestato il leader
dell'Intifada Marwan Barghouti, capo del movimento Fatah in Cisgiordania. Lo riferisce la
radio israeliana. Barghouti e' stato catturato in una casa nella parte settentrionale di
Ramallah insieme a suo nipote Ahmed. I due, in base al rapporto diffuso dai militari, non
hanno opposto resistenza e non si e' verificato nessuno scontro. Sebbene Israele non abbia
attribuito direttamente a Barghouti la responsabilita' di azioni terroristiche, il numero
uno di Fatah e' considerato estremamente influente nei confronti delle organizzazioni
palestinesi che hanno portato attacchi nei confronti di militari e civili israeliani.
Barghouti, colpito da un mandato di cattura emesso lo scorso anno da una corte israeliana,
aveva fatto perdere le proprie tracce diversi mesi fa.
- DOMENICA 14 APRILE
- (LAW) A dispetto delle decisioni della Corte Suprema
israeliana, lesercito continua a rimuovere cadaveri da Jenin.
Dichiarazioni di testimoni oculari raccolte dalla LAW, confermano che a dispetto
dellordine della Corte Suprema israeliana, lesercito prosegue lopera di
rimozione dei corpi dal campo profughi di Jenin. Tali fonti confermano che sono stati
visti camion che trasportavano cadaveri contenuti in sacchi di plastica, poi scaricati in
alcune fosse scavate dai bulldozers.
Successivamente, testimoni hanno visto bulldozers tornare presso le fosse, situate al di
fuori del campo profughi, e prelevare circa trenta corpi dalle fosse comuni e caricarli
nuovamente sui camion; i camion sono poi partiti in direzione della Linea
Verde, il confine tra Israele e i Territori Palestinesi Occupati.
Varie persone, fra cui i vicini della porta accanto, hanno visto bulldozers demolire case
e rifugi nei quali cera ancora gente, comprese donne e bambini.
Vari testimoni hanno visto cadaveri, anche di donne e bambini, nelle macerie delle case
demolite; e altri hanno visto che i bulldozers passare più volte su cadaveri.
Testimonianze raccolte dalla LAW affermano di aver visto una famiglia che stava tentando
di lasciare la sua casa, in procinto di essere abbattuta da bulldozers israeliani. Quando
la famiglia, compresa una donna che portava un bambino, sono usciti di casa, un elicottero
Apache ha aperto il fuoco contro di loro con la mitragliatrice pesante: un ragazzo di 14
anni è stato ucciso.
Esistono numerose testimonianze di residenti del campo di Jenin che dichiarano che
lesercito israeliano li ha usati come scudi umani. Sono del tutto simili ad altre
testimonianze provenienti da molte città e villaggi palestinesi, le quali descrivono
luso di civili come scudi umani per le operazioni militari delle forze
doccupazione israeliane.
Attualmente ci sono 747 profughi palestinesi del campo di Jenin che sono ospitati nel
villaggio di Ramona. Circa 500 di loro non ha più notizie di parenti e familiari, che
nella quasi totalità sono uomini e ragazzi. [
]
Coloro che sono stati arrestati riferiscono tutti di trattamenti simili, che comprendono
la costrizione in posizioni dolorose, il pestaggio e luso doloroso delle manette. I
prigionieri sono stati detenuti allaperto, seduti per terra, con la testa fra le
gambe, bendati ed ammanettati. La maggior parte è stata picchiata con il calcio dei
fucili e pestata con gli scarponi militari. Non gli è stato consentito di magiare, bere o
di coprirsi. Ad alcuni prigionieri che hanno chiesto acqua, è stata data urina, oppure
sono stati picchiati
[
]
La LAW si appella in particolare allOlanda, alla Gran Bretagna ed alla Germania
affinché non pongano ostacoli al tentativo di altri stati membri dellUnione Europea
di adottare misure concrete, inclusa la sospensione dellAccordo per
lAssociazione EU-Israele e lembargo della vendita di armi.
[
]
____________________________
LAW - Organizzazione Palestinese per il rispetto dei Diritti Umani e dell'Ambiente, è una
ONG finalizzata al rispetto dei Diritti Umani tramite azioni legali. LAW è affiliata alla
Commissione Internazionale dei Giuristi (ICJ), alla Federazione Internazionale delle Leghe
per i Diritti Umani (FIDH) e all'Organizzazione Mondiale contro la Tortura (OMCT). LAW -
Organizzazione Palestinese per il rispetto dei Diritti Umani e dell'Ambiente,
PO Box 20873 Gerusalemme Tel +972 2 5833 530 Fax +972 2 5833 317 email: law@lawsociety.org - http://www.lawsociety.org/
- VENERDI' 12 APRILE
- Da Xinhua News Agency http://news.xinhuanet.com/english/
- Xinhuanet 12.04.2002 20:30:35
Loffensiva israeliana in Cisgiordania provoca centinaia di morti
GAZA, 12 aprile (Xinhuanet) Fonti ufficiali palestinesi hanno dichiarato che sono
centinaia i palestinesi uccisi durante loffensiva su larga scala che lesercito
di occupazione israeliano ha lanciato il 29 marzo scorso; particolarmente colpiti il campo
profughi di Jenin e la città di Nablus.
Il Segretario Generale del Gabinetto Palestinese Ahmed Abdel Rahman ha affermato che
"loro (lesercito israeliano) hanno trasportato centinaia di corpi di
palestinesi nel nord di Israele per nascondere il massacro che hanno compiuto contro il
nostro popolo."
"Questo massacro non è per nulla inferiore a quello commesso contro il popolo
palestinese nei campi profughi libanesi di Sabra e Shatila", ha aggiunto Abdel
Rahman. In precedenza, un portavoce dellesercito israeliano aveva riferito di
centinaia di palestinesi uccisi durante i combattimenti tra militanti e le forze
israeliane nella città di Jenin durante questa settimana, e successivamente ha aggiunto
che la cifra includeva i feriti.
Abdel Rahman ha affermato che migliaia di palestinesi sono stati uccisi e sepolti
in fosse comuni, così come altri sono morti sotto le macerie delle loro case a Jenin and
Nablus.
[
]
Il Presidente del Parlamento palestinese Ahmed Qurei ha inviato un appello urgente a
numerosi paesi, chiedendo un intervento che salvi Jenin e Nablus dalla distruzione.
"Il massacro è peggiore di quanto si possa immaginare. La distruzione causata alle
nostre città e ai campi profughi della Cisgiordania non si può descrivere," ha
affermato Qurei.
Il direttore dellospedale di Jenin, Mohamed Abu Ghalia, ha dichiarato che ci sono
centinaia di corpi sepolti sotto le macerie successivamente spianate dai bulldozers
dellesercito israeliano; altri sono stati trasferiti in fosse comuni nel nord di
Israele.
Ghalia ha aggiunto che ci sono dozzine di famiglie di sfollati, per la maggior parte donne
e bambini, che non hanno più una casa e sono ospitati nelle moschee e da organizzazioni
umanitarie.
- GIOVEDI' 11 APRILE
- FROM: The Palestinian Centre for Rapprochement between
People
64 Star Street, P.O.Box 24 Beit Sahour - Palestine - www.rapprochement.org
- Testimoni oculari affermano che ORA l'esercito israeliano sta
demolendo tutte le case e le strutture nel campo profughi di Jenin... Inoltre sono stati
visti i soldati mentre rimuovono i corpi dei morti e li seppelliscono in fosse comuni...
Stanno facendo questo PRIMA di permettere ai giornalisti e ai media di entrare
nell'area... L'esercito ha ora il controllo totale del campo profughi... Il campo stesso
NON E' PIU' VISIBILE a causa della polvere e del fumo causati dalla distruzione di ogni
singolo edificio... I fatti quindi sono:
C'e' stato un massacro di un numero ignoto di abitanti del campo profughi di Jenin...
L'esercito israeliano sta seppellendo i morti in FOSSE COMUNI per occultare le atrocita'
commesse...
L'esercito sta ORA demolendo TUTTI gli edifici del campo...
Il campo profughi di Jenin, che misura 1 chilometro per 1 chilometro, abitato da 15.000
persone costrette alla fuga dalle loro case dalla pulizia etnica del 1948, sta per essere
CANCELLATO DALLA FACCIA DELLA TERRA...
Centinaia di uomini sono stati arrestati e deportati...
Sharon e la sua banda di criminali NON DEVONO farla franca con questi crimini orrendi...
NOI DOBBIAMO ALLA MEMORIA dei coraggiosi abitanti di questo piccolo campo di assicurarci
che SHARON e suoi complici siano processati all'Aja...
- MERCOLEDI' 10 APRILE
Campo profughi di Jenin: l'esercito israeliano distrugge la moschea e taglia
elettricita', acqua e rifornimenti agli ospedali della regione.
Gerusalemme occupata: 10 aprile 2002 (IAP News)
L'esercito di occupazione israeliano ha completamente distrutto la moschea di
Abdullah-Azzam del campo profughi di Jenin Refugee, bombardandola con artiglieria pesante.
Fonti interne al campo profughi, che e' ormai ridotto in macerie, affermano che la moschea
e' stata letteralmente rasa al suolo, e non sembra essere mai esistita. I testimoni
accusano l'esercito israeliano di essersi macchiato di crimini di guerra, eseguendo
attacchi deliberati ad abitazioni civili.
Allo stesso tempo, l'esercito prosegue le sue azioni criminali contro gli ospedali della
regione di Jenin.
Muhammed Abu Ghaliya, direttore dell'ospedale pubblico di Jenin, ha affermato che
l'esercito israeliano ha tagliato elettricita', acqua e cibo.
"L'esercito israeliano sta compiendo azioni criminali contro un ospedale, i nostri
pazienti stanno morendo, siamo senza elettricita', senza acqua, e ci impediscono di
ripristinare i servizi minimi vitali" ha dichiarato Abu
Ghaliya.
http://www.iap.org/
******************************************************************************
Israele scava le fosse comuni per coprire i crimini di guerra
10 Aprile 2002 - LAW
Questa mattina, 10 aprile, LAW e' riuscita ad ottenere le seguenti informazioni dal campo
profughi di Jenin.
Abitanti del campo hanno riferito di essere stai allontanati dalle loro case, e di aver
visto lungo il tragitto che gli israeliani stanno scavando grandi fosse nel campo stesso e
nelle vicinanze. Il loro timore e' che siano fosse comuni per i numerosi uccisi (il numero
non e' ancora confermato).
Altri testimoni hanno visto soldati israeliani mettere corpi nelle fosse, in un area al
centro del campo, conosciuta come Haret al-Hawarish.
La LAW ha chiesto assistenza alle agenzie umanitarie internazionali, al fine di
documentare con fotografie l'evidenza del massacro da parte delle forze israeliane, ma la
risposta e' stata che e' ancora troppo pericoloso accedere al campo.
La LAW e' convinta che le azioni di scavo servano ad occultare i crimini di guerra
commessi dalle truppe israeliane nel campo, e i suoi sospetti diventano certezza dopo la
lettura della dichiarazione del ministro degli Esteri israeliano Shimon Peres su Ha'aretz,
9 aprile 2002, circa un "massacro" compiuto nei campi profughi, ed
un'affermazione di un ufficiale israeliano: "i soldati non avanzano a piedi. I
bulldozers stanno semplicemente 'rasando' le case e causando una distruzione terribile.
Quando il mondo vedra' le immagini di cio' che abbiamo fatto, cio' ci provochera' un danno
immenso."
"Per quanti ricercati abbiamo ucciso nel campo profughi, e per quante strutture
terroristiche abbiamo distrutto, non esiste giustificazione per aver causato tali enormi
distruzioni."
Peter Hansen, direttore dell'agenzia per i rifugiati dell'Onu UNRWA, ha confermato il 7
aprile 2002, che:
"Possediamo rapporti di orrore puro - elicotteri che bombardano aree residenziali,
centinaia di feriti causati da bombardamenti sistematici con carri armati, bulldozers che
radono al suolo le case dei profughi e l'impossibilita' di procurare cibo e medicine. In
nome della umanita' i militari israeliani devono permettere alle nostre ambulanze di
evacuare i feriti e fornire generi di emergenza, cibo e medicine."
L'avvocato della LAW Hanan Khatib ha presentato una petizione all'ufficio del Procuratore
di Stato israeliano, al fine di fermare la costruzione delle fosse comuni e permettere
l'accesso ad un team legale per le indagini. [...]
____________________________
LAW - La Societa' Palestinese per la Difesa dei Diritti Umani e dell'Ambiente, e'
un'organizzazione non governativa impegnata nella difesa legale dei diritti umani.
LAW e' affiliata alla Commissione dei Giuristi (ICJ), alla Federation Internationale des
Ligues de Droits de l'Homme (FIDH) ed alla World Organisation Organisation Against Torture
(OMCT).
LAW - The Palestinian Society for the Protection of Human Rights and the
Environment, PO Box 20873, Jerusalem, tel. +972-2-5833530, fax.
+972-2-5833317, web: http://www.lawsociety.org