ISRAELE - PALESTINA: QUALE ACCORDO POSSIBILE?

L'Accordo di Ginevra, presentato in pompa magna il 1° dicembre, sembra rianimare le speranze per una soluzione pacifica della questione palestinese, dopo oltre mezzo secolo di feroce occupazione israeliana. Su questo accordo puntano in molti, per la verità più all'esterno che sul terreno effettivo dello scontro; infatti, all'entusiasmo mostrato in Europa e negli stessi Stati Uniti (l'accordo è sponsorizzato, fra gli altri, dai due ex Presidenti Carter e Clinton) non fa riscontro un sentimento analogo, e neppure simile, da parte dei diretti interessati, in particolare i Palestinesi. Abbiamo visto tutti le immagini dei "delegati" palestinesi lasciare Gaza per Ginevra inseguiti dai calci e dagli sputi di una folla inferocita, e non sono da prendere alla leggera le dichiarazioni di opposizione delle fazioni della resistenza palestinese, da quelle laiche e nazionaliste (Fronte Popolare, Fronte Democratico, Brigate di Al Aqsa) a quelle di ispirazione islamica (Hamas e Jihad), così come sarebbe insensato sottovalutare la possibilità di un'esplosione dei Palestinesi della Diaspora, soprattutto quelli costretti ad una vita di miseria e di umiliazioni nei campi libanesi.
In effetti, a prescindere da ogni altra considerazione, appare evidente come la chiusura degli interlocutori israeliani dell'Accordo di Ginevra verso la questione del Diritto al Ritorno rappresenti qualcosa di più di un'ipoteca negativa sull'intero processo di pace, e non meno inaccettabili appaiono alcuni punti riguardanti la permanenza del controllo israeliano in territorio palestinese, per non dire della cervellotica frammentazione di Gerusalemme est, oltretutto di dubbia applicazione pratica.
Tuttavia, la reazione scomposta del governo Sharon e l'imbarazzato silenzio dei suoi maggiori complici all'estero - da George W. Bush ai sottopancia nostrani Berlusconi e Fini - lasciano intendere che, forse aldilà selle sue stesse aspettative, l'Accordo di Ginevra rappresenta un inciampo ai loro piani ed alla loro strategia, sintetizzabile nell'idea che il futuro dei Palestinesi è solo morte, esilio o ergastolo dietro il Muro dell'Apartheid.
L'Accordo di Ginevra non è la sola proposta in campo: vi sono anche quella del movimento pacifista israeliano Gush Shalom e quella detta "Ayalon - Nusseibeh", sebbene quest'ultima sia poco più che una generica dichiarazione di intenti. Pensiamo di fare cosa utile fornendo il testo dell'Accordo di Ginevra e una comparazione fra questo e i documenti di Gush Shalom e Ayalon - Nusseibeh effettuata da Adam Keller, dove vengono messi in luce i punti di contatto e le differenze di proposta, che spesso riflettono differenze di cultura politica. Naturalmente, torneremo sull'argomento.

L'Accordo di Ginevra


La comparazione
Gush Shalom - Ayalon Nusseibeh - Ginevra