LA SOLIDARIETA' DEL SINDACALISMO DI BASE CON IL POPOLO PALESTINESE
I progetti finanziati dalle lavoratrici e dai lavoratori delle Rappresentanze di Base
9.7.2003
La proposta di lanciare fra le lavoratrici e i lavoratori una campagna disolidarietà con il popolo palestinese risale a due anni fa, quando la seconda Intifada era in atto già da diversi mesi. L'idea è partita da alcune lavoratrici romane iscritte alle RdB, che costituirono il "Comitato donne RdB per la Palestina", dando il via alla campagna di informazione e sottoscrizione sui posti di lavoro.
Informazione, prima di tutto: il sindacato ha fatto stampare migliaia di copie di un opuscolo che ripercorre le tappe della questione palestinese, dalle origini fino ai giorni nostri, e decine di migliaia di volantini che illustravano le finalità dell'iniziativa. Nei mesi successivi, la campagna ha acquisito consensi e partecipazione sui posti di lavoro, mentre cresceva la mobilitazione a fianco della resistenza palestinese che avrebbe portato alla grande manifestazione del 9 marzo 2002.
Una delegazione del Comitato donne RdB per la Palestina si è recata nei Territori occupati nel marzo/aprile 2002, nell'ambito di Action for Peace, la coalizione pacifista internazionale; proprio in quei giorni ebbe inizio la feroce offensiva israeliana contro le città e i villaggi palestinesi, il che rese impossibile la consegna della prima parte dei fondi raccolti dai lavoratori. Emidia Papi, dirigente nazionale delle RdB, fu impegnata insieme a decine di altri volontari internazionali nella presenza a Ramallah, a difesa della popolazione civile, degli ospedali e dello stesso Arafat, assediato nei suoi uffici dai carri armati di Sharon.
La sottoscrizione sui posti di lavoro non si è interrotta e i militanti del sindacato hanno stretto intensi rapporti di collaborazione con altri organismi impegnati nella solidarietà con la resistenza palestinese, in particolare il Forum Palestina e il Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila, animato dal giornalista Stefano Chiarini. Il consolidamento di questi rapporti ha consentito di individuare i progetti verso i quali far confluire le sottoscrizioni dei lavoratori.
I progetti individuati sono rivolti da un lato ai bambini ed agli adolescenti, cioè al futuro del popolo palestinese, e dall’altro a sostenere iniziative produttive che garantiscano la sopravvivenza della popolazione.
In
dettaglio, i progetti che le RdB stanno finanziando sono questi: il primo
riguarda il programma di distribuzione gratuita del latte a diverse centinaia di
bambini in condizioni di sottonutrizione nei campi profughi palestinesi in
Libano. Il programma è gestito da una ONG palestinese, l’associazione Beit Atfal
Assomud, diretta dal Dott. Qassem Aina, che è anche il Coordinatore delle ONG
palestinesi in Libano. L’iniziativa è stata finanziata fino ad aprile 2003 da
una ONG giapponese, che ha però dovuto interrompere questa attività.
L’interruzione dei finanziamenti giapponesi ha comportato il rischio della
sospensione della somministrazione del latte, il che avrebbe avuto conseguenze
drammatiche per la salute dei bambini affetti da gravi carenze alimentari. Il
tempestivo intervento delle RdB ha consentito di non interrompere il programma:
sono stati inviati al Dott. Aina 3.000 euro, sufficienti a coprire le spese per
sei mesi, ed altrettanti verranno consegnati il prossimo settembre dai
rappresentanti delle RdB che si recheranno in Libano con la delegazione annuale
del Comitato per non dimenticare Sabra e Chatila.
Per quanto riguarda i Territori occupati, le RdB, in collaborazione con il CRIC
e i comitati popolari locali, parteciperanno con 5.000 euro alla costruzione di
una centrale del latte a Khan Younis, nella striscia di Gaza, una delle zone più
martoriate dalla miseria e dalla violenza dell’occupazione israeliana. Il
progetto è nato dall’associazione di alcuni piccoli allevatori, che hanno deciso
di unire le forze per essere in grado di fornire il latte agli abitanti della
zona e che si avvalgono della collaborazione volontaria di alcuni veterinari
europei.
Il successo dell’iniziativa del Comitato Donne RdB per la Palestina è un segnale incoraggiante per rilanciare la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori a fianco della resistenza palestinese. Una strada sulla quale possiamo e dobbiamo continuare a lavorare.
Di seguito, pubblichiamo la lettera inviata dalla responsabile del CRIC per il progetto di Gaza al Comitato donne RdB per la Palestina.
1)
Assistere 35 allevatori e le loro famiglie, aiutandoli a
migliorare le condizioni igieniche e strutturali delle stalle e a incidere sulle
loro capacità produttive in termini di qualità e quantità del latte prodotto.
Per raggiungere questo obiettivo CRIC ha fornito loro il materiale di
costruzione (cemento, lamiere ecc.) per riabilitare gli allevamenti, nuove
milking machines e tests per rilevare la mastite, che rappresenta uno
dei problemi veterinari più seri per il bestiame palestinese. Inoltre, con la
collaborazione di due esperti internazionali, sono stati organizzati diversi
seminari e workshops in materia di veterinaria e produzione alimenti.
Costruire una nuove centrale a Khan Younis per la produzione di latte
pastorizzato. CRIC ha da poco portato a termine i lavori e installato
tutti i macchinari necessari per l’avvio della produzione. La centrale
riceverà quotidianamente il latte prodotto dagli allevatori nostri beneficiari,
i quali si sono nel frattempo uniti in una cooperativa. CRIC ha inoltre
provveduto a realizzare una massiccia campagna pubblicitaria e di informazione
(spot alla radio, cartelloni disseminati nelle strade di tutta l’area sud,
campagna di sensibilizzazione negli asili di Khan Younis e Rafah, distribuzione
di stickers, posters, brochures informative). L’idea é quella di co-dirigere la
centrale assieme alla cooperativa degli allevatori sino a fine progetto.
Naturalmente a fine progetto la proprietà e l’intera gestione della centrale
passeranno alla cooperativa.
2) Favorire il consumo del latte pastorizzato nella popolazione,
grazie ad un prezzo più accessibile.
In tutta la Striscia esiste infatti solo una centrale, a nord di Gaza, che tra
l’altro non copre l’intera area sud. Un’enorme quantità di latte viene importata
da Israele, il che, a causa del prezzo elevato, impedisce ad una rilevante
fascia di popolazione di consumarlo.
A giorni inaugureremo l’avvio della centrale e inizieremo la produzione. Il progetto ha riscosso molto successo tra i beneficiari e nella popolazione stessa, tuttavia, durante la sua realizzazione, ci siamo accorti di quanto sia fondamentale dotare la centrale di una linea produttiva aggiuntiva (yogurt) per garantirne la sostenibilità economica nel lungo termine. Di fatto la popolazione consuma un’enorme quantità di yogurt, prodotto che da solo può assorbire quasi metà della produzione di latte della centrale. Il vostro gentile contributo andrebbe dunque a coprire le spese dei macchinari necessari per la produzione di yogurt, assicurando una diversificazione della produzione e una certa fonte di entrate per la cooperativa.
A nome della cooperativa e del CRIC Vi ringraziamo di cuore e Vi promettiamo a breve un riscontro sull’utilizzo dei fondi donati.
Michela Bonsignorio
Project Manager