22 APRILE 2002
- SULLA DISSOCIAZIONE DEL PRC ROMANO
- DALLA MANIFESTAZIONE DEL 25 APRILE
- lettera aperta inviata a
"Liberazione"
Ritengo controproducente e ingiustificata la decisione, assunta dai
compagni della federazione romana del Prc, di dissociarsi dalla
manifestazione indetta per il 25 Aprile dal Forum Palestina. "Rea" - a
loro avviso - di accostare la Resistenza contro il nazi-fascismo
all'Intifada palestinese contro l'occupante israeliano e di porre
l'accento sul filo rosso che le lega.
Nella nota stampa di chiarimento, seguita ad un'iniziale adesione
all'iniziativa, si giustifica tale posizione con la paura di nuove
divisioni nel movimento di supporto alla causa palestinese. Ma quella
che è andata in onda, è una scena già vista. La stessa che, alcune
settimane fa, ha avuto come protagonista un manipolo di dirigenti
sindacali e politici del centro-sinistra, "terrorizzati" dinnanzi ad un
imponente corteo non bi-partizan, schierato unilateralmente dalla parte
delle vittime dell'esercito con la stella di David.
Non c'è che dire, il "j'accuse" velleitario di alcune decine di
estremisti ebrei, come la strombazzante assurdità dell'Israele-day,
hanno prodotto uno strano effetto su certi compagni. Che ora, per
timore di essere tacciati di "razzismo" e "antisemitismo" dai razzisti
di professione, gli stessi che giustificano i campi-lager per gli
immigrati e la pulizia etnica in Palestina e in Turchia, e di
perdere "credibilità" al cospetto di una parte della comunità ebraica,
quella che - per intenderci - considera la mattanza di Jenin un effetto
collaterale, ci tengono a specificare che i crimini del falco Sharon e
della colomba Peres sono cosa ben distinta da quelli nazi-fascisti.
Anche a costo di fare dietro-front indecorosi, non dissimili da quelli
stigmatizzati fino a qualche giorno addietro.
Certo, ci sono i carriarmati che devastano case, ospedali e campi
coltivati, i cecchini che si esercitano al tiro al piccione con donne e
bambini, gli omicidi e le "sparizioni" di oppositori politici, le fosse
comuni coperte alla meno peggio, i numeri vergati sulle braccia dei
rastrellati, i partiti religiosi (al governo, assieme a Likud e
laburisti) che promuovono fior di seminari sulla deportazione dei
palestinesi e la superiorità del "popolo eletto da Dio", ma è fuori
luogo ogni riferimento alla Shoah, alla lucida follia dell'Olocausto,
dicono anche le nostre "anime pie". Ricordandoci che, in fondo, siamo
tutti un po' ebrei. Che celebrare la Resistenza italiana va benissimo,
purché non si facciano paragoni affrettati con la lotta di liberazione
dei palestinesi, legittima anche se impossibilitata a utilizzare i
proverbiali "guanti di velluto" contro una potenza occupante e il suo
quinto esercito più forte del mondo.
Dopo aver sentito queste "anime pie", tireranno un sospiro di sollievo
la popolazione palestinese, i democratici occidentali e perfino i
molteplici intellettuali di origine ebraica, difficilmente imputabili
di presunzioni razzistiche nonostante il loro motivato "antisionismo",
che avevano cominciato a maturare qualche serio dubbio sulla natura, il
ruolo e l'operato di Israele...
Omar Minniti
Reggio Calabria