Una lettera inviata al direttore di Liberazione ...a proposito di "Quel titolo"

Padova, venerdì 7 dicembre 2001

Caro direttore, nel suo articolo di fondo "Quel titolo" esiste il paragrafo: "Chiamiamo lui terrorista, perché non vogliamo che il giudizio di un capo possa essere esteso al popolo che in questi mesi lui guida e rappresenta".
Il concetto espresso da questo paragrafo non mi trova assolutamente in sintonia.
Il fatto che non tutto il popolo di Israele sia d'accordo con la gestione politica ferocemente aggressiva di Sharon, che in Israele ci siano voci che si levano con coraggio contro chi usurpa territori, contro chi non osserva risoluzioni dell'ONU e trattati internazionali, contro chi rapisce ed uccide oppositori palestinesi tacciandoli da terroristi, contro chi bombarda ed ammazza indiscriminatamente, non assolve coloro che Sharon hanno eletto. Costoro, tutti, erano pienamente consapevoli delle idee politiche di Sharon e delle sue gravi responsabilità per i massacri di Sabra e Chatila. E le elezioni in Israele sono libere e democratiche!
Anche in Germania c'erano dei tedeschi che non approvavano Hitler, ma ciò non toglie che la maggioranza del popolo tedesco gli abbia consegnato il massimo potere, proprio perché i tedeschi erano a conoscenza delle sue idee politiche; inoltre non si massacrano milioni di persone nei lager, senza il consapevole appoggio del popolo! Non solo Hitler e la sua banda, ma tutto il popolo tedesco si è reso responsabile del massacro!
Durante il fascismo, in Italia, nel periodo dell'applicazione delle leggi razziali, non ci sono stati movimenti di masse che si opponevano alla distruzione morale e fisica dei loro concittadini di religione ebraica.
Non solo Mussolini e la sua banda, ma tutto il popolo italiano si è reso responsabile di quei crimini, perché li ha accettati!
Come ieri non si sono viste masse di cittadini protestare contro i loro governanti, così oggi in Israele non si vedono masse di cittadini urlare contro la politica sanguinaria di Sharon, che proprio oggi accusa Arafat di non fare abbastanza contro il terrorismo, e perciò deve essere eliminato, fisicamente eliminato! Purtroppo questa è la realtà!
Non bisogna avere paura di dichiarare la verità, per timore di essere tacciati di antisemitismo: questo è un ricatto, a cui io personalmente non sono più disposta a sottostare.
I popoli hanno le loro responsabilità, non sono innocenti, tanto più se vivono secondo forme di stato e di governo cosiddette "democratiche".
Lo stesso popolo italiano, che appena ieri lanciava monetine contro la banda Craxi, oggi ha consegnato il potere a Berlusconi, pur conoscendone la matrice politica di provenienza, le sue idee politiche e i suoi conti in sospeso con la giustizia; unica attenuante, il fatto che il "compagno" D'Alema e i suoi amici hanno promosso il maggioritario. Questo non toglie niente alla responsabilità politica e morale degli italiani, l'avere concesso il potere alla "Casa delle libertà", che sta costruendo un regime para-fascista.
Il popolo degli Israeliani sa benissimo delle continue vessazioni e spoliazioni del loro governo nei riguardi dei Palestinesi, ma non mi sembra di aver visto mai masse di Israeliani protestare o soldati disertare in massa e dichiarare: "Basta, io non voglio più commettere porcherie!".
Mi pare invece che ci sia piena collaborazione con i coloni israeliani nella occupazione indebita delle terre Palestinesi. Altro che la storia è maestra di vita! Ora la storia non ha proprio insegnato nulla agli Israeliani, che dopo aver vissuto sulla loro pelle infinite sofferenze, le stesse stanno infliggendo ai Palestinesi.
Lei, come direttore di "Liberazione", ha ricevuto il disprezzo dal Consiglio direttivo della federazione delle Associazioni Italia-Israele, in quanto sarebbe uno di quelli che "non sopportano gli ebrei quando si difendono, e li amano solo quando sono morti".
A parte il contenuto razzistico dell'invettiva, visto che in questo caso non si tratta di questione ebraica ma di Israeliani, questi signori non si peritano forse di applaudire al massacro del popolo palestinese, considerandolo barbaro, non democraticizzato e poco .Occidentale?
Per concludere, è giunto il momento di giudicare i capi, ma anche di mettere sotto giudizio i popoli,  a maggior ragione quando questi vivono in regimi pienamente democratici, che accettano, e non subiscono!, le violenze dei capi nei confronti di popoli deboli.
E' forse troppo forte affermare che il popolo di Israele è un popolo che consente al terrorismo del suo Stato?

Renata Franceschini