2 maggio 2002
Non è vero che la manifestazione del 25 aprile
fosse convocata unicamente sulla questione palestinese....
replica di G. Monti alla lettera di G. Coluccia

Come promotore della manifestazione romana del 25 aprile (e, prima, di quelle del 9 marzo e del 6 aprile), nonché come iscritto al PRC, avverto il bisogno di rispondere alla lettera di Giorgio Coluccia.
Non è vero che la manifestazione fosse convocata unicamente sulla questione palestinese, come dimostrano il volantino di convocazione e i comunicati emessi dalle diverse forze che l’hanno promossa; come tutte le manifestazioni svoltesi quel giorno in Italia, si metteva in evidenza il legame ideale fra la resistenza contro l’occupazione nazifascista dell’Italia e quella del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana, come in altri anni le manifestazioni del 25 aprile sono state dedicate alle lotte di liberazione di altri popoli (Vietnam, Cuba, Nicaragua, Kurdistan).

Il problema, probabilmente, era rappresentato dal fatto che quella manifestazione affrontasse visibilmente la questione palestinese, cosa che a qualcuno proprio non andava giù; del resto, è dalla nascita del Forum Palestina e dalle prime iniziative contro l’occupazione militare e coloniale israeliana che una parte del PRC – specialmente a Roma, ma non solo – reagisce con fastidio e, di fatto, si nega alla mobilitazione, sempre con le stesse argomentazioni speciose che ritrovo nella lettera di Coluccia. La sciocca provocazione tentata in piazza dal Roma Social Forum non è stata altro che la conseguenza ultima dei tentativi di boicottaggio della mobilitazione a fianco del popolo palestinese che vanno avanti da mesi, fortunatamente senza risultati.

La domanda che mi pongo è: perché questo atteggiamento tartufesco da parte di settori del PRC? Più precisamente, perché da mesi assistiamo a contorsioni e piroette che non fanno altro che coprire di ridicolo chi le effettua?

In un certo senso, la lettera di Coluccia è la riproduzione sintetica dei pretesti in virtù dei quali da molto tempo settori consistenti del PRC si sottraggono alla mobilitazione; fra questi pretesti, quello della limitatezza delle forze coinvolte è il più “antico”, nel senso che questo pretesto è stato alla base del boicottaggio tentato nei confronti della manifestazione del 9 marzo, fino a quando non è apparso evidente che – dopo l’adesione dei Social Forum di tutta Italia e quelle del PdCI, dei Verdi, della sinistra DS e addirittura di interi Consigli comunali, come quello di Reggio Emilia - la sola forza a non coinvolgersi era proprio il PRC, costretto ad un recupero affannoso e non proprio dignitoso nelle ultime ore. Questo pretesto mi ha sempre irritato per la sua strumentalità: è chiaro che, all’inizio di un percorso, qualcuno ci sia e qualcuno si aggiunga in seguito; se tutti dicessero che non ci stanno finché non ci si sta tutti, paradossalmente non si realizzerebbe nessuna iniziativa, e questo chi fa politica lo sa bene… a Coluccia e a quelli che dicono le sue stesse cose risulta, per caso, che nella solidarietà al PKK fossero tutti d’accordo? Non se li ricorda i cortei non solo senza, ma contro i DS? E non avremmo dovuto mobilitarci contro la guerra in Jugoslavia, anche senza e contro quella “sinistra” che sponsorizzava i bombardamenti?

La seconda argomentazione speciosa riguarda la mancata condanna del “terrorismo palestinese” che, secondo certa gente, dovrebbe essere posto perlomeno sullo stesso piano della sistematica distruzione del popolo e delle istituzioni palestinesi perpetrata dagli Israeliani; su questo punto, mi spiace dover constatare come il Sen. Andreotti sia molto più avveduto di certi dirigenti del PRC, quando fa notare che, nelle condizioni in cui sono costretti i Palestinesi, chiunque – lui compreso – potrebbe scegliere di diventare un kamikaze, o meglio un novello Sansone che muore con tutti i Filistei. Per quanto mi riguarda, ritengo di non avere il diritto di giudicare e condannare le scelte di chi viene portato alla disperazione, nell’indifferenza della cosiddetta comunità internazionale; oltretutto, si dimentica sempre che gli attentati suicidi contro la popolazione civile erano stati banditi di comune accordo da tutte le organizzazioni della resistenza palestinese, comprese Hamas e Jihad, ma che questa scelta ha avuto come contropartita la recrudescenza della violenza delle truppe di occupazione e dei coloni e il confino di Arafat, preludio alla sua stessa eliminazione fisica. Insomma, care le mie anime belle, dovreste smetterla di nascondervi dietro il ditino dell’equidistanza e dell’ipocrisia: quando migliaia di persone sono massacrate, umiliate, derubate, terrorizzate, violentate nella loro dignità – il che è esattamente quello che gli Israeliani stanno facendo ai Palestinesi – è abbastanza naturale che qualcuno reagisca con l’odio. Noi che vogliamo fare? Lavarci la coscienza “condannando” gli effetti, o lavorare per rimuovere le cause dell’odio?

Ultima argomentazione speciosa, non del solo Coluccia, purtroppo: ci si accusa di operare una sorta di assimilazione fra l’operato concreto dello Stato e del governo israeliani e il popolo ebraico, arrivando addirittura ad equiparare quel popolo con la barbarie nazista, come ha scritto in un delirante comunicato la Federazione romana del PRC. Su questa accusa, che considero infame e infamante, rispondono i fatti, e i fatti sono la presenza degli Ebrei contro l’Occupazione alle manifestazioni, la presenza della compagna Neta Golan sul palco del 9 marzo, le prese di posizione di Daniel Amit e di molti altri, il nostro sostegno ai refusnik ed ai pacifisti israeliani, che sono i primi a chiedere al mondo di boicottare Israele, anche se certi dirigenti del PRC fanno finta di non sentirli. Personalmente, ne ho talmente piene le scatole di accuse false ed infamanti che sono fermamente deciso a seguire l’esempio di Michele Santoro, che ha querelato – ottenendone la condanna – il Presidente della Comunità Ebraica Romana, Pasermann, che lo aveva accusato di antesimitismo per il contenuto di una sua trasmissione; insomma, per quanto mi dispiaccia, dove non arriva l’onestà politica e culturale arriverà la giustizia borghese, che non è il massimo ma è pur sempre meglio che farsi insultare senza reagire.

La domanda, quindi, resta la stessa: perché questo atteggiamento tartufesco del PRC che, è bene ricordarlo, non ha promosso autonomamente una sola scadenza a fianco del popolo palestinese? Le pressioni delle diverse comunità ebraiche – quella romana e quella torinese, per esempio – hanno intimorito i nostri dirigenti? Non si vogliono irritare Fassino e Rutelli (i cui orientamenti in materia sono sin troppo noti) in vista degli accordi per le amministrative delle prossime settimane e, forse, di quelli futuri? Non lo so, ma so che, prima o poi, tutti i nodi arrivano al pettine e la crisi palestinese non è certo uno di quei nodi che ci si possa illudere di esorcizzare.



Germano Monti