Centro sociale Officina 99 -
Laboratorio occupato SKA
Appello assemblea sulla
Palestina
Appello alle strutture di movimento a partecipare all'assemblea
pubblica che si terrà il giorno venerdi 31 maggio, ore 15:00,
a Napoli presso il centro sociale Officina 99 (via Gianturco 101)
Vita, terra e libertà per il popolo palestinese.
L'esperienza maturata dalle delegazioni internazionali che sono state
in Palestina nell'ultimo anno hanno delineato uno scenario di solidarietà
concreta che può essere portato avanti con successo anche nei mesi a
venire. Le azioni di interposizione e di costruzione di una nuova
diplomazia dal basso, confrontandosi con il contesto della guerra in
Palestina, hanno riscosso grande consenso da parte della popolazione
palestinese; l'essersi mossi con tempestività e grande senso di
responsabilità ha permesso alle diverse anime del movimento italiano di
presentarsi agli occhi delle popolazioni del Medio Oriente e del mondo
intero come un movimento compatto e determinato nel portare avanti le
proprie ragioni, anche in una situazione oggettivamente difficile come
quella in cui ci è trovati. Nello scenario che si va ad aprire a
livello internazionale (in Palestina, nel Medio Oriente e nel mondo tutto) la
presenza di questo movimento può realmente mettere in discussione le
scelte strategiche dei "padroni del mondo", dei signori della guerra e
della fame. La repressione di cui questo movimento è stato ed è tuttora
oggetto (da Napoli a Genova fino ad arrivare alle cariche e alle
sparatorie subite proprio in terra di Palestina) dimostra quanto esso
non stia a cuore agli interessi nazionali e sopranazionali che
pretendono di governare l'esistente, di spogliare le donne e gli uomini
liberi dei propri diritti e dei propri sogni; quanto esso si configuri
come vera e propria spina nel fianco del neoliberismo globalizzato.
All'indomani della carovana di Action for Peace che ha portato nei
Territori Occupati della Palestina circa 400 persone dall'Italia,
confrontandosi con tutte le soggettività capaci di esprimere il loro
dissenso nei confronti dell'occupazione militare israeliana, risulta
urgente dare luogo ad una riflessione collettiva sul senso degli
interventi e delle azioni di interposizione proposti per i prossimi
mesi. Come molti di noi hanno constatato avendo vissuto in prima
persona l'inizio del peggiore periodo per la resistenza del popolo palestinese,
la situazione attuale sta arrivando ad un punto di non ritorno. Non c'è
pace che regga in Palestina! Non c'è pace possibile con il governo
Sharon! Qualcuno, invece, parla di "Conferenze di Pace" dicendo che le
condizioni potrebbero essere mature per riaprire un tavolo di
negoziatati. Probabilmente si ritiene che le condizioni siano mature
per portare la guerra altrove, non certo per creare condizioni di giustizia
sulle quali stabilire una armonica convivenza tra donne ed uomini che
si riconoscono pari dignità e pari diritti. Ma mentre qualcuno parla il
popolo palestinese resiste nelle strade, nelle case, negli ospedali.
Resiste nella quotidianità della sua vita, perché l'occupazione non è
finita. La versione mediorientale di "Enduring Freedom" non è finita!
Anche qualora l'occhio dei media dovesse spostarsi altrove sappiamo che
non è con la Palestina che si pone fine alle ingerenze del neoliberismo
nell'area in questione. Ma la Palestina è il perno rispetto al quale
Bush, Blair, Berlusconi ed i tanti capi di stato e di governo della
"civile e democratica" Europa (così come i governanti del mondo arabo)
non possono tirarsi indietro, pena la sconfitta del loro progetto di
conquista globale. Ma una volta passata la bufera in Palestina ci sarà
posto anche per altri: Irak, Siria, Somalia e chissà quanti altri
popoli vivono costantemente sotto la minaccia del terrorismo di stato globale.
Fatta la "Conferenza di Pace" per la Palestina le truppe dei nostri
generosi ed eroici eserciti appariranno con rapidità in qualche altra
parte del mondo. Ma fino a quando i Palestinesi non abbandoneranno le
loro aspirazioni questo risulta più difficile, quasi improponibile. Per
questo intendiamo mobilitarci e discutere insieme le modalità per farlo
nel migliore modo possibile. Nella coscienza che la questione
palestinese è parte del progetto di riorganizzazione complessiva del
sistema-mondo, nodo irrisolto grazie alla determinazione di un popolo,
tassello indispensabile della guerra globale permanente esplicitata a
partire dai tragici accadimenti dell'11 settembre 2001, proponiamo una
pubblica assemblea dove discutere delle iniziative dei mesi prossimi, a
partire da un confronto sull'importanza di stabilire una presenza
internazionale permanente in Palestina che vada da qui alla fine
dell'estate. Capire insieme modalità e tempi per muoversi
congiuntamente, con iniziative di massa (a partire dalla catena umana
di fine giugno intorno ai confini del 1967) così come attraverso la
predisposizione di meccanismi di coordinamento in grado di organizzare
una staffetta che agevoli la presenza continua di Italiani (e non) in
Palestina.
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