LA ROAD MAP

Ne parlano tutti, ma dubitiamo che in molti ne conoscano davvero il contenuto; quella che segue è la traduzione della Road Map, il piano di pace elaborato nel 2002 dal "Quartetto" (USA, UE, Russia e ONU) che è stato accettato dall'Autorità Nazionale Palestinese e, dopo molte resistenze e con mille distinguo, dal governo israeliano.
La Road Map è stata invece sostanzialmente bocciata dalle organizzazioni della Resistenza palestinese operanti sia nei Territori Occupati che in Libano; a questo proposito, dopo il testo della "mappa stradale" riproduciamo due interviste rilasciate da Abdel Aziz Rantissi di Hamas e da Ahmed Saadat, il Segretario del Fronte Popolare illegalmente detenuto dall'Autorità Nazionale Palestinese nel carcere di Gerico. Dobbiamo anche ricordare che diversi esponenti della sinistra pacifista israeliana, a cominciare da Uri Avnery, si sono espressi con grande pessimismo sulla Road Map. Nei prossimi giorni, pubblicheremo altri interventi ed analisi sul piano di pace.

25.5.2003


Mappa stradale imperniata sui risultati e destinata al regolamento
permanente del conflitto israelo-palestinese
sulla base di due Stati.
 

Il presente documento è una mappa stradale imperniata sui risultati e mossa dagli obiettivi: essa comporta tappe chiare, un calendario, date limite e criteri destinati ad incoraggiare i progressi attraverso misure reciproche delle due parti nei campi politico, della sicurezza, economico, umanitario e della creazione di istituzioni, sotto gli auspici del Quartetto (Stati Uniti, Unione Europea, ONU e Russia). La destinazione è il regolamento definitivo e generale del conflitto israelo-palestinese da oggi al 2005, come ha indicato il presidente Bush nel suo discorso del 24 giugno e come hanno approvato l'Unione Europea, la Russia e l'ONU nelle dichiarazioni ministeriali del Quartetto il 16 luglio e il 17 settembre (ndr: tutte le date sono riferite al 2002).
Il regolamento del conflitto israelo-palestinese sulla base di una soluzione a due Stati non è realizzabile che se si mette fine alla violenza e al terrorismo, quando il popolo palestinese avrà dei dirigenti che agiranno in maniera decisa contro il terrorismo e che saranno desiderosi e capaci di instaurare un regime democratico fondato sulla tolleranza e la libertà,  e a condizione che Israele sia disposto a fare il necessario perché uno Stato palestinese sia stabilito, e che le due parti accettino chiaramente l'obiettivo di un regolamento negoziato come quello qui descritto. Il Quartetto aiuterà e faciliterà la messa in opera di questo piano, cominciando dalla fase I, che prevede negoziati diretti fra le parti. Il piano comprende un calendario realistico di esecuzione. Tuttavia, poiché si tratta di un piano che esige dei risultati, i progressi dipenderanno dagli sforzi fatti in buona fede dalle parti e dall'esecuzione di ognuno degli obblighi qui indicati. Se le parti adempiranno rapidamente ai loro obblighi, è possibile che i progressi nel quadro di ciascuna fase e da una fase all'altra si producano più velocemente del previsto. La non esecuzione degli obblighi ostacolerà i progressi.
Un regolamento, negoziato fra le parti, condurrà alla creazione di uno Stato palestinese indipendente, democratico e vitale accanto ad Israele e agli altri Paesi limitrofi in pace e sicurezza. Regolerà il conflitto israelo-palestinese e metterà fine all'occupazione iniziata nel 1967, tenendo conto dei fondamenti della Conferenza di Madrid, del principio dello scambio di territori in cambio di pace, delle risoluzioni 242, 338 e 1397 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, degli accordi conclusi precedentemente fra le parti e della proposta del principe ereditario saudita Abdallah, approvata dalla Lega Araba nel vertice di Beirut, che prevede l'accettazione di Israele come paese vicino vivente in pace e sicurezza, nel contesto di un regolamento generale. Questa proposta è un elemento essenziale degli sforzi internazionali destinati a incoraggiare una pace generale in tutte le strade, compresa la strada israelo-siriana e la strada israelo-libanese.
Il Quartetto si riunirà periodicamente a livello elevato, per valutare i risultati per quel che concerne l'esecuzione del piano dalle due parti. In ciascuna fase, si presume che le parti eseguano i loro obblighi parallelamente, a meno di indicazioni contrarie.

Fase I : mettere fine al terrorismo e alla violenza, normalizzare la vita dei Palestinesi e mettere in piedi le istituzioni palestinesi - da oggi a maggio 2003

Durante la Fase I, i Palestinesi intraprendono immediatamente la cessazione incondizionata della violenza conformemente alle misure qui indicate; una tale azione deve accompagnarsi a misure di sostegno da parte di Israele. I Palestinesi e gli Israeliani riprendono la loro cooperazione in materia di sicurezza basandosi sul piano di lavoro Tenet al fine di far cessare la violenza, il terrorismo e l'incitazione a tali atti, ristrutturando i servizi di sicurezza palestinesi e rendendoli efficaci. I Palestinesi intraprendono riforme politiche generali in previsione della creazione di uno Stato, in particolare elaborando una Costituzione palestinese e organizzando elezioni libere e oneste sulla base di queste misure. Israele prende tutte le misure necessarie per aiutare a normalizzare la vita dei Palestinesi.
Israele si ritira dai territori palestinesi che occupa dal 28 settembre 2000 e i due campi tornano allo statu quo esistente allora, a seconda del ristabilimento della sicurezza e della cooperazione. Israele sospende tutte le sue attività in quanto alla creazione di colonie di popolamento, conformemente al rapporto Mitchell. Dopo l'inizio della fase I:

- i dirigenti palestinesi diffondono una dichiarazione senza equivoci che riaffermi il diritto di Israele ad esistere in pace e sicurezza e che chieda un cessate il fuoco immediato e senza condizioni per mettere fine alle attività armate e a tutti gli atti di violenza diretti contro gli Israeliani in qualunque luogo. Tutte le istituzioni ufficiali palestinesi mettono fine ad ogni provocazione contro Israele;

- i dirigenti israeliani diffondono una dichiarazione chiara che affermi la loro adesione alla concezione di due Stati, di cui uno Stato palestinese indipendente, vitale e sovrano vivente in pace e in sicurezza accanto ad Israele, come lo ha enunciato il presidente Bush, e che chieda la cessazione immediata degli atti di violenza diretti contro i Palestinesi in qualunque luogo. Tutte le istituzioni ufficiali israeliane mettono fine ad ogni provocazione contro i Palestinesi.

  • La sicurezza

- I Palestinesi dichiarano chiaramente la cessazione degli atti di violenza e di terrorismo e fanno degli sforzi visibili sul campo in vista di ostacolare ed impedire l'azione degli individui e dei gruppi che preparano e lanciano attacchi violenti contro gli Israeliani in qualunque luogo, con l'obiettivo di arrestarli.

- I servizi di sicurezza ricostituiti e riorganizzati dell'Autorità palestinese intraprendono operazioni durature, puntuali ed efficaci per attaccare tutti coloro che sono implicati nel terrorismo e smantellare l'infrastruttura e i mezzi dei terroristi.

- Il governo israeliano non prende nessuna misura suscettibile di scalzare la fiducia, specialmente le espulsioni, gli attacchi diretti contro i civili, il sequestro o la distruzione di abitazioni e beni palestinesi come misura punitiva o misura destinata a facilitare la costruzione di insediamenti israeliani, la distruzione di istituzioni e infrastrutture palestinesi così come altre misure descritte nel piano di lavoro Tenet.

- A sostegno dei meccanismi esistenti e delle risorse presenti sul campo, il rappresentanti del Quartetto iniziano un controllo ufficioso e consultano le parti a proposito della creazione di un meccanismo ufficiale di controllo e del suo funzionamento.

- La messa in opera, come convenuto, del piano americano di ricostruzione, di formazione e di ripresa della cooperazione in materia di sicurezza in collaborazione con il consiglio di sorveglianza indipendente (Stati Uniti, Egitto e Giordania). Il Quartetto sostiene gli sforzi tendenti a pervenire ad un cessate il fuoco duraturo e generale. Tutti gli organismi di sicurezza palestinesi sono accorpati per formare tre servizi sotto il controllo di un ministro degli interni dotato dei poteri necessari. Le forze di sicurezza palestinesi ristrutturate e che abbiano subito una nuova formazione e le forze di difesa israeliane riprendono progressivamente la loro cooperazione ed altri compiti per eseguire il piano di lavoro Tenet, particolarmente riunioni periodiche ad alto livello, con la partecipazione dei responsabili della sicurezza degli Stati Uniti.

- Gli Stati arabi cessano ogni finanziamento pubblico e privato e tutte le altre forme di sostegno ai gruppi che incoraggiano e commettono atti di violenza e di terrorismo.

- Tutti i donatori che forniscono un sostegno finanziario ai Palestinesi lo fanno attraverso una tesoreria unica del ministero palestinese delle finanze.

- A seconda che i risultati in materia di sicurezza generale si concretizzino, le forze di difesa israeliane si ritirano progressivamente dalle zone occupate dopo il 28 settembre 2000, e i due campi ritornano allo statu quo che esisteva prima del 28 settembre 2000. Le forze di sicurezza palestinesi si ridispiegano nelle zone da cui si sono ritirate le forze israeliane.

  • La creazione delle istituzioni palestinesi

- Azione immediata con modalità credibili di redazione di un progetto di Costituzione per lo Stato palestinese. Appena possibile, l'assemblea costituente fa circolare, ai fini del dibattito pubblico, un progetto di Costituzione che preveda un regime parlamentare democratico e un governo il cui primo ministro sia dotato dei poteri necessari. L'assemblea costituente prepara un progetto di documento che sarà sottoposto, dopo le elezioni, all'approvazione delle istituzioni palestinesi competenti.

- Nomina di un primo ministro ad interim o di membri del governo dotati dei poteri di decisione necessari.

- Il governo israeliano facilita gli spostamenti dei responsabili palestinesi in occasione delle sessioni del Consiglio Legislativo e del governo palestinese e delle altre attività di riforma, così come altre misure di sostegno aventi riguardo la messa in opera delle riforme.

- Nomina di ministri palestinesi dotati dei poteri necessari per intraprendere riforme fondamentali. Esecuzione di altre misure destinate a mettere in atto una vera separazione dei poteri, compresa ogni riforma giuridica palestinese a questo proposito. 

- Creazione di una commissione elettorale indipendente palestinese, incaricata di esaminare e di aggiornare le leggi elettorali. 

- Risultati ottenuti dai Palestinesi in funzione dei criteri giudiziari, amministrativi ed economici stabiliti dal gruppo internazionale sulle riforme palestinesi.

- I Palestinesi organizzano elezioni libere ed oneste appena possibile, basandosi sulle misure precedenti e nel quadro di dibattiti aperti a tutti e di una selezione dei candidati ed una campagna elettorale trasparenti in cui siano rappresentati diversi partiti.

- Il governo israeliano facilita l'aiuto del gruppo di lavoro, l'iscrizione degli elettori, lo spostamento dei candidati e dei responsabili dello scrutinio. Sostegno accordato alle organizzazioni non governative che partecipano all'organizzazione delle elezioni.

- Il governo israeliano riapre la Camera di commercio palestinese e le altre istituzioni palestinesi attualmente chiuse e situate a Gerusalemme Est, con la riserva che queste istituzioni funzionino nello stretto rispetto degli accordi anteriori conclusi fra le parti.

  • La situazione umanitaria

- Israele prende misure per migliorare la situazione umanitaria. Israele e i Palestinesi applicano completamente tutte le raccomandazioni del rapporto Bertini per il miglioramento delle condizioni umanitarie, in particolare togliendo il coprifuoco, allentando le restrizioni sui movimenti di persone e merci, e autorizzando un accesso totale, sicuro e senza impedimenti del personale internazionale ed umanitario. 

- Il Comitato di relazione fa il bilancio della situazione umanitaria e delle prospettive di sviluppo economico in Cisgiordania e a Gaza, e lancia una campagna massiccia di aiuto dei donatori, ivi compreso in favore della riforma.

- Il governo di Israele e i Palestinesi proseguono il processo di sblocco delle rimesse e dei trasferimenti di fondi, compresi gli arretrati, conformemente al meccanismo di sorveglianza trasparente sul quale ci si è accordati.

  • La società civile

- Mantenimento del sostegno dei donatori, compreso il finanziamento aumentato degli organismi privati e delle ONG, a titolo di programmi fra collettività, di progetti di sviluppo del settore privato e di iniziative in favore della società civile. 

  • Le colonie di popolamento

- Il governo di Israele smantella immediatamente le colonie costruite dopo marzo 2001.

- Conformemente al rapporto Mitchell, il governo di Israele congela ogni attività di colonizzazione (anche quando si tratti dell'espansione naturale delle colonie).

Fase II : la transizione (giugno 2003 - dicembre 2003)

Nella seconda fase, gli sforzi vertono sulla creazione di uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie, dotato degli attributi della sovranità e fondato sulla nuova costituzione. Questa è una tappa sulla strada di un accordo sullo statuto definitivo. Come è stato già sottolineato, questo obiettivo potrà essere raggiunto quando i Palestinesi avranno un governo che agisca con decisione contro il terrorismo, e che abbia la volontà e la capacità di praticare la democrazia fondata sulla tolleranza e la libertà. Con tali dirigenti e con istituzioni civili riformate e strutture di sicurezza, i Palestinesi beneficeranno del sostegno attivo del Quartetto e dell'insieme della comunità internazionale nell'instaurazione di uno Stato indipendente e vitale.

Per progredire nella fase II, bisognerà che il Quartetto abbia determinato, attraverso il consenso e dopo analisi del comportamento delle due parti, che le condizioni appropriate siano riunite. Per accelerare gli sforzi di normalizzazione della vita dei Palestinesi e costruire le istituzioni palestinesi, la Fase II comincia dopo le elezioni palestinesi e termina nel 2003 con l'eventuale creazione di uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie. I suoi principali obiettivi sono dei risultati costanti sul piano della sicurezza globale, il mantenimento di una cooperazione efficace in materia di sicurezza, la normalizzazione della vita degli abitanti e l'insediamento delle istituzioni in Palestina, il rafforzamento e il mantenimento degli obiettivi enunciati nella fase I, la ratifica di una Costituzione palestinese democratica, la creazione ufficiale del ruolo di primo ministro, il consolidamento delle riforme politiche e la creazione di uno Stato palestinese dotato di frontiere provvisorie.

- Conferenza internazionale - Convocata dal Quartetto dopo consultazione con le parti e immediatamente dopo le elezioni palestinesi, essa ha per obiettivo di sostenere il rilancio economico palestinese e di mettere in opera un processo che condurrà alla creazione di uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie.

* Une tale riunione includerà tutte le parti, sarà ispirata dall'obiettivo di una pace globale in Medio Oriente (compreso fra Israele e Siria e fra Israele e Libano), e si fonderà sui principi enunciati nel preambolo di questo documento.

* Gli Stati arabi ristabiliranno i legami che avevano con Israele prima dell'Intifada (uffici commerciali, ecc.).

* Ripristino degli impegni multilaterali sulle diverse questioni comprendendo specialmente le risorse regionali di acqua, lo sviluppo, la crescita economica, i rifugiati e il controllo degli armamenti.

- Una nuova Costituzione che preveda uno Stato palestinese democratico e indipendente è stilata e approvata dalle autorità palestinesi appropriate. Se necessario, elezioni seguono l'adozione della nuova Costituzione.

- Conformemente al progetto di Costituzione, un ufficio del primo ministro è ufficialmente stabilito e dotato di un gabinetto abilitato ad intraprendere delle riforme.

- Risultati costanti in materia di sicurezza generale, compresa la cooperazione efficace in questo campo come descritta nella fase I.

- Creazione di uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie attraverso un processo di negoziazione israelo-palestinese, e lanciato dalla Conferenza internazionale. L'applicazione degli accordi precedenti tendenti a massimizzare la contiguità territoriale, compresa l'adozione di misure coerenti relative alle colonie di popolamento congiuntamente all'instaurazione di uno Stato palestinese con frontiere temporanee, sarà parte integrante di questo processo.

- Ruolo rafforzato della comunità internazionale a livello della sorveglianza della transizione, con il sostegno attivo, sostenuto e operativo del Quartetto.

- I membri del Quartetto pronunciano il riconoscimento dello Stato palestinese, compresa la sua eventuale adesione all'ONU.

Fase III : accordo sullo statuto permanente e fine del conflitto israelo-palestinese (2004-2005)

L'evoluzione della fase III avverrà su decisione consensuale del Quartetto, tenuto conto delle azioni delle due parti e delle osservazioni dei membri del Quartetto. Gli obiettivi della fase III sono il consolidamento delle riforme e la stabilizzazione delle istituzioni palestinesi, una sicurezza palestinese sostenuta ed efficace, e dei negoziati israelo-palestinesi per stabilire uno statuto permanente nel 2005.

- Seconda Conferenza internazionale. Convocata dal Quartetto all'inizio del 2004 dopo consultazioni delle due parti, essa tende ad avallare l'accordo negoziato a proposito di uno Stato palestinese indipendente con frontiere provvisorie, ed a iniziare ufficialmente un processo che, con il sostegno attivo, deciso e operativo del Quartetto, sfocerà, nel 2005, in una risoluzione portante sullo statuto finale, comprese le frontiere, Gerusalemme, i rifugiati e le colonie. La Conferenza ha ugualmente l'obiettivo di raggiungere il più rapidamente possibile un accordo generale in Medio Oriente fra Israele e il Libano e fra Israele e la Siria.

- Proseguimento dei progressi globali ed effettivi sul programma di riforma stabilito dal Gruppo di lavoro in previsione dell'accordo sullo statuto finale.

- Impegni internazionali per facilitare la riforma e stabilizzare le istituzioni e l'economia palestinesi in previsione dell'accordo sullo statuto finale.

- Le parti convengono su un accordo finale e generale di statuto permanente che metta fine al conflitto israelo-palestinese nel 2005. Si tratta di un accordo negoziato fra le parti e fondato sulle Risoluzioni 242, 338 e 1397 del Consiglio di sicurezza. L'accordo mette fine all'occupazione iniziata nel 1967, comprende una soluzione accettata, giusta, equa e realista della questione dei rifugiati, e una risoluzione negoziata sullo statuto di Gerusalemme che tenga conto delle preoccupazioni politiche e religiose delle due parti, che protegga gli interessi religiosi degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani del mondo intero, e che sia conforme al principio dei due Stati, Israele ed una Palestina sovrana, democratica e vitale, coesistenti nella pace e nella sicurezza. 
 

- Nel contesto di un accordo di pace generale fra Israele e la Palestina, i paesi arabi accettano il principio della normalizzazione delle loro relazioni con Israele e della sicurezza per tutti gli Stati della regione.

 

Una "road-map" per andare dove?
intervista con il dottor Abdel Aziz al-Rantissi, portavoce di Hamas
I palestinesi hanno solo due opzioni: resistere o pagare il prezzo per non avere resistito, dal momento che si tratta di un'occupazione coloniale, che non puo' terminare se non con piu' resistenza. O resistiamo o viviamo da schiavi. I palestinesi hanno deciso di resistere
  Leggendo il testo della road-map, si evince che, secondo coloro che l'hanno tracciata, la condizione basilare per la sua implementazione e' la cessazione della "violenza" dalla parte dei palestinesi. Molti sostengono che siano le operazioni kamikaze a scatenare la repressione israeliana. La cessazione di tali operazioni aiuterebbe?

Le operazioni di martirio non avverrebbero se non esistesse l'occupazione israeliana. Quindi e' l'occupazione la causa delle operazioni di martirio e non viceversa. La cessazione della resistenza non portera' mai alla fine dell'occupazione.
La Palestina e' stata parzialmente occupata nel 1948 ed il resto e' stato occupato nel 1967, il che vuol dire che l'occupazione ha 55 anni in parte della Palestina e 36 nel resto. Le operazioni di martirio, invece, sono molto giovani. L'occupazione e' iniziata ben prima di esse, e non e' mai cessata.

Nel 1996, l'Autorita' palestinese colpi' duramente la resistenza e la disattivo', ebbene, cosa ha ottenuto a Camp David? Il che significa che la fine della resistenza non portera' alla fine dell'occupazione, come molti credono.

Sheikh Ahmad Yassin ha affermato che Hamas e' pronto a deporre le armi allorche' sia stabilito uno stato palestinese. E' vero? Quali sono i vostri piani, come Hamas, nel caso in cui la road-map dovesse funzionare?

Quando parla Ahmad Yassin, egli rappresenta Hamas, non l'Autorita' Palestinese. Di conseguenza, Hamas non ammette concessioni su nessuna parte della Palestina. Quando sara' stabilito uno stato palestinese sull'intero territorio della Palestina, non ci sara' piu' alcuna resistenza. Se dovesse essere creato uno stato palestinese sui territori occupati nel 1967, in accordo con il punto di vista islamico, siamo pronti a dichiarare ed onorare una tregua ed un cessate il fuoco. Cio' e' quello che Ahmad Yassin intendeva dire nella sua dichiarazione.

A quali condizioni Hamas farebbe la pace con Israele? In primo luogo, accettate la pace con Israele? E come vede il prospetto di pace tra palestinesi ed israeliani?

Se per pace si intende che l'80% del territorio della Palestina debba essere concesso agli israeliani, Hamas non accetta questa pace. Quindi Hamas e' pronto ad una tregua, ma non ad una pace permanente e comprensiva che preveda concessioni sul nostro diritto storico, morale e legale sulla nostra terra. Cio' e' inaccettabile dal punto di vista religioso, nazionale e morale. I britannici occuparono l'Egitto: avremmo dovuto regalare loro il Canale di Suez in cambio della pace? Questa e' resa, non pace.

Come vede le relazioni per il futuro con il nuovo governo palestinese? Ci sara' confronto? Ci sono sforzi specifici che state facendo per evitare le tensioni nelle relazioni con l'Autorita' Palestinese?

Non prevedo alcun confronto con l'AP, specie dal momento che Sharon sta rifiutando tutti i punti della road-map, uno dopo l'altro. Tutti i palestinesi sono a favore della resistenza e contro la road-map. Tutte le fazioni hanno dichiarato il loro rifiuto, Fatah compresa. Cio' significa che qualsiasi misura intrapresa dall'Autorita' contro qualsiasi fazione e' una misura contro l'intero popolo. Di conseguenza non vi saranno confronti, la resistenza continuera' e non posso prevedere una possibile pace con Israele in futuro.

La strategia israeliana contro i combattenti di Hamas e del Jihad e' fallita. Quale pensa potra' essere la strategia futura per continuare l'occupazione della Palestina? Quella di riporre la "soluzione" in mani americane?

Israele ha sperimentato la lotta palestinese durante la prima intifada, e ne e' testimone ancora una volta oggi. Durante la prima intifada, Israele fece ricorso ad ogni mezzo per sopprimere l'intifada, ma falli'. Allora ricorse ad un trucco: creo' un' "Autorita' palestinese" con cui "negoziare" all'infinito e che, in cambio, lo aiutasse a sopprimere la resistenza. Cosa che avvenne nel 1996.

I negoziati terminarono in un nulla di fatto. Intanto, pero', Israele era riuscito a fare in modo che l'AP sopprimesse la resistenza. Allo stesso tempo, continuava a confiscare terre e a costruire strade d'accesso agli insediamenti. Ecco come fini' l'intifada e come il nemico prosegui' il suo progetto ostile. Nella seconda intifada, Israele sta disperandosi per mettere fine alla rivolta ed alla resistenza creando ancora una volta un nuovo governo. Quando il vecchio governo ha rifiutato di continuare il lavoro sporco del 1996, Israele ha insistito per la creazione di un nuovo governo che abbia potere tramite le pressioni americane. Credo che anche questa volta falliranno, e l'Intifada e la resistenza continueranno, se Dio vuole.

Sembra che ci siano molte pressioni da parte degli USA affinche' gli stati islamici denuncino la lotta armata contro il regime sionista. Come la presenza americana in Iraq influenzera' Hamas?

Non posso negare che gli eventi in Iraq influiscano sulla Palestina, ma tale influenza non avra' il potere di fermare la resistenza. Il nostro movimento non ha mai ricevuto alcun sostegno da nessun paese arabo e musulmano. Il supporto finanziario arriva in segreto, da individui che agiscono al di fuori dei governi.
Il nostro movimento non ha ramificazioni al di fuori della Palestina, e tutti i nostri combattenti sono all'interno della Palestina, dunque nessun governo potra' esercitare pressioni sul movimento. La leadership e' in Cisgiordania, a Gaza e in esilio. Quando fu colpita la leadership in Palestina, quella in esilio ne prese il posto.
Come vede, nessuna influenza esterna puo' determinare il nostro futuro.

Lei considera il bombardamento israeliano a Gaza come un'immediata reazione alla road-map? Qual'e' la vostra reazione in proposito?

Mi lasci dire chiaramente che la mira di Israele e' quella di creare il Grande Israele dal Nilo all'Eufrate. Noi paghiamo il prezzo di queste visioni religiose mitiche di Israele, dal momento che esso credo di essere il popolo scelto da Dio, a cui Egli ha promesso questa terra e quindi ogni piano che dovesse limitare queste visioni sara' rifiutato. Anche se il piano fosse rifiutato dai palestinesi. L'attacco a Gaza e l'uccisione dei bambini mirano proprio a questo.

Molti occidentali sono inorriditi dalle foto e dalla storie delle vite palestinesi distrutte dall'occupazione sionista. Molti di essi chiedono: cosa possiamo fare, come outsiders, per aiutare a mettere fine a questo scempio?

Il popolo palestinese sotto questa brutale aggressione ha bisogno del supporto di tutta la brava gente del mondo. C'e' bisogno di ogni genere di supporto: spirituale, attraverso le preghiere e le invocazioni a Dio, mediatico, attraverso l'informazione, mettendo in luce le atrocita' israeliane contro i palestinesi e finanziario.

Il recente cambiamento politico (la nomina di Abu Mazen) ha influenzato il popolo palestinese nel suo insieme? Le cose sono piu' facili o piu' difficili, adesso?

Qualsiasi evento nuovo influenzera' i palestinesi ma, dal momento che questo cambiamento e' il risultato delle pressioni americane, i palestinesi restano a favore della resistenza. La popolarita' del nuovo governo e' in discussione da prima della sua nascita.
Vi sono delle difficolta' che la resistenza si trova ad affrontare, ma, alla luce del sostegno che essa riceve dal popolo, le difficolta' si vanificano un giorno dopo l'altro. Fino ad ora non vi e' nulla di nuovo per i palestinesi nella loro vita quotidiana.

Mi chiedevo se lei potesse elaborare le condizioni attraverso cui Hamas accetti la pace con Israele. Quale genere di pace Hamas ritiene sia una pace giusta?

Quando parliamo di pace giusta intendiamo dire che essa debba garantire ad ogni parte i suoi pieni diritti. Se Israele avesse occupato l'Egitto e avesse costituito li' lo stato d'Israele invece che in Palestina, quale egiziano avrebbe riconosciuto Israele, anche dopo 100 anni dalla sua creazione? L'occupazione israeliana della Palestina, la deportazione del popolo palestinese, la costituzione dello stato d'Israele sul suolo palestinese dopo i massacri contro i nativi di quella terra, non sono tutte ingiustizie?

La Francia occupo' l'Algeria senza accettare alternative ma, in seguito, gli algerini ricorsero ad una epica e generalizzata lotta di liberazione. Non pensa che, come l'Algeria, anche la Palestina e l'intera nazione musulmana in generale non hanno altra scelta se non quella di liberarsi ad ogni costo o soccombere al colonialismo?

E' cosi'. I palestinesi hanno solo due opzioni: resistere o pagare il prezzo per non avere resistito, dal momento che si tratta di un'occupazione coloniale, che non puo' terminare se non con piu' resistenza. O resistiamo o viviamo da schiavi. I palestinesi hanno deciso di resistere, ed io sono certo che questa generazione di bambini che lanciano pietre ai carriarmati israeliani sara' la generazione della vittoria.

Ci vuole pazienza almeno fino a quando potremo provare finalmente le conseguenze della resistenza. Non e' possibile che gli israeliani possano essere piu' pazienti nel cercare di perseguire i loro fini rispetto ai palestinesi che cercano la loro liberta'!Ci vuole pazienza almeno fino a quando potremo provare finalmente le conseguenze della resistenza. Non e' possibile che gli israeliani possano essere piu' pazienti nel cercare di perseguire i loro fini rispetto ai palestinesi che cercano la loro liberta'!

da www.arabcomint.com

 

     SAADAT: LA ROADMAP, UN TENTATIVO DI RIDIMENSIONARE
LE ASPIRAZIONI PALESTINESI

 
Gerico, maggio -  E' detenuto in una prigione palestinese, a Gerico, sorvegliata da guardie americane e britanniche. Il suo predecessore è stato assassinato nell'agosto 2001. Suo fratello ha avuto la stessa sorte un anno fa. La moglie è stata arrestata da agenti israeliani lo scorso gennaio. Parliamo di Ahmad Saadat, segretario generale del Fronte popolare per la liberazione della Palestina. Arabmonitor è riuscito a raggiungerlo.  

Come vede il futuro della regione dopo l’invasione anglo–americana dell'Iraq? 

"Colin Powell ha detto che l’obiettivo americano è la protezione degli interessi statunitensi nella zona, in parole povere mantenere l'area sotto il controllo politico, economico e militare americano. L’invasione militare dell'Iraq è stata preceduta dalla presentazione di un piano politico: quello che Powell  ha chiamato “la costruzione della democrazia in Medio Oriente" e il controllo totale della regione tramite la collaborazione con Israele. Siamo di fronte alla creazione di un sistema internazionale nuovo dopo il crollo dell'Unione Sovietica. L’occupazione dell'Iraq è la prima puntata di una serie e intende convincere i popoli e gli Stati della regione a non opporre alcuna resistenza, perché altrimenti potrebbero fare la stessa fine del regime iracheno. La battaglia, comunque, non è ancora finita. La scelta migliore rimane la resistenza, rifiutando l’occupazione e cercando di rendere la vita delle forze di occupazione la più difficile possibile"

Cosa pensa della "Roadmap" (il tracciato di pace)? Come mai l’Autorità nazionale palestinese attribuisce così grande importanza a questo progetto?

"La Roadmap sembra un compenso al popolo palestinese o, se preferite, la carota che viene data agli arabi della Palestina al posto del bastone usato contro gli iracheni. In realtà, va detto che la Roadmap è soltanto un tentativo di contenere i palestinesi e fermare l’Intifada, completando così quello che ha fatto il bastone israeliano con la copertura internazionale americana. La Roadmap vuole aggirare le risoluzioni delle Nazione Unite, che riconoscono il diritto del nostro popolo ad avere un proprio Stato indipendente. Questo progetto si pone l'obiettivo di ridimensionare le aspirazioni palestinesi, in modo che lo Stato venga disegnato secondo le esigenze e le misure indicate da Israele. Anch'io mi chiedo come mai l’Autorità nazionale palestinese ci tenga così tanto, e non sono in grado di dare una spiegazione logica, perché la Roadmap non porta nulla di nuovo, ma invita a tornare alla strada delle trattative, secondo gli standard degli accordi di Oslo, che alla fine ci ha condotti in un vicolo cieco chiamato Camp David".

Si parla molto del governo di Abou Mazen. La nomina di un primo ministro, può essere la soluzione ai problemi interni palestinesi? Il nuovo esecutivo nella sua forma e nelle condizioni in cui è nato, potrà mai creare le riforme attese a livello nazionale?

"La nomina di Abou Mazen è avvenuta sotto la pressione di Israele e dell'America: di conseguenza sarà un governo limitato. Penso che questo governo non solo non è in grado di realizzare i nostri obiettivi nazionali, o le riforme attese dall’opinione pubblica palestinese, ma sarà uno strumento per privarci dei nostri diritti e ridurre lo spazio democratico. Sarà uno strumento per consentire agli americani e agli israeliani di interferire negli affari interni palestinesi. La democrazia non è compiuta se non viene praticata da un governo liberamente eletto in un Paese libero dall’occupazione straniera. Il nostro popolo deve avere le sue istituzioni libere, le quali sono in grado di riunire le forze e potenziare la sua capacità di resistenza. Si arriva così alla liberazione e poi alla democrazia".

Qualche settimana fa è stata celebrata la giornata del prigioniero palestinese. Che ruolo hanno i detenuti palestinesi, che sono migliaia nelle carceri israeliane, nella società palestinese?

"Per i palestinesi le prigioni sioniste sono state sempre delle postazioni avanzate della resistenza. Hanno formato dei nuovi leader. Per questo motivo, la dirigenza politica palestinese deve ascoltare i prigionieri, considerare la loro liberazione uno dei principali obiettivi, aver cura dei loro familiari e inserirli nella leadership palestinese, perché loro sono vivi e sono presenti proprio nel cuore della battaglia". 

da www.arabmonitor.info