13 NOVEMBRE: LA TESTIMONIANZA E LE PROSPETTIVE

Un grande corteo ha attraversato le vie di Roma per chiedere lo smantellamento del Muro dell'Apartheid, la fine dell'occupazione della Palestina e il ritiro delle truppe dall'Iraq. Almeno 20.000 i partecipanti (30.000 secondo gli organizzatori), nonostante un boicottaggio senza precedenti ad opera dei media, con la sola eccezione del Manifesto.
Come indicato dagli stessi organizzatori, il corteo ha voluto esprimersi anche nella vicinanza alla resistenza di Falluja assediata dalle truppe di occupazione USA e come omaggio al Presidente Arafat, le cui immagini aprivano lo spezzone iniziale, formato dagli appartenenti alle varie comunità di Palestinesi della diaspora residenti in Italia. A seguire, il comitato organizzatore e le forze politiche e sindacali che hanno contribuito all'organizzazione della manifestazione: RdB, Cobas, PdCI e numerosi comitati ed associazioni, fra cui un'associazione di Palestinesi e Israeliani residenti in Italia. In coda, lo striscione della Federazione romana di Rifondazione Comunista, partito la cui maggioranza bertinottiana aveva aderito con una propria piattaforma, a differenza delle aree de L'Ernesto e di Progetto Comunista, nonché di molti circoli ed amministratori, che hanno aderito pienamente alla manifestazione.
Al termine della manifestazione, dal palco di Piazza del Popolo sono interevenuti Stefano Chiarini a nome degli organizzatori, Roni Ben Efrat (applauditissima direttrice della rivista militante israeliana Challenge) e Nemer Hammad, rappresentante in Italia dell'ANP. E' interevenuto anche il Presidente del Consiglio comunale di Firenze, Ezio Cruccolini, che aveva aderito alla manifestazione nei giorni precedenti e che ha sottolineato amaramente lo scarso numero di amministratori coscienti dell'importanza della manifestazione; il suo intervento è stato contestato da una parte della piazza, non certo per i contenuti ma per l'appartenenza politica (ai DS) dell'autore.
Sul palco, oltre agli organizzatori, rappresentanti del PdCI (Rizzo e Cossutta), i Verdi Bulgarelli e Cento e Claudio Grassi del PRC (area Ernesto).
La manifestazione ha avuto una piccola coda polemica, perchè il servizio d'ordine della manifestazione è stato costretto ad intervenire per fermare Gennaro Migliore (responsabile esteri del PRC), che ha tentato di salire con la forza sul palco, nonostante non fosse previsto alcun intervento del PRC - come delle altre forze politiche, del resto - e il PRC non fosse nemmeno fra i promotori dell'iniziativa; grazie al senso di responsabilità del servizio d'ordine, Migliore si è persuaso a non insistere in un comportamento sterilmente provocatorio, evidentemente estraneo allo spirito unitario ed autorganizzato della manifestazione. Il responsabile esteri del PRC si è poi precipitato ad emanare un comunicato alla stampa, sostenendo la bizzarra tesi di un'aggressione ai suoi danni, il che fa pensare che dietro l'episodio vi sia qualcosa di più di una banale volontà di protagonismo di un personaggio e di un partito - o meglio del suo gruppo maggioritario - ormai da anni estranei al movimento di solidarietà con il popolo palestinese e la sua resistenza all'occupazione israeliana.
Il messaggio lanciato dalla manifestazione non potrebbe essere più chiaro: come ha detto, a nome degli organizzatori, Stefano Chiarini, è tempo che tutti passino dalle parole ai fatti, a cominciare da quelle forze politiche che hanno la possibilità di promuovere iniziative concrete di pressione sul governo israeliano. In particolare, dopo quasi due anni che se ne parla, è ora che PdCI, Verdi, Sinistra DS e le parti più coerenti del PRC promuovano in Parlamento e negli enti locali iniziative a sostegno della sospensione del Trattato di Associazione fra Israele e l'Unione Europea, sulla base della mozione votata dal Parlamento Europeo sin dall'aprile 2002 ma mai applicata dai governi nazionali. Sarà su questo terreno che, di qui ai prossimi mesi, si misurerà la coerenza delle forze politiche rispetto agli obiettivi che il movimento ha indicato e che non è più possibile - e nemmeno serio - continuare a propagandare senza fare nulla per tentare di metterli in pratica.   

L'ingresso della testa del corteo in Piazza del Popolo