2008

Come sempre, l'inizio di un nuovo anno comporta un bilancio di quello appena trascorso, e noi non vogliamo sottrarci alla tradizione.
Sul piano interno, il 2007 è stato l'anno in cui le forze del centrosinistra sono riuscite a dare il peggio di sé, sia attraverso i provvedimenti legislativi, sia attraverso la manifestazione pubblica del loro essere. Difficile ricordare un anno più denso di scelte antipopolari e reazionarie, in un miscuglio maleodorante di militarismo, servilismo verso i poteri forti interni e internazionali, soggezione alla rinata verve politica vaticana, accanimento contro i più deboli, criminalizzazione delle (deboli) opposizioni. Facciamo solo alcuni rapidi esempi, così, tanto per dire.
Il 2007 è stato l'anno in cui sono ancora aumentate le spese militari, il finanziamento delle missioni di guerra all'estero, l'anno in cui si è perpetuata la complicità con Israele nell'embargo genocida contro i Palestinesi. Nel 2007, è stato tentato lo scippo del T.F.R. e concepito il Protocollo sul welfare, in un micidiale uno-due alle già disastrate condizioni dei lavoratori salariati, mentre non si è fatto nulla di nulla per contrastare il precariato che dilaga, e la strage della Thyssen-Krupp, dove sette operai sono arsi vivi, è stato la degna chiusura di un periodo nero per i diritti di tutti.
Sempre nel 2007, è stato toccato il livello più basso nei rapporti fra Stato e Chiesa, sacrificando sull'altare della benevolenza vaticana ogni velleità di ampliare la sfera dei diritti civili dei cittadini, mentre si è dato corpo alle peggiori pulsioni razziste, con l'incredibile campagna contro i lavavetri prima e poi l'attacco xenofobo contro i Romeni, in una folle rincorsa verso il delirio securitario della destra. In questo contesto marcescente è venuta a collocarsi l'operazione Brushwood, forse la montatura più crudele è sfacciata cui ci sia toccato in sorte di assistere negli ultimi anni, una montatura che, a più di due mesi dall'inizio, ancora vede due ragazzi ventenni sepolti vivi in altrettante celle di isolamento, in uno spaventoso silenzio dei tanti (ex?) garantisti arruolati nel libro-paga del governo.
In questo anno buio, una giornata di sole c'è stata, lo scorso 9 giugno, quando la mobilitazione popolare contro la guerra e la presenza a Roma del Presidente Bush ha ridicolizzato quella sinistra radicale che, sedendo sui banchi del governo, è pienamente corresponsabile di quello che avviene. Una splendida giornata, purtroppo rimasta a tuttoggi un caso quasi isolato, a parte la grandiosa manifestazione di febbraio a Vicenza.
E il 2008 appena iniziato non si annuncia migliore del suo predecessore, con la volontà - comune ai due maggiori partiti politici, concordi in un'oscena alleanza antidemocratica - di andare a colpire i residui spazi di espressione della volontà popolare, attraverso una legge elettorale che renderebbe impossibile la presentazione di qualunque forza alternativa alla camicia di forza del bipolarismo. L'opposizione alla marea puzzolente che sembra soffocarci è debole, priva di rappresentanza e troppo spesso inquinata da un lato dal perdurare di rapporti equivoci con quella sinistra radicale che ha tradito e venduto ogni aspettativa di chi ha avuto l'ingenuità di sostenerla, e dall'altro da personaggi e formazioni assolutamente inadeguati, per non dire caricaturali.
Il nuovo anno non inizia sotto buoni auspici, dunque, ma qualche flebile segnale di ottimismo della volontà ci pare di coglierlo. Segnali quasi impercettibili, ma pur sempre segnali, come la campagna "2008 anno della Palestina", che ci auguriamo riscatti un anno di assenza di iniziative, o come la tenace volontà di mantenere un terreno di iniziativa comune fra le sparse entità della sinistra alternativa contro la guerra e il precariato... poca roba, ma questo passa il convento.