ALLARME DEMOCRAZIA?
Ovvero: quando la sinistra fa la destra e viceversa
Quello che sta accadendo è
incredibile, ma qualcuno ricorderà che lo avevamo in qualche modo previsto con
largo, larghissimo anticipo. Sembra follia, ma è la realtà sotto gli occhi di
tutti: la destra politica propone il superamento dell'indecente sistema
elettorale maggioritario basato sui collegi uninominali ed un sostanzioso
(ancorché incompleto) ritorno al proporzionale, il sistema più democratico e
rappresentativo; la sinistra si arrocca nella difesa dell'indifendibile sistema
vigente, quello dove solo il 25% dei seggi viene assegnato proporzionalmente ai
voti presi dalle diverse liste (e solo le liste che raggiungano almeno il 4% dei
voti) e dove tre quarti dei seggi vengono assegnati a chi vince in un singolo
"collegio". In sostanza, con la legge attuale, un partito come Rifondazione
Comunista, con il suo 5% preso alle ultime elezioni politiche, dovrebbe avere
una trentina di deputati ed una quindicina di senatori; invece, come tutti
sanno, il PRC si è visto assegnare solo 11 deputati (pari a circa l'1,7%) e la
miseria di 4 senatori (pari a poco più dell'1%).
Oltre alla mortificazione della rappresentanza, il maggioritario uninominale ha
prodotto effetti collaterali non secondari, fra i quali citiamo la diminuzione
della partecipazione elettorale dei cittadini, la moltiplicazione dei partiti in
Parlamento (dagli otto - nove della Prima Repubblica ai tredici - quattordici
attuali, per citare solo i maggiori), la diffusione del trasformismo e del
cambio di casacca, fenomeni quasi sconosciuti nella Prima Repubblica, quando il
passaggio di un politico da uno schieramento all'altro era un fatto talmente
raro da rappresentare un evento su cui si discuteva per mesi.
L'aspetto più surreale della vicenda è rappresentato dal fatto che i più accesi
sostenitori storici del proporzionale sono ora diventati gli ascari del
maggioritario uninominale: il Bertinotti che non molto tempo fa, quando non
aveva ancora concordato la spartizione dei collegi sicuri con i DS, era disposto
a tutto per il proporzionale e si diceva disposto per questo anche ad un "patto
con il diavolo", ora vorrebbe mobilitare la piazza in difesa del maggioritario!
Lo stesso dicasi per i Verdi ed i Comunisti Italiani.
Siamo consapevoli dei motivi contingenti dell'improvvisa conversione al
proporzionale da parte del centrodestra, motivi dettati dalla necessità di
attutire, almeno in parte, l'effetto della prevista sconfitta elettorale,
garantendosi comunque un'adeguata rappresentanza parlamentare. Ma, aldilà della
polemica spicciola, cosa c'è di antidemocratico e addirittura di golpista nel
voler essere rappresentati nelle istituzioni proporzionalmente ai consensi
effettivamente ottenuti nelle urne? Qual'è il vero motivo che spinge il
centrosinistra e la "sinistra" a minacciare barricate che non hanno alzato
nemmeno quando Berlusconi ci ha portato in guerra?
La verità è, come sempre, piuttosto banale, e non ha nulla a che vedere con i
nobili ideali della democrazia: la verità è che tutto l'accordo fra le varie
famiglie dell'Unione si basa sulla fraterna divisione a tavolino dei collegi
uninominali, spartizione in base alla quale Bertinotti, per esempio, si sentiva
già in tasca una quarantina di parlamentari, senza nemmeno dover fare la fatica
di prendere i voti necessari. E il medesimo discorso vale per tutte le forze
dell'Unione, con l'eccezione dei DS, che sono contrari alla cancellazione dei
famigerati collegi uninominali per un altro motivo; i DS, infatti, sono il solo
partito dell'Unione che disponga di un buon numero di collegi sicuri,
sostanzialmente tutti quelli delle Regioni "rosse", Emilia - Romagna, Toscana,
Umbria e Marche. Partendo da questa certezza, i DS sono i soli che possono
garantire l'elezione agli esponenti dei "cespugli", peraltro necessari per
vincere nel resto d'Italia, come la vicenda di Mastella e della sua Udeur
simboleggia magnificamente, anche se il ricatto incrociato riguarda tutti i
partiti. Non è un caso, infati, che il sardo Diliberto sia andato a farsi
eleggere in un solido collegio del Mugello e che anche uno dei parlamentari più
vicini ai movimenti, il romanissimo Paolo Cento, abbia preferito - a scanso di
sorprese - candidarsi in Emilia - Romagna.
Il commercio dei collegi all'interno dell'Unione è chiaro: i DS sono costretti a
garantire collegi sicuri ai propri alleati, i quali sono a loro volta
indispensabili per vincere negli altri, quelli dove anche le percentuali da
prefisso telefonico possono fare la differenza. A destra, la situazione è un po'
diversa, nel senso che non esiste nessuno che possa disporre di un numero
elevato di collegi blindati, per cui le trattative per l'assegnazione delle
varie candidature sono sempre state basate su meccanismi diversi (ma non meno
sudici) da quelli in uso nel centrosinistra. L'abolizione dei collegi
uninominali spazzerebbe via in un colpo solo il malcostume dei ricatti
incrociati, e questo non può che essere un bene per la democrazia.
Non potendo dire apertamente come stanno le cose, le obiezioni mosse dal
centrosinistra alla riforma proporzionale sono dunque segnate da una
strumentalità che sfiora il ridicolo: si dice, per esempio, che non si può
cambiare la legge elettorale quando mancano pochi mesi alla fine della
legislatura, sorvolando sul fatto che alla fine della legislatura mancano ancora
almeno sei o sette mesi, molti di più di quelli intercorsi fra l'approvazione
del maggioritario e la fine dell'ultima legislatura eletta con il proporzionale.
Si dice anche che di legge elettorale si parlerà subito dopo le le elezioni, e
qui si sprofonda nella vergogna, specialmente - ma non è una novità - da parte
degli ex proporzionalisti come Bertinotti, i quali non possono non sapere che
cambiare sistema elettorale subito dopo le elezioni significa delegittimare il
Parlamento appena eletto e rendere quindi necessario un nuovo e immediato
ricorso alle urne con il nuovo sistema: è per questo che le riforme elettorali
sono sempre state fatte al termine della legislatura.
Si dicono anche altre monumentali sciocchezze, come il fatto che la soglia di
sbarramento al 4% renderebbe inutile il voto ai piccoli partiti, omettendo di
dire che la stessa soglia esiste già per la quota proporzionale del 25% prevista
dalla legge attuale, esiste da più di dieci anni nella maggior parte delle leggi
elettorali per le Regioni e si evita anche di dire che, con la legge vigente,
tutti i voti ai candidati perdenti nei collegi uninominali sono voti inutili. E
lasciamo perdere la cialtroneria di chi (Bertinotti, tanto per cambiare) fino a
poco tempo fa sosteneva il "sistema tedesco", che prevede uno sbarramento
addirittura al 5%.
Per meschini calcoli di bottega, la sinistra sta perdendo una grossa occasione
per rendersi protagonista di una vera battaglia di democrazia, e la sta
regalando alla destra. L'appello che ci sentiamo di rivolgere al popolo di
sinistra è quello di disconoscere apertamente e pubblicamente le posizioni
isteriche espresse dai leaders in questi giorni: anziché chiamare a barricate
sulle quali non salirà nessuno, si impegnino per migliorare la riforma proposta
dal Polo, segnatamente per quanto riguarda la soglia di sbarramento e il premio
di maggioranza. In altre parole, pretendiamo che una sinistra almeno decente si
impegni per ottenere più democrazia e rappresentanza di quanto proponga la
destra, non meno.
Il nostro appello è rivolto a tutto il popolo di sinistra, ma giocoforza investe
particolarmente i militanti e i simpatizzanti di Rifondazione Comunista, il
partito da sempre più coerentemente schierato per il proporzionale e che avrebbe
dunque le carte in regola per costringere la destra ad un confronto vero sulla
legge elettorale: è importante che dal PRC, o almeno dalle sue aree non
bertinottiane, si levino alte le voci di chi non baratta un principio di
democrazia con una manciata di collegi. Chiediamo troppo? Forse no, vista
l'ottima e coraggiosa dichiarazione di Claudio Grassi, dirigente della minoranza
più corposa, quella che fa capo alla rivista L'Ernesto e al sito
www.lernesto.it. Quella dichiarazione fa
pensare che esista ancora qualche forma di vita sul pianeta Rifondazione; ci
auguriamo che non resti isolata.